domenica 29 settembre 2013

Il condominio sul parco si chiamerà "Casa sul Parco"

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Un condominio tecnologico sta rapidamente sorgendo nell'area dell'ex Villa Panini che prospetta su Via Gramsci e Viale Vittoria. Nulla ricorda il vecchio edificio che ha concluso la sua storia poco prima di diventare centenario. Il nuovo edificio, diversamente da altri casi, non conserva del vecchio nemmeno il nome, si chiamerà infatti Casa sul Parco, prendendo spunto dal vicino Parco delle Rimembranze" col suo Monumento ai Caduti  inaugurato dal Re. Questo tratto di Via Gramsci che, logicamente, a quei tempi non si chiamava così, era infatti Via Felice Cavallotti, politico, poeta e drammaturgo italiano dell'ottocento. L'urbanizzazione di Via Cavallotti è iniziata cent'anni fa con costruzioni quadrate di non eccezionale pregio e con ville di miglior fattura. Poi venne la Scuola Paritaria che oggi prende il nome del grande fidentino Abate Zani. 

sabato 28 settembre 2013

Luca Barilla a Fidenza al teatro Magnani sulla polemica suscitata dall'intervista al fratello Guido

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Luca Barilla al centro tra il Sindaco Mario Cantini e Luca Ponzi, nel convegno "Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata" che si è tenuto questa mattina al teatro Magnani Emilia di Fidenza ha ripreso la vicenda nata dalla nota dichiarazione del fratello accusato di omofobia. riporto alcune frasi pronunciate da Luca Barilla, vicepresidente del gruppo, ai presenti all'incontro sulla mafia. Luca Barilla si è visibilmente commosso e è stato lungamente applaudito.

Di che pasta son fatti gli italiani?

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venerdì 27 settembre 2013

Conferimento della cittadinanza onoraria a Yoshie Kojima.

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Yoshie Kojima durante una conferenza al
Ridotto del Teatro Magnani a Fidenza

Al primo punto dell'ordine del giorno del consiglio Comunale di lunedì 30 settembre troviamo il "Conferimento della cittadinanza onoraria alla scrittrice Yoshie Kojima", sarebbe stato meglio dire "storica" perché come tale la conosciamo. Viene dal lontano Yoshie Kojima, autrice del volume “Storia di una Cattedrale” e docente alla Sophia University (Jochi Daigaku) di Tokyo, ma ci unisce l'amore per le nostra cattedrale che lei scoprì nel 1990 velato dalla nebbia.

Architetture fasciste a Salsomaggiore Terme: il Palazzo delle Poste

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Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di Salsomaggiore Terme
ripreso di fronte.
Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di Salsomaggiore Terme
ripreso di lato.
Un esempio di architettura fascista è quello del Palazzo delle Poste di Salsomaggiore Terme. L'edificio, frontalmente monumentale, si propone in modo funzionale se ne osserviamo l'insieme di lato.

La Chiesa di S. Antonio Abate a Fidenza

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La chiesa di S. Antonio Abate data dalla fine del secolo XII o dall'inizio del XIII. Eretta dai religiosi antoniani aveva annesso un convento ed un ospedale per pellegrini. Nei secoli subì numerose modifiche, fino al 1812 era affiancata da un porticato sul lato stradale. Sempre nel 1812 a motivo dell'atterramento della chiesa della Madonna delle Grazie divenne chiesa parrocchiale della parrocchia dei santi  Faustino e Giovita. Tracce di pittura e alcuni disegni permettono di concludere che l'interno e parte dell'esterno della chiesa erano dipinti. 

giovedì 26 settembre 2013

Viaggiare sacro e mobilità

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La conchiglia è il simbolo dei pellegrini, lo troviamo inserito nello stemma del nostro Vescovo Carlo Mazza in quanto "la conchiglia, è anche un richiamo all'importanza di Fidenza come tappa verso Roma di coloro che percorrevano la Via Francigena. Mons. Vescovo ha scritto diversi contributi sul pellegrinaggio come cammino spirituale". 
E' forse pensando alla centralità del nostro e suo Duomo nel percorso della Via Romea che è sviluppato il tema del pellegrinaggio in una relazione che ha tenuto a Ravenna nella basilica di San Vitale in occasione dell'incontro organizzato dall'Opera Pellegrinaggi, un progetto che riunisce sette diocesi della Romagna i cui obiettivi sono indicati nel comunicato riportato in calce.

Gli stemmi in arenaria della facciata del Palazzo Municipale di Fidenza

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Sulla neogotica facciata del municipio, ridisegnata sul finire dell'Ottocento dal pittore e scenografo Girolamo Magnani, due grandi stemmi in pietra arenaria, recanti l'emblema dei Visconti, testimoniano con forza l'origine trecentesca dell'antica dimora dei podestà di Borgo San Donnino. Ai tempi della dominazione milanese e più in particolare alla prima fase costruttiva del palazzo comunale appartengono tuttavia anche altri, non meno interessanti, elementi architettonici decorativi, come i due rilievi in arenaria grigia visibili all'interno del loggiato, saldamente incastonati nei piedritti dell'arco d'ingresso.

Il fabbricato dell'ex-Macello Comunale

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La costruzione fu ultimata all'inizio del novecento completa di mura perimetrali e di una porta d'ingresso monumentale. Quest'ultima, distrutta dai bombardamenti, fu stata ricostruita nel dopoguerra  per essere poi definitivamente sacrificata per la realizzazione del progetto di "riqualificazione" di Piazza Grandi. 
Attualmente la struttura ospita una palestra, un attivissimo circolo ricreativo per anziani ed una sala conferenze. L'area dietro all'edificio è nominalmente adibita a parco pubblico, ma in realtà è un'area in stato di visibile abbandono e degrado.

mercoledì 25 settembre 2013

Presentazione della mostra: "Cristo, Figlio di Dio"

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Presso la "Sala Conferenze" del Palazzo Vescovile di Fidenza alla presenza di S.E. Mons. Carlo Mazza, Vescovo di Fidenza, di alcuni membri della Commissione per i Beni Ecclesiali, degli artisti e dell'assessore Daniele Aiello in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, si è tenuta la presentazione della mostra: "Cristo, Figlio di Dio" che aprirà i battenti il 5 ottobre nella ex-chiesa di san Giorgio.

Castione secondo Germano: da terramare a terramerda?

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Terramare di Castione de’ Marchesi (Parma).
Il nome Terramare deriva da terra marna (dal dialetto emiliano = terra grassa) con riferimento alla terra, generalmente di colore scuro tipica dei depositi di natura organica. Ben conscio di ciò Germano Meletti dalla sua Castione ci manda queste righe aggiornandoci circa lo scenario che si sta delineando nella frazione. Germano si sofferma brevemente sui recenti tentativi delle Amministrazioni che si sono succedute alla guida del comune di Fidenza, di promuovere attività non gradite nella frazione stessa e che, nel contempo, ne hanno umiliato la vocazione culturale. Castione, per Germano, rischia di diventare da luogo della "terra marna" del primitivo villaggio neolitico a moderno polo dei rifiuti. 


