venerdì 12 agosto 2016

L'Unione Pedemontana nasce alla Festa dell'Unità

Per ora lo scettro ducale è rappresentato dal microfono che,
 durante la serata, ha cambiato spesso di mano.
 Quello che nelle intenzioni del locale quotidiano poteve risultare un facile riempitivo, per supplire alla carenza di notizie vere nella settimana che precede il Ferragosto, è più serio di quanto si possa pensare e dalle pagine del giornale passa alla Festa dell'Unità di Fidenza Salsomaggiore.
E' qui che si "entra nel vivo il dibattito su fusioni e unioni di comuni con un occhio alla stretta attualità dell'ipotesi di fusione tra Salso e Fidenza".
Quindi non accorgimento giornalistico ma fine disegno politico con tanto di padri fondatori e affondatori (le due figure in politica non si contraddicono ma sono indissolubilmente unite). 
Non è ipotesi nuova questa dell'unione tra i due comuni e non sarà l'ultima volta che viene scoperta come nuova, nel dopoguerra l'unione poggiava sulla autorità di Adolfo Porcellini, ma anche Tedeschi tentò l'impresa finendo poi per esiliarsi nella Via Francigena la cui sede portò a Piacenza contribuendo al depotenziamento di Fidenza.


 
Dall'alto della Torre dei Marchesi Paolo Panni ci offre una magnifica
visione dei territori sino al Grande Fiume una volta uniti nello
Stato Pallavicino.
Nei secoli passati non si hanno tentativi di questo genere semplicemente perché Salsomaggiore non c'era, c'era il sale e i castelli attorno ne ospitavano i guardiani nell'alternanza dei rapporti di potere. Anche Borgo San Donnino costituiva un baluardo importante per il possesso dei territori salini.

Ora è diverso, dopo i fasti della Belle Epoque, del periodo tra le due guerre e quello dell'INPS sino ad una decina d'anni fa, a Salso l'unica cosa che è rimasto da estrarre sono i debiti, un territorio ampiamente compromesso e dei voti elettorali su cui appoggiare le ambizioni politiche di questo o di quello. Chiaramente questi voti da soli non bastano ed ecco l'idea di una grande unione pedemontana con Noceto e Medesano. Anche Fiorenzuola viene tirata in ballo, ma questa ipotesi fa parte solo da lancio promozionale di una strategia più contenuta.


D'altra parte anche Borgo ormai è in crisi di identità, abbandonata dalla burocrazia statale e dalle ferrovie, mantiene solo l'Agenzia delle Entrate nei locali dell'ex ospizio. 


I territori di pianura dell'ex Stato Pallavicino stanno muovendosi verso l'autonomia e Fidenza perde le Terre Verdiane ed anche Verdi, riesce a tenere  Castione che diventa un avamposto. 
La parabola delle Terre Verdiane è terminata.

In questo modo anche l'identificazione del territorio d'influenza di Fidenza con il territorio della Diocesi, che rappresenta una realtà storica secolare consolidata ed importantissima, si spezza mettendo anche in crisi la diocesi.
Quando si perde l'equilibrio facile ruzzolare e coinvolgere altri nella ruzzolata.
Queste le meditazioni cui si sono confrontati i politici alla Festa dell'Unità di Ponteghiara, la ridente frazione ai piedi delle colline salsesi che per un giorno è diventata capitale del neonato Ducato Pedemontano e che verrà premiata con una nuova rotatoria.


Gli addetti ai lavori


5 commenti:

  1. Germano Meletti12 agosto 2016 11:56

    Ci hanno abituato alle smargiassate e a proclami faraonici, così come le loro opere che hanno realizzato a fino a questi anni che noi purtroppo dovremo tramandare ai posteri. Io mi vergogno di tramandare tanta vergognosa scelleratezza, sia per cià che riguarda la gestione di carrozzoni solo dispendiosi e per nulla utili(terre verdiane che non vogliono sciogliere, Di Vittorio, ecc.). Fa parte del loro DNA lasciare un segno nella storia, a partire da Palazzo Porcellini in sostituzione della recuperabilissima rocca fino al cemento sparso senza criterio e senza rispetto alcuno del verde urbano, come gli alberi del piazzale della stazione, oggi solo una squallida distesa inutilizzata di indecenti lastroni. E le "torri gemelle", una delle quali andrà prima o poi abbattuta? E i quartieri periferici che si cerca di rigenerare aggiungendo danno al danno con l'invenzione, ancora una volta faraonica dll'ipermercato Coop?

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  2. Si diceva un tempo che l'unione fa la forza, è ancora così? O serve solo a rendere più consistenti i debiti?

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  3. Cara Professoressa, propenderei purtroppo per la seconda ipotesi. Le cifre debitorie del termalismo salsese sono davvero esorbitanti. Il fatto è che si è smesso di ragionar in termini di saldi attivi. Le passività regnano sovrane nelle "pieghe" dei bilanci di comuni, partecipate, municipalizzate e quant'altro che dir si voglia. E' così ormai da lungo tempo. Da qui al tempo che resta, ci sarebbe da informarsi per bene, affinché il giorno che ci chiameranno alle urne per dire sì o no alla fusione tra i due comuni, quanto meno, chi vorrà partecipar all'insolita tenzone, la croce la ponga non per simpatia o antipatia. E la corretta informazione, pur dovuta ai cittadini, la vedo di impervia attuazione. L'occasione mi è gradita per salutarla con cordialità

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    1. Ricambio il saluto e con piacere ti vedo sempre molto impegnata e coinvolta. La partecipazione responsabile e coerente è utile e necessaria.

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  4. Siamo alle solite, parole e parole, i progetti dove sono?
    Perché si propongono unioni fra comuni? senza dire qual'è il vero obiettivo? se c'è? Forse esiste però rimane impronunciabile perché?
    Quali sarebbero gli eventuali vantaggi per i cittadini?
    La lezione del fallimento delle "Terre Verdiane" non ha insegnato nulla?
    Non è sufficiente fare fusioni per avere i contributi Regionali, per avere soldi da spendere nell'immediato per poi fare debiti, per tenere in piedi i carrozzoni istituiti, poi chi li paga? Noi cittadini naturalmente.
    Sta bene fare tavole rotonde, mandare messaggi sui giornali, ma sarebbe utile e costruttivo almeno un minimo di una proposta corredata da un programma di massima e aprire una discussione con le categorie economiche, individuare dove si realizzerebbero i risparmi di gestione e di conseguenza gli investimenti per nuovi fonti di sviluppo, reddito e occupazione .
    Personalmente sono favorevole ad una programmazione di area che aggreghi diversi comuni che metta assieme i più forti con i più deboli attraverso una politica di solidarietà per distribuire equamente le risorse.
    Occorre fatica e progettualità per mettere in rete le eccellenze dei vari comuni a vantaggio di tutta l'area individuata.
    Attenzione, prima però bisogna impostare a livello Regionale un dialogo per ottenere lo stesso trattamento sia per la Romagna che per l'Emilia, siamo un unica REGIONE quindi non debbono esistere privilegi per la zona costiera e disattenzione per la nostra montagna.
    Se Salsomaggiore soffre una crisi termale dobbiamo chiederci se a livello regionale è stato fatto l'indispensabile per tutelare tale vocazione derivata dai pozzi delle acque termali.
    Mi piace essere ottimista, il sasso è stato lanciato, cari amministratori trovate forme di partecipazione popolare non siate autoreferenziali non imponete nulla, perché prima o poi il popolo a sempre la possibilità di prendervi a calci nel fondo schiena con le elezioni democratiche finché ce le lasciate.
    L'Anonimo di Borgo.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi