domenica 2 agosto 2015

Salviamo gli alberi monumentali ed il loro habitat.


RETE CIVICA FIDENZA, tramite i consiglieri Rigoni Gabriele e Luca Pollastri, ha presentato entro il 31 Luglio ( come stabilito dalla Regione Emilia Romagna) l'istruttoria affinché i GELSI della piana di Cabriolo e i tre centenari platani collocati nel parco del Palazzo dei Gesuiti siano tra quelli riconosciuti come alberi monumentali d'Italia.
Rete Civica FidenzaTra i punti qualificanti di Rete Civica Fidenza c'è infatti la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico ragion per cui entro il 31 luglio il movimento civico ha segnalato al Comune ed identificato al Servizio Parchi e risorse forestali della Regione Emilia-Romagna i gelsi collocati nella Piana di Cabriolo ed i platani del parco del palazzo del Collegio dei Gesuiti. Già in precedenza aveva promosso ricerche e chiesto deliberazioni. Mancava quella specifica inerente la legge 10 del 2013 di cui al decreto attuativo del 23 ottobre 2014, che riferisce all'istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia, è stato così che il movimento ha provveduto direttamente alle rilevazioni finalizzate al censimento di questi maestosi esemplari arborei cittadini e dei luoghi nobilitati dalla presenza di verde arboreo.
Riportiamo qui il contributo che Silvia Carapezzi ci ha fatto gentilmente pervenire unitamente agli elaborati prodotti ed al materiale fotografico. Altri contributi seguiranno per una completa informativa. 




La Piana di Cabriolo tra storia e cultura popolare dei fidentini.

“Agli alberi monumentali vengono riconosciuti sia un valore ambientale, ma anche un valore culturale. Un albero monumentale non è, infatti, solo un “grande albero di bell’aspetto”, esso è soprattutto un sopravvissuto, una testimonianza di un paesaggio, di un ecosistema, di un uso del suolo e di una precisa fase della vita degli uomini che attraverso le generazioni l’hanno piantato, accudito e a vario titolo goduto” 
da RER – 2015 –Censimento degli alberi monumentali


La piana di Cabriolo, ovvero quell’ampio spazio verde e coltivo, appena fuori Fidenza, lungo la strada per Tabiano, è la verde veduta fidentina del rapporto con la cultura più intima di questa città. Lì c’è l’essenza borghigiana. La testimonianza storica della città, fatta di tradizioni contadine, feste popolari, passeggiate, grida gioiose di ragazzi, culto religioso, ritiro spirituale di atei e credenti, eremo delle anime sofferenti; nido di innamorati e oasi naturalistica per le specie protette.
Ogni cambiamento, turba l’animo. Non ce ne vogliano i proprietari veri se i loro fazzoletti di terra si sentono soggettivamente quasi una proprietà personale di ogni fidentino che passa di là. 
Il sogno sarebbe acquistare tutto e lasciarlo immacolato com’è per altri cento anni e chi vivrà vedrà.

Stando con i piedi bene per terra c’è invece di che stare poco allegri. Già la sforsennata gestione della Di Vittorio. Il management della cooperativa aveva “zampato” un bel pezzo di terra per metterci su un po’ di ipoteche e di cemento; nonostante la proficua azione del comitato cittadino che si è battuto qualche anno fa, ancora non è detta l’ultima parola che, per il momento, è passata in mano ai curatori e nulla esce dalla camera ghibellina.

Così carta e penna, forti dei valori che animano la nostra partecipazione alla vita sociale e politica di Fidenza, Rete Civica non ha lasciato perdere l’opportunità di salvaguardare una parte del tesoro anche dei fidentini (si dice “anche” perché giuridicamente il “tesoro” appartiene ai legittimi proprietari delle terre della piana di Cabriolo), ovvero i Gelsi, i "mur", che si trovano lungo la strada per Tabiano e nelle piane intorno alla collina della Chiesa di Cabriolo, chiedendo che siano censiti per divenire, si spera, piante monumentali d’Italia.


Come racconta bene l’opera di Ettore Ponzi, dipinto tra il 1950 ed il 1955, i gelsi sono parte integrante della nostra storia fatta anche di civiltà contadina che dalla terra e dalle sue piante traeva il suo sostentamento per il quotidiano vivere e cosi, tra un dissodamento ed una potatura, si susseguivano le stagioni e ci si inanellava la storia di una comunità.

Anno 1167. Uno dei tre presidi dell’Ordine dei Templari, in quel che era ai tempi la nostra città, era giusto a Cabriolo dove ora si trova la Chiesetta, come ci dice Don Amos Aimi, nella sua “STORIA DI FIDENZA”. I documenti ne lasciano traccia; documenti sopravvissuti all’incuria del tempo almeno 309.520 giorni, tali il numero di giorni che ci separano da quel lontano anno 1167.
Preservare la piana di Cabriolo nel tempo intatta nella sua bellezza paesaggistica, integra delle sue bellezze naturalistiche, terre coltivate e alberi, nonché delle costruzioni, Chiesa, Villa Guastalla, case coloniche è un dovere cittadino riguardo la scrittura delle pagine di storia FUTURE. E per riuscire nell’intento è necessario partecipare ai cambiamenti in corso nella storia di questi giorni.


“Un popolo senza radici è un popolo senza futuro” dice Don Marek parroco della Chiesa di Cabriolo
Silvia Carapezzi

Comune di Fidenza foglio 69 formazione gelsi-page-001
Comune di Fidenza foglio 70 formazione gelsi-page-002


1 commento:

  1. Tante voci si sono già fatte sentire per la salvaguardia della piana di Cabriolo, a cui i fidentini sono affezionati come ad una persona cara e come tale penso che nessuno, nemmeno i legittimi proprietari, abbiano il diritto di deturparla. Difendiamola dunque da chiunque voglia farle del male!

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi