martedì 14 giugno 2016

Sculture e bassorilievi del Duomo Intervento di Italo Comelli

Abbiamo l'opportunità di pubblicare integralmente l'intervento di Italo Comelli nell'incontro pubblico del 9 giugno tra le navate della cattedrale. L'occasione della conferenza di Italo Comelli è stata la presentazione e successiva proiezione del documentario di Umberto Zanella, testi di Fausto Negri, "Il racconto delle pietre. Sculture e bassorilievi del Duomo".
Abbiamo pubblicato una breve cronaca dell'evento nel suo complesso, ora possiamo fruire dell'intero testo della conferenza gentilmente messo a nostra disposizione. 

Cattedrale di Fidenza, 9 giugno 2016
Il racconto delle pietre. Sculture e bassorilievi del Duomo
Intervento di Italo Comelli
che ha preceduto la visione del documentario di Umberto Zanella


Nel nostro territorio vi sono due insigni monumenti artistici, due gioielli medievali, due capolavori di fede, di arte, di storia: il Battistero di Parma e la Cattedrale di Fidenza.
La costruzione del Battistero di Parma fu iniziata nel 1196 e dopo vent’anni, nel 1216, vi veniva somministrato il primo battesimo. Poi la costruzione verrà ulteriormente completata nei decenni seguenti con la realizzazione di decorazioni e innalzamenti nella parte superiore e soprattutto con la realizzazione dell’apparato iconografico, conclusosi prima del 1270, anno della sua consacrazione.

L’autore del capolavoro architettonico è Benedetto Antelami, architetto e scultore, il quale aveva già in precedenza lavorato a Parma, nella cattedrale, ai tempi del vescovo Bernardo II (1170-1194) per la realizzazione di un pulpito. Un pulpito sostenuto da quattro colonne, poggianti su quattro leoncini e cinto da lastre scolpite, di cui la Deposizione è l’opera rimasta più pregevole sia per il significato religioso sia per l’elevato livello artistico. L’opera è firmata e datata con l’anno 1178.
Tra il 1178, anno di conclusione del pulpito nella cattedrale di Parma e il  1196, anno di inizio della costruzione del Battistero, Benedetto  Antelami lavora alla chiesa di Fidenza (allora non cattedrale, ma chiesa santuario del martire San Donnino), riprogettandone integralmente la facciata, elevando le due torri, realizzando con i suoi collaboratori, l’apparato scultoreo, elevando internamente l’altezza della chiesa, sostituendo il tetto a capriate con volte ad ogiva e riprogettando l’abside.
Benedetto è il Maestro e il capo di un’impresa di costruttori. La denominazione Antelami sta ad indicare il luogo di provenienza, la valle di Intelvi, posta tra il lago di Como e il lago di Lugano. Un’area da cui provengono numerosi maestri costruttori, i maestri comacini, i maestri campionesi, gli Antelami.
Benedetto è un grande scultore, di elevatissima professionalità (e la Deposizione di Parma lo testimonia), e nel contempo un architetto che ha visitato i cantieri francesi della Provenza e dell’Ile-de-France, ha visto e compreso le nuove tecniche costruttive(il nascente gotico) e i grandi apparati iconografici delle chiese del Nord con i loro ricchi Portali, come quello di Chartres. E’ preparato teologicamente per far fronte alle esigenze richieste dalla dotta committenza di Borgo San Donnino. E così lo scultore che aveva già realizzato il pulpito della cattedrale di Parma e i due leoni del portale della cattedrale di Santo Stefano di Genova, si fa architetto e riprogetta la facciata della chiesa di Borgo san Donnino.
Ma perché rifare una chiesa quando la chiesa di Borgo era già esistente, completa e finita, con le sue tre navate, il tetto a capriate, i suoi matronei, le sue tre absidi, la cripta e la facciata, ed era stata consacrata circa settant’anni prima nel 1106, probabilmente da Papa Pasquale II?
Il 1106 è l’anno della consacrazione della cattedrale di Parma ad opera di Papa Pasquale II(1099-1118), alla presenza di Matilde di Canossa e del monaco Bernardo degli Uberti, che si insedierà in quel momento come vescovo di Parma(1106-1133).
Ma vi è una differenza: Borgo consacra una chiesa ultimata, Parma consacra una chiesa che era già stata ultimata da almeno vent’anni, ma in quell’anno 1106, terminava uno scisma durato oltre 40 anni, con vescovi a Parma espressione non del papa di Roma e della Riforma, ma dell’imperatore tedesco. In quell’anno, 1106, Parma tornava all’Obbedienza di Roma, ma Borgo tornava all’Obbedienza di Parma. All’inizio dello scisma, nel 1061, la chiesa di Borgo si era schierata con il papa legittimo, Alessandro II (1061-1073), che in riconoscenza, aveva donato alla chiesa di Borgo un meraviglioso fonte battesimale, che ora si trova nel Museo Diocesano, dopo essere stato a lungo nella navata meridionale.
Ma perché rifare la chiesa di Borgo?
Nei decenni precedenti aveva avuto inizio una grande trasformazione della società cristiana, che raggiunge le sue vette nell’arte, nella teologia, nel campo letterario, nella scienza con la scuola di Chartres e con la diffusione delle Università (in cui primeggia Parigi per la Teologia e Bologna per il Diritto); si sviluppano le istituzioni comunali, con le loro rivendicazioni di autonomia, e si diffonde la grande letteratura cavalleresca.
La Chiesa e il Papato di Roma erano usciti vincitrici in quel lungo conflitto che l’aveva contrapposto all’Impero (noto come la lotta per le investiture) e che era una lotta della Chiesa per l’affermazione della Riforma religiosa e della propria libertà, concezione elaborata in ambito cluniacense.
Il papa che pone termine al conflitto e raggiunge il concordato con l’imperatore Enrico V, è il francese Callisto II (1119-1124), colui che convocherà a Roma il primo Concilio universale dell’Occidente, il Laterano I del 1123.Vi è l’esigenza di diffondere le idee della Riforma religiosa, accanto alla riaffermazione del messaggio cristiano, che è l’antico messaggio della Buona Novella, un messaggio di pace, di amore e di misericordia.  E’ la ripresa dei precetti e dei comandamenti già testimoniati dai profeti dell’Antico Testamento, uniti ai nuovi precetti della misericordia e beatitudini espressi nel Nuovo Testamento e divulgati dagli Apostoli. Nel racconto evangelico Cristo non si proponeva di abolire l’antica legge e i profeti, bensì al contrario di completarli (Mt 5,17)
I profeti dell’Antico Testamento vengono visti e rappresentati come i precursori dei nuovi Apostoli.
E’ l’epoca in cui si diffonde il pellegrinaggio alla tomba di san Giacomo in Galizia ( non a caso il “Liber Sancti Jacobi”, il libro della descrizione dell’itinerario per Santiago, noto come Codice callistino, era stato attribuito per la sua autorevolezza a papa Callisto II). Ma accanto a Santiago, viene ripreso anche il pellegrinaggio verso Roma, alla tomba di Pietro e Paolo, i principi degli Apostoli.
Si sviluppa la grande devozione verso la Madonna, promossa da Bernardo di Chiaravalle e dai monaci cistercensi: Maria, la madre di Dio, umile e gloriosa, la Maestà Divina, la Madre del piccolo Bambino, che regge le sorti del mondo.
Le nuove idee religiose vanno diffuse con la parola dai pulpiti e con le immagini, le sculture, i bassorilievi che si realizzano sulle facciate delle chiese, soprattutto sui portali, accentuando il significato della porta, l’accesso al luogo sacro, il luogo della salvezza, contro i peccati e gli errori del luogo esterno, il mondo profano, posto al di fuori dello spazio religioso.

Un dipinto di Amos Nattini ricostruisce uno degli avvenimenti
 più celebrati del medioevo fidentino
Con la diffusione delle libertà comunali, si assiste prima ad una lotta tra comuni e imperatore (e nella lotta il papa di Roma si allea con i comuni), ma poi si giunge alla pace, prima col papa e poi coi comuni (pace di Venezia del 1177, pace di Costanza 1183). Nel nuovo clima di pace, che dura oltre un trentennio, vi è un solo nemico, il diverso religioso, il musulmano e l’eretico, e contro entrambi si schierano papato e impero.
Ecco i temi che si sviluppano in quel contesto storico sulla facciata della chiesa di Borgo San Donnino ad opera di Benedetto Antelami e della sua scuola, cioè i suoi collaboratori, gli scultori, i lapicidi, i muratori e posatori di pietre. E’ un cantiere con tante professionalità, vari esperti nello squadrare le pietre, nel posarle, nell’unirle le une alle altre, nel decorare i fregi, nel realizzare figure umane, animali, vegetali, fiori; sotto la diretta vigilanza del Maestro Benedetto, che in alcuni casi opera e scolpisce direttamente in altri casi operano gli scultori da lui formati.
La chiesa di Borgo non risente soltanto del clima storico generale, vi è anche una situazione locale, che influisce sui temi iconografici della facciata.
La città di Borgo è stata contesa a lungo tra Parma e Piacenza, saccheggiata dai parmigiani nel 1108,   distrutta e bruciata  nel 1152, protetta poi dall’imperatore Federico Barbarossa, che nel 1162 nomina un proprio Podestà, il marchese Pallavicino ed un proprio uomo di fiducia alla chiesa di San Donnino, l’arciprete Marco, che guiderà la chiesa per oltre trent’anni dal 1162 al 1196; ( la Chiesa di Borgo aveva un proprio arciprete sin dai tempi di papa Urbano II); così la chiesa di Borgo, dal punto di vista religioso ritornerà sotto la piena influenza della Chiesa di Parma, che vi invierà come prevosto il proprio canonico Gherardo Sessi (1196-1202). Tre fratelli Sessi (Gherardo, Ugo e Guidotto) saranno successivamente prevosti della Chiesa di San Donnino, e saranno loro a sovraintendere sull’andamento dei lavori in corso ad opera della scuola antelamica mentre il Maestro Benedetto è impegnato a Parma, nella costruzione del Battistero.
Si realizza così la stupenda facciata della chiesa di Borgo. Stupenda per l’alto valore artistico, per il profondo messaggio cristiano, ma anche per una sua particolarità che la rende unica: il legame con la storia di Borgo, col suo martire fondatore, con la sua configurazione territoriale, elementi che vogliono riaffermare orgogliosamente la propria identità borghigiana e soprattutto la sua autonomia da Parma.
Vari sono i temi raffigurati sulla facciata: il primo, fondamentale, il messaggio evangelico. La raffigurazione di Cristo, in trono, al vertice dell’arco sul portale centrale, avente alla sua destra i patriarchi e alla sua sinistra gli apostoli; gli uni per ricordare i comandamenti, i precetti della vita, gli altri per ricordare la misericordia e le beatitudini. E’ l’Antico Testamento che prefigura il Nuovo con le stupende sculture di re David e del profeta Ezechiele, (opera probabile dello stesso Benedetto Antelami) le immagini di Elia, Eliseo, Abramo, Giobbe, Daniele, ognuna con un proprio significato simbolico-religioso.
Sculture tra loro poste simmetricamente, nel rispetto di un rigoroso ordine. L’ordine della Chiesa è l’ordine dell’Universo, che è l’ordine voluto da Dio architetto-creatore, che ha regolato ogni cosa in numero, peso e misura (Sap 11,20).
La chiesa e il borgo sono posti su una via di grande comunicazione, la via Emilia, che unisce e collega la grande valle del Po. Una via percorsa da imperatori, eserciti, soldati, vescovi e preti, monaci, cavalieri, mercanti, ma soprattutto pellegrini diretti a Roma. E propri a Borgo la strada si biforca, per attraversare l’appennino, superare il crinale e riprendere il cammino al di là della montagna. Borgo è il più importante luogo di sosta. Lungo il percorso appenninico vi sono certamente ospizi, xenodochi, monasteri, ma la sosta a Borgo rimane la principale, per la importanza e imponenza del suo santuario. La chiesa di Borgo offre conforto e rassicurazione al pellegrino, ricordandogli la giusta direzione: ecco l’apostolo Simone che indica la via che conduce a Roma, ecco la rappresentazione di numerose immagini di pellegrini in cammino, famiglie ricche e famiglie povere, con le insidie e i pericoli del viaggio.
Borgo non è solo una stazione di transito. E’ la città di un martire, di un santo, di Donnino, che ivi è stato ucciso, lì, nella chiesa è sepolto   e lì, nel santuario, fa miracoli. E siccome spesso il pellegrino non si muove solo per devozione o per ringraziare, ma più spesso per implorare una grazia, ecco, lì a Borgo vi è un martire che può elargire la grazia, forse senza bisogno di giungere fino a Roma.
Nel fregio del portale centrale vi è la narrazione in vari sintetici episodi, della storia del martire Donnino, dalla sua funzione di cubicolario dell’imperatore Massimiano, all'allontanamento, l’inseguimento, la decapitazione, il portarsi del santo, con la testa in mano stretta al petto, fino allo Stirone e lì fermarsi e giacere. Quel luogo, consacrato dalla presenza del suo corpo, produce miracoli, che vengono narrati nel fregio. La storia religiosa del santo diventa storia della città.

Infine sulla facciata è raffigurato un richiamo storico, che vuole riaffermare l’identità e l’indipendenza del Borgo. La statua di Carlo Magno, l’imperatore recentemente santificato per iniziativa di Federico Barbarossa; il rilievo di papa Adriano che concede mitria e pastorale all’arciprete della chiesa di Borgo, significato chiaro di indipendenza e autonomia, la raffigurazione di un feudatario imperiale, posto dall’imperatore alla guida della città, la raffigurazione sul portale meridionale dell’arciprete della chiesa e dell’umile Raimondino. Immagini di una storia locale, che è storia di identità e di appartenenza.
Una grande facciata, ricca di storia, di arte, di fede: un atto di amore della dotta committenza e del grande architetto verso il popolo di Borgo, che può e deve esserne giustamente fiero ed orgoglioso.

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