giovedì 2 luglio 2015

Da Porcellinia ai vasti territori al gioco del Risiko.

Fidenza arroccata assediata dai Rossi di San Secondo
L'era dell'Alta Velocità porta indubbiamente a rivedere le relazioni territoriali, alcune città vengono "saltate" altre hanno l'opportunità di una inattesa rivalutazione. 
Noi nel nostro piccolo mondo se eravamo out lo siamo ancor di più, l'alta velocità ha retto un muro fisico tra noi e la bassa aggravato da soluzioni viarie demenziali.
Le Terre Verdiane nate come unione di servizi ed opportunità non hanno resistito molto, nemmeno la pur positiva esperienza della gestione di Iaconi Farina che, supportato da Mario Cantini, aveva "pulito" il carrozzone di inutili dirigenti superpagati ha fatto il miracolo: se esce dalla porta la politica, quella deteriore, rientra dalla finestra e rompe anche i vetri.
Della Fidenza come "baricentro di un più vasto territorio   bla... bla ... bla" non è rimasto che il "bla .. bla.. bla", d'altra parte la definizione arrivava proprio quando la Fidenza, centro territorialmente importante, era tramontata da almeno un decennio. 
Il venir meno dell'importanza dell'agricoltura in economia aveva da tempo archiviato il mercato del venerdì, punto centrale del convergere a Fidenza di operatori dalle valli piacentine di Ongina, d'Arda con Bardi come il più remoto borgo collegato. 
Questo colpo alla Fidenza come centro di un mercato agricolo artigianale di un certo rilievo era nell'ordine delle cose, una variabile indipendente. 
Fidenza ha reagito diventando dagli anni sessanta polo scolastico e di servizi associato ad una base economica in trend positivo. In questo modo, Fidenza ha mantenuto non poco della sua centralità ed importanza. Giocava certamente all'incontrario le politica del PCI provinciale e regionale con scelte penalizzanti per noi di delocalizzazione. 
Oggi perdurando la grande fuga da Fidenza di servizi territoriali e malgrado le difficoltà connesse ad una politica balbettante occorre ripartire, lo dicono tutti, lo fa nessuno.
Il PD da anni rispolvera il progetto Porcellini dimenticando che lo scambio di sinergie tra Fidenza e Salso trovava negli anni cinquanta ed anche dopo il suo fondamento nella politica feudale della famiglia del Senatore, romagnolo d'origine. Un'unione quindi che poco giovava al territorio molto al lustro di pochi, stiamo parlando di quella che tranquillamente avrebbe potuto chiamarsi Porcellinia, la somma di Fidenza e Salsomaggiore.

Ma tornando all'oggi la danza è diversa e presso le sedi dei partiti (esistono ancora?), dei movimenti antipartitici (esistono già?) si fanno prove di Risiko mettendo a frutto tutta l'ignoranza, storica, geografica ed economica, di cui questi luoghi, partiti e antipartiti, sono gelosi custodi. 
Ai politici, veri o presunti, un solo suggerimento: prendetevi quaranta giorni di deserto e poi ne riparliamo.
A. P.
    

2 commenti:

  1. Ma nessun politico è mai stato in grado di pianificare un programma a lungo termine? Non si rendono conto che tagliando gli alberi, mettendo cemento al posto delle coltivazioni, inquinando le acque, e chi più ne ha più ne metta, stanno distruggendo il patrimonio cultutale e paesaggistico necessario alla nostra sopravvivenza? Ma questi signori, hanno dei figli, dei nipoti o chi altro a cui pensare per il loro futuro? Che ritorno ha tutta questa devastazione? Un ritorno econimico per qualcuno? Forse, invece di farsi intervistare per raccontarci che viviamo in un'isola felice, non sarebbe meglio che passassero più tempo a rileggersi la storia del passato? Qualcuno di loro conosce la storia di re Mida?

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  2. Quoto in pieno sia il post, sia il commento precedente. Perché nel passato , come ora, sono i "paladini" del consumo 2zero" del territorio, dove , invece, nei terreni agricoli migliori, con "varianti" continue, cambiano l'uso, alla faccia dei piani territoriali e dei piani intercomunali. Purtroppo parlano e non confermano con i fatti quanto dicono. Solo "fumo" e specchio per "allodole". Dovremmo ricordarcelo quando andiamo a votare .

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi