Cinquanta anni fa, nel 1976, il torrione della Porta Ovest di Borgo San Donnino veniva finalmente recuperato ed il rischio di crollo scongiurato.
Che sarebbe Fidenza oggi senza questo storico edificio, dopo che tutto il resto è stato cancellato dal piccone fascista prima, democratico dopo, senza soluzione di continuità urbanistica?
Ma se cinquanta sono gli anni passati dal 1976 i trenta che l'hanno preceduto sono quelli in cui perdurò il rischio di crollo della torre. Percorriamo quindi questi trent'anni dal 1945 al 1975 ricorrendo a ritagli di giornali d'epoca e di altrettanti ritagli di memoria.
Cronaca di una battaglia durata trent'anni
Nel 1945 la guerra ci restituiva una città a pezzi, la torre aveva resistito ma il suo stato non era dei migliori. Allora non si andava tanto per il sottile ed anche gli abitanti di Casa Cremonini, strettamente ancorata al torrione, conducevano un'esistenza normale, io stesso talvolta vi dormivo.
La torre si presentava così nel 1952:
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| 1952 |
La diagnosi, effettuata nello stesso anno, era impietosa:
"Un'ampia e profonda incrinatura su fianco sinistro che si estende dal piano stradale si quasi alla sommità della torre, dovuta alle bombe sganciate nelle immediate vicinanze durante l'ultima guerra, costituisce un grave pericolo per la stabilità della costruzione ed anche per l'incolumità pubblica. Alcune "spie" poste in corrispondenza della fenditura, si sono spezzate il che indica che la lesione non si è arrestata, ma lentamente progredisce. L'incrinatura interessa tutto lo spessore del muro, poiché essa è evidente anche nella porta in vicinanza dell'immagine dipinta.Un crollo anche parziale della torre potrebbe danneggiare il sottostante "ponte romano" di grande interesse archeologico per la nostra città."
Ma il problema era anche un altro, questa volta di natura giuridica:
"A chi spettano il dovere e la spesa dei lavori di riparazione? Nell'Archivio comunale e in quello di stato sembra non vi siano documenti atti a provare di chi sia la proprietà; logicamente il proprietario dovrebbe essere il Comune o lo Stato, ma pare invece che la vetusta costruzione appartenga al proprietario della casa attigua, che fa corpo con essa".
Un bel guaio. Ma nel 1971 il continuo peggioramento dello stato della torre ne consigliò il transennamento, la questione giuridica tuttavia non era ancora risolta. La torre presentava una lesione era assai vistosa.
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| 1971 |
I ripetuti allerta della locale sezione di Italia Nostra stavano per dare i loro frutti: l'anno 1976 sarebbe stato l'Anno della Torre e del Ponte Romano e "puntualmente" lo fu. Qualche dubbio riguardò il tetto: rifarlo o abolirlo, gli studiosi ed i "borghigiani del sasso" si divisero, come sempre, in due partiti. Anche la merlatura, un po' guelfa, un po' ghibellina, fu mantenuta.
Sotto la torre medioevale furono fatti lavori di rinforzo all'edificio mentre gli altri lavori riguardarono il consolidamento della Torre con sistemi di tiranti meccanici e la eliminazione della crepe perimetrali.
Se oggi osserviamo la torre non è difficile individuare le parti esterne su cui si è operato, le superfici risultano di diversa colorazione.
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| Il Ponte Romano si presentava così, da notare i segni evidenti del livello dell'acqua quando c'era l'"alta marea". |
Solo nel 1976 la Torre ed il Ponte Romano sono finalmente salvi e noi ci fermiamo qui, tutto il resto è roba dell'altro ieri.
A.P





Abitavo lì davanti, in via Zani. Da giovanissima mi iscrissi ad Italia Nostra, per merito di Mino Ponzi, quindi avevo sentore delle problematiche. Rammento che, a casa Cremonini, abitavano la signora Mafalda, bidella alla Carducci, sua sorella (Iole?) ed una mia compagna alle Elementari, Mara Carta. Bei tempi, quartiere molto unito, dove tutti ci conoscevamo e poi appartenevo alla compagnia di ragazzini del famoso "giardinetto"!
RispondiEliminaRammenti bene. Solo una generazione prima, la mia, si poteva giocare nel vecchio alveo dello Stirone dove ora è via Ariosto!
EliminaVeramente?! Infatti passa lo Stirone, come mi spiegò il caro don Amos, anche sotto la Cripta del Duomo.
RispondiEliminaPassava. Borgo ha le caratteristiche di una "città d'acqua". Piacenza ad esempio, malgrado la vicinanza del Po, non lo è mai stata.
EliminaStupendi, questi ricordi! Era come una famiglia: da Tato dei giornali, a Maria della Sorgente, passando per il calzolaio Renato, il bar Agottani, Casabella, Soeli profumeria e l'autoscuola di mio padre. A seguire, Carla fruttivendola, Ludovico lavanderia, drogheria Sandri e, davanti, Caccia e pesca Zanichelli, parrucchiera Giusy. Ed altri...
RispondiEliminaRicordo Renzo il meccanico di biciclette, i Montanini , don Donati, la signora Nina del negozio di alimentari , gli Allodi , i Cristoforetti. Dietro il sarcofago di San Donnino sotto una botola si poteva vedere un ambiente pieno di acqua purissima. Quanti ricordi
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