domenica 21 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: analisi della struttura architettonica e dello stato di fatto (marzo 2002)

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Palazzo Arzaghi è un edificio costituito da: piano interrato, piano terra, primo piano, sottotetto. La pianta ha un ingombro di forma approssimativamente rettangolare di rnt.16,5 x 21,00 cui si unisce un'appendice costituita dalla torre su via Romagnosi di rnt.3,50 x5,50 circa. La superficie coperta è dunque di mq. 365 circa.
Sul fronte ovest ,verso via Romagnosi, prospetta su di uno spazio verde ,delimitato da un alto muro di cinta con cancello, con un porticato al piano terra ed un loggiato al primo piano recanti in facciata archi a tutto sesto. Allo stato di fatto il porticato è parzialente chiuso da superfetazioni, il loggiato completamente tamponato. 

Prospetta sul fronte opposto a est, su via Frate Gherardo, con una facciata scandita da finestrature regolari che si ripetono al piano terra, al primo piano e, come finestrelle, sia terra ad illuminare il sotterraneo che sotto al cornicione ad illuminare il sottotetto.
Anche questa facciata allo stato di fatto si presenta alterata: alla sommità il cornicione risulta scorrettamente ricostruito con elementi prefabbricati di cemento; una finestra del piano terra è divenuta un'ampia apertura rettangolare con saracinesca; un'arbitraria apertura ad arco con portone è stata praticata a lato di una delle finestre per dare accesso all'edificio da via Frate Gherardo.

E' infatti evidente dalla lettura della tipologia edilizia, e dalle tracce ben visibili sul fronte laterale nord dell'edificio che esso aveva accesso dal vicolo che si affaccia su via Frate Gherardo con un importante portone ricavato nell'alto muro di cinta, vicolo che si collegava poi al portico sul fronte ovest.
E' questa un'alterazione molto importante, alla quale forse non si potrà per ora mettere rimedio poiché nei trasferimenti di proprietà avvenuti nel tempo (presumibilmente recente) il vicolo non risulta compreso fra i beni acquisiti dall'attuale proprietario di Palazzo Arzaghi.
Nell'impianto originario del palazzo l'accesso era certamente dal vicolo che sbocca alla fine di via Frate Gherardo e dunque di fatto in piazza del Duomo, "di fronte "al Duomo, (e ciò sottolinea la straordinaria importanza della collocazione dell'edificio), dal vicolo si entrava nel portico e da questi si accedeva poi alle sale al piano terra e alla scala che conduce al loggiato del primo piano e poi al sottotetto e conduce pure, a scendere, all' interrato.

Il fronte laterale a nord che prospetta sul vicolo presenta finestrature a livello del piano terra, del primo piano e finestrelle a livello sotto il cornicione che ripetono esattamente quelle della facciata est, con una continuità che bene dimostra come l'edificio fosse concepito "d'angolo" e come il vicolo gli appartenesse. Le alterazioni anche qui sono ben visibili: molte finestre o finestrelle sono tamponate, ma soprattutto, risulta tagliato il cornicione e la facciata si conclude con un timpano di recente esecuzione (lo dimostra il tipo di muratura) di forma triangolare i cui due lati inclinati sono le due falde di copertura. Essa è stata alterata con un prolungamento della linea di colmo sino a filo della facciata nord, mentre originariamente il colmo doveva interrompersi in corrispondenza dell'intersezione delle due bisettrici degli angoli nord est e nord ovest.
L'ipotesi è suffragata anche dall'esame della disposizione dei muri o delle porzioni di muri portanti in questa zona nel sottotetto.

Per quanto riguarda l'esterno occorre ancora dire della torre che si affaccia all'angolo ovest su via Romagnosi: tettoie e altre superfetazioni come un ballatoio sono addossate sul suo fronte nord, alcune finestre sono tamponate, ma il suo assetto originario è ben visibile e recuperabile.

La situazione all'interno del palazzo è abbastanza semplice e ben leggibile: gli spessi muri potanti sono perlopiù in direzione est ovest ed i grandi vani, coperti a volta o con cassettoni al piano terra e con solai a cassettoni al primo piano, benché ripartiti talora con divisorie aggiunte ed incongrue sono ben individuabili e ripristinabili.

Modena, marzo 2002
ARCH. FRANCA STAGI
Stralcio estratto dal Progetto Preliminare Presentato nel Marzo 2002

venerdì 19 dicembre 2008

Gli affreschi di Palazzo Arzaghi

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Da un sopraluogo effettuato nel 1996 nelle stanze del piano terreno nella zona destra dell'edificio verso Piazza Duomo è stato rilevata una situazione di degrado generalizzata dovuta alla prolungata  mancanza di manutenzione elementare.
In particolare:
"L'umidità, gli agenti atmosferici e l'abbandono più totale dell'edificio hanno provocato sulle pareti un grave processo di decoesione sia dell'intonaco che della pellicola pittorica, anche il materiale utilizzato per il supporto delle parti affrescate, costituito da sabbia rossa tipica del luogo, non ha mantenuto nel tempo coesione e stabilità, per cui, dopo il discialbo si presentano parecchie lacune negli affreschi, causa caduta, sollevamento e spolverulenza del colore."
..."la stanza in cui già si vedeva l'esistenza di un grande affresco ovale nel soffitto, con cornice a tempera; il discialbo in questa stanza ha riportato alla luce affreschi a tema architettonico in tutto ed un fascione floreale a tempera sotto l'imposta delle volte.
E' sato rinvenuto anche un motivo sopra la cappa del camino ad angolo della stanza adiacente e nella seconda stanza esaminata, dopo aver tolto completamente lo strato di intonaco, si sono scoperti motivi a ramage a tempera, sia nel soffitto che nelle pareti; in quest'ultime si presentano le scalfitture tipiche di posa per il nuovo intonaco."

mercoledì 17 dicembre 2008

Palazzo Bellotti: malurbanismo in Piazza Duomo

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Quanto dura la pazienza dell'asino fidentino? I nostri amministratori lo sanno molto bene, vediamo la cronistoria di Palazzo Bellotti:
23 novembre 2001 - benestare dell'Ufficio Tecnico Comunale alla richiesta di "parere preventivo per la istrutturazione del Palazzo Bellotti" in piazzaDuomo 8 dopo 21 giorni di calendario dalla richiesta. Nessun dubbio tecnico amministrativo per una operazione che azzerava oltre a Palazzo Bellotti (Piazza Duomo) altre costruzioni per un fronte di circa cento metri su via Romagnosi.
03 marzo 2003 - rilascio di concessione edilizia per la "ristrutturazione di palazzo Bellotti" in Piazza Duomo 14 e conseguenti demolizioni. Da via Romagnosi il Duomo si svela in tutta la sua imponenza, come nel 1945 dopo i bombardamenti.
Cemento ed acciaio al posto del mattone pieno, orribili mezzi-archi in cemento al posto di archi ottocenteschi di fronte al Duomo, autorimessi interarte tra ossa e reperti, ma la storia non è ancora finita.
06 luglio 2005 - presentata denuncia d'inizio attività per "ristrutturazione in variante" in Piazza Duomo 7-8.
L'evento che ha provocato il fermo dei lavori è noto, ma che il fermo duri tre anni e nel frattempo non venga effettuato il minimo intervento per rendere decoroso il quartiere non è ammissibile. 
Sulle volute imprecisioni di indirizzi ed autorizzazioni l'Ufficio Tecnico Comunale avrà senz'altro una spiegazione trasparente. 

martedì 16 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: 1992 Il provvedimento ministeriale del 25 agosto 1992

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LA RELAZIONE STORICO - ARTISTICA ALLEGATA AL DECRETO

Palazzo Arzaghi , cosiddetto dal nome dell'antica e nobile famiglia fidentina che lo abitò per più di 300 anni - dalla sua fondazione nel sec. XVI fino all'800 – costituisce una delle ultime sopravvivenze di edilizia storico-monumentale della città di Fidenza (come noto, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra),' e sicuramente uno dei più rari esempi anche in umbito parmense di architettura cinquecentesca, tutt'ora conservato nell’integrità della sua struttura originaria sebbene sia disabitato da molto tempo.

Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese  dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.

L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell’edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.

La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto  tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su  quattro assi, e dal portone d’ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad
eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e  di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.

Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte mdificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia  configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e copeerto con una serie di volte a crociera su pianta pressochè quadrata, e,  al primo piano, un loggiato, anch’esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romqnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.

L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primlo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da  decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borco San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .

E’ da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può  fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volya e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perchè tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rlnascimentale.

Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089. 

Dott. Arch. Maria Alberta Zuffanelli
Ministero per i Beni Culturali e Ambintali
25 agosto 1992

sabato 13 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: aggiornamento

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Sulla base di nuova documentazione in nostro possesso siamo in grado di ricostruire le vicissitudini che hanno portato all'attuale situazione di abbandono in cui si trova il Palazzo Arzaghi. Gli eventi, riportati cronologicamente, si riferiscono agli ultimi trenta anni, ma solo in minima parte hanno comportato interventi effettivi di tutela ed tantomeno di restauro o recupero. Alcune parti dell'edificio si presentano totalmente degradate; dei decori interni, che già apparivano di improbabile recupero nel 1996, rimangono poche tracce.
In occasione della demolizione di palazzo Bellotti è scomparso un arco che fungeva da ingresso ad un vicolo cieco tra i palazzi Arzaghi e Bellotti.
L'attenzione che comune e Sopraintendenza hanno riservato e riservano a Palazzo Arzaghi non deve ulteriormente limitarsi ad evitare interventi di "ammodernamento". 

lunedì 1 dicembre 2008

Urbanpromo: Fidenza premiata

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Solo oggi la Gazzetta di Parma da notizia del prestigioso riconoscimento conferito al comune di Fidenza nell'ambito di  Urbanpromo, evento di marketing urbano e territoriale promosso dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, e organizzato da Urbit, Urbanistica Italiana srl.  A Venezia, nella splendida cornice di Palazzo Franchetti, si è svolta la cerimonia di premiazione alla quale hanno partecipato il vice sindaco e assessore all'Urbanistica, Paolo Antonini, il dirigente del Servizio Assetto del territorio, architetto Alberto Gilioli, e l'architetto Giovanni Del Boca.


Ma che è Urbanopromo?  Per il prof. Stefano Stanghellini, ordinario dell'Università IUAV di Venezia e presidente di Urbit: "Urbanpromo è un luogo dove si pensano le città e gli edifici; è un luogo in cui si prefigurano visioni di mondi migliori, condividendo con tutti gli attori che partecipano alle trasformazioni del territorio, teorie, strategie e buone pratiche attraverso le quali si aspira a raggiungere livelli apprezzabili di risparmio energetico, di rispetto per le risorse ambientali, di efficienza dei sistemi infrastrutturali, di equità sociale, insomma di qualità dell'abitare, per consentire un uso saggio del territorio, come auspica Aaron Betsky".
Insomma una manifestazione con premi per tutti con la quale gli architetti si pubblicizzano coinvolgendo sullo stesso obiettivo di immagine gli amministratori pubblici. Quote di partecipazione, spese di soggiorno ed accessori a carico del bilancio amministrazioni partecipanti ed alla fine dei contribuenti. 

venerdì 28 novembre 2008

mercoledì 26 novembre 2008

I lavori a Palazzo Arzaghi

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Sono durati due giorni i lavori della ditta Grandedil srl di Nonantola (MO) presso il Palazzo Arzaghi.  L'intervento non ha comunque riguardato le coperture dell'edificio, che versano tuttora in pessimo stato, e le protezioni alle luci di finestre ed ingressi. 

giovedì 20 novembre 2008

Palazzo Arzaghi: lavori in corso

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Alcuni muratori o manovali della ditta Grandedil srl di Nonantola (MO) hanno iniziato a lavori di pulizia e di puntellaggio di zone compromesse. Non  sono esposti cartelli o avvisi e tantomeno indicazioni circa il committente, l'impresa ed il tecnico incaricati, il personale utilizzato e la natura dell'intervento.Sino al 1998 l'edificio risultava di proprietà della società SISTEMA S.C.A.R.L. di Campogalliano (MO) che dopo tale data è stata incorporata dalla COOPERATIVA DI COSTRUZIONI di Modena controllata dalla LEGACOOP di Modena.

mercoledì 19 novembre 2008

sabato 15 novembre 2008

Palazzo Arzaghi

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Il documento di denuncia dello stato di degrado ripreso in data odierna dalla "Gazzetta di Parma"
La denuncia di Italia Nostra non deve essere lasciata cadere per questo monumento che i fidentini non vogliono perdere. Si sollecita pertanto la Soprintendenza ai beni artistici ed ambientali ad uscire allo scoperto prima che il palazzo, a rischio di crollo, sia fagocitato dalla speculazione creando un nuovo caso Panini.

martedì 11 novembre 2008

L’Ausl ha venduto l’ex ospedale

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Nel 2007 era stato tolto il vincolo sulla struttura della Soprintenza e pertanto verranno costruiti anche appartamenti

Il comunicato stampa

Fidenza: l'ex ospedale ha un nuovo proprietario

Il 5 novembre si è concluso l'iter dell'alienazione con la firma del rogito. La Pacchiosi drill spa è il nuovo proprietario 7 milioni e 911 mila euro il costo dell'operazione

L’iter per l’alienazione dell’ex ospedale di Fidenza dell’AUSL si è concluso.

Maria Lazzarato, direttore generale dell’azienda sanitaria e Vanna Bini, con procura dell’amministratore unico della Pacchiosi drill spa di Sissa, hanno firmato il rogito il 5 novembre, davanti al notaio Bernardo Borri di Parma.

Valore della transazione: 7 milioni e 911 mila euro.

“Un’operazione impegnativa – commenta Maria Lazzarato – ma che dimostra come anche per le alienazioni di un bene pubblico, caratterizzate da numerose regole, a garanzia di trasparenza dell’azione amministrativa e tempi lunghi, rispetto a quelli previsti  per le trattative private, si possano raggiungere risultati importanti. Fondamentale – continua la Lazzarato – la sinergia con il Comune di Fidenza e la continua attenzione al problema che hanno fatto si che l’alienazione si concludesse, anche con un prezzo superiore al livello di base d’asta. I fondi acquisiti con la vendita – conclude il direttore generale - vanno a copertura parziale dei costi sostenuti per la costruzione del nuovo ospedale di Vaio”.

Questi gli aspetti salienti dell’iter della vendita.

Dicembre 2003: la Provincia approva il piano particolareggiato, per la trasformazione dell’ex complesso ospedaliero in uffici, attività commerciali e residenze.

Marzo 2004: Prima asta per la vendita al pubblico incanto bandita dall’AUSL: asta deserta.

Aprile 2005: Seconda asta per la vendita al pubblico incanto bandita dall’AUSL: asta deserta

Dicembre 2006: l’AUSL, a seguito di manifestazioni d’interesse all’acquisto da parte di privati, avvia, come previsto dal Regolamento per l’alienazione del patrimonio aziendale, una trattativa finalizzata alla vendita del complesso.

Settembre 2007: la trattativa non si conclude positivamente e si  chiude, anche alla luce del fatto che, nel contempo, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello avanzato dall’Azienda contro la sentenza emessa dal TAR – Sezione di Parma – relativamente all’edificio denominato “Collegio dell’Angelo” posto all’interno dell’ex complesso ospedaliero. L’edificio, infatti, era stato assoggettato al vincolo previsto dal Decreto Legislativo 29.10.1999, n. 490 e pertanto la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali dell’Emilia Romagna ne aveva autorizzato la vendita, subordinando la stessa a prescrizioni inerenti non solo i caratteri architettonici, ma anche le destinazioni d’uso realizzabili all’interno dell’edificio stesso, nel quale erano consentite solo strutture ricettive di tipo socio – assistenziale, sanitario, residenziale speciale (alloggi protetti, assistiti e per anziani) o funzioni direzionali di pertinenza di soggetti pubblici. Limitatamente alle prescrizioni inerenti le destinazioni d’uso autorizzabili, l’Azienda aveva avanzato ricorso al TAR, che aveva parzialmente accolto l’istanza consentendo la realizzazione nell’edificio di attività direzionali private. L’Azienda ha quindi presentato ricorso al Consiglio di Stato, che ha disposto l’annullamento dell’atto prescrittivo emesso dalla Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali ed ha permesso così la realizzazione nel fabbricato anche di residenze private, prima non consentite.

Settembre 2007: a fronte delle nuove destinazioni d’uso realizzabili nell’edificio “Collegio dell’Angelo”, l’Azienda ha determinato il nuovo valore di vendita dell’ex complesso Ospedaliero in € 7.896.000,00, ridefinendo nel contempo le modalità di pagamento del corrispettivo, che potrà essere versato in modo rateizzato in 24 mesi dalla data di stipula del rogito definitivo di compravendita.

Ottobre 2007: approvato il bando per l’esperimento dell’asta per la vendita dell’ex complesso ospedaliero.

Novembre 2007: l’asta viene aggiudicata alla Ditta Pacchiosi drill spa di Sissa.

Luglio 2008: stipula del primo rogito, sottoposto a condizione sospensiva e invio alla Soprintendenza.

Novembre 2008: stipula del rogito definitivo.

Ex-oratorio e cinema Cristallo

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Il futuro del Cinema Cristallo è legato alla volontà di conservazione, oltremodo auspicabile, dell'unico spazio-cinema urbano ancora in funzione. L'area dell'ex-oratorio è invece sicuramente destinata a soccombere alla frenetica ondata di speculazione edilizia che si è abbattuta sulla città in questo periodo di fine mandato dell'attuale amministrazione comunale. 
Per questo complesso l'importante è trovare una soluzione che conservi intatto l'attuale prospetto su via Bacchini operando tuttavia su ingressi e finestrature. 

domenica 19 ottobre 2008

Fidenza - Palazzo Porcellini

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Il Palazzo Porcellini fu edificato alla fine degli anni cinquanta in piazza Garibaldi di fronte al palazzo municipale. Voluto dal senatore Adolfo Porcellini ma la sua costruzione ebbe il sostegno di altre personalità fidentine come il perito Luigi Bormioli che sognava una Fidenza tutta nuova. 

venerdì 17 ottobre 2008

Cinema addio?

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L'area dell'ex-cinema Centrale

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Dal settimanale diocesano "il Risveglio"

Le cifre fornite dall'Anec, la principale associazione degli esercenti, parlano chiaro: negli ultimi cinque anni hanno chiuso i battenti 316 cinema di tipo tradizionale. E a pagare lo scotto maggiore sono soprattutto le sale nelle principali città: lO in meno a Firenze, 9 a Milano, Napoli, Bologna e Roma, 6 in meno a Torino, 5 a Palermo. Tra le regioni più colpite dalle chiusure l'Emilia Romagna con 82 cinema monosala persi, seguita dalla Toscana (44) e dalla Lombardia (41). E a dimostrazione che il primo responsabile della loro scomparsa è l'avvento del multiplex, sono proprio queste le regioni italiane che hanno fatto registrare il maggior numero di nuovi cinema multisala: 195 schermi in più in Lombardia negli ultimi cinque anni, 81 sia in Toscana che in Emilia-Romagna.

Un inchiesta del quotidiano "La Repubblica" pubblicata il 1O ottobre u.s. fa suonare il campanello d'allarme. E gli addetti ai lavori confermano la tendenza in atto. "L'esercizio italiano si è sviluppato frazionalmente" osserva Paolo Protti, presidente dell'Anec, "è utile che si costruiscano nuove strutture ma bisognerebbe garantire la sopravvivenza di quelle già esistenti, perchè quando una sala chiude non tutti i suoi frequentatori sono disposti a trasferirsi nei multiplex. Per non parlare poi del mancato stanziamento per il fondo in favore degli esercenti: il debito pregresso dello Stato è di circa lO milioni di euro. È vergognoso, dal punto di vista etico e morale, che non si rispettino le leggi esistenti. Per sostenere il settore servirebbero tra i 16 e i 18 milioni di euro l'anno ".

Interessante il caso di Bologna, la prima città italiana che, preoccupata "per le chiusure, ha deciso di correre ai ripari con la firma di un protocollo tra Comune e Anec, il primo di questo tipo in Italia, per tutelare e promuovere i cinema monosala sia nel centro storico sia in periferia. Tra le norme previste ci sono misure di agevolazione fiscale in favore dei gestori e vantaggi per il pubblico in termini di mobilità gli spettatori potranno entrare nella zona a traffico limitato e avranno tariffe speciali per la sosta e in alcuni parcheggi.

"È un iniziativa che mi piace" osserva Giuseppe Tornatore "e spero che altre città seguano l'esempio di Bologna mettendo in piedi altre misure. È certo, però, che per contrastare lo strapotere dei multiplex le sale tradizionali devono anche migliorare la qualità del suono e dell'immagine, perchè il pubblico oggi è più esigente. La difesa del cinema tradizionale è un tema che per me è sempre stato importante: la chiusura del cinema di Bagheria, il luogo della mia infanzia e adolescenza, fu la scintilla che mi convinse a fare "Nuovo cinema Paradiso". E anche il cinema Cristallo, unico locale sopravvissuto a Fidenza, rischia di chiudere i battenti. L'anno prossimo infatti sarà pronta la nuova multisala nella zona dell'outlet: faremo di tutto per salvare la qualità del cinema d'autore e la sua memoria storica, ma nello stesso tempo lanciamo un appello perchè cittadini e istituzioni ci aiutino in questa difficile impresa.

(m.f.)

mercoledì 15 ottobre 2008

Palazzo Arzaghi - Il momento di agire

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L'immagine mostra il palazzo Arzaghi e la struttura posticcia che ne altera pesantemente il fronte di via Romagnosi. Ritengo che il palazzo necessiti urgentemente lavori di consolidamento e il rifacimento della copertura.    

lunedì 13 ottobre 2008

Il complesso dell'ex-forno comunale e degli altri immobili tra le piazze Verdi e Pontida ed il Parco Matteotti

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Lo stato attuale del complesso di edifici chiuso tra Piazza Verdi e Piazza Pontida è di degrado. Gli edifici hanno da tempo perso ogni funzione, dalla parte di Piazza Verdi abbiamo una costruzione dei primi anni  cinquanta, dalla parte di piazza Pontida abbiamo invece il fabbricato abbandonato dell'ex-forno comunale. Tra i due, all'interno, la parte rimasta dei porticati del chiosco del convento. Il palazzo (ex-Littorio, ex-casa del popolo, ex liceo, ex uffici comunali) costruito nei primi anni '40 al posto dell'antico palazzo dei SS. Giovanni salda ad est le due piazze e guarda su piazza Matteotti ed i giardini comunali." 

venerdì 10 ottobre 2008

Il futuro dell'area ex Caffé Balilla

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Il futuro dell'aerea ex-Caffé Balilla in un articolo firmato Alberto Gilioli e Nino Manno e pubblicato sulla rivista "Regione Emilia-Romagna trimestrale di informazioni per la Riqualificazione Urbana Metropolitana n°15 Febbraio 2003". 

mercoledì 1 ottobre 2008

Fidenza - Sistemazione delle piazze Verdi e Pontida

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Piazza G. Verdi all'inizio del secolo scorso
Lo stato attuale degli edifici centrali del complesso compreso tra piazza Verdi e piazza Pontida ed il progetto di riqualificazione urbana in un video

venerdì 26 settembre 2008

Il ponte romano

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FIDENZA Necessari restauro e protezione
Distacco delle pietre: Ponte romano a rischio

Il ponte romano di piazza Grandi continua a cadere a pezzi,consumato dai secoli, dalle intemperie e dall'incuria. A lanciare l’allarme sono i cittadini preoccupati dal progressivo distacco di pietre dalla struttura,timori rilanciati anche da alcuni siti particolarmente attenti alle condizioni del patrimonio storico e urbanistico del territorio. 
Una situazione che sembra peggiorare di mese in mese,con un’accelerazione che suggerirebbe interventi immediati per la messa in sicurezza di una delle testimonianze storiche più pregiate di Borgo San Donnino. Si riscontra in particolare il distacco di parti in pietra dalla parte superiore del ponte romano venuto alla luce nel 1874, proprio sotto la porta medioevale della città. 
Negli ultimi mesi sono anche state effettuate alcune manutenzioni nella zona, ma queste non hanno interessato minimamente la struttura che è certamente di competenza della Soprintendenza ai Beni culturali. 
Gli ultimi interventi sul ponte romano risalgono ormai a quasi vent'anni fa,quando è stata decisa l’eliminazione del piano stradale che per secoli ha protetto il ponte romano.  Una scelta certamente mirata a valorizzare quella testimonianza di un passato importante per Fidenza, ma che in realtà si sarebbe poi tramutata in un grave rischio per l’esistenza stessa del ponte romano peraltro rimasto comunque non visibile nella sua interezza. 
Da più parti si chiedono quindi interventi immediati per salvare quel manufatto in pietra,a cominciare dal risanamento conservativo della parte sottostante la campata.

giovedì 25 settembre 2008

Fidenza Il ponte romano

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Continua il distacco di parti in pietra sulla parte superiore del ponte. A sinistra sono confrontate due situazioni ed i particolari mancanti evidenziati. Nel periodo intercorrente tra le due date /marzo ed Agosto2008) sono stati fatti interventi manutentivi che non hanno interessato il ponte romano vero e proprio ma solo i manufatti esterni.

martedì 23 settembre 2008

Palazzo Panini: nei giornali del 23 settembre 2008

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L'articolo apparso su quotidiano "INFORMAZIONE" di Parma

FIDENZA L'intervento è avvenuto senza nessun preavviso alla cittadinanza
Villa Panini, ruspe in azione
Ieri pomeriggio sono ripresi i lavori di demolizione


Hanno aspettato giorni con i motori spenti,aspettando che tutto tornasse a tacere facendo credere che nessuno le avrebbe più riviste. Ma poi sono tornate per finire il lavoro. Ieri a Fidenza le ruspe del cantiere di Villa Panini si sono di nuovo messe in azione sui resti di quello che rimaneva dell'edificio che un tempo sorgeva in via Gramsci. Giorni di polemiche e di parole infuocate,lotte unitarie di cittadini e Soprintendenza per i Beni artistici e storici per salvare un pezzo di storia di Fidenza,non sono servite ad evitare la demolizione della struttura. E ora,tutto procede come se nulla fosse mai accaduto. Proprio ieri,senza nessun preavviso alla cittadinanza,le ruspe hanno infatti ripreso il loro lavoro interrotto la notte del 4 agosto,distruggendo quello che ancora restava di Villa Panini.
La denuncia del fatto arriva da fidenza.ponziettore.it , con le foto delle ruspe al lavoro.
Ha testimoniare l'ultimo capitolo di una battaglia che non ha portato a nessun risultato "Ancora una volta l'arroganza si è sposata all'ignoranza e a nulla è servita l'indignazione delle persone comuni e gli appelli delle associazioni ambientaliste" si legge. Nel mirino anche il comportamento del Soprintendente Luciano Serchia che,"dopo aver inspiegabilmente tergiversato nell'emettere il decreto di fermo dei lavori dando la possibilità all'impresa di portare avanti il suo progetto, e dopo aver sbandierato la sua indignazione verso l'attentato alla cultura e alla città,di fatto ne ha finora accettato la logica non informando la città e le associazioni ambientaliste che ne avevano sollecitato l'intervento" Una nota di biasimo infine anche all'amministrazione comunale,che "ha gestito la cosa come non ricadesse nelle sue responsabilità preoccupandosi solo dell'impatto sulla viabilità delle macerie".


Articolo apparso su quotidiano "La Gazzetta di Parma"


VIA GRAMSCI - REVOCATO DALLA SOPRINTENDENZA LO STOP AI LAVORI
Villa Panini, via alla demolizione

Le decorazioni rimaste integre tra le macerie dovranno essere recuperate


Revocato l'ordine di sospensione dei lavori di demolizione Villa Panini, intervento che aveva creato recentemente non poche polemiche.
La soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici Parma e Piacenza conferma dunque il via libera allo smantellamento dell'edificio e alla rimozione delle macerie che, da agosto, ingombravano viale vittoria (strada ancora chiusa traffico) e via Gramsci, in attesa di un responso definitivo.
Il discusso villino del primo 900, era infatti stato demolito in parte il 4 agosto, quando un ordine emesso in extremis dalla Soprintendenza - allertata dalla sezione fidentini di Italia Nostra - aveva sospeso i lavori per accertare l'eventuale tutela di cui era meritevole l'edificio, attualmente di proprietà di un privato e per cui il Prg prevedeva la possibilità di abbattimento.
Con la lettera di revoca, inviata alla società impegnata nei lavori e al Comune di Fidenza, la vicenda sembra volgere ad una conclusione.
il documento segue infatti una prima e parziale revoca di sospensione emessa il 27 agosto che avrebbe consentito il recupero degli elementi architettonici e decorativi rinvenuti tra le macerie è la messa in sicurezza dei muri superstiti della palazzina. Le decorazioni recuperate, così come quelle rimaste integre - secondo il documento siglato dal soprintendente Luciano Serchia - dovranno essere inserite nel progetto architettonico previsto per quell'area. E' presto tuttavia per conoscere la sorte delle aree che - secondo quanto emerso dai primi incontri tra Soprintendenza, Comune e ditta impegnata nei lavori - saranno sottoposte a tutela indiretta comprendendo la fascia dei villini del primo '900 che si affacciano su viale Vittoria e parco delle Rimembranze. A questo riguardo, il vicesindaco Paolo Antonini sottolinea il "proficuo rapporto avuto con la Soprintendenza".
"Un rapporto di collaborazione - ha proseguito - che abbiamo sempre alimentato e che manterremo anche in futuro in vista della ricostruzione su via Gramsci, perché la nuova struttura possa inserirsi nella peculiarità dell'area"
m.i.m.

lunedì 22 settembre 2008

Villa Panini . Il giorno della vergogna

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Senza nessun preavviso alla cittadinanza le ruspe hanno ripreso oggi 22 settembre 2008 il loro lavoro interrotto la notte del 4 agosto distruggendo quello che ancora restava della villa Panini di Fidenza e delle sue pertinenze. Ancora una volta l'arroganza si è sposata all'ignoranza e a nulla è servita l'indignazione delle persone comuni e gli appelli delle associazioni ambientaliste.Da stigmatizzare il comportamento del Sovrintendente di Parma dott. Serchia che, dopo aver inspiegabilmente tergiversato nell'emettere il decreto di fermo dei lavori, dando così all'impresa la possibilità di portare avanti il suo progetto, e dopo aver sbandierato la sua indignazione verso l'attentato alla cultura e alla città, di fatto ne ha accetttato la logica non informando la città e le associazioni ambientaliste che avevano sollecitato il suo l'intervento. L'amministrazione comunale ha gestito la cosa come se non ricadesse nelle sue responsabilità salvaguardare il patrimonio storico ed artistico della città, preoccupandosi solo dell'impatto sulla viabilità delle macerie.









domenica 21 settembre 2008

Delitto prossimo venturo

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Palazzo Arzaghi in una fotografia del 1976. Successivamente si è intervenuti alleggerendo gli archi dai muri di di riempimento e rimuovendo i serramenti , porte interne e persiane. Tutto questo ciò ha accelerato il degrado della struttura. Risulta la concessione edilizia per "restauro e risanamento palazzo Arzaghi riferimento a fascicolo (num 18/94)".

E' ormai evidente che il palazzo, una volta completato il processo di degrado, si renderà appetibile per una nuova speculazione edilizia.

mercoledì 17 settembre 2008

Fidenza - Palazzo Arzaghi

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La pianta dell'edificio ha forma irregolare ed asimmetrica e da questo si presume che il palazzo cinquecentesco probabilmente sia il risultato dell'accorpamento di tre costruzioni medioevali (forse trecentesche).
Tutto il palazzo, di proprietà privata, è da tempo in totale abbandono e, malgrado sia oggetto vincoli di tutela, presenta rischi concreti di conservazione. E' quindi necessario trovare una soluzione pubblica, privata o mista che assicuri alla città la conservazione di questo palazzo, uno dei pochissimi edifici residenziali veramente antichi.

lunedì 15 settembre 2008

Palazzo Panini Articolo del settimanale diocesano

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Un articolo propositivo di Amedeo Tosi apparso sul settimanale cattolico "Il Risveglio" venerdì 12 settembre 2008

Villino Panini e il ruolo della Soprintendenza: quel filo interrotto che avrebbe evitato le macerie
"Ad un mese di distanza dal giorno del suo abbattimento (4 agosto scorso) quel che resta di Villino Panini è ancora lì all'angolo tra via Gramsci e viale Vittoria in attesa di essere rimosso. La demolizione della palazzina in stile Liberty ha suscitato accese polemiche e prese di posizione da parte di associazioni e istituzioni che hanno coinvolto la popolazione come da tempo non accadeva nella nostra città.
Non vogliamo entrare nel merito della regolarità o meno dell'operazione di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale. In questa direzione il nostro settimanale ha sempre cercato di offrire elementi di conoscenza sia per quanto riguarda Fidenza che per gli altri paesi della Diocesi. Riteniamo che le testimonianze storiche presenti sul territorio siano portatrici di valori preziosi ai fini della costruzione del nostro avvenire. In definitiva palazzo Panini era un tassello, poco appariscente ma importante, di questo contesto che è necessario oggi riconsiderare e rivalutare, anche alla luce del cambio di identità che la nostra città sta vivendo. Al di là delle richieste della Soprintendenza ai Beni storici e paesaggistici circa una mappatura completa delle testimonianze storiche presenti e della conseguente variazione della strumentazione urbanistica, auspichiamo la creazione di una commissione storica consultiva in grado di suggerire alla pubblica amministrazione sia interventi di tutela che proposte di valorizzazione dei luoghi delle aree e dei paesaggi che ancor oggi rappresentano un patrimonio unico (per esempio, la straordinaria situazione del podere Crocetta a Chiusa Ferranda con l'ultimo esempio di piantata emiliana rimasta, i fontanili di Bastelli, la bellezza e unicità della Val Parola, etc.).
Infine una riflessione breve, ma speriamo chiara. Siamo così sicuri che lo sviluppo del nostro territorio, che oggi passa quasi esclusivamente attraverso l'edilizia e la grande distribuzione commerciale, sia vincente anche per il futuro? Perchè, oltre alla ripresa della presenza dell'industria manifatturiera, non puntare anche sulla valorizzazione di tutti quei luoghi che fanno di Fidenza e del suo territorio un elemento sia turistico che agricolo ancora da scoprire nel contesto nazionale? Perchè non innestare tutto questo nel grande progetto della Via Francigena? La conferenza territoriale che si era svolta alcuni anni fa al Ridotto del teatro Magnani aveva sottolineato in modo forte questi aspetti così come il Forum di Agenda 21 e il conseguente piano di azione approvato dal Consiglio Comunale. Perchè non riprenderli e approfondirli con la dovuta attenzione e la necessaria serenità?"

giovedì 11 settembre 2008

Risposta ad un dirigente PRC

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Egregio Sig. Tonino Ditaranto,
Ho letto con attenzione la sua nota. Vedo con piacere che condivide con me e con il nostro Sindaco il giudizio che il patrimonio artistico va difeso e che Palazzo Panini rientrava nella categoria dei beni da tutelare. Resta che la sua moderazione e chiarezza non hanno trovato posto nel volantino di Rifondazione Comunista che si rifà invece nel tono e nel contenuto alla lettera pubblicata sul quotidiano Informazione il giorno 8 agosto e firmata dal tecnico comunale Frazzi e dal dirigente comunale Gilioli. Rileggiamo il volantino, la premessa di carattere generale è una proposizione di luoghi comuni che non si legano col resto.
Mi spieghi questa frase che è un capolavoro per dire "noi pensiamo per te quindi lascia fare a noi" ed ha una logica così stringente che, se salti una riga, non te n'accorgi.
"Solo l'attiva e disinteressata partecipazione della società civile, in tutte le sue possibili articolazioni, secondo tempi e modi efficacemente prestabiliti, può davvero farsi carico di immaginare e progettare una città, che, nel rispetto delle regole e dei legittimi interessi di tutti i soggetti che vivono e operano in essa, sappia essere all'altezza delle nostre speranze di vivere in un luogo accogliente, sicuro, bello e rispettoso di tutto ciò che siamo stati, nel bene e nel male. Tutto ciò è perseguibile solo attraverso una lunga battaglia politica e culturale, che deve però rifuggire dalla demagogia, dalle polemiche strumentali, dalla pretesa che ogni singolo cittadino sia portatore di una verità assoluta, imparando a muoversi con buon senso, senza ingenuità colpevoli e pregiudizi paralizzanti; imparando a valutare caso per caso, attraverso un'informazione non deviata da interessi di parte, dando fiducia a quegli organi istituzionali che, soli, garantiscono una crescita della democrazia e una vera possibilità di confronto."
Come si lega a quest'altra affermazione?
"Da ciò ha preso avvio una vergognosa campagna di "disinformazione", che ha visto tra gli interpreti principali il suddetto rappresentante locale di Italia Nostra, il quale non ha lesinato insulti, accuse e malevoli sottintesi, prontamente enfatizzati dai forzisti cittadini; accuse rivolte congiuntamente al dirigente del settore edilizia e urbanistica del Comune, in specifico, e alla Amministrazione Comunale, in generale. Chi avesse voglia di approfondire può andarsi a leggere le pagine locali del quotidiano "Informazione di Parma " dei giorni scorsi, ma è certo istruttiva anche la lettura della "Gazzetta" e di "Polis"."
Quanto di più diverso dal tono da Lei usato!
Sulla presunta accusa di stalinismo Lei si è sentito offeso forse più da titolo della redazione che dal testo del mio intervento ripreso dal sito http://fidenza.ponziettore.it/Index.html , dove potrà trovare riferimenti agli attentati portati al nostro patrimonio storico ed urbano dal 1946. Il richiamo alla prassi giudiziaria stalinista è rivolto alla censura d'ogni opinione contraria che è bollata come "vergognosa campagna di “disinformazione”.

La ringrazio dell'attenzione e la saluto.
Ambrogio Ponzi

Lettera aperta di un dirigente PRC

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Egregio sig. Ambrogio Ponzi,
io non La conosco personalmente e se casualmente La dovessi incontrare per strada non saprei riconoscerla. Sono un dirigente della locale sezione del PRC e ho partecipato alla stesura del documento uscito sulla stampa locale in merito alla demolizione di palazzo Panini, Le confesso mio malgrado che pur non condividendo affatto tale demolizione e questo non per spirito di semplice e sterile opposizione ma perchè credo fermamente che il patrimonio artistico e storico dei nostri centri urbani va difeso con ogni mezzo ho dovuto prendere atto di una situazione e di uno stato di fatto che purtroppo non lasciava all'amministrazione alcun margine di ripensamenti.
Nel caso specifico di palazzo Panini ci si è trovati difronte ad una struttura sia pur di notevole fattezza artistica dove il pubblico non centrava per nulla, senza che su tale struttura il PRG del 96 prevedesse alcun vincolo e soprattutto senza che la soprintendenza ne avesse posti o avesse evidenziato opere di rilevanza tale da essere assoggettati a protezione urbanistica.
Mi rendo perfettamente conto del gravissimo errore fatto nel 96 con la stesura e l'approvazione del piano ma difronte ad uno stato di fatto cosi evidente e trattandosi di un palazzo privato ogni provvedimento dell'amministrazione comunale in contrasto con le norme previste dal piano avrebbero sicuramente prodotto una richiesta di danni al comune di diversi milioni di euro, un po' come se lei decidesse di acquistare oggi un lotto edificabile e il comune di punto in bianco decidesse di non darle la licenza. Chissà forse in un eventuale caso del genere Lei stesso e le stesse persone che oggi osteggiano le autorizzazioni del comune avreste imbastito un'altra campagna sul fatto che il comune fosse stato citato per danni.
Ritenere le Vostre argomentazioni pretestuose non vuol dire affatto essere stalinisti, personalmente ritengo stalin uno dei peggiori criminali della storia e pertanto non Le consento di additarmi di tali appellativi, semmai cercate piuttosto di guardarvi intorno sulle tante storture e le tante cose che non vanno nella nostra collettività e magari fate le dovute segnalazioni a chi di competenza nei tempi giusti al fine di evitare che si ripetano altri palazzi Panini e non aspettare che le cose accadono per poi partire all'attacco solo per il gusto di dover trovare per forza gli argomenti per calunniare una amministrazione i miei più sinceri e rispettosi
Saluti
Tonino Ditaranto

sabato 6 settembre 2008

Palazzo Panini e Rifondazione Comunista

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Rifondazione Comunista si domanda e si risponde


Perché Rifondazione Comunista si occupa di “ Italia Nostra “ e della demolizione di Casa Panini?

In questo momento di acuta crisi economica, di regressione politica e di crescente disagio sociale, cosa c’entra Casa Panini con i compiti e le priorità di Rifondazione e della sinistra in generale?

C’entra, eccome , e vediamo di capire perché .

mercoledì 3 settembre 2008

Palazzo Panini: «campagna di disinformazione»

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«Palazzo Panini, demolizione regolare»

Con una nota ripresa dai quotidiani locali Rifondazione Comunista lancia accuse a Italia Nostra e Soprintendenza denunciando l’esistenza di una «campagna di disinformazione» ai danni degli organi comunali.
La nota ripropone con minor baldanza le argomentazioni già espresse dal tecnico comunale Frazzi in una nota pubblicata sul quotidiano Informazione del 8 agosto 2008 firmata anche dal dirigente comunale Giglioli.
Si tratta comunque del primo intervento dichiaratamente "politico" almeno nel linguaggio. L'utilizzo dell'espressione «campagna di disinformazione», abusata formula di accusa nei processi stalinisti negli anni trenta e quaranta del novecento, ci esime da altri commenti.