giovedì 27 dicembre 2018

Le frazioni di Fidenza in mostra: Castione Marchesi

Germano Meletti ci conduce in giro per Castione, noi cogliamo l'occasione per seguirlo aiutandoci anche con le immagini che la mostra "Mappe di Comunità"  dedica a Castione grazie al contributo fotografico di Roberto Scaglioni e Barbara Frondoni. 
La mostra resterà aperta presso l’Auditorium del Palazzo Orsoline dal 22 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, orari di apertura: 23, 29, 30 e 31 dicembre e 5 e 6 gennaio dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18,30 il 25 dicembre e 1 gennaio dalle 16 alle 18,30.

Fotografia di Roberto Scaglioni
UN GIRO PER CASTIONE MARCHESI
 TRA ARTE, STORIA E CULTURA 

La prima cosa che si nota, avvicinandoci a Castione Marchesi, è la chiesa con la sua presenza austera ed evidenziata dal suo sovrastare fa zona circostante dalla sommità della collinetta innaturale sulla quale è posta, praticamente un piedistallo che la rende visibile ai quattro punti cardinali ed a una certa distanza. 

Fotografia di Roberto Scaglioni
Proprio la chiesa romanica dedicata a Santa Maria Assunta e l'annesso complesso monasteriale, è il fulcro di tutta la ricca storia di Castione Marchesi e nel 2020 compirà i suoi primi mille anni. Risale infatti al 1020 la conclusione dei lavori per la sua costruzione. iniziata nel 983, insieme con il " gemello" edificio dell'abbazia, che però vantava già una progenitura da castrum, fortezza "antenata" dei successivi medioevali castelli. 

Nel 980, quasi contemporaneamente al passaggio di Sigerico, che doveva poi diventare percorso della Via Francigena, passò da Castione Marchesi Adalberto Il degli Obertenghi. Marchese di Massa e Carrara e Duca del Lazio, capostipite della famiglia Pallavicino, che ordinò ai monaci Benedettini la costruzione dell'attuale chiesa. 

Luogo di realizzazione dell'ambizioso progetto fu proprio quella collinetta che sovrastava il circondario, praticamente al centro di un'ampia superficie interamente sollevata rispetto alla pianura. con pendenza a calare fino al livello pianeggiante, che altro non era che l'accumulo dei sedimenti (avanzi di cibo, scarti lavorazione, escrementi, carcasse di animali, ecc.) de! villaggio palafitticolo che fu punto di partenza e di maggiore sviluppo della civiltà terramaricola, iniziata nell'età del bronzo antica, circa 4.300 anni fa, proprio da Castione Marchesi, che arrivò nel momento di massimo splendore fino ad un'estensione di circa 20 ettari. 

Non si conosce con certezza la provenienza di quella popolazione, che viveva di pastorizia, allevamento ed agricoltura, tutte situazioni che richiedevano abbondante uso di acqua. Proprio la mancanza di quest'ultima, conseguente ad un periodo siccitoso, fu probabilmente la principale concausa della conclusione della civiltà terramaricola intorno all'800 A.C.. Importantissima traccia, unica nel suo genere lasciata da quella popolazione, furono i Gabbioni di Castione Marchesi, complesse strutture in legno destinate ad un duraturo contenimento dell'arginatura del villaggio posto nella palude. Varie campagne di scavi si sono succedute dall'inizio degli studi sulle Terramare, voluto proprio qui da Luigi Pigorini nel 1861. 

I reperti venuti alla luce fanno oggi bella mostra di sé nei musei di Parma, Piacenza, Milano, Como, Torino, Viadana, Museo Pigorini di Roma e Peabody Harvard negli Stati Uniti. 

In rapida successione si avvicendarono la civiltà etrusca prima e quella romana poi. Proprio quest'ultima, nel corso della nota centuriazione, succeduta ad intense bonifiche del territorio, con tracce ancora ben visibili soprattutto nelle strade che si staccavano dalla Via Emilia, poste esattamente ad una centuria (circa 710 metri) una dall'altra 

La successiva caduta dell'impero Romano lasciò tutto il territorio in stato d'abbandono' fintanto che non arrivarono i Monaci Benedettini, convocati da Adalberto II degli Obertenghi a ripristinare quella che era la destinazione agricola dei terreni. 

Fotografia di Barbara Frondoni

La chiesa, in puro stile romanico, fu consacrata nel 1033, in occasione dei mille anni dalia morte di Cristo. II voltone che porta al sagrato è sovrastato da un bassorilievo raffigurante la Vergine Assunta e risalente intorno al 1460. Tutto il complesso era circondato da un fossato, per superare il quale venne realizzato un ponte levatoio, proprio in corrispondenza del voltone d'accesso. Sulla destra, osservando la facciata della chiesa, è stato riaperto alcuni anni fa un passaggio che porta a ciò che rimane del chiostro. I due lati mancanti furono fatti abbattere da Napoleone Bonaparte in occasione della soppressione degli ordini religiosi da lui voluta. 

L'interno della chiesa è ricco di cimeli come, ad esempio, i mosaici pavimentali romanici, raffiguranti figure mitologiche identificabili in illustrazione dell'allegoria delle stagioni oppure delle allora esistenti facoltà universitarie, sono infatti due le correnti di pensiero percorse dagli studiosi. Solo una parte di essi è visibile, il rimanente è interamente dove fu collocato nel XII secolo. Altra particolarità sono i capitelli in arenaria posti alla sommità di ogni colonna, riportanti, anche in questo caso, figure mitologiche. 

Bella mostra di sé fa la grande pala cinquecentesca, opera del pittore napoletano Fabrizio Santafede, posta nell'abside, voluta dal Concilio di Trento nei primissimi anni dei 1600. 

In vari punti è possibile trovare Io stemma dei Monaci Olivetani, succeduti ai Benedettini, dopo un periodo di abbandono, nella seconda metà del 1400. Citazione merita anche il fonte battesimale risalente al XVI secolo. 

L'abbazia, nata come Castrum, è unita al complesso monasteriale da una rete di cunicoli sotterranei, un prolungamento dei quali arriva fino a Casa dei Marchesi, residenza estiva della famiglia Pallavicino, cognome succeduto ad Obertenghi con la nascita dei figli di Adalberto II. 

Particolare di notevole importanza è che la chiesa castionese dipendeva direttamente dal Papato e non ad entità territoriali come la Diocesi, dimostrazione ne siano le quattro benedizioni papali specificamente dirette alla chiesa ed ai suoi amministratori tra il 1200 ed il 1400. 

La Chiesa castionese vantava inoltre valenti proprietà sparse in Toscana, in Corsica, nell'isola di Creta, l'attuale tenuta Banzole a Samboseto di Busseto e la stessa Casa Marchesi testé citata, oltre alla chiesa di Baselicaduce di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza). 

Fotografia di Barbara Frondoni

Dopo la caduta di Maria Luigia d'Austria la chiesa passò alla Diocesi di Parma, divenendone cosi una enclave all'interno della Diocesi di Fidenza, di cui entrò a far parte nel 1948 dopo uno scambio tra le due diocesi: la chiesa di Castellina San Pietro (frazione di Soragna) passò dalla Diocesi di Fidenza a quella di Parma, percorso inverso fece invece la Chiesa storica dedicata a Santa Maria Assunta di Castione Marchesi. 

Germano Meletti

Fotografia di Roberto Scaglioni

2 commenti:

  1. Qualcuno si ricorda ancora di Germano Meletti, che qui sopra ha scritto spesso? Che fine ha fatto, il “sindaco” di Castione?

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  2. Preciso e diretto come sempre il caro amico Germano. Grazie per questa bella pagina di storia castionese. Interessante per gli abitanti, ma anche per chi è legato al paese da ricordi famigliari, di amicizia e di lavoro.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi