lunedì 6 aprile 2015

"La scuola tra riforma e controriforma" di Franco Bifani

Scuola renziana

Mi pare proprio che, nella scuola italiana, le riforme restino lettera morta, sulle scartoffie ministeriali, e parole disperse nel vento, nelle aule del Parlamento; mi sembrano misere pezze, mal cucite su una tela, piena di buchi e strappi, e riguardano solo i contenuti, mai i mezzi ed i metodi.
Scuola fascista
La riforma del 1962, fortemente voluta dalla sinistra, che odiava la Scuola Media contrapposta all'Avviamento, come quella dei “Signori” a fronte dell'altra, dei “Poveri”, era riuscita ad abolire l'abominevole latino, in un ordinamento scolastico che risaliva al 1923, con Giovanni Gentile, e che dà comunque l’impostazione di base ancora in uso, specie nei Licei.
Con la riforma attuale di Matteo Renzi non solo restano gli insegnanti precari ma mancano anche cambiamenti concreti nella preparazione degli studenti, lacunosa ed improvvisata.
Si elencano il potenziamento, l’introduzione o il reintegro di una quantità di materie, quando i nostri ragazzi non sanno più leggere e scrivere, se non gli sms con Whatsapp, su Smartphone ed Iphone. 
Tutte le materie che spingono i ragazzi a esprimersi artisticamente e ad un arricchimento ed approfondimento culturale ed intellettuale sono le benvenute; ma dove troviamo il tempo per insegnarle? 
Si parla di scuole aperte tutto il giorno, per tutti mesi dell’anno: ma allora, non resterebbe più il tempo per l'elaborazione personale, agli studenti, e quello per l’aggiornamento dei professori.
Chi si propone una riforma scolastica, dovrebbe prima di tutto conoscere le scuole, con ispezioni, nelle medesime, senza nessun preavviso. 
Scuola democratica
Oggi, non si capisce bene a che servano ancora i cosiddetti Provveditori, e a che mai provvedano; i docenti, si prostrano servili ai voleri di alunni e genitori: i Presidi, tremebondi pure loro, dinnanzi ai medesimi soggetti, si barricano e si arroccano nei loro uffici, dietro cataste fantozziane di circolari ministeriali, di cui non riescono assolutamente a decifrare il linguaggio iniziatico, criptato ed ermetico, ma che comunque esprime sempre e solo fuffa.
E poi, alla fine dell'anno scolastico, nel corso degli scrutini, si ripete, da decenni, il rito infame delle promozioni ad ogni costo, tra le giustificazioni più ridicole e becere, del rendimento nullo o scarsissimo di alunni somari o fancazzisti, da parte di prof radical-chic e sinistroidi. Così, le scuole abbassano ancora di più il livello dell’istruzione, paventando, tra esorcismi, anatemi, scomuniche e Vade, retro, satana!, il criterio. “borghese,” se non “fascistoide”, della meritocrazia, in vigore in tutto il resto del mondo scolastico, serio e produttivo.
Franco Bifani, Fidenza,


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