domenica 4 maggio 2014

"Campanilisti fondamentalisti" un saggio di Franco Bifani

La torre del palazzo comunale
del Borgo ghibellino
Campanilismi

Il campanilismo, da giustificato attaccamento alla propria città, ai suoi usi e alle sue tradizioni, può talvolta degenerare in un becero e melenso spirito di rivalità accesa con i centri vicini e in un ingiustificato rifiuto di quanto e di quanti non siano prodotti strettamente locali.  Basti pensare alle sciocche rivalità tra Pisa e Livorno, tra Firenze a Siena, Bergamo e Brescia, Palermo e Catania.  Addirittura, in Campania, il campanile di S. Gennaro Vesuviano, nel lato che guarda verso la rivale Palma Campania, è stato privato dell'orologio, per un dispetto meschino verso i vicini. 
Purtroppo, anche qui a Fidenza, mi sono accorto che il campanilismo si manifesta, talvolta, nel disprezzare, spesso senza motivazione, gli usi e costumi di chi non è “del sasso”, come se essere tale comporti un valore aggiunto alle qualità umane di chi, invece, è indigeno, da tempi immemorabili; ciò quando, invece, borgzàni o meno, siamo tutti simili tra di noi.
La Fiera Borgo era un importante momento
di aggregazione tra Borgo e contado
E spesso, questo tipo di  campanilismo ristretto caratterizza  le divisioni culturali, sociali e dialettali non solo tra piccoli paesi o province, ma, addirittura, all'interno della stessa cittadina, tra i diversi quartieri, separati da poche centinaia di metri. Ma qui non siamo tra senesi, divisi, ferocemente, in contrade! In tal modo si scade in un attaccamento esagerato, fanatico, persino gretto, in un'ostilità preconcetta verso tutto ciò che sta ad un cm. al di fuori della propria cittadina, uomini e cose compresi, tutti considerati come scadenti rispetto a ciò che appartiene alla comunità locale e, quindi, tali da meritare il “gran rifiuto”.
E' stupenda  una sana nostalgia di casa, la voglia di sentire la gente che parla, in italiano o in dialetto, con quell’accento a noi ben noto, di mangiare i piatti tipici, come li preparava la nonna, o rivedere- e difendere- quei paesaggi, che portiamo sempre nel cuore e nella memoria. L’affetto per le proprie radici e la conoscenza delle proprie origini sono sentimenti importanti e rappresentano un patrimonio immenso, da portare con sé, ma da condividere non solo con le locali generazioni future, bensì con chiunque incontreremo sul nostro cammino e avrà la voglia e l’intelligenza di ascoltarci. Però, la cosa non dev’essere intesa  a senso unico.
Purtroppo, però, nella mia vita, ho spesso incontrato quelli che io definisco “campanilisti fondamentalisti”. Persone che, a mio parere, commettono il grave errore di dare a qualunque diversità un giudizio di valore. Per loro, due culture non possono essere semplicemente diverse, parimenti valide e apprezzabili. 
La loro forma mentis impone che, se due cose sono differenti, una delle due -quella indigena- debba essere, per forza, migliore dell’altra. 
Ed ancora, tanto per esemplificare, in questo periodo di sfrenata corsa per la campagna elettorale della nomina a Sindaco, non capisco perché solo un borghigiano del sasso debba essere considerato degno e capace di ricoprire tale carica, quale garanzia di un operato corretto e progressista. 
Infatti, da anni, si è potuto ampiamente constatare quali effetti positivi comporti l'essere del sasso, del legno e dell'acqua, qui a Fidenza. Apriamo la mente ed il cuore, per favore, viviamo nel 2014, non torniamo ai clan ed alle tribù non tanto medioevali, ma addirittura della Preistoria, tra rivali di caverna e spelonca, di palafitta e terramara.
Franco Bifani, non del sasso borghigiano, ma di Salsomaggiore

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