mercoledì 31 ottobre 2012

Foro Boario, Solari e podere sperimentale: il parere della Provincia

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La conferenza stampa di settembre 

L'interrogazione del consigliere provinciale Manfredo Pedroni, di cui avevamo dato ampia notizia, ha avuto riscontro con risposta scritta da parte dell'Assessore al Patrimonio della Provincia di Parma, Giuseppe Romanini, che ha implicitamente condiviso almeno in parte quanto asserito dal consigliere Pedroni. L'oggetto dell'interrogazione indicava come argomento il "podere che ospita le esercitazioni aziendali dell’Istituto Solari di Fidenza”, ma di fatto riproponeva l'intera questione, molto dibattuta, della nuova scuola Solari da realizzarsi in Via Crocerossa e del progetto per la ridefinizione urbanistica dell'ex Foro Boario in Fidenza.

martedì 30 ottobre 2012

I cinquant'anni del Cinema Cristallo

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Il 15 novembre il Cinema Cristallo celebra i cinquant'anni di attività
Il Cinema Cristallo di Fidenza, nel cinquantesimo anniversario della sua apertura,  si presenta all'appuntamento autunnale con un ricco cartellone ed una programmazione innovativa che prevede uno spazio dedicato ai film per ragazzi in orari pomeridiani al sabato ed alla domenica. 

lunedì 29 ottobre 2012

Reduci e partigiani a Fidenza nel dopoguerra

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L'inserimento nella vita normale dei reduci al loro ritorno dalla Germania non fu facile a Fidenza come altrove. Al loro ritorno la città era cambiata, le vicende belliche avevano pesantemente intaccato sia le cose che le persone. Il sognato ritorno si scontrava con il quotidiano, la casa distrutta o danneggiata dai bombardamenti, il tessuto urbanistico, formato da strade e piazze, stravolto, gli animi incattiviti da soprusi e perdite. Erano diversi anche loro i reduci, con le loro storie che in quel momento non interessavano nessuno.

domenica 28 ottobre 2012

Internati militari e Resistenza, conferenza a Fidenza

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Soddisfatti gli organizzatori per il successo ottenuto ieri a Fidenza per la presentazione del libro Gli Internati Militari Italiani (Einaudi) di Mario Avagliano e Marco Palmieri che ha visto la sala dell'ex-macello una buona partecipazione di persone ad ascoltare con interesse Mario Avagliano e Ambrogio Ponzi. La manifestazione è stata introdotta dal presidente della locale sezione dell'ANPI. A Cristiano Squarza e Roberto Macchidani, sempre all'ANPI, si deve l'ideazione e l'organizzazione dell'evento che aveva come argomento: "Internati Militari e Politici in Germania 1945 – 45. Ettore Ponzi, una storia borghigiana".

giovedì 25 ottobre 2012

Gli argini dello Stirone ed il guado Granella

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Dopo aver esperito le procedure di gara per l'assegnazione dei lavori di messa in sicurezza idraulica dello Stirone e dei suoi affluenti il Sindaco Mario Cantini e il Presidente della provincia Vincenzo Bernazzoli daranno il via solenne ai lavori. Per l'occasione si porteranno sull'argine in località Granella dove, dopo dieci anni, anche il guado verrà ripristinato consentendo agli abitanti di "oltretorrente" di raggiunger speditamente il centro. 
Questa è solo una parte del corposo intervento che presumibilmente inizierà a gennaio o febbraio del prossimo anno 2013 e che è stato presentato questa mattina nell'aula consiliare. La descrizione dei lavori, i costi ed i meriti sono tutti ampiamente illustrati nel sito del comune e non è il caso di riprenderli.

martedì 23 ottobre 2012

Internati Militari e Politici in Germania 1943 - 1945: conferenza pubblica a Fidenza

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L'8 settembre '43 costituisce una data tragica per Ettore Ponzi e per tanti altri che come lui erano impegnati combattere su fronti lontani dalla Patria. L'esercito si sfalda, le persone restano sole in territori infidi, infestati da gruppi di irregolari dediti alla rapina e capaci di ammazzare per un paio di scarpe. Giornate terribili, angoscianti: malato, senza cibo, col fiato della morte sul collo lotta per sopravvivere, finché finisce prigioniero dei tedeschi che lo internano in Germania nel campo di concentramento di Wieztendorf .
Pier Paolo Mendogni
Dalla Gazzetta di Parma di Sabato 6 ottobre 2001

http://www.ponziettore.it/memorie2.html

domenica 21 ottobre 2012

Clemente Ruta: la Vergine Maria appare a San Bernardo

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Questa piccola ma preziosa pala d'altare, custodita presso il Museo del Duomo, proviene dal distrutto oratorio di san Bernardo, come testimonia il medico Vincenzo Plateretti, all'inizio dell'800. Egli scrive in proposito: "S. Bernardo, che all'altare maggiore ha due quadri, uno più grande di S. Bernardo cui apparisce la Beata Vergine con il Bambino Gesù ed uno picciolo di S. Benedetto figura di sola faccia: buone opere dell'accreditato pittore Clemente Ruta Parmigiano, che passò poi al serviglio del Re di Napoli".
Fondato intorno alla metà del '300, il complesso conventuale delle monache cistercensi di s. Bernardo si estendeva tra la Cattedrale e s. Pietro, essendo delimitato dalle attuali vie Goito Bormioli e Frate Gherardo.
Alle cistercensi si deve anche quello straordinario capolavoro di ricamo, costituito dalla famosa pianeta istoriata di s. Bernardo, tuttora esistente presso la sagrestia della nostra Cattedrale, alla quale fu donata dalle stesse monache. Con infinita pazienza e probabilmente sulla base di disegni elaborati da un pittore locale, le industriose monache hanno abilmente intrecciato i fili di seta, ora e argento per raffigurare, nel rovescio della pianeta, gli antenati della Vergine, secondo la tradizionale iconografia dell'albero di esse; e nel diritto, come in III ramificato albero genealogico, la famiglia dei cistercensi, che spunta dalla figura coricata di s. Bernardo.
Alla realizzazione del prezioso manufatto iniziato nel 1687 le monache attesero per ben quarantatré anni, apponendo infine sul dorso della pianeta la data: 1730.
In seguito alle soppressioni napoleoniche e al conseguente in incameramento dei beni ecclesiastici e religiosi, l'antico complesso conventuale venne trasformato in laboratorio (vi trovò sede il nucleo originario dell'industria vetraria Bormioli). 
Dell'antica dimora delle cistercensi di Borgo San Donnino sopravvive oggi solo un'ala superstite dell'ex convento, identificabile nel robusto corpo di fabbrica cinquecentesca che si affaccia sul lato sinistro di via Frate Gherardo, un tempo significativamente denominata contrada di s. Bernardo.
La tela, che riflette un diffuso schema devozionale, ha per soggetto l'apparizione della Vergine a s. Bernardo, il grande teologo e mistico, che la Chiesa riconosce con con il titolo di "doctor mellifluus", in ragione della sua particolare devozione, dolce e tenerissima, alla Madonna.
Vediamo pertanto s. Bernardo in atteggiamento adorante ai piedi di Maria seduta sulle nubi con in braccio il Bambino. Il santo regge la corona di spine, mentre variamente distribuiti sulla scena compaiono gli altri simboli della Passione, tra cui appunto la croce, la lancia, il vaso del fiele, la spugna, il martello, la tenaglia, i chiodi e i dadi. Accanto ad essi, posati sul piano, figurano inoltre la mitra, il pastorale e il libro, che sono da ritenersi invece tra gli attributi specifici del santo, in quanto rammentano la sua triplice rinuncia all'investitura vescovile, la sua potestà di abate e la sua profonda dottrina. 
Colpisce inoltre la presenza nelle mani del santo di un fascio di rovi, forse rami di rosa, fiore che - come è noto - è da sempre associato alla Vergine. Esso in questo caso potrebbe richiamare la celebre definizione: Eva spina, Maria rosa; oppure l'allegoria mariana, per cui Bernardo paragona Maria a una rosa bianca per la sua verginità e a una rosa rossa per l'amore. Quanto agli strumenti della passione, va ricordato che tali simboli non sono infrequenti nelle immagini del santo di Chiaravalle, che sul tema del sacrificio della croce ha scritto pagine sublimi affermando "d'averli raccolti in fascio per poter portare sul cuore le sofferenze di Cristo" .
La tela pervenuta alla Cattedrale, ove è rimasta per lungo tempo senza una collocazione definitiva, è stata incautamente attribuita dalle guide locali al parmense Pietro Rubini. Ma è fuori di dubbio, date le evidenti concordanze stilistiche, che l'autore è il parmigiano Clemente Ruta (1685-1767), proprio come sostiene il Plateretti, notoriamente ben informato sulla storia e sulle cose d'arte della sua città. 
Tra le altre opere del Ruta vanno senz'altro segnalate in ambito lo locale l'Immacolata della chiesa parrocchiale di Samboseto. Non va poi dimenticato il legame di amicizia esistente tra il pittore di Parma e un notevole artista fidentino, quasi del tutto sconosciuto in patria: il bravissimo Francesco Aliani (1712-1780) o Liani o Lianos che insieme a Clemente Ruta si trasferì, forse nel 1739, a Napoli come pittore al seguito di Carlo III di Borbone. Ma nella grande città partenopea fu soprattutto il nostro Aliani ad avere notevole fortuna come ritrattista di corte e autore di grandi composizioni sacre.
Opere che ora vediamo - esposte nel Museo Nazionale di Capodimonte e in altre importanti collezioni pubbliche e private, in chiese e palazzi non solo della Campania ma anche nelle residenze reali e nei musei di Madrid e Copenaghen.

