martedì 18 marzo 2014

Forse in provincia la minoranza controlla



Posted by Fabio Bonati on 18/03/2014 in Newsletter,

La più stretta collaboratrice del presidente della Provincia di Parma si chiama Genoveffa Sandei. Una collaboratrice preziosa. Coma dimostra anche il suo compenso: 90.050 euro lordi annui. Ma adesso la Sandei dovrà restituirne una parte, perché è stata assunta con una qualifica di funzionario senza possedere i requisiti minimi richiesti dalla legge.

Sandei, 61 anni da poco compiuti, originaria di Monchio, è al fianco di Bernazzoli dal 2005, in un ruolo in ombra ma non per questo di secondo piano. Prima di approdare in Piazzale della Pace era vicepresidente del Conzorzio Zenit di Colorno, che raccoglie diverse cooperative del territorio attive in ogni ambito, e amministratrice della Car Server di Reggio Emilia, società di noleggio auto.

Pace Bernazzoli webQuando Bernazzoli la chiamò in Provincia, la inserì nel suo Ufficio di Gabinetto col compito di gestire i rapporti istituzionali e per supportare e coordinare l’attività della Giunta. Era l’estate del 2005. Per convincerla ad accettare, convinto delle capacità della persona, il presidente le offri un contratto di categoria D3, l’ex 8° livello, il massimo livello della categoria funzionari, con in aggiunta un emolumento ad personam di 38.400 euro annui. Un’assunzione a tempo determinato di carattere politico (ex articolo 90), rinnovata poi più volte negli anni, mantenendo sempre lo stesso valore del compenso.

Invece, ad un certo punto, per Genoveffa Sandei è cambiata la qualifica. Nel luglio 2005, la collaboratrice è scesa al ruolo di impiegato: categoria C1 , che prevede un compenso sensibilmente minore. Ma la Giunta provinciale decise di aumentare contestualmente l’emolumento ad personam a 43.804 euro annui, così Sandei ha continuato a prendere gli stessi soldi. Perché allora la qualifica più bassa? Perché dopo 5 anni di lavoro, in Piazzale della Pace qualcuno si è accorto che la qualifica di funzionario richiede per legge il possesso della laurea, mentre la capo di gabinetto ha solo un diploma di scuola magistrale.

Sono passati altri tre anni e mezzo. Sandei continua a fare sempre il suo lavoro, immaginiamo con soddisfazione di Vincenzo Bernazzoli, che ha continuato a confermarla (il suo contratto scadrà alla fine del mandato di Bernazzoli nel giugno di quest’anno). Ma nonostante questo, la Provincia ha deciso “in autotutela”, di revocare l’assunzione in categoria D3 della collaboratrice per gli anni dal 2005 al 2010, di considerarla da sempre inquadrata come C1 e di chiederle indietro la differenza di compenso percepito in quel periodo. Sandei ha provato a difendere i suoi interessi (lei lo aveva detto fin dal principio che mica è laureata), ma la Provincia – sulla scorta di diverse sentenze giuridiche su casi analoghi – è rimasta ferma nel suo intento e ha domandato alla capo di gabinetto di restituire circa 25mila euro. A tanto ammonta la differenza dei compensi fra un C1 e un D3 in cinque anni.

La questione era già stata sollevata nell’autunno del 2010 – dopo il cambio di qualifica – dal consigliere provinciale di opposizione Simone Orlandini, dell’allora gruppo Pdl, che aveva chiesto a Bernazzoli se ritenesse “che le modalità di gestione di questa situazione contrattuale abbia generato un danno erariale per l’ente”. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine può dire di aver avuto ragione. Anche se, col cambio di contratto, il danno è stato sanato.

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