sabato 7 marzo 2015

“Fratelli dell’India”, grande successo del concerto benefico con la partecipazione delle tre corali locali


“Fratelli dell’India”, grande successo del concerto benefico con la partecipazione delle tre corali locali
Sono gli Juvenes Cantores (Fidenza), la corale Contrappunto (Medesano) e il coro Montecastello (Parma)

Gande successo sabato 28 febbraio del concerto benefico promosso dall’associazione onlus “Fratelli dell’India” presso la parrocchia di s. Giuseppe Lavoratore a sostegno dell’attività missionaria svolta in India da madre Maria Scremin e da padre Matteo.
Il desiderio di Madre Maria è infatti quello di devolvere le offerte “per la formazione di un gruppo di giovani che vogliano impegnarsi nell’insegnamento dei canti sia nell’ambito liturgico che per una vera e propria scuola di musica”. Presenti anche il Vescovo di Fidenza e il presidente del Consiglio comunale Amedeo Tosi. 
Al centro della serata l’esibizione di tre corali presenti nel territorio della provincia di Parma per tessere “un filo sonoro invisibile che ci unisca ai bambini ospitati nelle missioni canossiane in India di madre Maria”. Sonoro sta per udibile, concreto e tangibile; invisibile sta per tutto ciò che abbatte le barriere e lega, anche a distanza, gli esseri umani grazie al linguaggio universale della musica.
Ed ecco le tre corali: gli “Juvenes cantores” della Cattedrale di Fidenza, diretti dal maestro Luca Pollastri (costituiti nel 1994 grazie a una tradizione che è stata inaugurata da don Ottorino Davighi e don Tarcisio Bolzoni, oggi composta da trenta elementi); la corale “Contrappunto”, nata grazie alla Pro Loco di Medesano e Felegara e diretta da Maria Laura Gennaro; il coro "Montecastello” di Parma, diretto dal maestro Giacomo Monica. È nato per valorizzare i canti popolari dell’Appennino parmense e in seguito ha approfondito la conoscenza di autori quali Benedetti Michelangeli, Dionisi e De Marzi.
Il coro è parte attiva anche nell’esecuzione di brani legati alle sculture di Pietro Sciola dove le voci dialogano con i suoni della natura. 
Gli applausi del pubblico che ha salutato con calore le esibizioni dei protagonisti si sono trasformati in una ovazione quando le tre corali, insieme ai corsisti dei cori fidentini uniti, hanno intonato i due brani finali: “La contrà de l’acqua ciara” (De Marzi) e “Quanti fior” (Monica). 
Al termine il presidente del sodalizio, Franco Antonelli, ha offerto alle tre corali un dono significativo rivolgendo un appello al pubblico presente per il sostegno alle missioni in India che, grazie alle immagini proiettate sul grande schermo, ci è parsa più che mai vicina. 
Per il conto corrente postale: intestare a “Associazione Fratelli dell’India onlus” n. 1018030971.
“Fratelli dell’India” nasce come gruppo parrocchiale nel 1992 a Fidenza per opera di don Felice Castellani, grazie ad un solido legame intrattenuto con alcuni missionari in India (Madre Maria Scremin e Padre Matteo Iswar Prasad). 
Dopo oltre venti anni di attività l’ambito di azione territoriale si è ampliato e, per assicurare la continuità, viene costituita come associazione di volontariato senza fini di lucro e dal 31 marzo 2014 è riconosciuta come Onlus. 
Gli obiettivi continuano ad essere perseguiti con il generoso contributo economico dei benefattori per consentire la scolarizzazione ai bambini bisognosi (sostegno a distanza), la fruizione di un’adeguata assistenza sanitaria per i poveri e i lebbrosi, una migliore qualità della vita alla popolazione più emarginata con la costruzione di abitazioni, aule scolastiche, centri di aggregazione sociale per disabili e bacini idrici per l’agricoltura. 
Ogni due anni una delegazione di soci e sostenitori si reca in India a proprie spese per verificare l’avanzamento dei progetti in coerenza con i finanziamenti erogati, incontrando i referenti sul posto insieme ai bambini e alle comunità locali.

Articolo pubblicato sul settimanale della Diocesi di Fidenza "il Risveglio" del 6 marzo 2015

1 commento:

  1. Franco Bifani12 marzo 2015 16:40

    Avevo fame
    e voi avete fondato un club a scopo umanitario
    e avete discusso della mia fame.
    Ve ne ringrazio.
    Ero in prigione
    e voi siete entrati furtivamente
    in chiesa a pregare per la mia liberazione.
    Ve ne ringrazio.
    Ero nudo
    e voi avete esaminato seriamente
    le conseguenze della mia nudità.
    Ero ammalato
    e voi vi siete messi in
    ginocchio a ringraziare il Signore
    di avervi
    dato la salute.
    Ero senza tetto
    e voi avete predicato
    le risorse dell’amore di Dio.Sembravate tanto religiosi
    e tanto
    vicini a Dio.
    Ma io ho ancora fame,
    sono ancora solo,
    ammalato,
    prigioniero,
    senza tetto.
    Ecco, lo so che sono molto, ma molto cattivo, quasi malvagio, diabolico, un infamone. Ma, pensando a come sono ridotti, soprattutto da un punto di vista materiale, i poveracci, dimenticati da Dio e dagli uomini, laggiù, in India, dove ancora sono in vigore le caste e i pària sono i considerati meno che vermi della terra, la memoria mi è andata a questa poesia, del poeta Malawi Jack Mapanje. È vero, infatti, che esiste quel detto "Canta che ti passa!", ma non so se canti e musiche riuscirebbero ad alleviare le esigenze nutrizionali dei miseri indiani, specie dei bimbi.

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