venerdì 9 maggio 2014

Piccole favole quotidiane raccontate, con amore, da Germano


PICCOLE FAVOLE DOMESTICHE CHE POTREBBERO DARE INSEGNAMENTO A COLORO CHE FORZANO O DISTRUGGONO LA NATURA CON OGNI MEZZO A DISPOSIZIONE
(CEMENTIFICAZIONE COMPRESA)

In un momento di tensione per la campagna elettorale, dove si racconta al cittadino di tutto e di più, sperando che egli assorba come una spugna, sacrificando poi il tutto sull'altare delle chiacchiere, raccontare storie che somigliano più a piccole favole quotidiane, credo che possa un po' stemperare gli animi.

Come avrete già capito da tempo, io sono un convinto amante degli animali, attenzione: non ho detto animalista, ma amante degli animali, apparentemente differenza impercettibile, ma solco profondo tra le due definizioni.
Già mi conoscete come il "papà" di Birillo, del resto anche lui si chiama .... Meletti di cognome, ma a casa ci sono anche nove gatti, o meglio erano nove, adesso sono diventati diciotto. 
Tre gatte hanno partorito nove gattini nel giro di pochissimi giorni, così suddivisi: cinque li ha avuti la "Rossina", uno la "Moschina" bianca e nera con la "mosca" disegnata sul naso e tre la "Sordina", gatta bianca nata e rimasta sempre sorda.
Ad un certo punto la "Rossina" ha preso una malattia virale, non ne ricordo il nome, in cui le si è chiuso il naso e non sentendo gli odori, non mangiava più e, quel che è più grave, non beveva più. 
Restava per ore di fianco alla cassetta dove aveva deposto i gattini, ma senza entrarci. Ad un certo punto tento di dare un po' di latte ai gattini, ma il lavoro era proibitivo sia per la pazienza, ma sopratutto per azzeccare la temperatura giusta, non troppo caldo nè troppo freddo, sarebbe letale per loro allontanarsi troppo dalla temperatura corporea.
Ad un certo punto mi si accende la clasica "lampadina": provo a metterne tre nella cuccia della "Moschina", la quale si troverà così (eventualmente) ad allattarne quattro, gli altri due li dò in adozione alla "Sordina".
Entrambe si prendono cura dei nuovi arrivati, ma la loro capacità di allattamento veniva messa così a dura prova, il tutto in emergenza, ma per qualche giorno si può tirare avanti.
Nel frattempo porto la "Rossina" dal veterinario: una iniezione di reidratante, una di antibiotico e la terza non so. Torno a casa ed applico tutte le cure consigliate dal veterinario, ma la  "Rossina" non riprende. 
Pian piano, con tanta pazienza (ma lasciatemi dire: anche con tanto amore), dopo cinque o sei giorni si incomincia a vedere qualche miglioramento: beve più frequentemente ed inizia a mangiare di nuovo. 
Piano piano inzia a riprendersi, ma ormai avevo data per esaurita la sua maternità. E invece no! Va a riprendersi i suoi gattini, tre da una parte e due dall'altra, lasciando stare i non suoi, per riporli in una cassetta che io avevo messo a portata di mano per andare all'occorrenza a prenderli, per dar loro un po' di latte ad integrare quello che potevano dar loro le due mamme adottive. Incredibile, vero? 
Da sempre io tengo dei gatti, ma una cosa così non mi era mai successa ed anche raccontandola, nessuno ha mai avuto un simile riscontro. 
Ma non è finita: purtroppo il virus contratto dalla "Rossina" è contagioso e se lo "becca" anche la "Moschina", rimasta nel frattempo con il solo suo gattino. Ebbene, una volta che la "Rossina" si è accorta di questo, ogni tanto va a fare una capatina nella cuccia della "Moschina" per allattare il gattino che, giocoforza, riceve poco nutrimento per gli stessi motivi che avevano causato la sua malattia.
Non è ancora il momento di pronunciare la classica frase di fine fiaba "....e vissero tutti felici e contenti", ma ormai direi che ci siamo veramente vicino.
Beh, dopo questa parentesi ritorniamo alla campagna elettorale che ci ha presi tutti quanti, candidati ed elettori, ma sarebbe bene che certi personaggi del settore, "venditori di fumo" o "camaleonti", che tentano di far capire metamorfosi spaventose, si fermassero un momento e riflettessero, naturalmente prendendo esempio dalla natura, che è una cosa perfetta, ma che l'uomo cerca di deturpare in onore del "dio denaro". 


                                                         Germano Meletti

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