sabato 9 maggio 2015

Una mostra dedicata alle vignette e alle foto di Nullo Musini nella Grande Guerra


La mostra  “La Grande Guerra nello sguardo di un soldato: le vignette e le foto di Nullo Musini” che si è inaugurata oggi 9 maggio presso il Museo del Risorgimento nel palazzo delle Orsoline, ha ottenuto il riconoscimento del Comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio il 14 dicembre 2012 con il nome di “Struttura di missione per la commemorazione del centenario della prima guerra mondiale”.
Si tratta, come dice anche il titolo, di una mostra che propone le immagini che ritraggono la realtà della vita di trincea dei soldati italiani, si tratta delle fotografie con le quali Nullo Musini, tenente medico e appassionato di fotografia, al fronte durante il primo conflitto mondiale, ha immortalato la quotidianità della vita di trincea nella Grande Guerra. Fanno da corredo alla mostra alcune rare riviste di trincea appartenenti al Fondo Musini presso il Museo del Risorgimento.
Dopo il saluto del vicesindaco con delega alla Cultura, Alessia Gruzza, e del presidente del consiglio comunale, Amedeo Tosi, la proiezione delle foto scelte con cura tra il migliaio di quelle disponibili curata dal servizio cultura del Comune è stata molto interessante e didatticamente efficace nei riguardi dei numerosi studenti presenti. 
L'intervento del direttore dell'Istituto Storico della Resistenza di Parma, Marco Minardi in cui mostra la figura di Nullo Musini anche nel suo legame con la nostra, la sua, città. 
Al termine degli interventi l'inaugurazione della mostra e la visita guidata.

Alcune immagini della Mostra







MUSINI NULLOBorgo San Donnino 14 febbraio 1883-Fidenza 16 giugno 1967
Figlio di Luigi, valoroso garibaldino. 

Compì gli studi a Parma, laureandosi nel 1907 in medicina e chirurgia e perfezionandosi alla Clinica chirurgica di Roma.Sin da studente rivelò doti eccezionali di caricaturista, collaborando a giornali goliardici. Poco dopo essersi laureato, prese parte alla colonna dei medici volontari parmensi che si recarono a Messina, sconvolta dal terremoto, a prestare gratuitamente la propria opera di solidale assistenza ai colpiti dall’immane sciagura. 
Tornato a Parma, divenne aiuto alla cattedra di patologia chirurgica dell’Univerisà, diretta dal Ferrari, al cui fianco rimase per un decennio.
Nel 1919 fu nominato chirurgo direttore dell’Ospedale  civile di Borgo San Donnino, attività che svolse ininterrottamente per trent’anni, sino al 1948. Partecipò alla prima guerra mondiale con il grado di tenente e accanto all’opera di medico trovò il tempo per dedicarsi alla caricatura giornalistica, inviando a riviste disegni e schizzi ispirati al più alto patriottismo e collaborando ai giornali di trincea che venivano diffusi tra le truppe: Il Razzo, La Trincea, La Ghirba, La Voce delPiave. Terminate le ostilità, lasciò i gradi di ufficiale dell’esercito per riprendere la professione. Quale attività collaterale, continuò a dedicarsi alla caricatura nel giornalismo e alla raccolta di documenti e cimeli relativi all’epoca del Risorgimento italiano.Già nel 1906 fondò e diresse Il Gazzettino di Salsomaggiore e in seguito collaborò a Verd’azzurro di Notari, a Fracassa di Gandolin, a Italia ride di Bologna e, dal 1910 al 1914, a Pasquino, per il quale compose notevoli tavole di satira politica, divenendo popolare in tutta Italia. 
Questa sua attività si estese al punto da indurlo quasi a rinunciare alla professione medica.Il Resto del Carlino, Il Travaso, La beffa, Il mondo che ride, Il Secolo XX, Numero, Capitan Fracassa, Il Teatro Illustrato, Satana, Il Giornale d’Italia, Le fonti allegre, Il Corriere dei piccoli, Ma chi è?, Humor e Le Rire di Parigi l’ebbero per molti anni collaboratore assiduo e argutissimo. La sua matita seppe far sorridere un mondo di lettori, grandi e piccini, riproducendo i difetti umani con una fresca vena di sincerità.Proveniente dalla vecchia scuola ottocentesca, la sua caricatura si discostò notevolmente da quella dei contemporanei: fu, quello del Musini, un umorismo un po’ morbido, nel quale non balenò mai l’invettiva, espressione di un’epoca romantica nella quale l’umorismo si avvicinò più al compassato humor britannico che all’aggressività della battuta mediterranea.La testimonianza di una larga attività svolta nel campo del disegno umoristico volle affidarla alla sua ultima raccolta di vignette apparsa nel volume Quei medici…! (Milano, 1952), dedicato alla satira in medicina.
La collaborazione del Musini al giornalismo non si limitò però alla caricatura.Per molti anni collaborò, con articoli di varia natura, a quotidiani e riviste: scrisse infatti per Il Corriere della sera, Il Giornale dell’Emilia, La Lettura, Il Secolo XIX, Camicia Rossa, Il Corriere Emiliano, Cultura moderna, Vita, Il Corriere d’Italia, La Gazzetta di Parma e Il Risveglio. 
Sono pure da rilevare, accanto agli articoli giornalistici, le numerose sue pubblicazioni di carattere storico e biografico: Gli avvenimenti politici del 1859 nei Ducati di Parma e una lettera in dedica di Cavour (1928), Un amministratore privato di Casa Borbone e un carteggio inedito di Maria Amalia e di Luisa Maria (1930), Giuseppe Verdi a Trieste: una berceuse inedita del Maestro (1931), I Moti del 1831 a Borgo San Donnino (1931), Garibaldi a Caprera (1932) La ferita di Garibaldi ad Aspromonte (1932), Don Giovanni Verità, cappellano militare a Chieti, con corrispondenza inedita col Capitano Amos Ronchei (1935), Il primo sfortunato concorso di Giuseppe Verdi (1941), Verdi e la caricatura (1941), Giuseppe Verdi deputato (1941), I settanta di Villa Glori (1941), Un condiscepolo di G.Verdi: dr. Carlo Musini (1941),Cavour e la guerra di Crimea (1941), G.Verdi patriota (1943), Luigi Illica (1945), Un ufficiale napoleonico fidentino (1946), Vita eroica di un popolano parmense  (1947), La visita di Vincenzo Gioberti alle città dell’Alta Italia e la sua sosta a Fidenza (1948), Feste universitarie parmensi 1896-1910 (1950) e Il Teatro di Fidenza e Girolamo Magnani (1950). Bibliofilo e collezionista appassionato, si formò una ricca biblioteca, nella quale non mancavano opere rare e di pregio.Il suo studio ridondava di fotografie, caricature e lettere autografe di eminenti personalità del mondo culturale e artistico con le quali entrò in consuetudine amichevole: D’Annunzio, Mascagni, Benelli, Fraccaroli, Pascarella, Barbarani, Cenzato e altri.
Con lunga e paziente opera provvide al riordinamento della civica biblioteca di Fidenza, inaugurata il 24 aprile 1959 assieme al Museo del Risorgimento, da lui fondato per evitare che potesse andare disperso quanto rappresentava il frutto di mezzo secolo di indagini, di ricerche e anche di non lievi sacrifici. Il Musini fu anche un ottimo fotografo.
Dotato di una istintiva attenzione alle cose, che assurgeva talvolta ad autentica sensibilità, dovette comprendere ben presto l’importanza che la fotografia avrebbe assunto come strumento di documentazione e di riflessione.Probabilmente, la nuova arte lo attirò anche perché, a prescindere da ogni altra considerazione, essa rappresentava una novità con cui prendere confidenza: un lato caratteristico della sua indole fu, infatti, una marcata curiosità intellettuale, unita a un attivismo quasi frenetico.
Di fronte al nuovo mezzo offerto dal progresso tecnologico, egli non pote restare indifferente: così se ne occupò tra i primi a Borgo San Donnino, cominciando a frequentare lo studio di Achille Coen. 
Particolare inclinazione sentì per la foto-documento, con una viva attenzione alla qualità dell’immagine. Lo facilitò in ciò soprattutto la sua intensa attività di disegnatore e di caricaturista, che costituì a lungo, per lui, un impegno svolto a un livello quasi professionistico. 
Molte delle sue più antiche fotografie colgono gli aspetti più caratteristici di Borgo San Donnino, non soltanto le emergenze monumentali ma soprattutto i punti nodali del tessuto urbanistico: ebbe una conoscenza profonda delle vicende storiche della sua città e poté pertanto cogliere determinate situazioni storiche e urbanistiche e determinati aspetti della realtà locale. 
Ciò che più affascina, però, in questo reportage degli inizi del secolo, è la particolare presenza umana che conferisce a ogni fotografia il senso reale della vita e della storia.
Quelle donne che lavano i panni nelle acque del pozzone, quei ginnasti con panciotto e baffoni, quei passanti nei loro abiti scuri di foggia ancora ottocentesca, sono i protagonisti della vicenda che ha per teatro la città, e il Musini si rende conto che i monumenti e le piazze, che egli vide certamente con occhi diversi da quelli dei passanti delle sue fotografie, vivono in quanto sono abitati. Questo accento posto sulla gente e sulla vita informa anche quelle fotografie dedicate a monumenti, per i quali ogni intendimento celebrativo o di maniera pare essere rigorosamente e consapevolmente bandito. La partecipazione alla grande guerra fu un momento fondamentale della vita del Musini: oltre millecinquecento negativi fotografici costituiscono l’irripetibile documentazione di prima mano che egli realizzò negli anni del conflitto.Sono testimonianze il cui valore storico e la cui drammaticità non fanno venire meno l’atteggiameno del Musini, che resta sempre lo stesso: all’interesse per la grande vicenda storica si sovrappone l’interesse autobiografico e non si sa, in fondo, quale sia il sentimento prevalente.
A partire dagli anni Trenta il Musini si dedicò anche alla fotografia a colori, nella quale egli vide, quasi certamente, un’evoluzione tecnologica di portata molto vasta, tale comunque da incidere sulla sua concezione della fotografia.
Un interesse eccezionale rivestono le numerose diapositive scattate dopo il bombardamento aereo del 1944, che rase al suolo gran parte della città di Fidenza.Si può dire che questa serie di oltre quaranta immagini rappresenti il punto di arrivo di questa sua ricerca. 
Esse rappresentano, al di là degli intenti soggettivi del Musini, il documento di una terribile distruzione, che non si risolve nel dolore della gente per le molte vittime e per le grandi sofferenze, ma si arricchisce di rigorosi significati storici. La sua competenza e passione per la storia risorgimentale italiana e la sua multiforme attività nel campo della cultura e dell’arte ebbe ufficiale riconoscimento: nel maggio 1959 fu decorato di medaglia d’argento dall’Accademia parmense delle Biblioteche e di Belle Arti e nel settembre successivo di medaglia d’oro con diploma per i benemeriti della cultura e dell’arte dal ministero della Pubblica Istruzione.
Un’altra medaglia d’oro gli fu conferita dal Municipio di Fidenza per la fondazione del Museo del Risorgimento.
Fu membro attivo della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, socio effettivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento, accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti di Parma, ispettore onorario bibliografico per l’Emilia, ispettore onorario alle antichità dell’Emilia e Romagna, ai Monumenti e scavi dell’Emilia e alla Soprintendenza alle Gallerie e opere d’arte di Parma e Piacenza e primo direttore del Museo Storico del Risorgimento di Fidenza.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 282-286; N.Denti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1967, 25-26; M.Galli, G.Ponzi, Ciao Borgo, 1987, 12-14; Gazzetta di Parma 21 gennaio 1991, 16.

4 commenti:

  1. Hanno voglia di fischiare! Queste sono le storie che mi danno l'orgoglio mia della borghigianitudine! Perdonate se mi è sfuggito, quando chiuderà la mostra? Vorrei proprio visitarla, fa bene al cuore.

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  2. La mostra è permanente, quindi è aperte nei giorni di apertura del Museo lunedì e martedì 13-18.45, mercoledì, giovedì venerdì 9-18.45, sabato 9-12.45

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  3. Devo confessare, con un po' di vergogna, che non possiedo nessuno scritto di Nullo Musini se non ciò che ha pubblicato, sul "NUMERO UNICO", negli anni in cui lo ha guidato (dal 1946). Siccome sul Fogliaccio era di rigore l'anonimato, è pure difficile capire se, alcune cose, sono state scritte da lui o da altri.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi