venerdì 9 maggio 2014

Il Museo archeologico di Fidenza sa da fare


Ne abbiamo parlato più volte, ora che una folla di candidati si arrampica sulla immacolata vetrata della cultura, è facile strappare una promessa che, magari, avrà anche un seguito.
Questo articolo dell'amico Paolo Panni ci da modo di capire l'importanza di una raccolta cittadina che, spingendosi sino alla remota preistoria, narra le nostre origini, insiste sui nostri stessi luoghi. I reperti che l'articolo descrive appartengono a tutti, non sono per gli scantinati di un museo, diamo a loro visibilità.
Altri, in modo altrettanto autorevole, hanno indagato il nostro patrimonio linguistico arrivando a "dare un nome", un nostro nome alle cose delle nostre terre ed ai luoghi. 
Tutto questo va salvato. Non occorre dirlo, occorre farlo. 
Scendiamo dalle Torri della stazione, ma non per tornare nella città della nostalgia o in quella sognata. 

La nostra città ha il Duomo ma il Duomo non è nato da se, questa terra l'ha partorito insieme a mille altre cose che sono altrettanto parte della nostra storia, di noi. Senza storia la nostra cattedrale è cosa morta, gli urbanisti direbbero "monumento".
Di fronte a tanta ricchezza che possiamo esibire anche il turista cesserà di chiedersi "che strano un duomo così in un paese così" e ne percorrerà le strade .
A.P.

“Cenni sul popolamenti antico della Bassa Pianura Parmense a Ovest del Taro”

Quello fidentino è un territorio eccezionalmente ricco di scoperte, e sorprese, di carattere archeologico. Un giacimento di storia straordinario, un “museo sotterraneo”, che da Fidenza a Siccomonte, da Castione Marchesi a Vaio, per proseguire verso Busseto e la Bassa è di assoluta rilevanza. Ma ancora poco conosciuto. Fidenza meriterebbe, senza dubbio, un museo archeologico capace di mettere in risalto questa ricchezza.
E’ stato di grande interesse l’incontro dal titolo “Cenni sul popolamenti antico della Bassa Pianura Parmense a Ovest del Taro” che si è tenuto a Busseto in apertura della quinta edizione de “I martedì della storia – Conversazioni nella Bassa", rassegna promossa dal Movimento culturale per la Bassa Parmense col patrocinio dei Comuni di Busseto e Zibello e della Biblioteca della Fondazione Cariparma di Busseto. 
Relatrice d’eccezione, la dottoressa Manuela Catarsi, della Soprintendenza per il beni archeologici dell’Emilia Romagna. 
E’ stata lei stessa, in apertura di serata a definire quello della Bassa e del Fidentino soprattutto, un territorio ricco a livello archeologico.
“Tanti interventi isolati in trent’anni di attività – ha detto – hanno prodotto risultati nuovi sul popolamento antico di questo territorio, molto condizionato dall’idrografia”. 

Le tracce più antiche, come riferito dalla stessa Catarsi, al momento non vanno più indietro del Neolitico. E proprio rifacendosi a questo periodo si è soffermata sui ritrovamenti avvenuti a Soragna (Case Moruzzi), Paroletta di Fontanellato, ai Muroni di Sanguinaro, a Ponteghiara (dove esisteva già un villaggio nel V sec. A.C., oggetto di un importante scavo nel 1995), per poi parlare delle terramare del Castellazzo di Fontanellato e, soprattutto, di Castione Marchesi. 
Proprio nel caso di Castione, rifacendosi in modo particolare agli studi e ai ritrovamenti del Pigorini, ha ricordato che le arginature erano contenute da cassoni lignei (aspetto su cui permangono varie tesi) e, parlando dei ritrovamenti effettuati, ha sottolineato il rinvenimento di tracce di ambra del Baltico. 
Ambra che, tra le altre cose, aveva poteri taumaturgici e protettivi ed arrivava, probabilmente, nelle zone del Veneto per poi essere distribuita nei restanti territori della Pianura Padana. 
All’ambra è legata, come ricordato da Manuela Catarsi, anche la Leggenda di Fetonte, il figlio del Sole che volle guidare il carro del padre, ma non ne fu capace e così incendiò il cielo, bruciando gli uomini sulla terra. 
A quel punto Zeus lo colpì con un fulmine facendolo cadere nell’Eridano (il Po). Le Heliadi (sorelle di Fetente) piansero la morte del loro congiunto e Zaus, impietosito dal dolore, le tramutò in pioppi e le loro lacrime divennero gocce d’ambra.
In tema di terramare, Manuela Catarsi si è poi soffermata su quelle di Cabriolo, Alseno, Casaroldo di Samboseto, Castelnuovo Fogliani e della Montata di Roncole Verdi. Proprio a Roncole, nel 2010, durante i lavori di ampliamento del cimitero, fu fatta una strana scoperta. Venne infatti rinvenuto uno scheletro con, accanto ad un orecchio, un pugnale dell’età del bronzo. Emersero anche i resti di bruciature, a dimostrazione forse della presenza di un cimitero terramaricolo.
Passando quindi all’Età del Ferro, i ritrovamenti effettuati in questi anni, come spiegato sempre dalla Catarsi, hanno permesso di stabilire che, contrariamente a quanto sostengono alcuni storici e studiosi, gli etruschi raggiunsero anche le nostre terre. Sono stati infatti rinvenuti diversi siti dell’età del ferro. 
Su tutti ha definito fantastico, per l’Emilia Occidentale, quello di Siccomonte (trovato negli anni Novanta). 
“Qui – ha detto la Catarsi – abbiamo trovato cose stupefacenti legate agli etruschi”. Il tutto venne alla luce durante lavori dell’Aeronautica Militare per la posa di infrastrutture del ministero della Difesa. Grazie alla determinazione di Manuela Catarsi, e al suo prezioso impegno, vennero effettuati scavi e indagini geofisiche che hanno permesso di stabilire che, quello in questione, è un insediamento etrusco di oltre 11 ettari e mezzo, che fa tranquillamente il paio con gli insediamenti di Spina e di Marzabotto. 
Resti di villaggi etrusco vennero alla luce anche durante i lavori di realizzazione dell’ospedale di Vaio, a Castione Marchesi e in località Fondo Portone a Busseto. 
Quello di Siccomonte, secondo la Catarsi, era probabilmente un grande villaggio strutturato, poi saccheggiato con l’arrivo dei Celti. Di questi restano poche testimonianze ma “le più tangibili – ha detto la studiosa – sono nella zona di Fidenza”.


Passando quindi alla “Romanizzazione” si è ampiamente soffermata sulle differenze fra Parma (città di fondazione) e Fidenza (che nasce spontaneamente lungo la via Emilia) che si possono notare osservando anche la stessa conformazione delle due città. Ha parlato in modo particolare della celebre Tabula Patronatus di Campore, recuperata anni fa in una villa romana della stessa Campore di Salsomaggiore, mettendo in evidenza soprattutto gli studi effettuati da Mirella Marini Calvani.. “Fidenza, nata come praefectura nel corso del II sec. a.C. lungo, la via Emilia e divenuta municipium nel corso del I sec. a.C. – ha ricordato la Catarsi - era ancora fiorente nel 206 d.C., come attesta la tabula patronatus recuperata in una villa romana a Campore di Salsomaggiore.
In epoca tardoantica, tuttavia, soffrì a tal punto della crisi politica, sociale ed economica, che investì l’Impero romano da perdere ogni connotazione urbana al punto da non essere neppure più ricordata tanto che nella passio di San Donnino, si dice che il martire venne decapitato a 15 miglia da Parma sulle rive del torrente Stirone. 
 Al ritrovamento del corpo santo e alla nascita del culto del martire si deve la ripresa della città, che prenderà il nome di Borgo San Donnino (Castrum Burgi Sancti Domnini) e si disporrà attorno alla sua tomba e alla Chiesa sorta su di essa”. 
Viene data inoltre per certa l’esistenza, nell’antica Fidenza di un tempio dedicato a Minerva il cui culto, in epoca celtica, era legato a quello delle acque salutari. Secondo Manuela Catarsi non è improbabile che le colonne più antiche della cripta della Cattedrale di San Donnino siano, in realtà, quelle che ornavano il remoto Tempio di Minerva. Fidenza, secondo gli studi effettuati, fu anche al centro di probabili combattimenti fra gladiatori, seppur quasi sicuramente sprovvista di un anfiteatro.
Si è poi parlato della Villa Romana di Cannetolo (emersa durante la realizzazione della linea ad alta velocità) dove sono stati rinvenuti numerosi oggetti agricoli, specie per la lavorazione del terreno, in un numero talmente abbondante da superare addirittura quelli di Pompei. 
Senza dimenticare la villa romana scoperta nell’area di fronte all’ospedale di Vaio (dove sono emersi anche i resti di una gl’areata) e gli scavi archeologici di via Bacchini e di piazza Pezzana.
Non sono mancati gli approfondimenti legati alla figura di San Donnino, patrono della città e della diocesi di Fidenza, e al ritrovamento di numerose sepolture emerse, pochi anni fa, durante lavori di scavo attorno al Duomo. Di fronte alla Cattedrale, all’altezza di Palazzo Bellotti, sono inoltre stati rinvenuti i resti dell’antico cantiere servito per la realizzazione della stessa grande cattedrale.

Passando al popolo dei Longobardi, Manuela Catarsi ha parlato del ritrovamento di tombe avvenuto a Fidenza in via Donatori del Sangue, soffermandosi anche sull’ampia toponomastica e sugli studi compiuti da Paolo Diacono, grande storico dei longobardi stessi.
Spostandosi appena fuori dal territorio fidentino, ecco che tra le notizie di questi ultimi anni, ha parlato del rinvenimento di canalizzazioni di epoca altomedioevale in località Colombara a Busseto, lungo la nuova tangenziale di Busseto, ma anche di tracce di palificate altomedioevali a Roncole Verdi e di una casa lignea all’altezza della vasca di laminazione sul cavo Ramazzone a Busseto. 
Infine ha dato notizia del ritrovamento dei resti di una fornace post-antica a Vidalenzo di Polesine (forse servita per realizzare i mattoni per l’originaria Villa Verdi), di antiche mura sotto la cappella della Madonna Rossa a Busseto e, freschissima novità, la scoperta di una villa romana nella zona di Pieveottoville dove sono emerse tegole bollate e il bollo stesso (realizzato in terracotta): prima volta a livello nazionale che avviene un ritrovamento del genere.
L’occasione è stata anche utile, infine, per sollecitare, ancora una volta, la creazione di un museo archeologico, a Fidenza.
Paolo Panni


2 commenti:

  1. Gran bel servizio che mi fa sentire molto ignorante.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi