venerdì 20 marzo 2015

ONG coniugali e Cooperative matrimoniali


Ogni matrimonio, pure se il melone è uscito giallo, deve combattere contro il mostro divoratore dell'abitudine, nel campo di battaglia, dove si svolge tutta la nostra esistenza; ma bisogna capire quando è il momento di deporre le armi e di sedersi intorno ad un tavolo di pace, magari apparecchiato con qualche buon manicaretto. Il matrimonio è simile ad un innesto su un ramo: o attecchisce subito, o è destinato a rinsecchire, specie nell'ora più critica, quella della prima colazione.
Io, comunque, non ho mai capito i celibi e le nubili a vita: un matrimonio può comportare molte pene, ma un celibato od un nubilato cronici, per me, non offrono alcun piacere. Se non altro, nel matrimonio, ognuno dei coniugi assegna all'altro la custodia ed il sollievo della propria solitudine.
Ho notato come, spesso, a glorificare gli sposalizi e le loro gioie e delizie, siano personaggi che mai si sono sposati, come Torquato Tasso, che scrisse: “O dolce congiunzione de' cuori, o soave unione degli animi nostri, o legittimo nodo, o castissimo giogo...”. “Quod ergo Deus coniunxit, homo non separet”, scriveva S. Matteo, che mollò la moglie, per seguire Gesù.
Però, ... i pagani avevano un dio anche per l'amore e noi cristiani, invece, solo uno, per il matrimonio.

L'amore coniugale non è solo amore, simpatia, sensualità, passione, amicizia; ha una sua natura propria, in cui questi varii ingredienti irrinunciabili si presentano in dosi variabili. Io credo che una moglie, all'inizio della storia coniugale, sia l'amante, poi l'amica e compagna, ed infine la badante. Nel mio caso personale, le tre funzioni sono iniziate, all'unisono, 28 anni fa, e continuano tuttora. Ma sono convinto che la mia storia con Betta durerà oltre i ristretti confini dello spazio e del tempo, per l'eternità, lungi da crisi dell'Eurozona, perché è stata il trionfo della Speranza dopo una triste esperienza.
Ci sono poi molti benpensanti e perbenisti, -in ciò confortati da curatoli e monsignori misogini-, che si ricordano di Eva solo come peccatrice e tentatrice e forzatamente rispettano, tra tutte le donne, unicamente la Madre di Cristo, ma solo in quanto Immacolata Concezione. 
Costoro persistono nel vedere la consorte solo come “angelo del focolare”, o meglio, oggi, della cucina a gas, e come colf tuttofare a tempo pieno, comprese le doverose prestazioni sessuali notturne, in nome e per conto del motto “Non lo fo pel piacer mio, ma per far piacere a Dio!”. Ai preti, piace dettare le regole di un gioco, cui non hanno mai voluto partecipare.
Il matrimonio è come un mosaico, i cui infiniti tasselli sono messi insieme, pazientemente, spesso con fatica e tra mille errori. Però, se Beatrice, Laura e Fiammetta fossero state sposate a Dante, Petrarca e Boccaccio, non sarebbero forse mai nati certi capolavori letterari.
Noto che tante donne, specie tra i ceti e censi più elevati, si prostituiscono a vita, ma in modo ben più confortevole delle poveracce che si vendono sui marciapiedi, sposando non degli esseri umani, ma dei conti correnti bancari o postali, corredati da cospicue quantità di beni immobili, da sfruttare il più a lungo possibile.
Invito, infine, chi, nonostante tutto e tutti, continua a credere nel matrimonio, a leggere la poesia di Kahlil Gibran, “Il matrimonio”, con la quale mi trovo perfettamente d'accordo. 
E per chi ama la musica vintage, ecco l'ottimismo facilone di Rabagliati, datato 1940, con questa canzone antidiluviana, in ogni senso: 
Franco Bifani

Alberto Rabagliati canta "C'è una Casetta Piccina" 
meglio conosciuta come "Sposi".
Pippo Barzizza Orchestra

Il matrimonio

Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos'è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Kahlil Gibran


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