Castione: da terramare a terramerda?


Ci sono cose che nascono dalle varie amministrazioni che lasciano di stucco, quella che in questo momento hanno messo nel mirino riguarda Castione Marchesi, mio amatissimo paese natale e da sempre di mia residenza, tra l'altro ricco di storia e di cimeli che dovrebbero essere sfruttati da un punto di vista turistico. L'introduzione a quanto voglio esprimere è la mia lettera alla Gazzetta di Parma dei giorni scorsi, ripresa e pubblicata da questo ed altri blog di Fidenza.
Nella serata di lunedì 23 settembre ho partecipato alla riunione tra commercianti e rappresentanti delle loro associazioni da una parte ed amministratori del nostro comune e responsabili di Edicta dall'altra. Per chi non lo sapesse Edicta è quella entità che ha gestito da un punto di vista strategico-commerciale la scorsa Notte Bianca e che ha vinto l'appalto per la gestione degli eventi fidentini dei prossimi anni, compresa l'imminente sagra di San Donnino, che diventerà così banco di prova, oltre che sede di rivincita, per questa entità "cascata male" nei pensieri dei commercianti fidentini.
Durante la serata, in cui è stato difficile far digerire il programma ai vari commercianti interessati, ancora sanguinanti per la recente botta di delusione della Notte Bianca, ho avuto modo di parlare con l'assessore Bacchi Modena, che mi è sembrata abbastanza digiuna anche della toponomastica frazionale. D'altra parte anche il suo predecessore Carancini, poi sacrificato all'altare del civico consesso salsese, non dimostrava dimestichezza nemmeno dei percorsi per raggiungerle, basti dire che per arrivare a Castione Marchesi ha impiegato un'ora e venti minuti, ma il record è di un'ora e quaranta minuti per raggiungere Bastelli (tempi realissimi, non esagerazioni) giustificandosi poi così: "Ma io mi ricordavo bene la strada prima dell'avvento della tangenziale, questa nuova arteria mi ha messo notevolmente in difficoltà". Parole accettabili da uno che viene a Fidenza una volta ogni dieci anni, ma assolutamente non da un assessore.
Ma facciamo un passo indietro alla chiacchierata con l'assessore Bacchi Modena, dove ho "giocato il carico" della storia di Castione e che lei naturalmente non conosceva (o meglio non ha "preso" perché "senza briscole"). In compenso mi ha chiesto se non siamo contenti di quello che si sta facendo per Castione, riferendosi alla Corte del recupero. Iniziativa evidentemente recuperata a sua volta in quanto si pensava defunta ed invece rilanciata con l'aggiunta di una stazione di compostaggio che, per la cronaca, sta tentando uno sbarco nei nostri luoghi dopo essere stata respinta dalla vicina Soragna.
A questo punto non mi resta che ribaltare tutto il concetto che avevo di Castione Marchesi: da paese delle Terramare, del romanico e dei Pallavicino a pattumiera delle terre verdiane. Sì perché più o meno di questo si tratta analizzando il processo di lavorazione del materiale che arriva per la Corte del recupero e per quello che partirà al termine del naturale processo di decomposizione dei rifiuti organici che verranno qui eventualmente destinati a nuova vita …. di merda.
Per par condicio voglio però fare un passo indietro, all'epoca della giunta Cerri, quando una società di nuova costituzione e formata da cinque ditte siderurgiche, chiese di costruire uno stabilimento per la zincatura di loro prodotti, fino ad allora funzione fatta assolvere da terzi al di fuori delle cinque singole aziende. Biglietto da visita: 70 (diconsi settanta) nuovi posti di lavoro all'interno, oltre ad una decina per l'indotto. Tale stabilimento sarebbe stato realizzato nell'ex cantiere TAV.
Non era stato presentato ancora alcun progetto (e perché avrebbero dovuto spendere soldi per realizzarlo se poi, come è avvenuto, il programma sarebbe stato troncato?), ma i dirigenti mettevano a disposizione gratuitamente un pullman per gli abitanti della frazione e per gli amministratori che avrebbero voluto salirvi; destinazione Slovenia, per visitare uno stabilimento gemello di quello che doveva essere realizzato a Castione Marchesi. A loro dire (ma credo fosse assolutamente dimostrabile) in tale stabilimento non ci sarebbe stato inquinamento alcuno, sia esterno che interno, in quanto il liquido usato per la zincatura veniva ripulito e rigenerato in un circuito chiuso (praticamente come succede per gli oli esausti). Inoltre gli operai, contrariamente alla storia di questo tipo di lavorazione, lavoravano senza maschera in quanto l'intera operazione avveniva all'interno di un "tubo" di vetro, ponendo così totalmente al riparo gli operatori da qualunque eventuale (ma praticamente impossibile) esalazione. Malgrado ciò il Consiglio Comunale di allora votò contro quello stabilimento. In verità la maggioranza si spaccò e gli esponenti della Margherita, votarono insieme con l'opposizione: risultato finale 11 contrari e 10 favorevoli. Il bello è che tra i contrari c'era un consigliere (allora DS) di Castione, giustificato il suo parere, ma rigorosamente ligio ad una specie di "consegna del silenzio" che doveva arrivare a tenere all'oscuro gli abitanti di Castione, possibilità del pullman compresa. Sembra che tale società venne poi indirizzata in quel di Solignano (o dintorni), per proporle un terreno di proprietà di una cooperativa "rossa" (cosa però da verificare). Alla fine è subentrato il periodo di crisi che stiamo tutt'ora attraversando e di quello stabilimento la società in questione non volle sentirne parlare, almeno temporaneamente. 
Altro episodio era avvenuto poco prima quando una ditta di Caserta chiese alla stessa amministrazione una licenza di produzione siderurgica destinata all'edilizia, questo nel podere denominato Brolo, pochissimi metri a sud dell'Autosole, naturalmente sempre in territorio castionese. A tutt'oggi nessun intervento di ristrutturazione di quel luogo, solo una recinzione che impedisce di vedere all'interno, ma per parecchio tempo divenuto deposito di vecchie macchine operatrici, praticamente destinate alla demolizione. Tale situazione mi allarmò, non mi sembrava poi così impossibile che. in caso di pioggia, carburanti e lubrificanti contenuti, di cui trasudavano vistosamente, potessero penetrare nel terreno ed andare ad inquinare le falde acquifere, per cui informai chi di dovere che fece sgombrare il tutto. Ma, i tengo a precisarlo, lo feci io, non il nostro consigliere che tanto si sta dando da fare e che già si è dato da fare per "il bene" di Castione Marchesi.
Anche per quest'ultima parte sarei tentato di conferire a pieno titolo a Castione Marchesi, per meriti acquisiti grazie al rifiuto di una produzione pulita e l'accettazione eventuale di produzioni ben meno pulite, al posto di capitale delle Terramare, capitale del romanico e capitale dei Pallavicino la definizione poco onorevole ma realistica di Pattumiera delle T.V. (in realtà la mia definizione era diversa ma il censore è stato inflessibile.


Germano Meletti

martedì 24 settembre 2013

Arte e gusto lucano a Fidenza

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Avrà luogo sabato 28 settembre 2013 alle ore 18,30 presso lo studio  Art e Design di Antonella Rabaglia in via XXIV maggio 62 in Fidenza un un "aper-art" con esposizioni di opere dell'artista lucano Nicola Filazzola e degustazioni di un mix di vini e prodotti della Lucania e della regione ospitante.

lunedì 23 settembre 2013

Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica, a Fidenza

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Sarà il Presidente del Senato Pietro Grasso ad inaugurare i "Laboratori della Speranza" il prossimo 1° ottobre alle ore 18.00 al Centro Interparrocchiale di San Michele a Fidenza.
In quest'occasione il Presidente del Senato presenterà il suo ultimo libro "Liberi tutti", che racconta della sua esperienza come magistrato e procuratore nazionale antimafia.
Pietro Grasso ha lottato perché tutti, anche nelle aree più difficili del nostro paese, potessero avere una Speranza e ora prova a farlo dai vertici dello Stato.
L'incontro, che avrà per titolo "Liberi tutti. Per diventare cercatori di Speranza", organizzato da Consulta per la Pastorale Giovanile, Azione Cattolica Diocesana e Progetto Link vedrà i giovani e adulti della nostra Diocesi confrontarsi con la seconda carica dello Stato sul tema della Speranza.
Il Presidente del Senato arriverà in città alle ore 17.30 e si recherà in visita alla Cattedrale, dove sarà accolto dal Vescovo di Fidenza S.E. Mons. Carlo Mazza e dal parroco Don Stefano Bianchi.
La Speranza, tema scelto dal Vescovo per l'anno pastorale 2013-14, sembra oggi una chimera soprattutto per le giovani generazioni. Il Vescovo, nella sua lettera pastorale ha indicato concetti chiari che saranno la base della discussione con il Presidente Pietro Grasso.
"La Speranza infatti – afferma Mazza nella sua lettera – non è automatica, ma scende dall'Alto: non è un'abitudine ma una decisione" e poi ancora citando la martire ebrea Etty Hillesum "Non basta la sopravvivenza. Occorre che nelle risposte che cerchiamo ogni giorno viva quel "di più" che vogliamo dalla storia e che ci permette il salto di qualità".
Per cercare quel "di più", giovani ed educatori daranno vita ai "Laboratori della Speranza" seguendo l'esperienza vissuta lo scorso anno dei "Laboratori della Fede", e il Presidente Grasso sarà chiamato ad inaugurare questo cammino, rispondendo alle sollecitazione che verranno direttamente da alcuni rappresentanti dei giovani.
Nel suo ultimo libro indirizzato proprio ai giovani Pietro Grasso fa una dedica particolare al nipote Riccardo e "a tutti i ragazzi animati dalla speranza di realizzare le loro idee, i loro desideri, i loro sogni di rendere il mondo più libero e più giusto".
I giovani e i ragazzi di Fidenza vogliono condividere con Pietro Grasso il suo appello appassionato, perché i loro coetanei sappiano affrancarsi dai soprusi, dalla violenza e dall'ingiustizia, che spesso questa società pare offrire loro come piatto unico. In questo rimangono uniti agli adulti, genitori, educatori e uomini di buona volontà.
L'incontro del 1° ottobre è aperto a tutta la cittadinanza.
Ufficio Stampa Progetto Link Aps
Massimiliano Nuti

Il libro
"Mi chiamo Pietro Grasso e sono procuratore nazionale antimafia" così inizia " Liberi tutti" lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia, edito da Sperling & Kupfer. Il percorso autobiografico di un uomo che da quaranta anni convive con la mafia, una vecchia nemica di cui riconosce ogni venatura, il volto cangiante dalle mille maschere, l' olezzo acre e persistente, le trame e le regole segrete, i rituali, l' idioma. di Francesca Motta - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/12OlCw

Si parlerà della excarbochimica

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Martedì 15 Ottobre 10:45
Brescia
Carbochimica e Cip di Fidenza
Nicolai Zanettini, Direttore lavori Sin Fidenza 


Programma completo

domenica 22 settembre 2013

L'intervista a Papa Francesco di padre Antonio Spadaro

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Testo dell'intervista

L'innegabile popolarità di Papa Francesco è in parte dovuta alla sua rottura di quei comportamenti che normalmente ci aspettiamo da un Papa. Riuscirà questo Papa superare quei duecento anni in cui alcuni misurano il ritardo della Chiesa rispetto all'evoluzione storica della cultura e dei comportamenti? 
Presto forse per dirlo, ma l'elezione di un Papa non geograficamente legato all'Europa facilita il raggiungimento di questo obiettivo. Il Cristianesimo oggi non è prerogativa europea, anzi il suo futuro si gioca altrove ed anche i numeri dicono questo. 

venerdì 20 settembre 2013

Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza

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Convegno Terre Verdiane: conoscere l-illegalità per orientarsi nella legalità

Sabato 28 settembre dalle 10 alle 12 
Teatro Magnani a Fidenza
Convegno organizzato da 
Unione Terre Verdiane

Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza

convegno al Teatro Magnani di Fidenza


Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza


Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza

Il presidente Salvatore Iaconi Farina
Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza
Il presidente dell'Unione Terre Verdiane
Salvatore Iaconi Farina


Potrebbe interessarti: http://www.parmatoday.it/cronaca/infiltrazioni-mafiose-emilia-convegno-fidenza.html
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Luca Ponzi, giornalista della Rai, ne parlerà con:
  • Luigi Maffia, Sostituto Procuratore alla Procura della Repubblica di Lamezia
  • Luca Barilla, Vice Presidente di Barilla SpA; 
  • Lorenzo Sartori, responsabile Retail Area Affari Parma del Banco Popolare.
Emilia 'aggredita' dalla criminalità organizzata: convegno al Teatro Magnani di Fidenza
"Conoscere l'illegalità per orientarsi nella legalità: il rischio di infiltrazioni mafiose nelle imprese in tempo di crisi" è il convegno, a ingresso libero, organizzato da Unione Terre Verdiane sabato 28 settembre dalle 10 alle 12 in Teatro Magnani a Fidenza. Il presidente Salvatore Iaconi Farina, con alle spalle una carriera di 36 anni nell'Arma dei Carabinieri, ha voluto rivolgersi a imprenditori, commercianti, artigiani, avvocati, studenti e professori, a tutte le associazioni di categoria, ai rappresentanti delle istituzioni del territorio e delle Forze dell'Ordine, per cercare di individuare insieme una strategia, un modo per tutelare questa nostra terra e le sue imprese.


Il "brand" del duomo di Fidenza vale una questua?

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"Il brand della Tour Eiffel, ovvero l’immagine del monumento spendibile sia come richiamo turistico che come traino per un’eventuale campagna promozionale, sfiora i 440 miliardi di euro. Mentre quello del Colosseo va­le cinque volte meno, superando di poco i 90 miliardi. La Sagrada Familia di Barcellona raggiunge anch'essa i 90 miliardi, contro gli 82 del Duomo di Milano, metropoli il cui marchio si attesta su un valore complessivo di 'appena' 270 miliardi."

giovedì 19 settembre 2013

“L’alimentazione e la salute”

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 Sabato 21 settembre,
nel cortile interno del palazzo municipale
 con inizio alle ore 17


“L’alimentazione e la salute”: proposta di
corretti stili di vita adatti per tutte le età

“Alimentazione e salute: stili di vita per tutte le età” è il titolo del prossimo evento di “Guadagnare salute e benessere a Fidenza”, il progetto realizzato dal Comune di Fidenza e dall’Azienda USL. È previsto un ricco calendario di iniziative con un unico filo conduttore: la prevenzione e la promozione della salute.

Decorazioni della volta del vecchio vescovado di Fidenza

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Borgo San Donnino (Fidenza) Palazzo Vescovile
Il palazzo, in parte distrutto dai bombardamenti nel corso della seconda
guerra mondiale, è stato poi totalmente demolito nel dopoguerra.
Da una rara serie di cartoline postali degli anni ’20, appartenente alla Collezione Mauro Bandini e pubblicata di recente da Mirella Capretti, possiamo vedere come si presentava all’esterno e all’interno l’antico Seminario Vescovile di Borgo San Donnino, prima della sua totale distruzione avvenuta durante l’ultima guerra mondiale. Ricordato come una delle testimonianze architettoniche più rappresentative del Barocco fidentino, lo storico edificio sorgeva accanto al Duomo, ove era stata costruito tra il 1690 e il 1704 da don Francesco Callegari, lo stesso progettista del santuario mariano di Madonna dei Prati.

Don Amos Aimi "cittadino benemerito"

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Don Amos Aimi in una recente foto
nella sala conferenze del Vescovado


Pur abituato ad affrontare il pubblico non nasconde Don Amos la sua emozione e soddisfazione per il riconoscimento che il Comune di Fidenza li ha tributato. La cerimonia ufficiale è avvenuta martedì 17 settembre alle 18 nella sala del Consiglio Comunale.

Nota a margine alla delibera Bomboloni

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Come sappiamo il 17 settembre in Consiglio Comunale è stata approvata la delibera che "controdeduce" alle osservazioni della giunta provinciale in merito al piano di urbanizzazione dell'area semi-periferica di Fidenza denominata ex-bomboloni. Strenua l'opposizione del consigliere Luigi Toscani del PD che ha toccato tutte le corde possibili compresa quella interpretativa della precedente delibera carente di pareri.

mercoledì 18 settembre 2013

Concordia e discordia in un paese che non s'addrizza

2 commenti:

Il relitto della Costa Concordia 
L'inviata RaiNews24 Angela Caponnetto si è imbarcata su una motovedetta della Capitaneria di Porto e ha realizzato le prime immagini vicino alla nave ormai in asse.


Da "L'Inferno di Topolino"
Concordia e discordia in Italia

martedì 17 settembre 2013

Analfabeti, andata e ritorno

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A riconferma che, in Italia, siamo sempre i primi degli ultimi e gli ultimi dei primi, nelle graduatorie mondiali, per qualsiasi settore della vita pubblica e privata, anche sul mensile “Consumatori” della COOP, ho potuto avere una riprova di quanto l'ignoranza dei miei connazionali stia raggiungendo livelli da Quarto Mondo, secondo una tendenza che continua, imperterrita e maligna, da almeno qualche decennio. 

lunedì 16 settembre 2013

Precario a tempo indeterminato

7 commenti:

Non si tratta questa volta di un lavoratore con la moderna qualifica di "precario" ma di un segnale di senso vietato. Comunque lo giri, operazione possibile e normalmente praticata, contrasta con la segnaletica del trivio più trafficato di questa parte della Cittadella. Le due vie che vediamo nella foto ricevono e smistano il traffico proveniente da Via Romagnosi .

Un papa venuto dagli antipodi non solo geografici.

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L'omelia che sotto riportiamo in video non consuma una parola e non ne trascura alcuna, il monito "non si governa senza umiltà e rispetto" vale per tutti. Dopo la lezione sulla natura della Verità nella famosa corrispondenza pubblica con Eugenio Scalfari, questa omelia pone un altro suggello di unità tra il mondo che crede nei valori definendoli laici e quello che crede negli stessi valori inserendoli in un percorso personale di Fede.

domenica 15 settembre 2013

"Ridare a Fidenza il gusto di amare la sua Cattedrale"

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Il dott. Antonio Preziosi con Massimiliano Franzoni
Si è tenuto sabato 14 settembre presso il Centro Giovanile di Via Mazzini il primo degli incontri previsti dell'iniziativa “La Cattedrale cuore della città – oltre la crisi” organizzati dall'Amministrazione della Cattedrale di Fidenza con il patrocinio del Comune di Fidenza.
La cronaca è nell'articolo di Amedeo Tosi che verrà pubblicato dal settimanale diocesano e di cui proponiamo un ampio stralcio. Mi limito quindi brevemente a riprendere alcune considerazioni che il dottor Antonio Preziosi ha fatto alla fine rispondendo all'interrogativo "come salvare il nostro Duomo". La ricetta dell'ospite è stata molto precisa: "informando, facendo comunicazione. Altrimenti il Duomo rischia di restare un vostro patrimonio che poi dimenticherete anche voi". profezia quest'ultima che risuonava già all'inizio nell'affermazione del Vescovo Carlo quando diceva "la cattedrale rischia di essere di nessuno".

Resteremo sempre bomboloni: "considerato che", "considerato inoltre"

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L'area Bomboloni non ancora ex
L'Ordine del Giorno del Consiglio comunale del 17 settembre prevede al punto 12 di assumere delibera in merito a:
= Prg. Individuazione di una nuova scheda di progetto riferita all'area “Ex Bomboloni” (art. 23 NTA. Piano particolareggiato di iniziativa privata (PUA) denominato “Gli Olmi due”. Osservazioni formulate dalla provincia di Parma. Controdeduzioni. (relatore Sindaco) =

venerdì 13 settembre 2013

Elogio per Don Amos Aimi: cittadino benemerito

7 commenti:
Don Amos Aimi attraversa Piazza Garibaldi alle 12.22 del 3 ottobre 2012
In apertura del Consiglio Comunale di martedì prossimo a Don Amos Aimi, parroco di Bastelli ed archivista della Curia, verrà conferito il titolo di Cittadino Benemerito della città di Fidenza. Nato a Roncole Verdi nel 1934 da oltre 25 anni è alla guida della parrocchia di Bastelli. In questi anni ha fatto opera di valorizzazione della frazione con vari iniziative di carattere culturale invitando di volta in volta artisti locali e scrittori.

giovedì 12 settembre 2013

La notte del "Cristallo"?

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L'Associazione Fidenz@ Cultura che gestisce da due anni il Cinema Cristallo di Fidenza ci aggiorna con un comunicato stampa degli sviluppi più recenti sull'annosa questione del "Cinema Cristallo", l'unica sala di proiezioni attiva nel nostro comune. Nelle parole del gestore emerge la volontà di continuare ma questa trova un ostacolo. Sono necessari investimenti per il passaggio al digitale (obbligatorio dal 2014) ma l'accesso al contributo regionale si scontra con la dichiarata indisponibilità della proprietà ad impegnarsi con un contratto che garantisca una concessione di almeno cinque anni. 

martedì 10 settembre 2013

Duomo di Fidenza: la Porta del Cielo

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Una lettura teologica della facciata del Duomo

Per il Duomo fidentino non c'è bisogno di soffermarsi ulteriormente sul significato simbolico della porta della chiesa già ampiamente considerata da de Francovich e da altri studiosi come l'elemento centrale su cui converge l'intero sistema iconografico della facciata. ".. ..lo sono la porta e colui che entra attraverso di me sarà salvato": a Fidenza queste parole assumono piena visibilità nell'immagine gloriosa di Cristo che, dall'alto del protiro, nelle sembianze dell 'Eterno tra gli angeli, indica ai pellegrini e ai fedeli la via della salvezza nell'adempimento dei precetti dell'antica legge (ADDI ISRAEL MANDA T A VIT AE) e nella sequela delle beatitudini (BEATI·' P AUPERES SPIRITU). Contornato dai profeti e dagli apostoli, egli rappresenta anche strutturalmente la chiave di volta del portale e, come è stato ipotizzato, l'ideale centro geometrico dell' incompiuta facciata. E' dunque Cristo la vera porta che da accesso alla salvezza: "Christus Janua vera" . Ma l'ingresso del tempio è anche una nota figura della Vergine Maria.

L'immagine gloriosa di Cristo nel protiro
Da sempre invocata come Janua Coeli è a lei che fanno riferimento i rotoli delle profezie di Davide (HAEC PORTA DOMINI IVSTI INTRANT PER EAM (Ps 117) e di Ezechiele VIDI PORTAM IN DOMO DOMINI CLAUSAM (Ez. 44,1-2) le cui statue collocate nelle nicchie ai lati del portale volgono lo sguardo verso l'ingresso della chiesa. Alla Vergine rimanda in particolare la visione di Ezechiele -"porta clausa erit et non aperietur in aeternum"- che i commentari biblici interpretano come allusiva alla nascita verginale del Salvatore: "transivit per eam Christus sed non aperietur". Lo stesso concetto trova spazio nell'ufficio liturgico delle feste di Maria che invita a meditare su una lettura di San Gerolamo che dice: Porta haec clausa erit, et non aperietur. Pulchre quidam portam clausam, per quam solus Dominus, Deus Israel, ingréditur, et dux cui porta clausa est, Mariam Virginem intèlligunt, quae et ante partum et post partum virgo permànsit". Va inoltre sottolineata l'intensità con cui l'eco della profezia biblica risuona assiduamente nelle preghiere e nei canti liturgici dell ' Avvento. Un responsorio della seconda domenica esprime il senso dell' attesa messianica e lo stupore della Chiesa per il prodigioso segno: "Ante multum tempus, prophetavit Ezéchiel: Vidi portam clausam; ecce Deus ante saecula ex ea procedabat pro salute mundi; Et erat iterum clausa, demonstrans Virginem, quia post partum remansit virgo. Porta quam vidisti, Dominus solus transibit per illam" - "Tanto tempo fa, profetò Ezechiele. Ho visto una porta chiusa: ed ecco uscire Iddio da essa per la salute del mondo: Con ciò significa la Vergine che dopo il parto rimase vergine. La porta che tu hai veduto o Ezechiele, soltanto il Signore passerà attraverso di lei".
Il Profeta Ezechiele e
Vergine col Bambino
Il significato mariologico della profezia di Ezechiele risulta infine rafforzato dall' evidente correlazione tra la statua e il sovrastante bassorilievo raffigurante la Vergine col Bambino. Nell'incavo della della calotta della nicchia, si può vedere come il busto di Maria balzi letteralmente dalle fronde, con fiori e frutti, di un albero stilizzato, i cui rami avvolgono per intero la sua figura, fino a lambime con una foglia la fronte coperta dal velo.
E' da notare come la forma lanceolata dei frutti richiami verosimilmente quelli del mandorlo, particolare che rafforza, a mio avviso, il significato allegorico dell'immagine, essendo quest'albero associato allo sbocciare della primavera e quindi alla rigenerazione e alla luce e, per tradizione, a Maria stessa; la mandorla, nel simbolismo medievale, è a sua volta associata alla manifestazione luminosa della divinità, al Cristo stesso, la cui natura divina era celata dalla sua natura umana.
Promessa di vita nuova , che fa dire a Geremia: "Mi fu rivolta questa parola dal Signore: "Che cosa vedi Geremia? Vedo un ramo di mandorlo" risposi: Il Signore soggiunse: "Hai visto bene poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla". Sul grembo intatto della Vergine Maria siede il Bambino e la madre gli porge un fiore con la mano destra, nell'atteggiamento tipico che caratterizza le statue in maestà.
Qui siamo invece di fronte ad una più accentuata idealizzazione, a una particolare tipologia floreale della Vergine: a un immagine, come sospesa al di fuori del tempo dello spazio, ove rieccheggia con forza il linguaggio profetico di Isaia: "E uscirà un rampollo dal ceppo di Jesse, un germoglio spunterà dalla sua radice. ...". (Is. 11.1-3) VIRGA(M) VIRTVTIS PROTVLIT FRUCTVMQVE SAL VTIS / VIRGA FLOS NATVS EST CARNE DEVS TRABEATVS: (Dio) produsse la verga della virtù e il frutto della salvezza: dalla verga è nato un fiore, è Dio rivestito di carne. Così recita l'iscrizione semi circolare disposta su due linee e che contorna il bordo esteriore della nicchia. La verga nata dalla radice di Jesse è dunque la Vergine Maria, il fiore Gesù.
L'idea dell'albero associato a Maria, che come harbor vitae ma anche come rappresentazione dell' ascendenza regale di Cristo diventa a partire dal Medioevo uno dei motivi più diffusi dell' arte cristiana, è codificata nei testi dei padri della chiesa e dei teologi e compare nei più antichi inni liturgici composti in onore della Madonna.
San Bernardo, il cui ordine che ha dato notevole impulso alla devozione mariana è rappresentato localmente dagli importanti insediamenti di Chiaravalle della Colomba e di Fontevivo, scrive in proposito: "In hoc tamen Isaiae testimonio, florem Filium, virgam intellige Matrem". Ma per "virga" non è da intendersi il solo virgulto che prorompe dalla radice disseccata, traduci bile anche come bastone; la "virga" che da fiori e frutti , è segno di potenza, di forza, di benevolenza divina: "Virgam virtutis tuae emittet Dominus ex Sion" (S.109, v.2» cioè "Il Signore protende lo scettro della tua potenza" e ancora "Deus profert germen justitiae" (Is. 61, Il ), parole, che come segnala puntualmente Enrico Conti, sono espresse in versi dallo stesso autore della nostra iscrizione con le equivalenti "protulit fructum salutis".
Come per il bastone di Aronne che messo da Mosè nel tabernacolo dell'Alleanza, "aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle", questa fruttificazione insolita, innaturale di un ramo non piantato nel suolo, è immagine della Vergine che genera il figlio senza essere stata fecondata: "L'arida verga di Aronne, diventata bella e fiorita, te figura , o Maria, che senza conoscere uomo, hai fatto il fiore del tuo figliolo"; immagine vetero testamentaria di un prodigio che ci introduce direttamente al centro del credo cristiano con la visualizzazione del tema fondamentale dell'Incarnazione di Cristo: "Quando giunse la pienezza dei tempi, il Padre mandò dal cielo il Figlio, che aveva creato il mondo. Egli si rivestì di carne nel seno di una vergine".
Simmetrica a Ezechiele, nella nicchia sul lato opposto del portale, si erge la maestosa statua incoronata di re Davide.
Re Davide e
Presentazione al Tempio
Il secondo re di Israele, non è soltanto una delle prefigurazioni del Salvatore ma ne è anche l'antenato diretto: il figlio di lesse dalla cui radice vivente si dirama il rigoglioso albero genealogico, descritto dall' evangelista Matteo, che ha nel suo ramo più alto la Vergine e il Figlio: "Salve radix, salve porta, ex qua mundo lux est horta".
Ma è sopratutto nell'evidente rapporto che unisce simbolicamente la statua a tutto tondo di Davide al soprastante rilievo con Presentazione al Tempio, che trova conferma l'esistenza di uno stretto legame concettuale tra le sculture del Duomo e il ciclo liturgico dell'incarnazione, di Avvento e Natale.
In un' antifona composta per la processione delle candele, il suggestivo rito che accompagna la celebrazione di questa antichissima festa dedicata alla Vergine, c'è l'esortazione a Gerusalemme perché accolga degnamente il Salvatore: "Orna la tua dimora o Sion e accogli il Cristo Re. Apri le braccia a Maria che è la porta del cielo, da cui Cristo è passato, Colei che ci da il re della Gloria, la nostra nuova luce. La Vergine si ferma e offre con le sue mani un figlio nato prima della luce. E Simeone, prendendolo tra le braccia, annunzia al popolo che Egli è il Signore della vita e della morte, il Salvatore del mondo". L'essenzialità descrittiva con cui lo scultore, adeguandosi alla superfice concava della nicchia, ha interpretato l'episodio narrato da San Luca vuole evidenziare come il riconoscimento del tanto atteso Messia avvenga sotto il segno dell'umiltà e focalizza l'incontro di Maria e Simeone nel puro atto simbolico di Maria che, con le mani coperte da un velo in segno di rispetto, innalza il Bambino porgendolo all'abbraccio spontaneo del pio vegliardo: come un gesto rituale di offerta che prefigura il supremo sacrificio di Cristo.
Anche in questo caso siamo di fronte ad una originale simbiosi tra immagine e testo epigrafico e l'iscrizione che corre sopra la nicchia, disposta alla stregua di un elegante fregio, sintetizza il significato simbolico dell' avvenimento, traducendolo in autentica poesia.
Raramente si può riscontrare nell' arte medioevale un così intimo raccordo tra testo e forma plastica: "DANS BLANDVM MVRMVR TVRTVR PRO MVNERE DATVR / SVSCIPIT OBLA TVM SIMEON DE VIRGINE NA TVM (Nel blando mormorio delle tortore date in offerta: Simeone accoglie l'offerta della Vergine).
In questi versi ritmati c'è anche armonia imitativa poiché, com'è stato osservato, leggendo adagio le otto sillabe con la "erre" pare di sentire il mormorio delle tortore.
I graziosi volatili, che rappresentano l'umile offerta dei poveri, sono portati in mano da un'ancella che assiste alla scena stando all'esterno del tempio; emblema stesso della discrezione, dell' innocenza, della purezza, col loro flebile canto essi esprimono simbolicamente, come suggerisce la "Leggenda Aurea", la struggente attesa e al tempo stesso la gioia di Israele, che confida nell'avverarsi della profezia messianica:
"Alta vola la tortora, gemito è la sua voce; col suo canto da segni di buona stagione.
Casta è la sua vita, casta e solitaria ...". Il simbolismo della porta del tempio, come porta del cielo, riemerge chiaramente nei due gruppi, composti da una donna, un uomo e un fanciullo, preceduti da un angelo, collocati rispettivamente ai lati del portale, tra le nicchie dei profeti e gli stipiti del protiro. Tradizionalmente interpretati, come le famiglie di pellegrini, i poveri e i ricchi, o più recentemente come esemplificazione dell'incessante flusso dei devoti di San Donnino provenienti dalla città e dal contado, i due gruppi, più che a categorie sociali contrapposte, potrebbero alludere da un lato, a sinistra del portale, al cammino di Israele verso la terra promessa, con l'angelo che a impugna un corto bastone, come uno scettro, appunto la "virga virtutis", e al pellegrinaggio del tempo presente con l'angelo - guida, che vediamo sulla destra reggere il tipico bastone da viaggio, appunto il bordone dei romei, qui realisticamente rappresentati.: "Ecce Ego mittam Angelum, qui praecedat te et custodiat in via et introducat in loco quem paravi. Observa eum et audi vocen ejus. Con uno stacco netto rispetto al piano levigato delle pietre arenarie, il campo delle sculture ora cede il posto ad una lastra intagliata, sulla cui superfice, leggermente incavata, spicca un complesso motivo a nastri intrecciati e volute . L' arretrarsi della parete di fondo, nonchè i ricchi e minuziosi particolari, conferiscono all'insieme un aspetto costruito, come di una fitta grata o inferriata distesa ai lati del portale. Figura assimilabile alI 'hortus conclusus del Cantico dei Cantici: "un giardino chiuso ben cintato sei, sorella mia, o sposa, giardino ben cintato, fonte sigilllata....." , la grata è anche una trasparente allegoria della maternità divina di Maria, che fa dire a Sant'Ambrogio. "Un giardino chiuso sei tu, o Vergine, custodisci i tuoi frutti". Ma il simbolismo della grata, che ai lati del portale si presenta come un finissimo lavoro di intaglio, e che di per sé stessa esprime senso di intimità e mistero , si espande, fino a significare, figura nella figura, l'attesa trepidante e gioiosa della sposa del Cantico dei Cantici per il ritorno dello sposo, immagine che i commentatori medioevali applicano a Cristo e alla Chiesa: "Ascolta...il mio diletto! Si egli viene saltando per i monti, balzando per i colli... . ecco egli sta dietro la nostra parete, guardando dalle finestre, spiando dalle inferriate...il mio diletto parla e mi dice: alzati, amica mia, mia bellezza, e vieni. Poiché l'inverno è passato, la pioggia è cessata. . . .riappaiono i fiori sulla terra, il tempo del canto è venuto e la voce della tortora si ode nella nostra terra; il fico matura i primaticci e le viti in fiore esalano profumo". Scrive e puntualizza in proposito San Bernardo: "Il muro è la carne, l'avvicinarsi dello sposo è il Verbo. Il graticcio e le finestre del muro sono i sensi della carne che Cristo ha voluto conoscere attraverso un'esperienza personale". L'incontenibile ricchezza espressiva e simbolica del Cantito dei Cantici riaffiora infine nei due rilievi sovrastanti, che sviluppano specularmente, con le cadenze e i ritmi di un fregio classico, una serie di volute con racemi, grappoli d'uva, fiori e grandi foglie palmate: è la vite ubertosa che nell' Antico Testamento simboleggia, il popolo di Dio, che il Signore ha piantato e da cui attende i frutti; vite che nel Nuovo Testamento è simbolo di Cristo: "lo sono la vite.. .."; è la vite - Maria "radicata più profondamente di tutti nell'amore di Dio - allacciata come scrive Sant'Antonio di Padova - inseparabilmente alla vera vite, cioè al suo figlio; Maria che nell'Ecclesiastico aveva detto di sé: lo sono la vera vite, ho prodotto un frutto di soave profumo". Questo continuo trascolorare di immagini, questa prorompente vitalità metamorfica, che, attraverso sempre più rarefatte e allusive immagini bibliche, ci introduce visibilmente nelle profondità dei misteri cristiani, investe gli stessi elementi strutturali della facciata: come l' emicolonna di sinistra, il cui capitello mostra la storia di Daniele nella fossa dei leoni: il significato allegorico di questa figura biblica , che gli autori medioevali spesso rapportano alla Vergine, è segnalato da un piccolo fiore stilizzato, forse una rosa, che spicca solitario, scolpito sul fianco destro della stessa emicolonna, quasi a voler sigillare i preziosi messaggi profetici; ancor più rigogliosa la "fioritura" dell'altra emicolonna , che sfocia nella ridondante vegetazione di un capitello corinzio che, tra le foglie d'acanto, include, a sua volta, un fiore dal lungo stello: "Il fiore ha voluto nascere da un fiore, in un fiore, al tempo dei fiori". (San Bernardo) E' proprio all' altezza dei due grandi capitelli che si distende, senza soluzione di continuità attraverso il portale, la serie dei bassorilievi che illustrano le vicende di San Donnino, a partire dalla incoronazione di Massimiano fmo al secondo grande miracolo della mulier gravida preservata dal crollo del ponte.
Sulla base di un testo di San Fulgenzio, un sermone composto per la festa di Santo Stefano protomartire, si può notare la stretta relazione che intercorre tra il tema della glorificazione di Maria, la Vergine Madre del Salvatore, e l'esaltazione del martire Donnino che ascende in cielo.
Parte integrante del lezionario liturgico che ogni anno ricorda al clero il vero significato degli eventi celebrati, questo testo può valere come chiave di lettura più specifica per decodificare il significato dei bassorilievi fidentini.
"Heri celebravimus temporalem sempiterni Regis: hodie celebramus triumphalem militis passionem...". L'omelia dedicata a colui che inaugura la gloriosa schiera dei santi martiri, letta il giorno dopo la celebrazione della nascita del Salvatore, mentre riafferma e esalta l'umanità e la divinità di Cristo, Dio rivestito di carne, parallelamente esalta l'ascesa del martire alla gloria celeste, che, lasciate le spoglie mortali, viene accolto trionfalmente in cielo: "Ieri, abbiamo celebrato la nascita temporale del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del suo soldato. Ieri il nostro Re , rivestito della carne, è uscito dal seno della Vergine e si è degnato di visitare il mondo; oggi, il combattente è uscito dalla tenda del suo corpo, ed è salito trionfante in cielo. Il primo, pur conservando la maestà della sua eterna divinità, ha assunto l'umile cintura della carne, l'altro è salito alla casa del cielo per regnarvi per sempre:
L'uno è disceso sotto il velo della carne, l'altro è salito sotto gli allori imporporati dal suo sangue".
E' dunque in questo mirabile scambio tra cielo e terra, per cui la liturgia del Natale unisce la gioia della Chiesa per la nascita del Salvatore all'esultanza per il trionfo del martire, che va colta l'essenza del messaggio scolpito nelle pietre arenarie; un messaggio che mostra una straordinaria ricchezza di pensiero teologico e di immagini, i cui continui riferimenti al ruolo della Vergine Madre nella storia della redenzione, sono da porsi significativamente in relazione, come in un'unica grande icona mariana, alla maestosa statua reliquiario della Vergine assi sa in trono col Bambino sulle ginocchia, collocata originariamente sull'altar maggiore, al centro del santuario. Ma alla ricostruzione di questo ideale percorso figurativo che parte dal sagrato e giunge fino al cuore della chiesa, è possibile aggiungere un altro importante tassello.
All'interno della Cattedrale, le sculture murate tra l'imposta degli archi all'altezza dal capitello del primo pilastro a destra, quindi accanto all'ingresso principale, come ad attendere i fedeli che varcano la soglia del tempio, sono a tutt' oggi, genericamente riferite al tema del Giudizio finale o a quello della cacciata dal paradiso degli angeli ribelli, ma in entrambi i casi senza riscontri oggettivi; stilisticamente vicine ai rilievi esterni, anche queste notevoli sculture rientrano a mio avviso nel programma iconografico sviluppato sulla facciata.
Impostato su due livelli, il gruppo plastico comprende, nella parte superiore, entro una mandorla riccamente ornata, l'immagine numinosa di Cristo in gloria, col capo circonfuso d'un nimbo crocesegnato, il "signum victoriae", su cui è incisa la parola L VX; assiso in trono, in atteggiamento ieratico e sovrano, con i piedi posati sullo sgabello, che rappresenta la terra, egli regna e giudica su tutti i popoli, mentre la scritta: FECI IVDICIVM ET IVSTITIA sancisce, con il riferimento al passato, il compimento delle antiche profezie, in particolare il famoso oracolo messianico di Isaia: "Ecce dies veniunt, dicit Dominus, et suscitabo David germen justum; et regnabit rex, et sapiens erit, et faciet judicium et justitiam in terra...".
Le stesse parole ritornano sulla bocca di Gesù alla vigilia della sua passione, quando, come si legge nel vangelo di Giovanni, prima di congedarsi dai suoi discepoli, annuncia la venuta dello Spirito santo, il Consolatore che "confonderà il mondo quanto a peccato; a giustizia e a giudizio: a peccato perché non credono; a giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; a giudizio perché il re di questo mondo è condannato". Sotto la figura di Cristo, il combattimento tra gli angeli e i demoni nelle sembianze di mostruose arpie dal corpo villoso, vede questi ultimi soccombere, in parte rovesciati a testa in giù e incatenati, per la definitiva sconfitta del regno delle tenebre, ottenuta mediante il sacrificio della croce, simbolicamente impugnata dall'arcangelo Michele, che con una lancia forcuta stringe la gola a Satana.
A questa scena molto intensa e animata, una sorta di epico esorcismo, sono perfettamente applicabili le parole di un noto inno del tempo pasquale: " O vera cae1i victima, Subiecta cui sunt tartara, Soluti mortis vincula, Recepta vitae praemia / Victor, subactis, inferis, Trophaea Christus explicat:Caeloque aperto, subditum Regem tenebrarum trahit. - Del cielo, o vera vittima, per cui.l'inferno è vinto. Della morte è sciolto il vincolo. Largito è il premio eterno.! Già vincitore degli inferi, Cristo dispiega i suoi trofei. E aperto il cielo, rilega in schiavitù Satana, re degli inferi", Siamo dunque di fronte alla glorificazione di Cristo risorto, al trionfo decisivo della luce sulle tenebre, della vita contro la morte, in un inedito contesto figurativo che rimanda al "descensus ad inferos" narrato dagli apocrifi e alla grande tradizione iconografica bizantina, dalla quale tuttavia il nostro rilievo sembra discostarsi proprio nella rappresentazione del Risorto, non il Cristo storico, ma la sua immagine trascendente, proiettata fuori dal tempo, come il Cristo eterno, il Verbo, colui che i profeti hanno incontrato prima della sua incarnazione in Gesù.
La relazione con la Pasqua, centro e fulcro del mistero della salvezza, è confermata dalla parola L VX , nuovamente incisa oltre la cornice della mandorla con accanto un simbolo solare; essa trova infine un' ulteriore sostanziale conferma dalla collocazione stessa dei rilievi "iuxta Capsam magnam sancti baptismati", cioè presso il primitivo fonte battesimale, originariamente situato, come risulta da un documento del 1485, nella prima campata della navata di destra, quindi in diretta relazione anche visiva con il nostro Cristo-Luce. Non bisogna infatti dimenticare che il battistero è al centro dei riti con cui ha inizio la veglia del sabato santo: la celebrazione della luce, con l'accensione del cero pasquale, quindi la benedizione dell' acqua e la celebrazione del battesimo, in una complessa, suggestiva liturgia, culminante nel gioioso canto dell'Exultet, che dà il solenne annuncio dell'avvenuta risurrezione di Cristo mentre si accendono tutte le luci della chiesa ancora immersa nell'oscurità: con il Cristo risuscitato, la notte che ci teneva schiavi del peccato e della morte è diventata un giorno raggiante di luce.
Prof. Guglielmo Ponzi

http://fidenza.ponziettore.it/Porta_del_cielo.html

23 settembre: 70° anniversario Salvo D’Acquisto

5 commenti:

La presentazione di due anni fa a Fidenza del volume di Maria Grazia Fida dedicato alla figura di Salvo D'Acquisto è stata l'occasione per approfondire la figura dell'eroe nella sua più completa umanità. Non sono queste rievocazioni sterili che necessitano di sovrastrutture retoriche. 

"La Cattedrale cuore della città - oltre la crisi"

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Siamo nel 1957 ed ancora la città fa i conti con le distruzioni belliche. Le macerie della parte distrutta del vecchio vescovado sono in via di totale rimozione, insieme purtroppo a quelle della parte salvata dalle bombe e non dai fidentini. Il progetto del perito Luigi Bormioli di completo isolamento del Duomo e il conseguente declassamento a "monumento" va avanti. Successivamente assistiamo a interventi di una certa consistenza all'interno della cattedrale, alcuni di questi non certo esaltanti. 

lunedì 9 settembre 2013

"Gh’era ‘na fümära ...". ecco come Claretta incontrò la maestra di Contignaco.

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Il parco annesso all'edificio della ex scuola
"Erano le 17,30 di un venerdì del novembre 1983. Stavo avviandomi verso la mia auto, dopo aver portato a termine una delle prime trasmissioni a Radio Monte Kanate (R.M.K.), quando sento una voce che chiama forte e ripetutamente: «Professoressa!». Gh’era ‘na fümära c’la ’s täjäva cul curtèll e sè vdeva änienta," ............

domenica 8 settembre 2013

Tre ragazzi fidentini il 9 settembre 1943

3 commenti:

Il vecchio acquedotto della stazione, di cui si parla nell'articolo e che compare nella foto, adesso non c'è più e quindi rende ancor più interessante questa testimonianza.
Dei tre protagonisti è ancora vivente solo Plizza, che tra l'altro ha salvato Anna (bambina) che aveva trovato una bomba a mano nei pressi della De Amicis (ex Rosa Maltoni) e la teneva stretta come un giocattolo.
Plizza fu fra quelli che riuscirono a convincerla a lasciare la bomba in cambio di un piccolo dono.
Episodio (inedito) che lo stesso Plizza ricorda spesso ad Anna che gli è molto riconoscente.
Anna è anche l'autrice dell'articolo del 8 settembre 1993, cinquantenario dei fatti narrati, e ripresi sotto.

SALVARONO OLTRE DUECENTO CARRISTI
DIRETTI AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO