mercoledì 9 aprile 2014

All’alba del 9 aprile 1945: testimoni



BONHOEFFER teologia militante

Bonhoeffer è uno dei pochi teologi mar­tiri, non solo del nostro secolo, ma di tut­ta la storia cristiana. 

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Bonhoeffer, che aveva davanti a sé una brillante carriera universitaria, a un certo pun­to ha abbandonato la cattedra, si è trovato nella mi­schia della storia del suo popolo ed è finito sulla forca del campo di sterminio di Flossenbürg, a soli 39 anni, all’alba del 9 aprile 1945 [...]. Ha vissuto personalmen­te quello che dice in Resistenza e resa, e cioè: «Siamo en­trati in un tempo nel quale il pensiero non può più es­sere il lusso dello spettatore, ma deve porsi interamente al servizio dell’azione»
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Il suo impegno politico ha due componenti. La prima è una particolare chiaroveggenza a discernere la natu­ra profondamente pagana del nazionalsocialismo e quindi a dichiarare la sua incompatibilità con il cri­stianesimo. La seconda è la sua decisione di partecipare in prima persona alla cospirazione che si proponeva l’e­liminazione fisica di Hitler attraverso un attentato. 
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POESIA

Questa poesia è diventata anche una canzoneDietrich Bonhoeffer scrisse questi versi nel carcere militare di Tegel, a Berlino. Li accluse a una lettera all’amico Eberhard Bethge dell’8 luglio 1944.

Chi sono?
Chi sono? Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
sciolto e sereno e saldo
come un signore dal suo castello
Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti
libero e cordiale e franco
come se avessi da comandare.
Chi sono? Mi dicono anche
che i giorni porto della malasorte
imperturbabile, sorridente e fiero,
come chi è uso alle vittorie.
Davvero sono quello che altri di me dicono?
O son soltanto ciò che io stesso di me so?
Inquieto, nostalgico, malato, come un uccello in gabbia,
boccheggiante per un soffio di vita, come se mi strozzassero,
affamato di fiori, di colori, cinguettii,
assetato di buone parole, di calore umano,
tremante d’ira per l’arbitrio e la minima offesa,
tormentato dall’attesa di grandi cose,
invano trepidante per amici a distanza infinita,
stanco e troppo vuoto per pregare, per pensare, per fare,
fiacco e pronto a dire addio a tutto?
Chi sono? Questo o quello?
Sono forse oggi questo e domani un altro?
Sono entrambi al contempo? Dinanzi agli uomini un ipocrita
e per me stesso un debole piagnucoloso degno di disprezzo?
O forse ciò che è ancora in me assomiglia all’esercito in rotta
che arretra confuso dinanzi a vittoria già ottenuta?
Chi sono? Solitario porsi domande si fa beffe di me.
Chiunque io sia, Tu mi conosci, Tuo sono, o Dio!

1 commento:

  1. Franco Bifani9 aprile 2014 12:22

    A parte i commenti alla sublime figura di costui, faccio presente che il 9 aprile del 1945, nasceva, a Salsomaggiore, nientepopiodimeno che Franco Bifani; e ho detto tutto!

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi