giovedì 2 aprile 2015

Razionalizzazione delle società partecipate: attenzione ai costi


Ampio spazio la Gazzetta ha riservato alla decisione del Consiglio Comunale del 31 marzo di porre mano alla razionalizzazione delle società partecipate dal Comune di Fidenza. Con il voto favorevole della maggioranza e l'astensione delle minoranze si è deciso di dismettere le partecipazioni ASCAA, CEPIM, Soprip, Parma Abitare e Parma Turismi.
La minoranza presente ha presentato alcune critiche al piano pur senza marcare una chiusura al provvedimento. Anche per questo abbiamo cercato di capire meglio ed abbiamo chiesto un parere all'ex assessore Stefano Tanzi che, ricordiamo, a suo tempo aveva brillantemente risolto il problema COMESER limitando considerevolmente le potenziali perdite. 
Nella nuova veste di "esperto" Stefano ci ha dato una risposta puntuale prendendo in esame la partecipazione ASCAA e spiegando i motivi per cui la decisione di dismissione presenta alcune debolezze che avrebbero consigliato una diversa tempistica dell'operazione che così come impostata può comportare un onere per il Comune non indifferente. 
L'approccio di Stefano può sembrare molto tecnico, la materia l'impone, ma a me preme rilevare che è anche un modo di esercitare una critica costruttiva che troppo spesso viene dimenticata. 

Messa in liquidazione di ASCAA
ASCAA S.p.A. è stata costituita, il 9 settembre 2002, con atto del notaio dott. Stefano Gardelli n. 61156, dalla trasformazione dell'omonimo consorzio denominato Azienda Speciale Consortile Approvvigionamento Acqua.
Con atto del notaio dott. Marco Micheli n. 66944 del 20 dicembre 2013, è stato approvato il progetto di scissione parziale di ASCAA s.p.a. e San Donnino Multiservizi s.r.l. e di conferimento ad Emiliambiente s.p.a. con assegnazione alla stessa del ramo di attività del servizio idrico integrato dal 1° gennaio 2014.
ASCAA attualmente è una società patrimoniale, e pertanto, in attuazione dell'art. 1, comma 612, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ASCAA, essendo priva di attività operativa, dovrà essere posta in liquidazione volontaria.

Il capitale sociale posseduto da Comune di Fidenza: 282.373 euro (18,50% del capitale sociale complessivo di  1.526.339 euro) pari a n 282.373  azioni del valore nominale di €. 1,00 ciascuna.
Enti associati: provincia di Parma e comuni di Parma, Fidenza, Polesine P.se, Salsomaggiore Terme, Sissa, Sorbolo, San Secondo P.se, Fontanellato, Busseto, Zibello, Soragna, Torrile, Colorno, Roccabianca, Fontevivo, Trecasali, Mezzani, Ostello di Costamezzana.

Così com'è ASCAA oggi risulta essere solo una società patrimoniale che oltre al valore del capitale sociale dispone di un grande patrimonio di infrastrutture legate al ciclico idrico integrato dell'acqua che sono presenti in alcuni dei comuni soci, tipo acquedotti, centrali di pompaggio, nonché grandi linee di trasferimento per l'acqua, ma non è una società operativa e la legge ti dice che questo tipo di società le devi dismettere o mettere in liquidazione . E' evidente che i cespiti di grande valore realizzati nel tempo, anche con soldi del comune di Fidenza in comuni vicini tipo Salsomaggiore e Fontevivo, se si mette la società in liquidazione la legge prevede che vadano riconosciuti e pagati dai singoli soci, in questo caso i comuni, che ne rientrino in possesso. Non si tratta di bruscoline ma di milioni di euro, quindi la domanda che mi sorge spontanea è: dove troveranno le risorse necessarie tutti i vari comuni, non solo Fidenza, per pagare ad ASCAA ognuno la propria parte? E poi secondo quale ripartizione visto che Fidenza è stato il socio che più ha investito negli ultimi 30 anni? Non è un caso infatti che, sempre nella stessa relazione, venga riportata la frase che segue, quasi a mettere le mani avanti proprio per i motivi di cui sopra.

In tale scenario, l'Assemblea ordinaria dei soci di ASCAA, tenutasi il 19 febbraio 2015, ha conferito al Presidente, quale Amministratore unico della società, mandato di "porre in essere tutte le attività necessarie alla dismissione delle partecipazioni azionarie in ComeSER e Salso Servizi srl in liquidazione, nonché alla contestuale assunzione dell'impegno alla presentazione ai soci di un piano di liquidazione chiaro e preciso su cui assumere le conseguenti decisioni. "

In ordine a queste ultime parole "su cui assumere le conseguenti decisioni", a mio modesto modo di vedere in Consiglio comunale all'atto pratico su ASCAA è stata votata una delibera al buio in quanto si è deciso per la messa in liquidazione prima ancora di conoscere un qualsiasi piano di liquidazione. E se alla fine risultasse troppo oneroso per comuni, gli stessi come si compoterrano? E' un po' come la vicenda ASP dove prima i comuni soci hanno deciso di fare lo spezzatino, poi hanno chiesto a destra e a manca le varie simulazioni e piani economici che supportassero la loro decisione. Di solito si fa il contrario e in questo caso il tempo per avere una prima valutazione di massima dei costi per i singoli comuni soci c'era tutto, anche perché i cespiti sono tutti conosciuti e a libro, unitamente ai costi sostenuti per ogni singolo intervento negli ultimi 30 anni prima dal Consorzio diventato poi ASCAA.

Io a suo tempo, quando ero assessore alle partecipate ed è tutto agli atti per fortuna, dissi in tempi non sospetti che ASCAA era un contenitore vuoto che andava sfruttato e riempito altrimenti la sua fine naturale era la messa in liquidazione. Oggi vedo che i fatti mi stanno dando ragione, ma se i comuni soci in quel tempo avessero avuto più coraggio e lungimiranza, ASCAA (in quanto società totalmente pubblica) potevi utilizzarla come società e strumento operativo in cui far confluire attività tipo i rifiuti, la manutenzione delle strade, del verde, degli immobili comunali, lo sgombero della neve e tanto altro, al servizio di tutti i comuni soci e con economie su larga scala. Vedo che è stata fatta la scelta più comoda e facile, cioè la messa in liquidazione, ma ribadisco dove li troveranno i soldi necessari i singoli comuni?? 
Questo era già un problema che spaventava tutti gli amministratori dei vari comuni nel 2012/2013 e non mi risulta che oggi la situazione sia diversa da allora.
Stefano Tanzi


1 commento:

  1. È stato fatto un referendum che ha detto mo alla privatizzazione dell'acqua. E c osa fa il comune? Vende la sua partecipazione nella società pubblica che gestisce la nostra acqua! Non nascondiamoci dietro le lego che volevano la privatizzaZione, perché il referendum ha tagliato le gambe a ciò. Sr si vuole il bene cela città si operi fattivamente e non ci si nasconda dietro i tatticismi

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi