domenica 21 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: analisi della struttura architettonica e dello stato di fatto (marzo 2002)

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Palazzo Arzaghi è un edificio costituito da: piano interrato, piano terra, primo piano, sottotetto. La pianta ha un ingombro di forma approssimativamente rettangolare di rnt.16,5 x 21,00 cui si unisce un'appendice costituita dalla torre su via Romagnosi di rnt.3,50 x5,50 circa. La superficie coperta è dunque di mq. 365 circa.
Sul fronte ovest ,verso via Romagnosi, prospetta su di uno spazio verde ,delimitato da un alto muro di cinta con cancello, con un porticato al piano terra ed un loggiato al primo piano recanti in facciata archi a tutto sesto. Allo stato di fatto il porticato è parzialente chiuso da superfetazioni, il loggiato completamente tamponato. 

Prospetta sul fronte opposto a est, su via Frate Gherardo, con una facciata scandita da finestrature regolari che si ripetono al piano terra, al primo piano e, come finestrelle, sia terra ad illuminare il sotterraneo che sotto al cornicione ad illuminare il sottotetto.
Anche questa facciata allo stato di fatto si presenta alterata: alla sommità il cornicione risulta scorrettamente ricostruito con elementi prefabbricati di cemento; una finestra del piano terra è divenuta un'ampia apertura rettangolare con saracinesca; un'arbitraria apertura ad arco con portone è stata praticata a lato di una delle finestre per dare accesso all'edificio da via Frate Gherardo.

E' infatti evidente dalla lettura della tipologia edilizia, e dalle tracce ben visibili sul fronte laterale nord dell'edificio che esso aveva accesso dal vicolo che si affaccia su via Frate Gherardo con un importante portone ricavato nell'alto muro di cinta, vicolo che si collegava poi al portico sul fronte ovest.
E' questa un'alterazione molto importante, alla quale forse non si potrà per ora mettere rimedio poiché nei trasferimenti di proprietà avvenuti nel tempo (presumibilmente recente) il vicolo non risulta compreso fra i beni acquisiti dall'attuale proprietario di Palazzo Arzaghi.
Nell'impianto originario del palazzo l'accesso era certamente dal vicolo che sbocca alla fine di via Frate Gherardo e dunque di fatto in piazza del Duomo, "di fronte "al Duomo, (e ciò sottolinea la straordinaria importanza della collocazione dell'edificio), dal vicolo si entrava nel portico e da questi si accedeva poi alle sale al piano terra e alla scala che conduce al loggiato del primo piano e poi al sottotetto e conduce pure, a scendere, all' interrato.

Il fronte laterale a nord che prospetta sul vicolo presenta finestrature a livello del piano terra, del primo piano e finestrelle a livello sotto il cornicione che ripetono esattamente quelle della facciata est, con una continuità che bene dimostra come l'edificio fosse concepito "d'angolo" e come il vicolo gli appartenesse. Le alterazioni anche qui sono ben visibili: molte finestre o finestrelle sono tamponate, ma soprattutto, risulta tagliato il cornicione e la facciata si conclude con un timpano di recente esecuzione (lo dimostra il tipo di muratura) di forma triangolare i cui due lati inclinati sono le due falde di copertura. Essa è stata alterata con un prolungamento della linea di colmo sino a filo della facciata nord, mentre originariamente il colmo doveva interrompersi in corrispondenza dell'intersezione delle due bisettrici degli angoli nord est e nord ovest.
L'ipotesi è suffragata anche dall'esame della disposizione dei muri o delle porzioni di muri portanti in questa zona nel sottotetto.

Per quanto riguarda l'esterno occorre ancora dire della torre che si affaccia all'angolo ovest su via Romagnosi: tettoie e altre superfetazioni come un ballatoio sono addossate sul suo fronte nord, alcune finestre sono tamponate, ma il suo assetto originario è ben visibile e recuperabile.

La situazione all'interno del palazzo è abbastanza semplice e ben leggibile: gli spessi muri potanti sono perlopiù in direzione est ovest ed i grandi vani, coperti a volta o con cassettoni al piano terra e con solai a cassettoni al primo piano, benché ripartiti talora con divisorie aggiunte ed incongrue sono ben individuabili e ripristinabili.

Modena, marzo 2002
ARCH. FRANCA STAGI
Stralcio estratto dal Progetto Preliminare Presentato nel Marzo 2002

venerdì 19 dicembre 2008

Gli affreschi di Palazzo Arzaghi

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Da un sopraluogo effettuato nel 1996 nelle stanze del piano terreno nella zona destra dell'edificio verso Piazza Duomo è stato rilevata una situazione di degrado generalizzata dovuta alla prolungata  mancanza di manutenzione elementare.
In particolare:
"L'umidità, gli agenti atmosferici e l'abbandono più totale dell'edificio hanno provocato sulle pareti un grave processo di decoesione sia dell'intonaco che della pellicola pittorica, anche il materiale utilizzato per il supporto delle parti affrescate, costituito da sabbia rossa tipica del luogo, non ha mantenuto nel tempo coesione e stabilità, per cui, dopo il discialbo si presentano parecchie lacune negli affreschi, causa caduta, sollevamento e spolverulenza del colore."
..."la stanza in cui già si vedeva l'esistenza di un grande affresco ovale nel soffitto, con cornice a tempera; il discialbo in questa stanza ha riportato alla luce affreschi a tema architettonico in tutto ed un fascione floreale a tempera sotto l'imposta delle volte.
E' sato rinvenuto anche un motivo sopra la cappa del camino ad angolo della stanza adiacente e nella seconda stanza esaminata, dopo aver tolto completamente lo strato di intonaco, si sono scoperti motivi a ramage a tempera, sia nel soffitto che nelle pareti; in quest'ultime si presentano le scalfitture tipiche di posa per il nuovo intonaco."

mercoledì 17 dicembre 2008

Palazzo Bellotti: malurbanismo in Piazza Duomo

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Quanto dura la pazienza dell'asino fidentino? I nostri amministratori lo sanno molto bene, vediamo la cronistoria di Palazzo Bellotti:
23 novembre 2001 - benestare dell'Ufficio Tecnico Comunale alla richiesta di "parere preventivo per la istrutturazione del Palazzo Bellotti" in piazzaDuomo 8 dopo 21 giorni di calendario dalla richiesta. Nessun dubbio tecnico amministrativo per una operazione che azzerava oltre a Palazzo Bellotti (Piazza Duomo) altre costruzioni per un fronte di circa cento metri su via Romagnosi.
03 marzo 2003 - rilascio di concessione edilizia per la "ristrutturazione di palazzo Bellotti" in Piazza Duomo 14 e conseguenti demolizioni. Da via Romagnosi il Duomo si svela in tutta la sua imponenza, come nel 1945 dopo i bombardamenti.
Cemento ed acciaio al posto del mattone pieno, orribili mezzi-archi in cemento al posto di archi ottocenteschi di fronte al Duomo, autorimessi interarte tra ossa e reperti, ma la storia non è ancora finita.
06 luglio 2005 - presentata denuncia d'inizio attività per "ristrutturazione in variante" in Piazza Duomo 7-8.
L'evento che ha provocato il fermo dei lavori è noto, ma che il fermo duri tre anni e nel frattempo non venga effettuato il minimo intervento per rendere decoroso il quartiere non è ammissibile. 
Sulle volute imprecisioni di indirizzi ed autorizzazioni l'Ufficio Tecnico Comunale avrà senz'altro una spiegazione trasparente. 

martedì 16 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: 1992 Il provvedimento ministeriale del 25 agosto 1992

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LA RELAZIONE STORICO - ARTISTICA ALLEGATA AL DECRETO

Palazzo Arzaghi , cosiddetto dal nome dell'antica e nobile famiglia fidentina che lo abitò per più di 300 anni - dalla sua fondazione nel sec. XVI fino all'800 – costituisce una delle ultime sopravvivenze di edilizia storico-monumentale della città di Fidenza (come noto, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra),' e sicuramente uno dei più rari esempi anche in umbito parmense di architettura cinquecentesca, tutt'ora conservato nell’integrità della sua struttura originaria sebbene sia disabitato da molto tempo.

Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese  dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.

L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell’edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.

La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto  tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su  quattro assi, e dal portone d’ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad
eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e  di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.

Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte mdificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia  configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e copeerto con una serie di volte a crociera su pianta pressochè quadrata, e,  al primo piano, un loggiato, anch’esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romqnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.

L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primlo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da  decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borco San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .

E’ da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può  fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volya e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perchè tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rlnascimentale.

Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089. 

Dott. Arch. Maria Alberta Zuffanelli
Ministero per i Beni Culturali e Ambintali
25 agosto 1992

sabato 13 dicembre 2008

Palazzo Arzaghi: aggiornamento

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Sulla base di nuova documentazione in nostro possesso siamo in grado di ricostruire le vicissitudini che hanno portato all'attuale situazione di abbandono in cui si trova il Palazzo Arzaghi. Gli eventi, riportati cronologicamente, si riferiscono agli ultimi trenta anni, ma solo in minima parte hanno comportato interventi effettivi di tutela ed tantomeno di restauro o recupero. Alcune parti dell'edificio si presentano totalmente degradate; dei decori interni, che già apparivano di improbabile recupero nel 1996, rimangono poche tracce.
In occasione della demolizione di palazzo Bellotti è scomparso un arco che fungeva da ingresso ad un vicolo cieco tra i palazzi Arzaghi e Bellotti.
L'attenzione che comune e Sopraintendenza hanno riservato e riservano a Palazzo Arzaghi non deve ulteriormente limitarsi ad evitare interventi di "ammodernamento". 

lunedì 1 dicembre 2008

Urbanpromo: Fidenza premiata

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Solo oggi la Gazzetta di Parma da notizia del prestigioso riconoscimento conferito al comune di Fidenza nell'ambito di  Urbanpromo, evento di marketing urbano e territoriale promosso dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, e organizzato da Urbit, Urbanistica Italiana srl.  A Venezia, nella splendida cornice di Palazzo Franchetti, si è svolta la cerimonia di premiazione alla quale hanno partecipato il vice sindaco e assessore all'Urbanistica, Paolo Antonini, il dirigente del Servizio Assetto del territorio, architetto Alberto Gilioli, e l'architetto Giovanni Del Boca.


Ma che è Urbanopromo?  Per il prof. Stefano Stanghellini, ordinario dell'Università IUAV di Venezia e presidente di Urbit: "Urbanpromo è un luogo dove si pensano le città e gli edifici; è un luogo in cui si prefigurano visioni di mondi migliori, condividendo con tutti gli attori che partecipano alle trasformazioni del territorio, teorie, strategie e buone pratiche attraverso le quali si aspira a raggiungere livelli apprezzabili di risparmio energetico, di rispetto per le risorse ambientali, di efficienza dei sistemi infrastrutturali, di equità sociale, insomma di qualità dell'abitare, per consentire un uso saggio del territorio, come auspica Aaron Betsky".
Insomma una manifestazione con premi per tutti con la quale gli architetti si pubblicizzano coinvolgendo sullo stesso obiettivo di immagine gli amministratori pubblici. Quote di partecipazione, spese di soggiorno ed accessori a carico del bilancio amministrazioni partecipanti ed alla fine dei contribuenti.