lunedì 4 aprile 2016

"Alla fine si sceglie di marcire" o della "Nostr-algia" di Franco Bifani

Eracle al bivio, sedotto dal Vizio e dalla Virtù, olio su tela di Annibale Carracci,
 1597 ca., Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte
Nostr-algia

Ercole si trovò, un bel giorno, di fronte a due donne, che lo invitarono a scegliere tra una vita virtuosa, ma irta di difficoltà, ed un’altra, più facile, dedita al piacere; optò, eroicamente, per quella aspra ed onesta. E noi? Quante volte, nella vita, ci è accaduto di trovarci di fronte ad un bivio e di chiederci: che fare?  

La sfinge, sullo sfondo Tebe chi guarda è Edipo
Si tratta di scegliere, di prendere una decisione. Il bivio rappresenta qualche cosa di ineludibile, improcrastinabile, terrificante, come quando Edipo si trovò di fronte alla maligna Sfinge.  
Ercole sapeva scegliere la cosa giusta, lui era un semidio. Per noi, poveracci mortali, la scelta implica, sempre, il rischio di sbagliare, con conseguenze fatali.
In “A superscription”, Dante Gabriel Rossetti scrisse: “My name is Might-have-been; I am also called No-more, Too-late, Farewell”. Tutto inizia e finisce, a seconda di quello che scegliamo noi o che  altri hanno scelto per noi.
Ci sono opzioni, operate in pochi secondi, che scontiamo per tutta la vita: un amico, un amore, la scuola, la professione, un acquisto incauto, una gita turistica, un intervento ospedaliero.
Un sì, un no, possono cambiare tutta la nostra esistenza, e, in parecchi casi, sono scelte che sai che sono sbagliate, in partenza, ma persisti, fatalmente ed ugualmente. E se poi riesci a venirne fuori, puoi gridare al miracolo.
La possibilità di scegliere è la nostra maledizione, il dramma che ci assilla, per la vita, perché ogni decisione è presa senza poter dare anche solo un'occhiata fuggevole sul futuro.
Tutti noi siamo convinti di essere gli artefici del nostro destino, capaci di determinare il corso delle nostre vite, ma non è così.
Noi non scegliamo affatto, altri lo fanno per noi, a nostra insaputa, fin da piccini.
“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine, scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi”, diceva qualcuno, nel film “Trainspotting”.
C’è sempre una scelta giusta e un'altra sbagliata, e la seconda sembra sempre la più ragionevole: siamo i diretti ir-responsabili delle nostre scelte.
Ogni uomo pensa di avere un suo compito, nella vita, ma non è mai quello che si è scelto. D'altronde, non si possono prendere due sentieri alla volta, per cui, da molto presto, tutti noi potremo attribuirci quel verso dantesco: “Quivi sospiri, pianti e alti guai” e in tanti lamenteremo: “Ahi pentirommi, e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro”.
Franco Bifani





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