sabato 7 novembre 2015

Il vuoto è al centro di Fidenza


Un vuoto urbano caratterizza il centro fidentino tra le piazze Verdi e Pontida da circa un ventennio e non è uno spazio qualunque. Ricco di storia, ne rimane tuttavia solo debole traccia nel tozzo fabbricato delle ex carceri ora destinato ad alloggi per anziani.
Piazza Verdi, che lo chiude da un lato, allarga la visione su uno dei più caratteristici angoli di Fidenza. Il lato ovest è occupato dal Teatro "Gerolamo Magnani" con la sobria facciata neo-classica; a nord triamo la fiancata retrostante del Palazzo comunale; a sud, la ex sede del Liceo classico ed i giardini di Piazza Matteotti.
Studi anche recenti vorrebbero individuare in questa zona la "Piazza Grande", cioè la principale del Borgo. Ma una cosa è certa: che Piazza Verdi, fino a qualche anno fa, rimase sempre la succursale di Piazza Garibaldi nello sviluppo del mercato e del piccolo commercio locale. In particolare, vi si insediavano i rivenditori di vasellame e terraglie e, fino agli anni settanta, quelli di mercerie. Ora si presta al banale posteggio a righe blu di auto.

La vecchia denominazione, Piazza S. Giovanni , era in relazione al più antico complesso conventuale di Borgo ed all'annessa Chiesa, quella appunto dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Il Convento, fondato nel secolo VII, insisteva sull'attuale area dell'ex Liceo Classico e delle ex carceri mandamentali all'esterno della cinta muraria medievale. Di questo convento esiste tuttora l'ala di un chiostro d'epoca tarda rimasto dopo l'abbattimento delle altre parti nella seconda. 

Fidenza - Ex Palazzo Littorio 
L'area venne infatti interessata, negli anni trenta del secolo scorso, da un progetto che prevedeva, oltre alla "Casa del Fascio", la realizzazione della Pretura e delle carceri mandamentali annesse - nella parte compresa tra Via Bacchini e Piazza Verdi - e di locali di pubblica aggregazione con cinema e teatro, nonché di un nuovo forno di panificazione Comunale su Piazza Pontida.
Ma del progetto unitario iniziale vennero realizzati solamente l’edificio destinato a “Casa del Fascio” (1937) ed il forno comunale (1938).
La “Casa del Fascio” o “Palazzo Littorio” nel dopoguerra divenne “Casa del popolo", poi, dai primi anni ‘60, divenne Liceo Classico e Scientifico "G. D'Annunzio" ed in parte utilizzato per uffici comunali. Con il trasferimento degli uffici nei Nuovi Terragli anche i residuali utilizzi vengono meno. Nel bilancio previsionale del 2010 il palazzo fu compreso tra gli immobili da alienare.
Piazza Pontida (già Piazzetta S. Martino) prende il nome da un fatto storico di grande rilievo: nella Chiesa dei SS. Giovanni il 30 luglio 1195 venne rinnovato, contro Arrigo VI, il giuramento guelfo della Lega di Costanza. A Borgo si radunarono i delegati di Milano, Verona, Brescia, Crema, Mantova, Padova, Gravedona, Piacenza, Faenza, Tortona, Reggio Emilia e Bologna, giurando la nuova Lega. Per il nostro Borgo l'avvenimento costituiva una preziosa occasione per affermare un proprio ruolo autonomo nei riguardi Parma e Piacenza. 
La Lega non ottenne, purtroppo, gli effetti sperati e Borgo continuò ad essere al centro, per tanti anni ancora, delle cruenti contese tra i due litiganti di oltre Taro ed oltre Nure.


Scuderie ducali
Ancora nell'ottocento la piazzetta era dominata sul lato sud, dalle scuderie ducali, un grande fabbricato a "T", di cui rimangono ancora alcune strutture incorporate nei condomini esistenti nella stessa area.

Un luogo quindi, come dicevamo, carico di storia posto al centro di Fidenza ma da molti anni ormai in stato di abbandono e, dal 2009, sgombro anche dei fabbricati che nell'ultima metà del novecento erano sede di iniziative commerciali e di servizio.


Manca oggi un progetto idoneo a far riprendere a quest'area l'importanza che la storia e la geografia urbana gli hanno assegnato. E' corretto ricordare che agli inizio del 2000 un progetto c'era, anzi si era giunti anche alla definizione degli accordi con una ditta di costruzioni, ma il tutto è stato apparentemente accantonato da cinque anni. L'area avrebbe dovuto accogliere residenze condominiali, era anche prevista una sala civica.
Alla sua realizzazione si opponevano varie considerazioni non ultima quella dei costi che l'impresa assegnataria avrebbe dovuto sostenere per salvaguardare le permanenze storico-archeologiche presenti nel sottosuolo.
Se infatti la parte visibile dell'area, il luogo più elevato del vecchio borgo, non presenta segni di antiche costruzioni il sottosuolo conserva sicuramente molte importanti testimonianze storiche. 

Un rebus apparentemente irrisolvibile mette in stallo la nostra città che nel recente si è persa in facili sogni di modernità senza fare i conti sulle proprie reali potenzialità.
Tra le possibilità rimaste percorribile è quella della ricucitura degli spazi con interventi di ripristino e di inserimento di strutture non invasive.
Per il Palazzo Littorio si dovrebbe prevedere un utilizzo misto o addirittura potrebbe ospitare la sede comunale permettendo un recupero della limitata parte storica del Palazzo del Comune.
La sfida quindi potrebbe ancora essere vinta, sta a noi.

3 commenti:

  1. Intanto..che dire dei lavori fermi da tempo e dei ponteggi rimasti in piazza Verdi?

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  2. Purtroppo Fidenza, molto più degli altri paesi limitrofi, ha subito tante mutilazioni che le hanno fatto perdere le sue caratteristiche. La guerra ne ha distrutto una parte, ma il danno peggiore è stato fatto dalle nostre amministrazioni, più preoccupate di incamerare moneta, che di salvaguardare il ricco patrimonio lasciatoci dai nostri predecessori. Al posto della rocca, di tanti palazzi ottocenteschi e liberty, del piazzale della stazione, troviamo anonime costruzioni di cemento, che fanno sembrare il centro della nostra città una periferia. Faranno la stessa fine anche la piana di Cabriolo, palazzo Arzaghi e i pochi altri che sono rimasti?

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  3. Certo che faranno la stessa fine la piana del Cabriolo e Palazzo Arzaghi, se qualcuno non ci salta dentro a brutto muso. Se è vero che la miglior difesa è l'attacco, in questo caso la miglior difesa è "la difesa" ad oltranza delle poche cose che ci sono rimaste. Gran bel servizio, Ambrogio!

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi