lunedì 21 aprile 2014

Fidenza celebra il 69° anniversario della Liberazione


“I nostri Caduti! Non sono morti. Sono un fuoco che brucia; un faro che illumina; sono la fiamma viva della passione italiana. Con questa luce non potremo perderci. Avanti, amici.” (Arta – senatore Giacomo Ferrari, 25 aprile  1945).
In occasione del 69° anniversario della Liberazione, Fidenza celebrerà la memoria di tutti i caduti per la libertà con una cerimonia commemorativa.

Giovedì 24 aprile alle ore 9.30 al Centro giovanile di via Mazzini andrà in scena lo spettacolo teatrale per le scuole: “25 aprile... resistenza di ieri – 25 aprile... oggi... resistenza!”, a cura della compagnia “I sogni del vicolo” di Parma. Ingresso libero. 
Alle ore 17.00 da piazza Garibaldi partiranno le delegazioni per la deposizione di corone di alloro ai cippi in ricordo dei Caduti della Resistenza e al Monumento ai Caduti di Cefalonia e Corfù.


Venerdì 25 aprile alle ore 9.30 in piazza Garibaldi e nelle principali vie della città si terrà la “Sveglia Partigiana” a cura della sezione Anpi di Fidenza. 
Alle ore 10.00 sarà celebrata una Santa messa nella chiesa di San Pietro Apostolo. Al termine della funzione religiosa. 
Alle ore 10.45 con partenza da piazza Gioberti, un corteo accompagnato dalla banda “Città di Fidenza” si snoderà per le vie del centro alla volta del Monumento dei Caduti, del Monumento al Partigiano e del Monumento ai Carristi, per deporre una corona d’alloro alla memoria degli eroi che diedero la vita per la patria. 
Alle ore 11.45 il corteo giungerà infine in piazza Garibaldi dove si terrà una cerimonia commemorativa alla quale parteciperanno il sindaco Mario Cantini, il segretario della sezione Anpi di Fidenza, Cristiano Squarza, e della studentessa Rossana Scita.



“Resistenza civile”


Questo a Fidenza come avvisa la bacheca del Comune con anticipo, al posto del Sindaco in piazza chissà se troveremo il Commissario (sembra che Fidenza ogni tanto meriti una tiratina d'orecchie). 
Tutto normale il resto: uno spettacolo teatrale all'ex macello per le scuole, quindi il corteo,  le deposizioni di corone, i discorsi. 
Propongo tuttavia la lettura di questo articolo un po' fuori ordinanza ma sempre in tema.

Pietro Scoppola: Recuperare la “Resistenza civile” di Bartolo Ciccardini

Come è noto, due sono i motivi centrali delle tesi revisioniste: il primo è quello della «lunga zona grigia» di indifferenza e passività fra le due posizioni minoritarie in lotta crudele fra loro, quella dei resistenti e quella di coloro che si batterono per la Repubblica di Salò; il secondo è quello della crisi della nazione, quale si era faticosamente venuta formando negli anni del Risorgimento e dell’Italia unitaria, nella tragedia dell’ 8 settembre, che diventa la data simbolo della «morte della patria». 

La conseguenza di queste idee largamente proposte e diffuse a livello di opinione pubblica è stata quella di tagliare per così dire le radici stesse della Repubblica e della Costituzione con l’ evidente e spesso esplicito intento – ed effetto politico – di dare fondamento ad una radicale continuità. 

E’ evidente che se è fondata l’immagine di un paese immerso nella zona grigia, se la Resistenza è un fatto sostanzialmente marginale, allora l’ 8 settembre e non più il 25 aprile diventa l’elemento centrale di tutta la vicenda; la Costituzione non ha più un riferimento forte nella Resistenza; non ha d’altra parte un fondamento in una tradizione nazionale italiana travolta dalle vicende belliche; la Costituzione perde rilievo storico e torna ad essere tutto e solo un compromesso fra i partiti. 
Così tutto l’edificio della Repubblica resta privo di fondamento e la Costituzione perciò destinata ad essere archiviata con il superamento di quel quadro storico e con la scomparsa di quei soggetti politici. 

Queste interpretazioni; proprio per le reazioni che hanno suscitato, hanno contribuito alla maturazione di una più comprensiva visione di quel periodo storico. L’immagine della zona grigia è inaccettabile. 
La popolazione italiana nel suo insieme non fu inerte e indifferente di fronte ai mille drammi umani provocati dall'8 settembre: i soldati allo sbando furono accolti e rivestiti; inglesi e americani in fuga dai campi di prigionia furono ospitati e nascosti a rischio della vita, molti ebrei furono salvati. 
Il fenomeno del rifiuto della chiamata alle armi da parte della Repubblica sociale, a livello nazionale coinvolge circa il 40 % dei giovani (e delle loro famiglie). 

È stata ricuperata anche per merito del presidente Ciampi la complessa realtà della resistenza dei militari, rimasta in ombra nella storiografia di sinistra perché si trattava dei “badogliani”. 
Sono stati ricuperati alla resistenza gli ufficiali e i soldati che resistettero nei lager per fedeltà al giuramento al re. 
Vi è nella esperienza di questo paese una conferma di una tesi che mi è particolarmente cara: il rifiuto della violenza e l’accentuarsi della volontà di pace non sono sentimenti “grigi”, e non saranno di fatto irrilevanti per un’ opera di ricostruzione della convivenza civile. 

In questi spazi si colloca il ruolo della presenza cattolica intuito da Chabod ma poi confinato nella categoria dell’attendismo. Il parroco, non solo svolge il compito che è proprio della stragrande maggioranza del clero italiano di proporre al popolo un messaggio che è sostanzialmente alternativo a quello fascista e di porsi come elemento di salvaguardia di valori fondamentali di convivenza e di rispetto delle persone umana in quanto tale, a prescindere dalle scelte politiche, ma svolge un ruolo attivo. 

Si ha l’impressione di una lotta di resistenza armata dura ma senza odio e crudeltà; e intorno a questa lotta una vasta zona di resistenza civile che alla fine coinvolge tutto il paese. Fondamentale anche il ruolo del mondo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale. 

Dobbiamo dire ormai con chiarezza che il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di partecipazione e di coinvolgimento, senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti proponevano con la loro accanita polemica contro gli attendisti. È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato, recuperando il significo originario del resistere. Insomma il fenomeno della lotta armata, che conserva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di “resistenza civile”. Vi è una ricostruzione dal basso delle ragioni della convivenza e perciò della identità collettiva che lo storico deve attentamente osservare. 

(Dalla prefazione al libro di Bartolo Ciccardini. “La Resistenza di una comunità. Ed. Studium)



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