Palazzo Arzaghi


LA RELAZIONE STORICO - ARTISTICA
Palazzo Arzaghi , cosiddetto dal nome dell'antica e nobile famiglia fidentina che lo abitò per più di 300 anni - dalla sua fondazione nel sec. XVI fino all'800 - costituisce una delle ultime sopravvivenze di edilizia storico-monumentale della città di Fidenza (come noto, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra),' e sicuramente uno dei più rari esempi anche in umbito parmense di architettura cinquecentesca, tutt'ora conservato nell'integrità della sua struttura originaria sebbene sia disabitato da molto tempo.
Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese  dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.
L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell'edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.
La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto  tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su  quattro assi, e dal portone d'ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e  di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.
Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte modificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia  configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e coperto con una serie di volte a crociera su pianta pressoché quadrata, e,  al primo piano, un loggiato, anch'esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romagnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.
L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primlo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da  decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borgo San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .
E' da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può  fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volta e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perché tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rinascimentale.
Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089.















CRONISTORIA DI UN NON INTERVENTO

Dicembre 2015: nessuna soluzione 
per Palazzo Arzaghi








Dicembre 2010: verso una soluzione 
per Palazzo Arzaghi?
Le nostre continue segnalazioni sembrano finalmente aver ottenuto il risultato sperato. Il palazzo esce dall'abbandono e perlomeno un intervento finalizzato a mettere in sicurezza la struttura è iniziato. Sul lato di Via Frate Gherardo vediamo completata la transennatura dell'edificio e l'impalcatura.
Sul lato di Via Romagnosi, dove il palazzo è separato dalla strada da un cortile interno, è in via di completamento il ponteggio e le colonne a base quadrata del primo piano, la parte apparentemente più delicata, sono state interamente ingabbiate con assi in legno. Tutto questo porta a ben sperare circa la conservazione integrale dello storico palazzo nel suo assetto esterno. Quello che rimane ancora incerto è il destino finale dell'edificio  anche se diventa sempre più probabile un ristrutturazione dei locali allo scopo di ottenere alcune unità abitative. Ciò comporterà evidentemente alcuni sacrifici che si sarebbero evitati nel caso di un diverso utilizzo. L'ipotesi di una destinazione museale ad esempio si scontra con l'evidente abbondanza, in rapporto alle esigenze della città, di altri edifici come il Palazzo delle Orsoline e l'ex Collegio dei Gesuiti già di proprietà comunale.  In ogni caso il recupero di Palazzo Arzaghi e le modifiche in corso di realizzazione sul contiguo Palazzo Bellotti potrebbero portare a migliorare l'aspetto di Piazza Duomo da anni penalizzata.


LA COSTITUZIONE DI UN TAVOLO DI LAVORO
Sarà coordinato dal Comune e riunirà proprietà e Soprintendenza per definire un progetto di recupero dell’immobile

"Fidenza, 12 novembre 2010 – Si è svolto stamani un sopralluogo a Palazzo Arzaghi, alla presenza dell’arch. Madoni, in rappresentanza della Soprintendenza per i Beni culturali e il Paesaggio, dell’arch. Alberto Gilioli, dirigente del Settore Assetto del territorio del Comune di Fidenza, e della proprietà, Cooperativa di Costruzioni con sede a Modena, affiancata da tecnici strutturisti e dal rappresentante dell’impresa incaricata di eseguire gli interventi urgenti di messa in sicurezza del fabbricato.
Pur prendendo atto che rispetto all’ultimo sopralluogo non vi è stato un evidente peggioramento delle strutture, peraltro monitorate mensilmente dalla Cooperativa di Costruzioni, si è ritenuto opportuno procedere al potenziamento della puntellatura nei punti di maggior criticità. Allo scopo la Cooperativa produrrà alla Soprintendenza la comunicazione di intervento urgente, indicando le modalità di messa in sicurezza e la data di possibile termine dei lavori.
La Soprintendenza si è dichiarata disponibile ad effettuare i propri adempimenti in tempi stretti, mentre la società ha richiamato la necessità di procedere celermente alla definizione di un progetto di recupero dell’immobile che sia il risultato di un giusto contemperamento tra l’esigenza di salvaguardia del bene protetto e l’aspetto altrettanto importante e concreto della sua sostenibilità economica.
E’ prevista, già da lunedì prossimo, 15 novembre, la costituzione di un tavolo di lavoro coordinato dal Comune, con la proprietà e la Soprintendenza."

2 commenti:

  1. Qualcuno appassionato alle arti ed alla cultura del bello, per lungo tempo ha coltivato il desiderio di acquistare il Palazzo per farne una dimora storica recuperandone le antiche caratteristiche distintive. Insomma, un restauro conservativo. Il sogno si è infranto. Piuttosto che l'architettura contemporanea s'impadronisca delle antiche fondamenta, forse è meglio attendere che qualche illuminata e facoltosa persona, passando nella via, lasci spazio alla immaginazione e veda nella sua mente la bellezza di quei luoghi restaurati in purezza....

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  2. Quand'ero piccola ci andavo a giocare. La mia "tata", infatti, era amica delle signore che lo abitavano e mi portava con sè quando andava da loro a far visita. Entrare in quel palazzo mi faceva sentire una vera principessa. Vederlo da anni nelle condizioni in cui versa tuttora, mi riempie ogni volta di profonda amarezza. Uno sfregio alla cultura e a una parte di Fidenza che andrebbe solo rivalutata.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi