sabato 10 giugno 2017

Che noia, che barba...


Che noia, che barba...
Così ripeteva la grande Sandra, nel lettone matrimoniale, all'inimitabile marito-partner di una vita, alla fine dei loro sketches.
In natura esistono noiosi ed annoiati, non so quale delle due categorie sia più dannosa: io appartengo ad entrambe. Sono tali anche gli animali, specie se vivono accanto all'uomo, da cui sono irrimediabilmente contagiati.
Tutti gli spazi vuoti tra piaceri e dispiaceri, vengono riempiti dalla noia, essa rende sterile tutto e tutti, nel raggio di chilometri. Viene spesso trasmessa, purtroppo, a chi ci vive accanto. Qui, sul blog, non me ne vogliano gli specialisti, mi annoiano a morte le discussioni sulla politica, nostrana ed estera, che trovo spesso di lana caprina infeltrita, oltretutto. Non parliamo poi dei commenti di quantità biblica, li salto a piè pari e dispari: “Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν”, Grande libro, grande male- aveva detto Callimaco.  E poi, noto che, se si vuole scherzare o fare un po' d'ironia, per spezzare la noia, schizzano in aria nugoli di seriosi e barbogi, che ti etichettano come uno scioccherello.
La noia accompagna, precede o segue l'ozio, che molti definiscono il padre dei vizi, e  di cui si ignora poi chi sia la madre. Non sono molto d'accordo; gli Elleni erano degli oziosi, rispetto ai Romani, non facevano che filosofare, ma tutta la scienza e la letteratura moderne si basano sui prodotti  delle loro oziose  elucubrazioni. Chi fece, nella preistoria e protostoria, scoperte ed invenzioni essenziali, ci arrivò nei momenti di ozio, non quando era inseguito da una pantera inferocita ed affamata.
“Deus nobis  haec otia fecit”- proclamò Virgilio, nelle sue “Bucoliche”. Io posso dire che non amo l'ozio, devo sempre essere impegnato in qualche faccenda. Quando insegnavo, mi maceravo a preparare lezioni fin troppo iperuraniche, per degli adolescenti, arrivavo a sera prosciugato, ma felice. Una mia collega, assistente universitaria, una mattina, lesse una mia proposta di disamina critica di un brano, per i miei alunni, e mi sgridò. “Ma, Franco, nemo ad impossibilia tenetur!”. Ma i ragazzi ci saltarono fuori ottimamente, invece: Ad astra per aspera!
Ora, bloggheggio qua e là, leggo sul PC, su ogni angolo dello scibile umano ed alieno, guardo la TV, i pochi programmi culturali, tanto pochi che, la sera, sul divano, mi viene l'abbiocco, tra le risatine di mia moglie, che mi vede cadere la testa sul petto. Riesco a tirare tardi solo con films o molto coinvolgenti o al limite della decenza, come le serie di Rambo, di Steven Seagal, di Fantozzi, dei fratelli Cohen e simili.
Moravia aveva scritto un suo romanzo, sulla noia; un monologo del protagonista, a volte, appunto, noioso, molto esistenzialista, sullo sfacelo del mondo borghese e la ricerca ossessiva di sesso e denaro, e sulla rappresentazione del possesso, tipicamente borghese. Mi irritava.
Il film omonimo, per me, era risultato molto noioso, appunto; ma avevo solo 15 o 16  anni. Siccome anche adesso mi sto annoiando e forse sto pure annoiando, smetto, e lascio ad altri commenti ed opinioni; mi raccomando, che siano noiosi, altrimenti andiamo fuori tema....
Come scrisse quel mio modesto collega di scrittura, tale Alessandro Manzoni, alla fine della sua narrazione: "La quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta.” Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

Franco Bifani

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