Guglielmo Ponzi
(Dal settimanale diocesano  il Risveglio)


Clemente Ruta nasce a Parma nel 1685. Nella sua carriera artistica, collocabile temporalmente nel primo quarto del XVIII secolo, troviamo la maggior parte delle opere prodotte nella provincia natia (Parma). Vanno ricordate però, anche alcune opere, come gli affreschi nell'appartamento di Carolina Bonaparte situate a Portici. Il pittore parmigiano morirà  nel 1767 , all'età di 82 anni.



Il fabbricato dell'ex convento di San Bernardo a Fidenza oggi.




La frazione perduta: Coduro

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La chiesa è dietro al TIR non sul TIR, l'effetto ottico

può trarre in inganno anche i meno sprovveduti.
Le foto successive non lasciano dubbi in proposito.

Era il luogo che precedeva l'ingresso di Borgo San Donnino e poi di Fidenza. Da lì transitavano i parmigiani verso Borgo, lì ponevano i loro accampamenti con propositi punitivi, lì restavano inchiodati quando la resistenza si faceva dura, e così la chiamarono Co' duro in omaggio agli assediati. 

venerdì 19 ottobre 2012

Consiglio Comunale del 29 ottobre

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All'ultimo punto dell'ordine del giorno del Consiglio Comunale troviamo la proposta di istituzione di un mercato contadino in Piazza Grandi. Verrà chiamato "Il Mercato di campagna Amica di Fidenza".
All'assessore al commercio Franchi il compito di relazionare. 

giovedì 18 ottobre 2012

La Rocca di Borgo: un'eredità rifiutata

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Da sinistra:  Carlo Giavarini, Graziano Tonelli,
Ambrogio Ponzi ed il Sindaco Mario Cantini

Nella splendida cornice del Ridotto del Teatro Magnani si è tenuto il convegno, organizzato dall'associazione “le Vie del Sale” e dedicato alla storia ed alla cronaca della nostra “cara vecchia Rocca”. Già mezz'ora prima dell'inizio le poltroncine della sala cominciavano a riempirsi a dimostrare l'interesse dei fidentini per l'argomento in proposito. Oltre al ricco materiale fotografico erano esposti nella sala alcuni disegni, carboncini o cartoni dipinti del pittore Ettore Ponzi che visivamente introducevano l'argomento che letteralmente suonava così “C'era una volta … la rocca di Borgo san Donnino”.

Nominata la Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio

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Con deliberazione numero 168 del 04 Ottobre 2012 la Giunta Comunale ha proceduto al rinnovo della Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio per il prossimo triennio.

L'amministrazione comunale aveva pubblicato avviso pubblico il 10 agosto 2012, pubblicato all’Albo Pretorio e sul sito internet del Comune, invitando tutti coloro che possedendo i titoli e l'esperienze necessarie aspirassero alla nomina a presentare domanda.

mercoledì 17 ottobre 2012

Borgonovo due

2 commenti:


Nella piazza delle stazione lentamente affiora dal nuovo selciato la pianta di Borgo San Donnino, alla fine avremo la Fidenza da calpestare. Nell'attesa, approfittando di una giornata di sole, niente di meglio di una passeggiata, andata e ritorno, nel budello nascosto tra i "Nuovi Terragli" . 

martedì 16 ottobre 2012

Il cimitero di Fornio: inagibile o agibile. Dipende.

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L'ambiente politico fidentino di centrodestra è in fibrillazione. Ha preso di mira il cimitero di Fornio proponendosi, non tanto di sistemarlo, ma di colpire l'avversario, centrodestra contro destracentro. Sapevamo della precarietà del cimitero e della inagibilità di parte di esso, sapevamo delle scarse risorse del Comune; ora sappiamo che questo è vero ma che si può anche buttare tutto in chiacchiere condite con filmati. Ecco i più ficcanti interventi corredati dalle foto segnaletiche.

Un Bullo al Luna Park

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Scelto per voi


lunedì 15 ottobre 2012

Il nuovo Foro Boario: da elaborazione concettuale a delibera

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E' stata pubblicata all'albo pretorio in questo giorni al delibera del Consiglio Comunale N. 56 del 04/10/2012 avente per oggetto:
PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA DENOMINATO “NUOVE CENTRALITA’ URBANE: IL NODO STAZIONE COME AMPLIAMENTO DELL’AREA CENTRALE DI FIDENZA”. ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI SULL’AREA DELL’EX FORO BOARIO. AGGIORNAMENTO ACCORDO EX ART. 11 L. 241/90 E S.M.I..APPROVAZIONE ED ADEMPIMENTI CONSEGUENTI.
Con questa delibera viene dato il via all'ambizioso progetto che cambierà la fisionomia di Via Cornini Malpeli ed ingloberà quel che resta di non costruito nell'area del vecchio Foro Boario che, dal dopoguerra, ha subito cambiamenti di destinazione sino a diventare un'area di parcheggio a servizio del centro storico e della stazione ferroviaria.

G. B. Tagliasacchi: nel 1734 il pittore ritrae la nobildonna Lavinia Ferrarini Dodi

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Il settimanale diocesano "Il Risveglio" pubblica questo articolo dove Barbara Latimbri ha ricucito la storia di un dipinto che questo blog ha pubblicato tempo fa formulando alcune ipotesi, in assenza di dettagli più precisi, su questo dipinto del nostro concittadino G. B. Tagliasacchi.   Ora le ricerche di Barbara Latimbri inquadrano in modo esemplare il quadro nel contesto storico della prima metà del settecento. 

Nel 1734 il fidentino Giovanni B. Tagliasacchi ritrae Lavinia Ferrarini Dodi

Il 1734 fu un anno travagliato per i territori farnesiani: da tre anni, a causa dell’ennesima indigestione, era spirato l’ultimo duca Antonio il quale aveva lasciato suo erede il ventre pregnante della moglie Enrichetta d’Este che dopo sotterfugi e aspettative ammise di non attendere nulla. Così, nel tramestio del balletto politico, l’infante Carlo di Borbone fu spedito a Parma per prendere possesso del Ducato.

Il giovane regnante fu accolto dalla comunità piacentina con un poemetto celebrativo impreziosito da un’incisione allegorica di Antonio Fritz, su disegno del pittore Giovanni Battista Tagliasacchi . Ma arriviamo al 1734: Don Carlos si era appena ambientato quando le tresche della madre Elisabetta Farnese e del card. Alberoni, gli assicurarono l’ambita corona napoletana: così Carlo partì, con moglie e mobilio, alla volta della corte partenopea, sostituito dalla reggente Dorotea di Neoburg.
Nel 1734 Giovanni Battista Tagliasacchi era un pittore ormai famoso e richiesto dai committenti in virtù “della qualità del pennello”; era nel pieno del suo estro creativo e alle soddisfazioni lavorative si aggiunsero finamente le gioie del focolare grazie alla nascita di Maria Caterina .
Proprio in quell’anno l’artista dipinse il ritratto di Lavinia Ferrarini Dodi: ovale apparso sul mercato antiquario bresciano e portato all’attenzione degli studiosi da Guglielmo Ponzi. Di questo dipinto esiste un’altra versione segnalata dallo stesso proprietario. La paternità e datazione della tela bresciana sono certe in quanto attestate dalla scritta sul retro: “ Ritratto della signora Lavinia Ferrarini Dodi in età di 25 anni, fatto dal signore Gio. Battista Tagliasacchi l’anno 1734”.
Ritengo di poter identificare il soggetto con Lavinia Ferrarini, moglie di Odoardo Dodi: esponente della nuova nobiltà piacentina. Sembra che la famiglia Dodi fosse originaria di Borgo s. Donnino (sicuramente non oriunda del Piacentino) e che possedesse beni anche nei dintorni di Fontana Freddam. Agli inizi del XVII secolo si trasferì a Piacenza, dove guadagnò un titolo nobiliare. Difatti i figli di Bartolomeo Dodi furono creati nobili il 12  maggio 1704 e iscritti nella classe Fontana. Uno di questi, il dottore in medicina Pier Antonio, sposò una certa Stefania Bergamini e da quest’unione nacque Odoardo .
Lavinia ed il marito risiedevano con i figli Paola, Giuseppe e Pietro nel palazzo familiare costruito nel centro cittadino presso l’antica parrocchia di S. Stefano, sito nell’odierna via Scalabrini al n. 33. Lavinia nacque nel 1709 e dai documenti dell’Archivio di S. Antonino risulta che morì nel 1767, quindi all’età di 58 anni. Il consorte dovette sopravviverle diverso tempo, poiché passò a miglior vita nel 1797 nei possedimenti di Fontana Fredda .
Un fatto curioso è che palazzo Dodi fu successivamente venduto a Enrico Antonio Giandemaria, il cui nonno era fratello di mons. Gerardo Zandemaria . Non mi dilungo nella descrizione del quadro, già ampiamente esaminato dal Ponzi. Ma è innegabile che lo status sociale è manifestato dall’abbigliamento che segue i sontuosi canoni del primo Settecento; la carnagione, delicatamente rosata, risalta sul fondo scuro grazie ad un sapiente gioco di vibranti velature. I toni bassi e brumosi, che ritornano nei ritratti tagliasacchiani, qui sono riscaldati dai rosa e dai blu dei panneggi, dai grigi cangianti dei fiocchi e dalle trasparenze dei pizzi: una tavolozza più discreta rispetto alla produzione sacra, ma sempre elegantissima e raffinata.


Ritratto di mons. Zandemaria
L’impianto sicuro, la posa a tre quarti e la gestualità formale sono vicini al ritratto di mons. Zandemaria eseguito nel 1731, ora nell’ex-seminario Vescovile di Piacenza (si noti anche la resa della mano sinistra in entrambe le opere).
L’espressione del volto rivela una profonda capacità d’indagine psicologica che ci fa conoscere un Tagliasacchi meditativo, capace non solo di cogliere in modo egregio i tratti di chi gli sta dinnanzi, ma attento a rappresentarne l’animo che si cela dietro l’eleganza degli ornamenti. Nella critica novecentesca il Tagliasacchi è stato apprezzato per la produzione religiosa (in realtà, come ci ricorda Angela Leandri, già lo Zani a fine Ottocento si riferiva a lui come un “pittore di storia tanto sacra che profana”) ma è ormai risaputo che era richiesto ed amato dalle famiglie patrizie anche quale raffinato ritrattista. Sono le sue opere a parlare: i ritratti dello Zandemaria, dell’abate Mauro Gragnani , di Enrichetta D’Este (l’unico ritratto femminile fino ad oggi noto) o dal numero di quelli elencati dall’ inventario dello studio del pittore al momento della morte. Delle sue opere la critica (si veda il catalogo della Gubitta) ha già ampiamente parlato: esse ci svelano un artista capace di cogliere i più intimi sentimenti umani sotto l’eleganza dell’apparenza.

Barbara Latimbri   (Pubblicato sul settimanale diocesano  il Risveglio del 12 ottobre 2012)

Per maggiori dettagli:


Altri post relativi a G. B. Tagliasacchi:

31 lug 2012 ... Si tratta infatti di un inedito autografo di Giovan BattistaTagliasacchi (Borgo San Donnino 1696-Castelbosco Piacentino 1737) come attestano ...
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13 ago 2012 ... La pubblicazione del ritratto della nobildonna Lavinia Ferrarini Dodi di G. B. Tagliasacchi ci ha permesso di venire a conoscenza dell'esistenza...
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13 ago 2012 ... Il dipinto raffigura S. Andrea Avellino vestito dei paramenti per la liturgia eucaristica, colpito da apoplessia davanti all'altare all'inizio della ...
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21 lug 2012 ... Questa splendida pala del Tagliasacchi, firmata e datata 9 ottobre 1737, appartiene a una collezione privata francese, ove è stata individuata e ...
lucecolore.blogspot.com.


.
29 set 2011 ... Giovan Battista Tagliasacchi a Salsominore. L'amorevole figura dell'Angelo Custode che conduce per mano un bambino, simbolo dell'anima a...
lucecolore.blogspot.com
29 apr 2012 ... Battista Tagliasacchi Fidentino". I tre dipinti appaiono attualmente pubblicati su Internet, come componenti del museo diocesano, disponibili ...
lucecolore.blogspot.com
17 gen 2012 ... All'interno della novecentesca chiesa del Corpus Domini di Piacenza, la Cena di Emmaus di Giovanni Battista Tagliasacchi (1696-1737) si...
lucecolore.blogspot.com

domenica 14 ottobre 2012

Truffe urbanistiche: riassunto puntate precedenti

3 commenti:
Scendono sul piede di guerra i residenti nel nuovo quartiere dei «Gigliati», sorto nell'area della ex fornace, in località Coduro. Gli abitanti della zona lamentano scarsa attenzione e disinteresse da parte delle istituzioni per una parte di Fidenza che definiscono abbandonata».

La nostra Rocca: note (ed immagini) al convegno di ieri

3 commenti:


Si riceve, si pubblica e si ringrazia:

Oggi pomeriggio nel gremitissimo Ridotto del Teatro Magnani, è stata ricordata la nostra Rocca, attraverso la storia, le foto, le planimetrie, i quadri di Ettore Ponzi, i ricordi dell'archeologo fidentino Claudio Saporetti. Un tuffo nel passato, non per mera nostalgia, ma per arricchire la nostra conoscenza ed alimentare la nostra cultura. I relatori sono stati eccellenti ed attendo che Ambrogio Ponzi pubblichi il filmato per ascoltare ciò che potrebbe essermi sfuggito. Credevo di sapere tutto sulla nostra Rocca ed invece mi mancava qualche cosa. È proprio vero che "credevo" è il padre delle oche. Grazie all'Associazione "LE VIE DEL SALE" per avermi dato quest'altra possibilità.
Claretta Ferrarini

sabato 13 ottobre 2012

Pronto soccorso dell'ospedale di Vaio

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Ecco il testo e la risposta di una interpellanza del consigliere Provinciale Amedeo Tosi al fine di sapere a che punto si trova l'iter dell'ampliamento del pronto soccorso dell'ospedale di Vaio oggi in decisa difficoltà in quanto chiamato ad intervenire per utenza molto elevata e crescente.
La risposta ricevuta probabilmente ineccepibile dal punto di vista burocratico non è in grado di assicurare il buon esito dell'operazione. 

Campagna "Salviamo il paesaggio e difendiamo i territori"

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L'Assemblea legislativa regionale ha approvato una risoluzione, presentata dalla consigliera regionale del gruppo Sel-Verdi Gabriella Meo e sottoscritta da 12 consiglieri di Pd e IdV, con cui la Regione, aderendo alla campagna nazionale “Salviamo il paesaggio e difendiamo i territori” promossa dal Forum italiano dei Movimenti, per la terra e per il paesaggio nel contempo sollecita tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna a compilare la scheda di censimento del patrimonio edilizio esistente.
La delibera è riportata in calce in questo stesso post.

venerdì 12 ottobre 2012

L'effigie di San Donnino sulle guglie del Duomo di Milano

3 commenti:

Tra le innumerevoli statue che svettano sulle cuspidi del Duomo di Milano è possibile scorgere anche l’effigie di San Donnino.
L’identificazione della statua, collocata sul lato sud dell’edificio gotico, è confermata dall’iscrizione incisa nel basamento: S.DONNINVS. Come si può vedere dalla bellissima foto scattata da Claudio Bertolesi, si tratta di una scultura di gusto classicheggiante, databile tra il XIX e il XX secolo: probabilmente essa venne realizzata su suggerimento dello stesso arcivescovo, il beato Andrea Carlo Ferrari, presente nel 1893 alle solenni celebrazioni del 16° centenario del martirio del santo, indette dal vescovo di Borgo, mons. G.B. Tescari.

Il modello iconografico a cui si ispira l’ignoto scultore lombardo si discosta decisamente da quello tradizionale, con il santo decapitato che si rialza e attraversa lo Stirone reggendo la testa recisa tra le mani: un atteggiamento che assimila San Donnino ai cosiddetti santi cefalofori e, in primis, a s. Dionigi, il vescovo-martire, patrono di Parigi e di Francia. 
Sulla cuspide del Duomo di Milano, San Donnino ha invece come unici attributi l’armatura del legionario romano, il gladio sguainato e la palma che ricorda il martirio, avvenuto secondo la tradizione alla fine del III secolo, sotto l’imperatore Massimiano. Manca ogni accenno al ruolo di San Donnino, quale prodigioso taumaturgo, invocato per secoli per ottenere la guarigione nei casi di idrofobia, la pestifera rabbia canina, contro cui nulla poteva l’antica scienza medica. 
Questa particolare funzione antirabbica di San Donnino è evidenziata, come vedremo, in alcune antiche immagini dalla presenza ai piedi del santo di un cane ammansito o al contrario di minacciosi molossi saldamente legati alla catena e soprattutto dal calice. Appunto il calice o coppa di San Donnino, con cui anticamente si usava dare da bere il vino e l’acqua benedetta agli ammalati che ricorrevano alla protezione del santo: essi si recavano nel Duomo di Fidenza, ma anche nelle altre chiese a lui dedicate, tra cui quelle di Pisa, Bergamo, Verrucchio e altre ancora, per ottenere la grazia.



Timoteo Viti. La Madonna col figlio e Santi. 
Milano Pinacoteca di Brera


La bellissima statua collocata sul lato sud del Duomo di Milano non è però l’unica immagine di san Donnino rintracciabile nel capoluogo lombardo. Un’altra interessante e poco conosciuta testimonianza iconografica relativa al patrono di Borgo è infatti custodita presso la Pinacoteca Nazionale di Brera. Si tratta di un dipinto di epoca rinascimentale, raffigurante la Madonna col Bambino tra San Crescentino e San Donnino, attribuita al pittore marchigiano Timoteo Viti (Urbino, 1439- 1523), concittadino e amico del grande Raffaello.

Pervenuto a Brera in seguito alle spoliazioni napoleoniche, il prezioso dipinto apparteneva in origine alla chiesa di Santa Croce di Urbino, città e diocesi di cui San Crescentino, un martire militare del IV secolo, è il principale patrono e protettore: la sua associazione con san Donnino è dunque una prova ulteriore dell’ampia diffusione del culto del martire fidentino. 

Fuori dalle mura di Borgo il culto del santo si è infatti irradiato in tutta l’Emilia, in Lombardia e in Toscana e appunto nelle Marche dove è presente: non solo ad Urbino ma anche ad Ancona, Camerino e in altri centri meno conosciuti.

Come si può vedere Timoteo Viti ha voluto rappresentare San Donnino con ricchi abiti rinascimentali, attualizzando così il dato tradizionale, che lo vuole ufficiale di corte presso Massimiano con il prestigioso incarico di cubicularius. 
Altro motivo iconografico di grande interesse, presente in questo dipinto, è il calice che San Donnino tiene tra le mani, per ribadire il suo indiscusso potere antirabbico, chiaramente confermato dall'atteggiamento inoffensivo del cane accucciato ai suoi piedi.


Guglielmo Ponzi

Pubblicato da "Il Risveglio"  12 ottobre 2012

martedì 9 ottobre 2012

Il Cardinale Dionigi Tettamanzi a Fidenza

3 commenti:


Il solenne pontificale, momento culminante della festa del santo patrono di Fidenza e della Diocesi, San Donnino Martire, è stato presieduto da S. Em.za Rev.ma Card. Dionigi Tettamanzi. Gremito il Duomo di fedeli e religiosi, ma anche di autorità civili della città e della provincia. La Corale san Donnino, come sempre ai massimi livelli, ha dato il suo contributo alla solennità. Sul sagrato della cattedrale il contatto del Cardinale con la gente improntato all'affabilità ed all'immediatezza. Di questo momento conclusivo le immagini che proponiamo.

sabato 6 ottobre 2012

"C'era una volta la Rocca ..." convegno a Fidenza

4 commenti:

Sabato 13 ottobre alle ore 16 presso il Ridotto del teatro Magnani l'Associazione culturale “Le Vie del Sale” organizza un convegno pubblico “c'era una volta … La Rocca di Borgo San Donnino”. Il programma prevede, dopo i saluti dell'Amministrazione comunale e l'introduzione di Benvenuto Uni Presidente dell'associazione la seguente articolazione degli interventi: Carlo Giavarini “La Rocca e il Borgo”, Marzio Dall’Acqua “Appunti sulle fortificazioni di Borgo”, Ambrogio Ponzi “La Rocca nelle immagini del pittore Ettore Ponzi” e, per finire, Claudio Saporetti “Un ricordo della Rocca”.

venerdì 5 ottobre 2012

Foro Boario: la maggioranza approva

1 commento:
L'immagine leggermente elaborata per evidenziare
al meglio l'utilizzo del nuovo ausilio visivo

In seconda serata il piatto forte del Consiglio Comunale del 4 ottobre. In discussione il punto 7 all'ODG. 
"Programma di riqualificazione urbana denominato “Nuove centralità urbane: il nodo stazione come ampliamento dell’area centrale di Fidenza” Attuazione degli interventi sull’area Foro Boario. Aggiornamento accordo ex. art. 11 L. 241/90 e S.M.I. Approvazione e adempimenti conseguenti. (Relatore Sindaco)."

giovedì 4 ottobre 2012

Vivere Fidenza

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Oggi, 4 ottobre 2012, si è avuta la presentazione del nuovo gruppo consiliare al Consiglio Comunale, il gruppo assume il nome di "Vivere Fidenza".

mercoledì 3 ottobre 2012

martedì 2 ottobre 2012

Nella Collegiata di Pieveottoville: due lavori di Paolo Baratta (1874-1940)

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I lavori di rinnovamento interno dell'antica collegiata di Pieveottoville all'inizio del novecento vedono l'intervento di un altro notevole artista parmense, Paolo Baratta (Noceto 1874-Parma 1940), riconosciuto autore delle due grandi tempere su muro ai lati dell'ingresso principale: l'Annuncio della nascita di Giovanni e la Visita di Maria a santa Elisabetta, che integrano e finalmente completano l'impegnativo ciclo iconografico dedicato al Battista.

Nel primo riquadro, in contro facciata a sinistra, la scena, che chiaramente ricorda l'incontro tra Dante e Beatrice da lui dipinto del 1902 e accolto con grande interesse dalla critica contemporanea e illustrato da Ferdinando Arisi nel 1977, è incentrata sull'immagine sospesa in volo dell'arcangelo Gabriele che, tra bagliori di luce, appare a Zaccaria, intento a celebrare i sacri riti all'altare nel tempio di Gerusalemme. L'episodio, narrato dal Vangelo di San Luca, è colto nella sua essenzialità, caratterizzato dal contrasto tra la figura lunga, elegante e sinuosa del messaggero celeste e la quasi impacciata reazione del vecchio sacerdote, in piedi a destra dell'altare, una sorta di ara a base esagonale, dalla quale salgono nuvole d'incenso, mentre la scritta in basso ripropone le parole dell'angelo: “Uxor tua Elisabhet pariet tibi Filium et vocabis nomen eius Johannem".
Altrettanto accurata e efficace, soprattutto nella resa dei volti e degli atteggiamenti, è la seconda scena che raffigura il commovente incontro, sulla soglia della casa di Zaccaria, tra la giovane Madre di Gesù e la non più giovane cugina Elisabetta (Et unde hoc mihi, ut veniat Mater Domini mei ad me?) che sta per dare alla luce il Battista: anche qui, nel segno liberissimo, si rivela lo stile raffinato di un pittore di figura, che fu anche grande ritrattista e insuperabile autore nella non facile tecnica del pastello.
La datazione dei dipinti, ancora incerta per assenza di precisi riscontri documentali, può tuttavia essere ragionevolmente fissata al 1905, in relazione alle solenni celebrazioni per il giubileo sacerdotale del canonico don Giovanni Fulcini e alla concomitante riapertura del tempio dopo gli ultimi lavori di abbellimento, di cui è incaricato Enrico Terzi, pittore, decoratore e fotografo originario di Parma.
Le tempere di Pieveottoville (purtroppo in non buone condizioni di conservazione) vanno senz'altro collocate tra le opere di maggior impegno realizzate dall'ancora giovane pittore di Noceto, destinato ad affermarsi, come una delle personalità artistiche più interessanti del primo Novecento parmense.
Allievo di Cecrope Barilli al quale subentrò prima nella cattedra di figura e poi nella direzione dell'Accademia di Parma, Baratta diede prova molto presto del suo innato talento artistico: la sua prima opera, a carattere pubblico risale addirittura al 1890, quando egli aveva solo sedici anni. Si tratta di un piccolo dipinto, delle dimensioni di un bozzetto, che risulta esposto il 9 giugno di quello stesso anno alla Società d'Incoraggiamento e quindi assegnato al Comune di Fidenza, dove tuttora si trova presso l'ufficio del sindaco. "Sulla strada del vizio" è il titolo del curioso quadretto, firmato e datato, col quale Baratta coglie un momento spensierato di due ragazzi, quasi suoi coetanei, intenti a giocare a carte seduti a cavalcioni sul davanzale di una finestra aperta sul vicolo (cfr. M.Bonatti Bacchini). Dagli scritti a lui dedicati, tra cui una coinvolgente testimonianza di Giuseppina Allegri Tassoni apparsa su Aurea Parma e la monografia di Ferdinando Arisi del 1977, emerge un tratto biografico molto interessante, che vede l'ormai famoso pittore (rivestì tra l'altro importanti incarichi pubblici e fu amico di famosi personaggi tra cui Gabriele D'Annunzio) scendere apertamente in campo per la difesa del patrimonio storico artistico di Parma, minacciato allora come oggi da speculatori e amministratori poco zelanti. In particolare, si oppose fino all'ultimo per scongiurare l'abbattimento del colonnato neoclassico delle antiche beccherie di piazza della Ghiaia a Parma e di nuovo affrontò una dura polemica per preservare la facciata e le torri della settecentesca chiesa dei Paolotti, che si volevano demolire. Ed è proprio per merito suo che le caratteristiche torri settecentesche, salvate in articulo mortis, svettano ancor oggi orgogliose all'inizio di via D'Azeglio.
Tornando alla Collegiata di Pieveottoville non possiamo certo dimenticare insieme alle eteree figure del Baratta quelle più compatte e voluminose di un altro affermato autore novecentesco, Giuseppe Moroni, artista cremonese che scelse la piccola Pieve come suo paese d'elezione. A lui si devono le decorazioni di alcune cappelle laterali nonché le due pale dipinte nel 1949 per gli altari dedicati a San Carlo Borromeo ed ai Caduti di guerra.

Guglielmo Ponzi (Dal settimanale diocesano il Risveglio 17 settembre 2010)
Foto di Nicola Cremaschini
 
PAOLO BARATTA , pittore
Noceto 14 agosto 1874 - Parma il 9 gennaio 1940.
Baratta nasce a Noceto, in località Ghiare nel 1874. La sua famiglia era borghese, molto religiosa e con ascendenti nobiliari: la nonna era la Marchesa Manara, ed il nonno l’Ingegner Giacomo Baratta.
Verso il 1889, dopo un infanzia felice e a contatto con la spensieratezza del paese e della vita di campagna, la famiglia si trasferì a Parma. “fin da piccolo si seppe che Paolino era disegnatore formidabile, la sua mano tracciava con meravigliosa freschezza e precisione la copia dei modelli, e nel foglio bianco apparivano in breve i contorni esatti. In rispondenza a questa sua naturale tendenza egli si iscrisse all’Istituto delle belle Arti ed ebbe la fortuna di avere come maestro Cecrope Barilli”(A. Barilli – aurea Parma – 1940) .
www.paolobaratta.it

Vedi anche: http://www.ponziettore.it/note0.html#baratta

lunedì 1 ottobre 2012

Partono i lavori nelle ex carceri mandamentali di Fidenza

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Mercoledì sera, 26 settembre, in Consiglio Comunale il vicesindaco Stefano Tanzi ha reso noto che il Comune di Fidenza ha contratto un mutuo di 652 mila euro per finanziare il recupero del palazzo San Giovanni, che ospiterà alloggi per anziani. Gli interessi, grazie ad un finanziamento, saranno a carico della Regione. 

Foro Boario e quartiere limitrofo, due aspetti dello stesso problema

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La riqualificazione del Foro Boario è al punto 7 dell'ordine del giorno del Consiglio Comunale convocato per il 4 ottobre alle 21. Dell'argomento si è ormai ampiamente parlato in Consiglio Comunale, sulla stampa ed in questo stesso blog. Il nuovo progetto inserisce elementi nuovi nel quartiere che non erano previsti quando, più di dieci anni fa, si è cominciato a deliberare in proposito. La decisione di destinare parte dei nuove fabbricati a iniziative commerciali ha sollevato critiche ed esternazioni da parte dei commercianti e negozianti del centro.