martedì 19 gennaio 2016

Vertenza Bormioli: le ragioni di una protesta


Riportiamo nella sua integralità il Comunicato che SI.Cobas nazionale ha diffuso pochi minuti fa. Nel testo ho evidenziato quattro passaggi su cui, comunque vada la vertenza, resteranno emblematici. L'attenzione che vi dobbiamo porre nasce dal fatto che, come sappiamo tutti, il settore della logistica e del facchinaggio è permeabile a prassi extracontrattuali che talvolta confinano col caporalato. 


COMUNICATO SULLA VERTENZA BORMIOLI

A un mese dal suo inizio facciamo chiarezza su contenuti e prospettive.

Lo sciopero dei facchini del SI.Cobas, iniziato il 23 dicembre, prende le mosse dall’ennesimo cambio appalto, un meccanismo legalizzato dalle politiche attuali e che flagella il settore della logistica e dei trasporti, Un settore in cui imperversano consorzi di cooperative intermediarie, rispondenti all'esigenza di controllo della forza lavoro, flessibilità e di riduzione sistematica del suo costo.
Un cambio appalto, quello in Bormioli, segnato da un accordo sindacale siglato dal CAL (consorzio entrante) con la CGIL (sindacato largamente minoritario nel magazzino prima del cambio: 4 iscritti), che cancella in un sol colpo diritti acquisiti nel tempo quali scatti di anzianità e livelli di inquadramento.
Il tutto nella prospettiva esplicita di una successiva riduzione di organico (alla scadenza dei 9 tempi determinati) benché si lavorasse con moltissime ore di straordinari.
Vogliamo quindi smontare la tesi sostenute dalla CGIL, anche a mezzo stampa, per screditare le ragioni degli operai e del SI.Cobas, che sono in sciopero dal 23 dicembre 2015:

1) Sui livelli di inquadramento e sugli scatti di anzianità l’accordo consente all’azienda di monetizzare la differenza economica fra il diritto acquisito e la nuova situazione imposta dal CAL nel cambio appalto. Basterebbe un semplice ulteriore cambio appalto per assorbire tale indennizzo e riportare i lavoratori a….quattro anni fa.

2) Risulta assolutamente falso e ipocrita affermare che l’accordo prevede l’assorbimento di tutta la forza-lavoro precedentemente impiegata presso il magazzino. Cancellando formalmente l’anzianità di servizio maturata nel magazzino, si introduce nei fatti la cancellazione delle tutele previste dall’art. 18, tracciando la strada per portare a compimento l’obiettivo dichiarato di ridurre a 30 il numero degli operai stabili, a fronte dei 59 attuali.

3) I sei mesi di transizione, accordati dalla CGIl al consorzio come periodo di verifica per“sistemare le questioni irrisolte” (vedi i 30 quarti livelli che hanno abbassato al quinto livello) ben lungi dall'essere un atto di magnanima responsabilità aziendale verso i lavoratori, altro non è che una trappola in piena sintonia con le logiche che imprenditoriali che imperversano nel settore della logistica e non solo.

Di fronte a tutto questo si è liberi solo di scegliere da che parte stare. Ma distorcere la realtà, e mistificare i contenuti dell’azione dei lavoratori, come fanno i dirigenti CGIL, significa aver già scelto da che parte stare passando dai 4 iscritti ai circa trenta attuali in seguito agli "inviti" padronali.
E non è quella degli operai che hanno smesso di ragionare solo a partire dal proprio “netto in busta”, mese dopo mese e anno dopo anno….La lotta continua

SI.Cobas nazionale

Fidenza 19 gennaio 2016 

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