mercoledì 13 gennaio 2016

Prosa o poesia? Il pensiero di Franco Bifani

Introdurre questo testo di Franco è cosa ardua, ma lui provoca chiudendo così "Agli amici del blog, prosatori, poeti, o solamente fruitori della scrittura, l'ardua sentenza". L'invito esplicito è per il il Majakoskji di Borgo, Fausto Maria Pico, e, aggiungo io, per gli amici di Fidenza Scrive.
Per ora posso solo suggerirvi la lettura, non vi deluderà.
Grazie Franco.  




Prosa o poesia?
Non vorrei  qui ricadere in quelle tetre e sciatte definizioni delle produzioni letterarie, proposte dal famigerato prof. Pritchard, detestato dal Keating di “L'attimo fuggente”. Ne lascio il compito al poeta-vate locale, Fausto Maria Pico, il Majakoskji di Borgo.
La prosa sarebbe una forma di espressione linguistica non sottomessa alle regole della versificazione, mentre la poesia trasmetterebbe un messaggio non solo secondo il significato proprio e semantico delle parole, ma con il suono evocativo ed il ritmo musicale di esse, secondo qualità proprie di una melodia, riuscendo a suscitare emozioni e sensazioni, in maniera più allusiva, suggestiva e profonda.Le poesie sono i canti di un'anima, come in Leopardi.
La prosa presenta  forme di testo lineare, meno ricche di figure retoriche, e si usa, solitamente, nei romanzi e nei racconti; risulta più semplice da decifrare, per il lettore, e da utilizzare per la descrizione di vicende, luoghi, personaggi, da parte dello scrittore.
Ma, secondo me, poesia e  prosa, sono sostanzialmente musica e suggestione, per cui accade spesso che siano difficili da distinguere.
Anche la prosa possiede una sua valenza fascinosa, spesso inavvertita dal lettore, concentrato sul fluire  della narrazione. 
I versi, la rima, la densità di figure retoriche permettono di distinguere, solo visivamente, un testo in poesia da uno in prosa.
La poesia si dipana in una sequenza di bagliori emozionali, dove tempo e spazio si dilatano, travalicano il concreto ed il reale, penetrano nel simbolo e se ne inebriano, mentre, nella prosa, prevale la dimensione narrativa. La poesia suscita immagini metafisiche, magiche, che ci rapiscono oltre quanto ricade sotto i nostri miseri sensi, in una dimensione più intima e profonda.
In poesia, le parole sono usate non solo per  denotare un  significato, come per la rosa, ma sono scelte, accostate, disposte per  il suono, la forma, gli effetti emotivi che riescono a suscitare, arricchendosi di nuovi significati.
La rinuncia alle rime ed alla metrica, per il verso libero, aiuta a trovare il Quid che fa di una sequenza di parole un verso poetico, secondo un ritmo, un'armonia, una disarmonia, per cui le parole acquisiscono un fascino diverso da quello di un testo in prosa.  
Ma ognuno di noi ha incontrato, nelle sue vicende di lettore, prose che hanno suscitato immagini ed emozioni poetiche, ed è stato mortificato dalla lettura di poesiole sciatte, pretenziose e miserevoli.
Agli amici del blog, prosatori, poeti, o solamente fruitori della scrittura, l'ardua sentenza.
Franco Bifani

4 commenti:

  1. Appartengo alla categoria di coloro che sono stati "mortificati dalla lettura di poesiole sciatte, pretenziose e miserevoli", tanto da prenderne le distanze.

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  2. Appartengo alla categoria di coloro che sono stati "mortificati dalla lettura di poesiole sciatte, pretenziose e miserevoli", tanto da prenderne le distanze.

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  3. Clary, io poi non sopporto le poesie, o meglio,le poesiole, lette dall'autore, magari anche con enfasi e prosopopea, come se stesse declamando Leopardi o Ungaretti. A proposito di quest'ultimo, un secolo fa, possedevo dei 45 giri con Ungaretti che recitava le sue composizioni, con una voce cavernosa, ma efficacissima, che ne incrementava gli effetti emotivi.

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  4. Li ho sentiti, ma lo preferisco come autore. "Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade...Sto con le quattro capriole di fumo del focolare". Non c'è bisogno di una voce. È tutto scritto.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi