lunedì 23 maggio 2016

In Piazza Garibaldi anche i mostri sacri hanno inciampato


In un articolo dal titolo "Da Fidentia Julia a Borgo San Donnino a Fidenza  ….e Borgo ghibellino si ritrovò guelfo!" pubblicato sul blog Fidenzarte Marisa Guidorzi ci accompagna in un breve excursus storico. Nella parte finale del viaggio Marisa Guidorzi evidenzia alcune "zone grigie"  che ci toccano da vicino anche se ormai sepolte nel tardivo rammarico.

Senza indulgere a giudizi, tanto sommari quanto scontati, Marisa Guidorzi non esita a citare illustri borghigiani che nella loro meritoria esistenza qualche leggerezza verso la città se la sono concessa: Girolamo Magnani, Nullo Musini e Adolfo Porcellini. 
Cosa mai è da ascrivere che non sia eccelso a cotanti illustri cittadini? 
Leggiamo questa parte dell'articolo dove si parla del Palazzo comunale, di Piazza Garibaldi e di Palazzo Porcellini.


".... Laurini riferisce che dalla seconda metà del secolo XIV, in epoca viscontea, il Palazzo Comunale “assunse la veste della sua attuale costruzione gotico- lombarda”, ossia la parte nord, come è possibile vedere da cartoline del primo 900.

Lo stesso ricorda che sulla facciata era dipinta l' immagine di San Donnino del pittore borghigiano Formaiaroli e l'immagine di Maria SS..  

Esse “vennero distrutte, allorché si è, con cattivo gusto artistico, restaurata ed abbellita la facciata del Palazzo Comunale, e cioè nel 1875”.

Le finestre da trifore, come ancora oggi si possono vedere nella parte laterale che prospetta su Via Amendola, furono ridotte a bifore. Il braccio occidentale fu costruito nel 1905 e quello orientale nel 1915.

In un ritaglio di giornale (“Il Risveglio”1953) leggiamo il giudizio di Nullo Musini sulle capacità e conoscenze artistiche ed architettoniche dello scenografo Girolamo Magnani che nel 1875 restaurò e modificò la facciata del Palazzo comunale. 

Sono parole crude e severe nei confronti dell'artista, a cui , forse solo per il rispetto dovuto ad un concittadino ormai famoso, era stato assegnato l'incarico, senza curarsi se possedesse specifica preparazione.

In tal caso il torto è da condividere con i committenti dell'opera, altrettanto impreparati in materia artistica.


Altri toni usa per parlare del nuovo palazzo che sostituirà la Rocca: “Altra costruzione sorgerà sulle tue rovine, con maggior fasto, e con più modernità di linee e con tutti i conforts del giorno d'oggi, ma il tuo ricordo rimarrà incancellabile...”
Musini non rileva l'incongruenza dei merli guelfi anziché ghibellini, errore grave nei confronti dei Borghigiani che nel Medioevo seppero destreggiarsi tra il favore imperiale e la forte spinta all'autonomia.
Se le pietre parlano e raccontano, quale messaggio si leggerà, non solo da Palazzo Porcellini, ma dalla fontana che lo completa e dalle Torri?
Marisa Guidorzi
"note e considerazioni liberamente tratte nel tempo dai riferimenti di storici e storiografi di vicende locali" . M.G-"

8 commenti:

  1. Chi ha compiuto queste devastazioni, e in particolar modo il sindaco Adolfo Porcellini, non meritano l'encomio e l'onore di essere ricordato in una via!

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  2. Ma in tutto questo .. c'entra sicuramente il Sindaco Andrea Massari !

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    1. Ma va, cosa mi dici! Parlane con lui.

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    2. Mirella Capretti24 maggio 2016 00:22

      Ecco...che ritrovo Marisa che ci accompagna a rivedere con un suo giudizio le vicende di Borgo, attraverso le pietre rimaste e le vecchie carte, con quel suo amore sincero per la conoscenza storica e quel desiderio di comunicare e condividere, tipico degli insegnanti nati...ed è sempre un gran piacere!
      Marisa, mi ritrovo con le date 1905 e 1915 dell'ampliamento del Palazzo Comunale (riportate nel II Capitolo del libro sull'abate Zani riguardante Borgo), ma non con gli affreschi cancellati dalla facciata: io ho copiato da Don Amos (Storia di Fidenza 2003) che dice del Patrono San Donnino, della Madonna e di San Giovanni dipinti da Francesco Lucchi nel 1603.
      Io non so dire chi ha ragione, ma sto dalla parte di Don Amos.
      Nello stesso II Capitolo figureranno dipinti e disegni di Ettore Ponzi che ho visto documentare i vari articoli di Marisa: Ambrogio che mi ha gentilmente mandato le foto, mi è testimone che sto lavorando da tempo... Purtroppo le ultime vicende del nostro "Palazzo Comunale", non quelle architettoniche, ritarderanno ancora di più l'uscita del libro poichè l'assessore Alessia Gruzza -che io stimo molto perchè non ho mai visto alcun assessore impegnato come lei, entusiasta e capace - doveva farmi la presentazione e richiedere il patrocinio al Consilio Comunale. Spero vivamente che lei ci ripensi e ritorni sui suoi passi, a completare il suo programma avviato con tanta passione.
      Grazie Ambrogio
      cordialità

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  3. Indagheremo per dare la corretta attribuzione. A pagina 109 della Storia di Fidenza, don Amos: "Il 2 marzo 1603 il consiglio di Borgo fa costruire....una bella loggia; Francesco Lucchi vi dipinge le immagini di Maria, madre di Cristo, di S . Giovannie S. Donnino."
    Laurini invece parla della facciata, "d'un pregiato pittore borghigiano del secolo XVII, Antonio Formaiardi (sic)", dove la 'd'può essere presa per 'ol', si parla di S, Donnino e della Vergine.
    Dove stava la loggia?
    A te, Mirella. Ciao

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  4. Ho verificato le date. Lucchi lavora alla loggia nel 1603.
    Laurini cita Formaiaroli (1679- post 1731) per la facciata e aggiunge che Papa Clemente XIII in data 29 luglio 1761 accordava in perpetuo l'Indulgenza di 200 giorni... ogni qualvolta recitassero le Litanie davanti la di lei effige dipinta sulla facciata".
    I Borghigiani hanno rinunciato anche all'Indulgenza!

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  5. Mirella Capretti24 maggio 2016 11:28

    Effettivamente...
    Aimi e Copelli 1982 p. 165: Il 2 marzo [1603] il Consiglio fece costruire nel suo palazzo una bella loggia con pietra di Vigoleno, ornata di balaustra ... Francesco Lucchi vi eseguì gli stemmi del Comune ...Nel nuovo arengario il pittore iniziò a dipingere [ma non dice dove] ...Maria , S. Giovanni e S. Donnino.
    Gli stessi, a p. 306: Nella seduta consigliare del 22 ottobre [1872] si approvò la distruzione dei dipinti della facciata del palazzo comunale. Occorreva sostituire il vecchio balcone [la loggia?] con una nuova tribuna. Girolamo Magnani riferiva il giudizio di Francesco Scaramuzza, professore di pittura alla Reale Accademi di Parma sui dipinti: "di qualche pregio ma non tali da dovere per essi rinunciare ai restauri in corso".
    Don Amos 2003, p. 226 conferma...: Si approva [1872] la distruzione dei dipinti sulla facciata del palazzo, perchè occorre sostituire il vecchio balcone con una nuova tribuna. I dipinti raffigurano la Madonna, S. Gio e S. Donn e sono stati eseguiti da Fr. Lucchi nel 1603...
    Io qui chiudo perchè in altre faccende affaccendata...e comunque, anche avendo tempo, per me sarebbe difficile consultare i documenti, non solo perchè non ne capisco, ma perchè non sono a me accessibili (vista la mia esperienza nel lavoro su Zani).
    Se Mino, che conosce ogni anfratto dell'arte e delle carte sulla storia di Fidenza ci vuole gentilmente illuminare, come solo lui sa fare, io sarei molto contenta. Rima non voluta, ma venuta...
    Un sorriso e un caro saluto a tutti

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  6. Chiederò a Mino. Ma limitandomi ai riferimenti segnalati non mi sembra che le citazioni ci conducano oltre alle congetture. La biografia artistica del Lucchi che Giovanni Godi ci propone nella rivista Proposta, che ho riletto su suggerimento di Marisa, ci può suggerire che un giovanissimo Lucchi può benissimo aver dipinto qualcosa sulla facciata del municipio ma non certo un'opera d'arte. A quel tempo era probabilmente garzone di bottega del Malosso ed eseguiva apparati su disegni ed indicazioni del Malosso stesso. Ma siamo sempre nell'ambito delle congetture. Penso invece che la citazione del Laurini ad un lavoro del Formaiaroli, pittore più compiuto, sia interessante, ma purtroppo è molto sintetica.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi