lunedì 15 maggio 2017

"... il grano mosso dal vento ..", gli studenti della Zani ci scrivono

San Martino
La cosa che mi ha colpito di più è stato il grano mosso dal vento, immagine di perfetta armonia e di un universo paradisiaco. Mi sorprende il fatto che in un luogo dove tutto parla di pace, siano arrivati carri armati e mezzi militari.
Non accuso del tutto i giovani soldati, in quanto forse non riuscivano a ragionare in una situazione del genere, visto che li avevano ‘educati’ a credere che dovevano uccidere per non essere uccisi. Accuso di più le SS meno giovani, che non erano nate tra quelle ideologie che mutano la coscienza e privano di buon senso.
L’esperienza mi ha arricchito molto, non tanto perché è stato un approfondimento storico che mi aiuta a capire alcuni aspetti dei regimi dittatoriali nazisti e fascisti, ma perché mi ha dato molti spunti per ragionamenti e riflessioni emotive. Qualcuno, al Sacrario, ha ritenuto straziante le immagini degli angioletti al posto delle foto, per me è stato più straziante pensare che alcuni adulti, che forse la foto da mettere sulla lapide l’avevano, sono segnati come ‘Ignoto’ perché forse erano resi irriconoscibili dalle fiamme, dalle schegge, dalle macerie, dal piombo..
(Alessandro)

L’uscita è stata molto toccante, specialmente la visita ai villaggi, anche se sono del tutto distrutti. E’ stato un momento molto triste, ma, come ha detto Ilaria, la pace e la serenità regnano in quei luoghi simili al Paradiso.
Per me i momenti più emozionanti (in negativo) non sono state le immagini vere e proprie dei resti, bensì immaginare le persone fucilate in quel luogo dove ogni tristezza sembra impossibile, figuriamoci tali tragedie.
Anche il Sacrario è un luogo devastante...ogni angioletto sostituito al viso di un piccolo mi spezzava il cuore, come tutti i poveri innocenti.
E’ stata un’esperienza davvero unica a trecentosessanta gradi.
(Silvia)

La Chiesa di Casaglia
La cosa che mi ha colpito più di tutte è la natura, oggi è così ricca e piena di vita, proprio in un luogo che settantatrè anni fa ha visto solo morte, sangue, dolore, fuoco. Per me simboleggia la rinascita, la vittoria del nuovo, del meraviglioso.
I resti delle case mi hanno ricordato la poesia di Quasimodo, “Milano agosto 1943, ”che parla di quella realtà storica. Quasimodo rappresenta la città con le sue macerie, una città in cui domina la morte cosmica, che accomuna uomo e natura. Non serve seppellire i morti, la città è di per se stessa un cimitero, non serve nemmeno scavare pozzi in cui attingere la vita, i superstiti non hanno più voglia di vivere.  Ecco, ieri ho visto da vicino quello che, leggendo Quasimodo, avevo solo cercato di immaginare. Ilaria ci ha raccontato di superstiti che non hanno più voluto tornare e probabilmente non avevano ‘più sete’.
(Sophia)

Stamattina, mentre Ale ci raccontava le sue impressioni, mi è venuta l’ispirazione per questa poesia:
“Momenti di inferno
accaduti in questo paradiso,
anime di morti
oltre il grano.
Colpevoli convinti del bene,
perché
così avevano imparato”
L’esperienza di Marzabotto mi ha coinvolto molto emotivamente e, grazie alla guida, mi sembrava di vivere quei momenti. Sembrava di sentite le grida  di giovani e adulti, vittime innocenti, che supplicavano per la vita. Spesso le cose che studiamo ci sembrano così distanti e invece sono fatti accaduti solo pochi anni fa, vicino a noi.
Pensare che ci sono ragazzi che non hanno avuto la mia stessa fortuna di vivere un’infanzia serena e tranquilla, senza problemi, mi fa capire quanto io sia fortunata.
(Dejana)
Cimitero di Casaglia
Non mi sento di dire che ho preferito qualcosa, di questa uscita, perché mi sembrerebbe di mancare di rispetto alle persone morte in quei luoghi, però penso che questa esperienza mi abbia aperto molto la mente. Non posso dire che sia stata bella o piacevole, perché sicuramente non lo è stata.
Mentre camminavo per i villaggi di Monte Sole ero sovrastata da un senso di inquietudine indescrivibile, sentivo nell’aria la morte, mi sembrava di calpestare i morti, li sentivo intorno a me.
La cosa peggiore era il silenzio. Il pensiero che  quei luoghi, un tempo pervasi dalle risate e dalle grida dei bambini, siano stati rasi al suolo da un giorno all’altro è terrificante.
Non posso dare la colpa ai soldati, però mi sembra ingiusto dire che non erano coscienti di quello che facevano; la coscienza non è una cosa che va e viene, è sempre presente, anche in momenti del genere.
Credo piuttosto che siano stati mossi dalla paura. Ilaria ci ha letto la testimonianza di un soldato presente quel giorno e non posso biasimarlo per aver sparato, perché, in fondo, anche se non l’avesse fatto e fosse morto per questo, ci sarebbero state altre persone dietro di lui che avrebbero agito senza esitare, quindi il suo sacrificio sarebbe stato vano.
(Cecilia)

La Chiesa di Casaglia
Dopo la visita ai luoghi dell’annientamento ho riflettuto su quello che può essere stato per tutte quelle persone che vivevano in una sorte di Paradiso Terrestre...ritrovarsi senza più nulla, perdere la vita stessa, il terrore e l’odio dei sopravvissuti nel vedere quelle atrocità e nel non trovare più nulla per cui valesse la pena di vivere.
Visitare prima il Sacrario mi ha permesso di realizzare in modo effettivo che determinati volti percorrevano quelle stesse strade sulle quali stavo camminando io, magari nella stessa ora, circa settant’anni prima, e che ora della loro breve esistenza sono rimasti solo i nomi e nemmeno di tutti o qualche mattone  ancora intatto nei vari villaggi.
Mi ha colpito molto il fatto che a San Martino abbiano dovuto tentare più volte di bruciare la chiesa e il cimitero perché era come se il fuoco non facesse effetto, una sorta di miracolo che ho visto come una cosa contro natura. Ho interpretato le gocce  che sono state poste sui resti del villaggio come un mezzo per spegnere il fuoco, come il tentativo di far cessare quelle atrocità, e quindi la pace.
Questo senso di pace è ricorrente in tutto il percorso, soprattutto al cimitero di Casaglia, dove mi ha colpito molto il suggestivo silenzio, che sembrava una cosa forzata, e in realtà è la voce del silenzio, che ci ha sussurrato   tante cose.
Ho avuto come l’impressione che tutte le persone fossero lì per un momento, ma le loro grida e le loro paure fossero ‘bloccate’, racchiuse tutte in quel silenzio quasi spaventoso.
(Greta)
La Chiesa di Casaglia
Credo di non essere stato preparato per quella visita, cioè credo di non averla vissuta al meglio. Solo dopo che ho sentito parlare i miei compagni ho capito quanti spunti di riflessione ha offerto questa giornata. La cosa che mi ha colpito maggiormente e stato il paesaggio, non tanto perché è stupendo e richiama la pace interiore, la calma, ma piuttosto perché è innaturale pensarlo occupato da carri armati, soldati, veicoli militari, uomini armati. E’ chiaro il contrasto tra la pace del paesaggio e la violenza dell’uomo. Mi viene da dire che è come un inquinamento, un paesaggio così naturale contaminato dalle armi.
Un altro spunto di riflessione è il comportamento dei soldati durante le fucilazioni. Per parlarne bisogna immedesimarsi nel soldato e vedere le possibilità che poteva avere in quel momento. Secondo me non aveva molta scelta. Doveva decidere se salvare la propria vita o quella delle vittime, che comunque non avevano scampo.
E’ un’esperienza che consiglio a tutti, sia per la magnificenza del paesaggio che per la sua storia.
(Giuseppe)

Mi ha colpito molto il movimento dell’erba e del grano perché le spighe ondeggiavano tutte insieme, così da sembrare vive, come se fossero le anime dei defunti.
Mi sono chiesto come sia stato possibile che i nazisti siano arrivati lassù con i carri armati per uccidere e devastare tutto. Mi ha colpito anche che tutti i superstiti non siano più tornati in quei luoghi a ricostruire la propria vita in quei paesi dove, per la maggior parte, erano nati. Questa uscita è stata molto significativa moralmente e storicamente
(Lorenzo)
Caprara
 Dell’esperienza di mercoledì ni è rimasto molto, soprattutto a livello di emozioni. La cosa che mi ha emozionato di più è stato pensare che in quei luoghi vivessero delle persone che poi sono state strappate brutalmente dalle loro case, dal luogo dove erano nate e uccise atrocemente senza motivo.
Era strano pensare di camminare sui morti...mi veniva da pensare a dei cadaveri stesi sotto di me, cadaveri che io calpestavo.
(Agatha)

Strano camminare su quei sentieri, avevo quasi l’impressione di camminare su dei corpi e sentivo che si dovesse rispettare il silenzio che c’era tutto intorno.
(Marco)

A Monte Sole il posto non era come lo avevo immaginato. Pensavo a rovine e a un’atmosfera d’ansia continua, invece ho trovato un clima di pace, surreale e totalmente illogico.
La prima cosa che mi è venuta spontanea è stato pensare a questo luogo dominato dalla natura e il contrasto con la strage e mi sembrava impossibile che il luogo dell’annullamento fosse proprio quello. C’era un clima troppo pacifico, un silenzio mai udito, un silenzio che discordava con l’accaduto. Questo silenzio trasmetteva una sensazione d’ansia continua, ma anche di naturalezza. Era come se tutte le persone uccise stessero in silenzio, così come protesta.
Poi al Sacrario di Marzabotto, dove sono riunite le vittime della prima e della seconda guerra mondiale con quelle della guerra civile, abbiamo letto  nomi e cognomi di tantissime persone. La cosa che più mi ha colpito è stato vedere i bambini di 23 giorni uccisi e leggere per tantissime volte gli stessi cognomi, tra cui ricordo 11 persone con il cognome Venturi e 10 con il cognome Ventura.
Salendo a Monte Sole, si vedono i luoghi nei quali i partigiani si nascondevano e immaginavo come ci si dovesse sentire mentre si vedeva bruciare la propria casa e uccidere i propri familiari. Ho notato anche che su alcuni alberi erano dipinte bandiere e scritte che dicevano: ” Viva la Resistenza”.
Pensare che probabilmente erano le ultime parole di un partigiano, mi ha lasciato dentro una sensazione di vuoto, come se la felicità fosse inesistente.
(Maninder)
Caprara
Appena arrivati al sacrario, mi ha interessato molto il discorso di Ilaria. Le foto esposte all'esterno mi avevano già dato un’idea di quante persone fossero morte, soprattutto bambini e ragazzini della mia età, che non avevano nemmeno una fotografia.
I colori neutri della struttura interna trasmettono tranquillità, come se i morti avessero finalmente trovato un momento di pace. I dipinti, al contrario delle pareti, trasmettono un senso di agitazione, paura, raffigurando scene di rottura  del caldo clima familiare. Il fatto che i dipinti siano ricoperti d’oro mi ha fatto pensare ad una specie di risvolto positivo della morte di civili innocenti. Guardando i nomi e le età dei morti ho notato soprattutto le persone delle quali non si sapeva il nome e mi sembrava come se queste persone non potessero realmente ‘vivere’ in pace, nonostante fossero morte. Il grande numero dei miei coetanei mi ha fatto riflettere come se mi fossi immedesimata in loro, poco prima che la loro vita finisse.  
Mi rattrista che non siano riusciti a vivere i loro 12/13/14 anni e mi prendo, se pur poco, la responsabilità di vivere la mia vita appieno come loro non hanno potuto fare. I bambini, una quantità di bambini defunti innaturale, impressionante, bambini che avevano appena iniziato a vivere la loro infanzia, bambini che avevano a malapena un anno e un bambino che non aveva neanche raggiunto il primo mese di vita, neanche il tempo di conoscere tutto il borgo in cui sarebbe vissuto, e madri morte con i figli che non erano in grado nemmeno di tenersi in piedi. Un’atmosfera angosciante mi pesa ancora sulle spalle dopo essere uscita, e un senso di gratitudine per essere ancora qui dove sono ora.
(Mara C.)
A cura della Prof.ssa Mara Dallospedale
Scuola Media P. Zani di Fidenza

Vedi anche
La scuola Media Zani nei "Luoghi della Memoria"

2 commenti:

  1. Mirella Capretti16 maggio 2017 08:13

    Comincio la giornata con una consapevolezza in più, per continuare a vivere senza lamentarmi troppo e con gratitudine al Buon Dio per essere nata in un periodo di pace...
    Grazie a Mara che sa essere non solo insegnante ma guida appassionata di vita.
    Un plauso ai ragazzi, protagonisti sensibili di questo incontro con la storia e bravissimi scrittori, che, con le loro parole, mi fanno ben sperare per il futuro...
    Complimenti.

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  2. Finalmente delle riflessioni che fanno ben sperare.
    Grazie, ragazzi!

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi