mercoledì 28 giugno 2017

Canute tempie e bianco capo

La vecchiaia

Non me li sento...
Da quando ho compiuto 61 anni, effettivamente, ho iniziato a sentirmi un poco vecchierello ed handicappato; mi era caduta una retina, e la faccenda mi aveva tagliato le gambe in parecchie azioni quotidiane: era finita l'era delle avventure a lungo raggio. Dopo qualche anno, ho perso altre funzioni fisiche, per strada; anima e corpo, fisico e psiche, sono intimamente uniti, e, se lo spirito è forte, ma non sempre, la carne è debole.

Anche da pensionato, lo sapevo bene qual era la mia età, ma anch'io, come tanti miei coetanei, scacciavo ed esorcizzavo il Tempo, ripetendomi: “Non me li sento, ho un sacco di anni, ma proprio non li sento!”.
Alle cene con gli antichi compagni di Liceo, purtroppo, molti se n'erano andati all'Altra sponda, alcuni erano veramente ridotti male; eravamo tutti tra i 70 ed i 73 anni. I panciuti erano pochi, al massimo, con un'epa un poco prominente, come me.  
Quando leggo la pagina dei morti, sul quotidiano locale, guardo l'età dei defunti; parecchi sono sopra gli 80, qualcuno sui 90 et ultra. La cosa mi dà un certo conforto speranzoso.
Ogni tanto, ritorno alle origini, risalgo a Salsomaggiore; mentre passeggio o faccio spesa in qualche supermarket, vengo salutato da personaggi stagionati, da vecchie signore, curve e segaligne. Chi sono mai?  Ebbene, sono dei miei coetanei; con alcune, ci ho pure fatto l'amore. Infatti, una, un tempo un vero fiore in boccio, mi aveva salutato così: “ Ah, Franco, Franco, quanto ti ho amato!”. Aveva ragione, ci eravamo presi e lasciati per tre volte.
Ogni tanto, passo di fianco ad una vetrina, ad una porta vetrata, oppure, mi guardo allo specchio. Mi appare una specie di orso grizzly, alto e grande e grosso, con la chioma tutta d'argento, che avanza con passo pesante, come Robocop. Chi è mai? Sono io, quello che pesava 70 kg, su 183 cm., ora 92, che correva come un centometrista, con i capelli corvini, snello come un fuscello, munito di bed-eyes, le labbra tumide al peccato, una camminata da bulletto, alla John Travolta, ne “La febbre del sabato sera”. Una ragazzina, un'era preistorica fa, mi aveva confessato: “Mi piaci per come sei fatto lì!”, posandomi le mani sui fianchi.
Un tempo, mi profumavo come una cocotte, con “Azzaro pour homme”, lasciandomi dietro una scia di una ventina di metri; ora non più, bado solo a non puzzare di vecchio.
Non ho mai avuto nessuna difficoltà a rapportarmi con le donne, sempre sicuro di me: anche ora.  Ah, il fascino della chioma brizzolata...Ma sotto una certa età, mi rendo conto che potrei essere il loro papino, ed anche il nonno. Del resto, se mi vede gongolare e fare la ruota da pavone, me lo ricorda sempre mia moglie...
“Dieus -dist Biffus- si penuse est ma vie! Pluret des oilz, sa barbe blanche tiret.
Ci falt la geste que Biffus declinet.
Franco Bifani

Ormai canute sono le mie
tempie e bianco è il capo,
la giovinezza amabile
non c’è più, e vecchi sono i denti:
della vita dolce non molto
è il tempo che resta.
Per questo, io piango
spesso, temendo il Tartaro.
Terribile è l’antro di Ade:
penosa è la discesa;
e per chi è andato giù
è destino non risalire.

Anacreonte

1 commento:

  1. Proprio stare sera, su Sky Comedy, c'è un film sull'ossessione di certi 60enni di volersi mantenere giovani, ad ogni costo, anche poco lecito e molto sciocco: Forever young.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi