giovedì 31 maggio 2012

Il Crocifisso dell'antico ospedale di San Giorgio a Fidenza

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In un altare del Duomo di Fidenza Dal Verme riprodusse il Crocifisso posto nell’ospedale di S. Giorgio

Si distingue per essere memoria di un antico dipinto andato perduto raffigurante il Santo Crocifisso, ma ancora visibile agli inizi dell’Ottocento nel vecchio teatro di Fidenza. Un disegno che ho potuto osservare da vicino e fotografare, grazie alla disponibilità e cortesia del compianto monsignor Lodovico Bonini, che lo teneva presso di sé.
Su di un ampio foglio ingiallito dal tempo, appena delineato a matita di grafite, si coglie l’antico simulacro: Gesù, con le braccia aperte e la corona di spine, giace privo di tensioni sulla croce, vestito del solo perizoma annodato e svolazzante, il capo reclinato sul petto, i piedi inchiodati uno sull’altro; sul fondo un accenno di paesaggio.
Siamo sicuri che si tratti del Crocifisso raffigurato nel vecchio teatro, già ospedale di San Giorgio grazie alla nota aggiunta in calce, in elegante grafia ottocentesca: “Questo Crocifisso si vedeva nel nostro teatro vecchio vicino alla scaletta segreta; si conosceva che era stato coperto con del bianco forse perché in quel luogo non fosse esposto agli insulti, ma coll’andare degli anni si era scoperto.
Di quest’anno (1838) è stato coperto di nuovo per lo stesso motivo”. La nota si conclude con l’inciso: “(ove è il Teatro anticamente vi era uno spedale)”.
E ancora più sotto leggiamo: “Il Disegno originale fatto dal pittore Angelo Dal Verme esiste nella Cancelleria Vescovile di questa Città”. Che si tratti di copia fedele di un dipinto probabilmente del Seicento, lo dichiara la condotta della mano dell’ esecutore ottocentesco, un poco sommaria, ma attenta a rendere i particolari salienti del modello (capo affondato al centro dell’arco formato dalla flessione delle braccia, anatomia dei muscoli rilevata, ferita sul costato, corpo piegato a destra, ricco svolazzo a sinistra), rispondente all’iconografia del Cristo spirante, di derivazione giambolognesca, che convive per tutto l’arco del XVII secolo con quella del Cristo vivente, cara al Reni e all’Algardi.
Il disegno assume rilievo, soprattutto per il valore documentario, indicando un luogo scomparso di Fidenza, l’antico ospedale di San Giorgio adiacente all’oratorio omonimo, edificio quest’ultimo pervenuto sino a noi e godibile nella sua integrità secolare, grazie ad un’azione di recupero e restauro iniziata alla fine degli anni ’60, dopo un periodo di abbandono (fu chiuso al culto nel 1902).
L'Oratorio di San Giorgio oggi
L’ospedale, che serviva per i pellegrini infermi, era di patronato dei Pallavicino ed era stato fondato sul finire del XIV secolo. Ancora funzionante alla metà del Settecento, fu soppresso nel 1769 per Decreto Reale e, in seguito, incorporato all’unico Ospedale pubblico della città (1778), mentre i suoi spazi furono adibiti a teatro. 
A proposito del vecchio teatro di Fidenza: da identificarsi con il “Regio Ducale Teatro di Borgo” citato dalle fonti, attivo vicino al suddetto ospedale sino al Settecento inoltrato, per effetto della soppressione ne guadagnò così gli spazi. Gestito dalla Comunità e operante in virtù di una concessione governativa, era il principale della cittadina, aperto al pubblico, affiancandosi a quello privato di Enrichetta d’Este presso la Rocca, destinato ai divertimenti della Corte (cfr. “Momenti di festa a Borgo San Donnino nel Settecento”, 2005, p. 119 e s.). Filippo Bellini ne “Il Facchino” (1842, n. 18) dedicava al primo un veloce cenno: “Borgo San Donnino non manca di Teatro: ve ne ha uno vecchio e uno nuovo sulla Piazza San Giovanni soltanto incominciato” indicando l’attuale Teatro Magnani.

Il Crocifisso dell’ospedale fu copiato da Dal Verme. 
Il Crocifisso dell’ospedale, come attesta l’iscrizione in calce al disegno, fu coperto una  prima volta di bianco. Si può presumere che tale operazione sia stata effettuata poco dopo la soppressione definitiva operata dal vescovo Garimberti, del 1778, per l’adeguamento a teatro. Lo stesso foglio fa inoltre sapere che il pittore Carlo Angelo Dal Verme ne ricavò una copia a matita.
Al riguardo abbiamo anche la testimonianza dell’abate Zani da una sua lettera all’amico borghigiano Giuseppe Tommasini, datata 6 aprile 1821. Parlando dell’impegno dell’artista circa la riproduzione di importanti manufatti d’arte della sua città, tra i quali l’urna di San Donnino e i rilievidella facciata del Duomo, si rivolgeva anche al dipinto visibile presso il pubblico teatro: “Il Crocifisso fu da lui copiato sopra quello oggi giorno esistente nel nostro teatro che fu un tempo l’Ospitale della Maddalena”.
E’ fuori di dubbio che l’Abate abbia offerto notizia circa il dipinto, nuovamente oggetto di copia nel 1838, nonostante la diversa e inedita denominazione dell’ospedale, non riscontrata p.es. nelle carte dello storiografo Pincolini (il quale alla metà del Settecento annovera i luoghi pii di Borgo, tra cui “lo spedale di S. Giorgio”).
Rimane il fatto che nel 1821 il Crocifisso fosse distinguibile, restando tale per altri diciassette anni.
Emerge tuttavia la questione di quando Dal Verme (1748– 1825), considerato dai suoi contemporanei “bravissimo disegnatore e pittore”, l’avrebbe copiato, tacendo al riguardo lo Zani e, ugualmente, l’appunto sul disegno già tenuto da mons. Bonini. Sappiamo che lo studioso settecentesco affidò all’artista la riproduzione di monumenti locali, tra cui il vaso dell’acqua santa e l’urna di S. Donnino custoditi in Duomo (cfr. “Il pittore Carlo Angelo Ambrogio Dal Verme …”, 2007, p. 20).
Si conservano gli autografi relativi all’urna e a particolari della cripta (visibili su www. museoduomofidenza.it) del XIX secolo.
Non è nuovo che Dal Verme fu artista completo a 360 gradi, molto attivo per la sua città; qualificato dallo Zani “Pittore di storia tanto sacra che profana”, “Disegnator architetto”, “Incisore acquafortista ossia all’acquaforte”, lavorò secondo il proprio estro su tela e ad affresco. Tuttavia nel corso della sua carriera lavorativa ammise anche gli incarichi che richiedevano la sua opera come copista, e non manca di restituirne traccia il suo noto “Libro dei lavori fatti…”.
Così il 17 giugno 1777 riceveva compenso “per il dissegno del Crocifisso del duomo alla cappella del Consorcio (scopertosi) L. 21.10”. Poi, il 16 ottobre dello stesso anno, riceveva L. 26 “per aver dipinto a fresco il Crocifisso nomato del duomo nel Convento delle Monache di S. Giovanni Battista …”.
Intendiamo, pertanto, che l’artista aveva copiato l’attuale Crocifisso al primo altare a destra entrando in Duomo, venuto alla luce all’epoca, e poi, su incarico delle monache benedettine, lo aveva riprodotto presso il loro convento (che dopo molti anni andò completamente distrutto).

Il Cristo in croce trascrive l’antico simulacro
Venendo alla questione dell’epoca dell’esecuzione, da parte di Dal Verme, della copia del dipinto dell’ospedale, risulta risolutivo il riscontro tra quest’ultimo,  attraverso la riproduzione del 1838, con il Crocifisso al centro del paliotto ligneo, dipinto ad imitazione della scagliola intarsiata, ornante il quarto altare a sinistra in Cattedrale, per alcuni studiosi dei primi del ’700 (Cirillo – Godi, 1984, p. 31), ma collocabile all’ottavo decennio del Settecento (cfr. M. Ponzi, in “Il Risveglio”, n. 3, 2010). Il Crocifisso del paliotto, dichiaratamente imitante l’altro più antico, ne ha recepito, fin nei dettagli, lo schema per il quale emerge come copia. La fine esecuzione, ad ogni modo, valorizza il modello.
Il paliotto, giocato sul piacevole contrasto tra il medaglione centrale dominato dalla sensibile figura monocroma del Cristo e l’intreccio policromo di volute poste all’intorno, è stato ricondotto a Dal Verme, notandovi l’eleganza del suo tratto, e per confronto con i fregi da lui dipinti nel 1789 nel battistero della chiesa di S. Biagio a Castelnuovo Fogliani (cfr. M. Ponzi, cit.).
Senz’altro di mano del pittore, attivo nella cappella per il rifacimento del dipinto deteriorato alla parete frontale (1776), l’opera viene in aiuto per fissare la cronologia del “disegno originale” del maestro dedotto dal Crocifisso all’ospedale di San Giorgio, intendendosi così eseguito prima che il simulacro, intorno al 1778, scomparisse alla vista per l’adeguamento a teatro del luogo. E’ da porsi pertanto proprio in quel torno di tempo un’importante ristrutturazione del vecchio teatro per lo spazio lasciato libero dall’ospedale, raggiungendo il primo un assetto probabilmente poi non più modificato fino alla costruzione, sull’area della chiesa di S. Francesco, del Teatro Magnani.

Angela Leandri
Pubblicato sul settimanale della Diocesi di Fidenza "Il Risveglio" del 25 maggio 2012



Terremoto: immagini dalla Zona Rossa

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mercoledì 30 maggio 2012

A due fidentini una medaglia per la loro fedeltà alla patria

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Nell'ambito delle manifestazioni in occasione del 2 di giugno, Festa della Repubblica, verrà conferita la medaglia d'onore a due fidentini internati militari (IMI) in Germania durante l'ultimo conflitto mondiale. 

A due fidentini una medaglia per la loro fedeltà alla patria

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Nell'ambito delle manifestazioni in occasione del 2 di giugno, Festa della Repubblica, verrà conferita la medaglia d'onore a due fidentini internati militari (IMI) in Germania durante l'ultimo conflitto mondiale. 
Come già avvenuto in precedenza la consegna avverrà da parte del Prefetto in una cerimonia che si terrà al Teatro Regio di Parma il 2 giugno. 
Ricordiamo che l'onorificienza è un tardivo riconoscimento della loro fedeltà alla patria durante il periodo di prigionia nei lager tedeschi, storie diverse ma che trovano inizio nel settembre 1943, data della resa unilaterale dell'Italia, per finire tra l'aprile ed il maggio 1945 con la liberazione ed apertura dei campi all'arrivo delle  forze armate alleate.
La ricostruzione della storia di ognuno incontra spesso difficoltà connesse sia alla crenza di documentazione che al silenzio che gli internati hanno mantenuto dopo il loro ritorno a casa sul vicende che hanno segnato la loro vita. 



Alla memoria il conferimento per Dante Rainieri, già noto imprenditore fidentino, militare classe 1921.
Per narrare la sua vicenda riporto il racconto della figlia Annamaria:
"Mi sento un po’ a disagio quando parlo della vita di mio padre, perché lo ricordo riservato e schivo, poco disposto a narrare vicende personali, soprattutto quelle che riguardano il periodo della sua vita trascorso nei campi di prigionia tedeschi; durante tutta la sua vita infatti non ha mai parlato di quegli anni, solo qualche accenno anche a noi figlie, e solamente durante l’ultimo periodo della sua esistenza , quando ormai la malattia lo aveva logorato, si lasciava prendere dai ricordi e dalla commozione.
Mio padre si chiamava Dante Rainieri, nato a Borgo San Donnino il 7/02/1921, sottotenente d’artiglieria era addetto ad una postazione antiaerea; il giorno 8 settembre 1943 prestava servizio alla 9° batteria d’istruzione delle reclute del 4°Rgt di Artiglieria Contraerea nella caserma “Duca D’Aosta” Mantova e il giorno 9 insieme ad altri fu imprigionato all’interno della stessa caserma e poi condotto in Germania.
In un primo tempo fu portato a Thorn e immatricolato col n 28563,dopo 15 giorni trasferito a Czestokowa e da qui trasportato alla fortezza di Leopoli dove rimase fino al 10 gennaio 1944, data dell’arrivo a Wietzendorf, Oflag 83, dove rimase fino al 30 novembre; in tale data fu condotto ad Amburgo come lavoratore coatto: il suo compito insieme ad altri era quello di raccogliere le vittime dopo ogni bombardamento e portarle al cimitero dopo averle caricate sui barconi.
Di questo periodo ricordava i bombardamenti su una città ormai allo stremo abitata solo da vecchi, donne e bambini e la morte dei suoi compagni.
Un giorno, al suono dell’allarme che avvisava di una nuova incursione, aveva cercato riparo in un rifugio antiaereo ma ne era stato allontanato; aveva allora atteso la fine del bombardamento nascosto in una buca del terreno dalla quale si era rialzato un po’ malconcio ma vivo. Tornando sui propri passi in cerca dei compagni aveva visto il rifugio dal quale era stato cacciato distrutto e i compagni morti.
Si chiedeva in continuazione il perché la sorte lo avesse risparmiato e non sapeva farsene una ragione.”

Dal suo diario di prigionia:
3 maggio ‘45
Finalmente!! Quanto ho atteso questo momento.
Un manifesto ed alcune telefonate ci hanno avvisati che gli alleati sono entrati in città (Amburgo) e preso possesso dei servizi. Ma perché non vengono? La divisa è in ordine, anzi 100 divise sono in ordine e la bandiera anche. Il pennone è stato procurato e anche la buca scavata davanti al lagerfhurer rosso di bile.
Quando il drappo si alzerà, sfido tutti a trattenere le lacrime. Sono giorni indimenticabili che resteranno scolpiti nel nostro cuore.
………….La Divina Provvidenza ,tanto invocata in questi lunghi mesi ,non ci ha mai abbandonati , il nostro spirito è più saldo che mai e la soddisfazione per aver tenuto fede a tutti i nostri impegni è grandissima.
……….tra pochi minuti la radio deve dare qualche importante comunicazione e tutti pendiamo dall’altoparlante………"

Vedi anche:




Il secondo decorato è il carabiniere in pensione Lino Spaggiari nato a Correggio (RE) ma fidentino dal 1961 quando prese servizio nella nostra città dove vive tuttora.

Spaggiari Lino, classe 1921, dopo la cattura ad Austacos in Grecia nel settembre del 1943 è stato deportato in Austria nello Stalag 398 Pupping per poi essere destinato ai lavori forzati presso la ditta Knorr a Wels, una città statutaria austriaca, seconda per popolazione del land di Alta Austria, dopo Linz.

Qui fu sottoposto a turni di lavoro di 10 ore, le perquisizioni ed i controlli durante le ore lavorative erano normali, ma questo non impedì a Lino Spaggiari di organizzarsi una prima fuga, la libertà durò poco. Catturato e trasferito ad Innsbruk fu di nuovo immesso nel lavoro coatto. Fuggì di nuovo nel marzo 1945 per tornare poi in Italia.

Durante i periodi di latitanza fu aiutato dalla popolazione locale in quanto ai bisogni più elementari.

Liono Spaggiari era un carabiniere e continuò ad esserlo una volta finita la guerra, partecipò nel 1949 alla missione italiana in Somalia (nostra ex colonia), nel 1961 prese servizio presso la stazione dei carabinieri di Fidenza nel 1961 andando poi in pensione nel 1976. 

Nativo di Correggio preferì rimanere a Fidenza dove vive tuttora con i suoi 91 anni appena compiuti.

Il settore dello Stalag XVII B era diventato troppo importante e nel
maggio 1943 fu deciso di dividerlo in due parti creando lo Stalag 398



L'ingresso dello stabilimento Knorr a Wels in una foto recente



Le Medaglie d'Onore
La Repubblica italiana con Legge n. 296/2006 ha concesso 
una medaglia d’onore ai cittadini italiani (militari e civili) 
che nell’ultimo conflitto mondiale furono deportati e internati
 nei lager nazisti. 

Vedi anche:
http://www.ponziettore.it/lager.html

mercoledì 23 maggio 2012

San Michele Arcangelo, dopo il terremoto

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La scossa di terremoto nella notte di domenica, ha avuto qualche conseguenza alla chiesa di San Michele, dichiarata inagibile in attesa di ulteriori controlli. La struttura, che oggi ospita il centro culturale della Famiglia Fidentina sembra abbia subito qualche lesione. Sulla Gazzetta di Parma (Gazzetta di Parma Crepe_nel_Centro_San_Michele) sono riportati altri dettagli.
La galleria fotografica del filmato, realizzato ieri 22 maggio, mostra quanto è visibile dall'esterno dell'edificio. 

lunedì 21 maggio 2012

Parma ha un Sindaco

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E' CADUTO!

I monumenti ed il terremoto in Emilia Romagna

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I dieci monumenti che non ci sono più.
ARTRIBUNE

Quando si è costretti a contare i morti, i feriti, a gestire migliaia di sfollati, forse parlare di patrimonio culturale diventa superfluo. Tuttavia, visto che le informazioni sui soccorsi sono date con dovizia da tutti media generalisti, noi ci ritagliamo il ruolo di porre l’accento sui beni culturali che hanno fatto le spese del sisma. Elencando uno a uno i monumenti che il terremoto ha danneggiato o completamente distrutto.

domenica 20 maggio 2012

Terremoto in Emilia Romagna: aggiornamenti ore 17

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Terremoto in Emilia Romagna: il crollo in diretta.

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Il terremoto in Emilia Romagna

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Il terremoto in Emilia Romagna


SIGMA DI MAGNITUDO 5,9
TRE MORTI NEL FERRARESE
Le scosse (la più forte alle 4.04) avvertite in tutto il Nord Est, ma anche a Parma e a Milano

Un ponte con l'Albania nella pittura di Ettore Ponzi

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Faik Skopeci "Su questo manifesto (90 x 60 cm), preparato dal Maggiore Faik SKOPECI, viene presentata l'attività di Ettore PONZI durante la seconda guerra mondiale in Albania. Il manifesto è nell' aula della lingua italiana al Centro della Lingua Straniera delle Forze Armate a Tirana."

http://lucecolore.blogspot.it/2011/10/un-ponte-con-lalbania-nella-pittura-di.html


giovedì 17 maggio 2012

Romolo e Remo rifondano Fidenza

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Sappiamo tutti come è andata a finire, non tanto a Roma, ma qui a Fidenza: costruzioni vuote in scala Milano, verde distrutto, i migliori terreni agricoli urbanizzati, quartieri poveri di servizi, scheletri di edifici iniziati e sospesi. 
I due documenti, ripresi dal "Blog fidentino" documentano la base ideologica del disastro, sono incomprensibili ma capaci di produrre un risultato, un qualsiasi risultato ed a noi è capitato il peggiore. 

mercoledì 16 maggio 2012

Memoria, cultura ed assessorati: il compatrono dimenticato

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Cappella del Comune di Fidenza dedicata a Sant'Andrea Avellino
Ricorre quest'anno il terzo centenario della canonizzazione di Sant'Andrea Avellino, compatrono della nostra città, avvenuta il 22 maggio 1712. 

venerdì 11 maggio 2012

Anniversario bombardamento aereo del 13 maggio 1944

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Tra il 1944 ed il 1945 il Nord Italia fu sottoposto a numerosi attacchi aerei da parte delle forze aeree alleate, ed in particolare dall'USAAF. La città di Fidenza pagò il suo prezzo, subendo attacchi aerei e bombardamenti, nel corso dei quali perirono 162 persone, la maggior parte delle quali (113) fu vittima del bombardamento del 13 maggio del 1944.

giovedì 10 maggio 2012

Antonio M. Ferrari, pittore a Borgo nel Settecento

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Nel novero degli artisti attivi a Fidenza nella seconda metà del Settecento non va dimenticato il nome di Antonio Maria Ferrari (Piacenza 1736-1802), pittore  piacentino di origine ma  borghigiano d’adozione. L’abate  Zani  lo giudica   “pittore bonissimo”, ma ben poco si conosce della sua vita e della sua formazione artistica, molto probabilmente fu allievo di uno dei pittori prospettici operanti a  Piacenza nel pieno Settecento. 
Pittore-architetto, ma anche scenografo e decoratore,  Ferrari risulta  attivo, soprattutto  tra il 1758 e il 1761, al servizio dei principi di Borgo, Leopoldo d’Assia Darmstad e Enrichetta d’Este, per i quali eseguì, come documentano le dettagliate ricerche di Angela Leandri, “Quadri n.13 di Paesi” (1758), diverse scene per i due rinnovati teatrini di corte, di Cortemaggiore e Borgo San Donnino (1759, 1760,1761) e gli ornati di due carrozze (1759, 1761).  Sempre a Borgo San Donnino è ricordato per alcuni interventi nella chiesa (1764) e nel convento (1793) degli Agostiniani di San Pietro e nel Palazzo Vescovile ove dipinge due stanze del piano nobile (1779). Nel 1786 è a Soragna, alla corte dei Meli Lupi per alcuni allestimenti teatrali e nel 1790 presso la Compagnia del Suffragio per un apparato in legno per il Sepolcro della Settimana Santa. L’ultima notizia documentaria relativa alla sua attività è del 1801 e riguarda alcuni lavori nella chiesa e nel convento dei Frati Cappuccini di Borgo (cfr.: A. Aimi, 2003).  
Studi recenti gli accreditano solo un disegno dell’Archivio di Stato di Parma con il    bozzetto preparatorio del catafalco per le esequie di Enrichetta d’Este celebrate nel 1777 nella chiesa dei Cappuccini di Borgo San Donnino, e un’incisione di Pietro Perfetti (1720-1770),  che riproduce l’analogo  apparato allestito nel 1764 in occasione dei funerali  di Leopoldo (A.Leandri, “Antonio Maria Ferrari pittore piacentino”, Parma, 2003). Ai due piccoli fogli  vanno  però aggiunte le più impegnative tempere di Palazzo Linati-Trabucchi di Busseto, già segnalate come autografe da G.Godi e G.Cirillo, ma ancora inedite e ormai dimenticate, nonostante la scritta inaugurale recante  il nome del pittore, ANTONIUS FERRARIUS, insieme a quello del committente, Antonio Linati (nipote dell’omonimo vescovo di Borgo), e la data 1787. 
Si tratta di un’ampia serie di pitture ornamentali costituite da finte architetture e trofei d’armi con l’emblema dei conti Linati. Tutt’altro che trascurabili, queste eleganti e garbate, fantasiose “quadrature”, che coprono per intero le pareti e la volta della sala grande e di altri ambienti del settecentesco palazzo di via Roma, sono caratterizzate da un sinuoso movimento di colonne, archi, volute, trabeazioni, vasi, balaustre, fregi, medaglioni  e vari mascheroni con alcuni divertenti spunti originali.
Viene naturale metterle a confronto con gli ornati tardo settecenteschi dell’atrio e dello scalone di  casa Macchiavelli a Fidenza.  Le forti analogie compositive, stilistiche  e iconografiche che uniscono i due  dipinti portano infatti ad attribuire con certezza al nostro pittore  anche  questo secondo ciclo pittorico, ancora del tutto sconosciuto agli studiosi, forse l’unico lavoro importante del Ferrari rimasto a Fidenza  dopo le dispersioni e le distruzioni dell’ultima guerra. 


Ricche di citazioni classicheggianti, che suggeriscono una datazione entro l’ultimo decennio del XVIII secolo, le tempere di casa Macchiavelli sono incentrate su una grande  nicchia con vaso, coronata da un arco,  affiancata da coppie di colonne  composite; sul fondo compaiono cenni di paesaggio mentre dalla bocca di un mascherone zampilla l’acqua cristallina di una piccola sorgente, simbolo di salute e di  prosperità. Da notare inoltre l’elegante  motivo della volta a cassettoni che ricorda i decori  delle cappelle laterali della parrocchiale di San Pietro, ove la presenza del Ferrari è, come si è detto,  documentata già nel 1764. 
Tornando a  Palazzo Linati-Trabucchi va ricordato che  la scena allegorica, dipinta  al centro della volta ma purtroppo pesantemente  rimaneggiata, è dovuta invece  alla collaborazione del fidentino Angelo Carlo Dalverme (Borgo San Donnino 1748-1821), incaricato  della  parte figurativa, come egli stesso annota nel suo diario di lavoro: “Accordato pure coll’Ill.e Sig.r Cap.o Linati  una medaglia favolosa rappresentante l’Arma istoriata senza veruna spesa da dipingere a tempera nel volto della sua Sala in Busseto, come pure li 18, Agosto accordato per una medaglia nella Scala e quattro teste a chiaro scuro nella sala” (A.Leandri, “Il pittore Carlo Angelo Ambrogio Dal Verme 1748-1825”, 2007). 

Abile nel creare sfondati e scorci prospettici, il Ferrari sembra eccellere  soprattutto nei paesaggi d’invenzione. Lo provano, a mio avviso, le  ridenti vedute idilliche che adornano la sala ovale del palazzo Sforza Fogliani di Castelnuovo Fogliani, rimaste fino ad oggi senza un’attribuzione certa ma a lui senz’altro ascrivibili in base a quanto scrive il Dalverme, la cui testimonianza sembra  non lasciare adito a dubbi circa la paternità dei dipinti: “1817. Nella fine di ottobre, andato a Castelnuovo per accomodare li Paesi  del fu Antonio Ferrari di Borgo  rovinati per le crepature della fabbrica del salone ovale oltre le spese L.63”. Incorniciati da eleganti stucchi tardo settecenteschi di gusto parmense (cfr: ”Ville piacentine”, 1991) questi paesaggi con boschi, rovine antiche, danno un senso di incanto e di sogno e si rivelano veramente notevoli, se presi uno ad uno, per la sensibilità del tratto e la ricchezza dei dettagli.
Un altro apprezzabile esempio di capacità  illusionistica e compositiva del Ferrari, un artista  meritevole forse di maggior considerazione,  è dato con ogni probabilità  dalle pitture esistenti presso  il castello di Pellegrino Parmense. Sulle pareti del salone  dello storico  maniero, già dei Pallavicino e poi passato in proprietà agli Sforza Fogliani, si possono vedere infatti una  serie di  paesaggi   tardo settecenteschi  stilisticamente molto vicini alle luminose scene agresti della sala ovale del vanvitelliano palazzo di Castelnuovo Fogliani e per di più accomunati dallo stesso committente (Guida artistica del parmense, II). 
Per concludere, proponiamo ai lettori de “Il Risveglio” un’ultima testimonianza, presa sempre dall’inesauribile  diario di Dalverme, ove si accenna al restauro di  altri dipinti del Ferrari, esistenti presso il Seminario Vescovile di Borgo San Donnino, andato distrutto, come noto,  in seguito ai bombardamenti aerei  del ‘44 : “1807. 29 Luglio. Per aver rimesso il dipinto guasto di una camera dipinta dal fu S.r Antonio Ferrari nel d.o Seminario netto di spese in giorni 9 L.90”.
Guglielmo Ponzi
Pubblicato dal settimanale "Il Risveglio" 10 maggio 2012
La Rocca di Borgo San Donnino (Fidenza) nel
novecento in un disegno di Ettore Ponzi





Corte del recupero: la petizione del 7 maggio.

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L'abbazia di Castione Marchesi che necessità di importanti lavori di
recupero per una valorizzazione del territorio nella direzione giusta.
E' stata esposta all'Albo Pretorio del Comune la petizione, datata 7 maggio 2012, relativa alla Corte del Recupero (impianto di frantumazione e trattamento inerti da demolizioni edili) che è in progetto di essere realizzata nella frazione di Castione Marchesi. L'argomento è stato ampiamente dibattuto sia in Consiglio Comunale che sulla stampa e sul web. Anche recentemente non sono mancate la novità, ultima delle quali la presa d'atto dell'Amministrazione comunale della volontà della Regione Emilia Romagna di annullare il finanziamento regionale inizialmente previsto. 

martedì 8 maggio 2012

Via Porro/Barabaschi: una storia infinita

2 commenti:
Il progetto architettonico è dell’architetto Nicola Delle Donne, mentre lo sviluppo esecutivo è 
stato eseguito da Acer-Parma, sotto la responsabilità di procedimento del Comune di Fidenza.

Chissà se Antonio Di Pietro, quello della politica incazzata, ricorda ancora di aver firmato un finanziamento di 7.500.000 di euro al Comune di Fidenza per la realizzazione di alcuni progetti tra i quali quello che interessa l'area di Via Porro/Barabaschi. Eppure è così e i "nostri" Giuseppe Cerri, allora sindaco, Paolo Antonini, allora vicesindaco e assessore all'Urbanistica, Andrea Massari, allora assessore alla Viabilità e all'Ambiente, Alberto Gilioli, allora e sempre dirigente dell'Utc, e da Nino Manno, responsabile amministrativo del progetto, erano presenti alla firma e, nell'occasione, hanno consegnato al ministro Di Pietro alcune copie della rivista Via Francigena.

sabato 5 maggio 2012

I giovani musicisti della Scuola Media Zani di Fidenza

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Nel video un momento del concerto della 
Scuola Media Zani del 22 dicembre 2011 
nel Teatro Magnani di Fidenza

Il comunicato pubblicato sul sito della scuola

Giovani musicisti della Scuola Media Zani di Fidenza vincono il primo premio al Concorso Musicale Nazionale Fondazione Milano.

Gli alunni del corso a Indirizzo Musicale della Scuola Media Zani hanno vinto il primo premio assoluto con votazione 100/100 nella categoria D (piccoli gruppi) nella SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO Musicale Nazionale Fondazione Milano, organizzato dalla Milano Scuola Civica di Musica.
Il concorso si è tenuto il 18 Aprile e gli alunni Matilde Dotti, Davide Giannattasio, Simone Brinetti al flauto traverso, Noemi Lombardi e Francesca Colagiacomo al violino, Daniele Cirella, Federica La Vecchia, Chiara Pilotti, Anna Barilli, Gaia Sozzi, Alessandro Pisconti alla chitarra e Ottavia Robuschi al pianoforte, preparati dagli insegnanti Francesca Bertolani, Davide di Fazio, Vincenzo Torricella e Roberta Bonetti, hanno vinto il primo premio assoluto Categoria D, votazione 100/100, con l’esecuzione di un arrangiamento della colonna sonora del film “La vita è bella” composta da Nicola Piovani.


giovedì 3 maggio 2012

Rinasce il Ducato di Parma e Piacenza

1 commento:

Il decreto «salva Italia» prevede che le Province (ultimati i mandati in corso) siano declassate a enti di secondo livello. Abolizione delle giunte, Consigli Provinciali eletti dai consigli comunali, drastica riduzione delle competenze. E' previsto l'accorpamento delle provincie.