giovedì 21 marzo 2024

Terre di fiume: il tagliapozzo casalasco e altri vicini misteri



Che la pena capitale, nel Medioevo, fosse qualcosa di piuttosto comune e in voga in numerosi luoghi non è certo una novità. Fra gli strumenti morte, più celebri ma anche più misteriosi del tempo medioevale, ma anche di quello rinascimentale, spicca quello che viene comunemente definito come il “Pozzo dei tagli”.

A volte chiamato anche “dei mille tagli”, “delle mille lame”, “dei rasoi” o con altre terminologie, assai simili tra loro. Il suo funzionamento, lo si intuisce già dalla definizione stessa, era tanto semplice quando sadico e crudele. In pratica i malcapitati, per esempio condannati a morte o, comunque, indesiderati, venivano gettati sul fondo di un pozzo all’interno del quale si trovavano numerose lame, aguzze e appuntite, con conseguenze facilmente immaginabili.

Castello di Rivalta: pozzo del taglio

Chi, come chi scrive queste righe, si occupa da anni di misteri e di leggende, specie quando va in visita a borghi antichi, a castelli, rocche, fortezze e fortilizi, ed in qualche caso anche a conventi ultrasecolari e chiede, ai residenti, l’esistenza, appunto, di fatti misteriosi e leggendari, sente indicare, il più delle volte, la presenza di questi pozzi dei tagli: anche se, puntualmente, non se ne trova traccia.
O, meglio, si possono magari notare pozzi, anfratti, gallerie: mai, però, l’ombra di una lama o di qualcosa che possa far realmente pensare alla presenza di un “pozzo dei tagli”. Allora ecco che l’argomento si fa ancora più misterioso, carico di aspetti leggendari, con poche (o nulle) prove e molte parole così come tanti “si dice”.

E’ però altrettanto vero che, se fino ai giorni nostri è giunta questa storia del “pozzo dei tagli”, qualcosa di vero, almeno in parte, ci potrebbe essere, in un mix di leggenda e fantasia che, come spesso accade, si intersecano con la storia dei luoghi. 
Nel Casalasco, tra i luoghi più famosi, spicca il Castelletto di Gattarolo Bonserio, in territorio comunale di Voltido. Luogo a cui sono dedicate ben due pagine, con tanto di foto, nel celebre volume “Italia dei fantasmi” di Giorgio Harold Stuart.

Castelletto di Gattarolo 1

Castelletto di Gattarolo 2
Il complesso, conosciuto anche come Corte Casalini, è piuttosto antico e sembra il risultato di una fusione tra la corte rustica e quella della villa vera e propria. E’ la torre, oggi inglobata nella villa, a testimoniare di fatto le origini antiche del luogo e si presume potesse essere parte di un complesso rurale fortificato.

Castelletto di Gattarolo 2
Secondo quanto scrivono Carlo Perogalli, Maria Grazia Sandri e Luciano Roncai in quel monumentale volume che è “Ville delle province di Cremona e Mantova”, il complesso probabilmente non è mai stato terminato e doveva comprendere un corpo di fabbrica principale e due ali minori dedicate a rustico, delle quali solo una venne costruita, vale a dire quella adiacente alla torre. Questa ala rustica è piuttosto simile, per altro, a quella ritrasformata in periodo tardo della villa Recusani della non lontana Solarolo Rainierio. 
La villa presenta caratteristiche tipiche del Settecento con motivi e decorazioni tipici del settecento post-manierista. 
Alcune tracce di affreschi, tuttavia, farebbero supporre una impostazione più seicentesca. 
Tutto questo fa pensare a diversi tempi di costruzione dell’imponente, vetusto complesso, vale a dire un primo periodo quattrocentesco di cui resta la torre; un momento seicentesco in cui fu impostata e decorata la villa senza che questa venisse terminata ed una finale fase di restauro e rinnovamento collocabile a fine Settecento. Stando invece alla “ricostruzione” di Giorgio Harold Stuart, anticamente l’immobile sorse come piccolo convento di frati, forse francescani e sino a fine Ottocento, di fronte al torrione, si trovava anche una piccola chiesa di cui non resta traccia alcuna ma è nota l’ubicazione.

Harold Stuart aveva raccolto la testimonianza di Giovanna Piccinelli che, in età giovanile, trascorreva le vacanze a Gattarolo Bonserio dai parenti ed era venuto al corrente dell’esistenza di due pozzi “delle taglie” (una delle ulteriori denominazioni che vengono date a questi luoghi) profondi circa quindicimetri che, sul fondo, avevano lame taglienti. 
Al loro interno, stando sempre alla testimonianza raccolta, venivano gettati i nemici e gli indesiderati, il più delle volte ignari della loro fine. Nello stesso libro l’autore scrive anche che nei secoli passati, i signori del luogo, avrebbero in più occasioni gettato nei pozzi alcune fanciulle al termine di giochi macabri.

All’interno dell’immobile – scrive Harold Stuart – era posto uno scalone marmoreo a quadrilatero alla fine del quale si trovavano quattro porte. La sventurata ragazza di turno, bendata, doveva aprire una porta a caso, che spesse volte si rivelava una trappola mortale. La fanciulla precipitava nel pozzo delle taglie”. 

Lo stesso autore scrive che più volte, ed in epoche diverse, nel palazzo furono riscontrati fenomeni singolari. In particolare emerge quanto tramandato da uno zio della Piccinelli secondo cui un soldato austriaco, dopo aver disertato, avrebbe trovato rifugio a Gattarolo trovando ospitalità nel lato disabitato dell’immobile.

Il soldato – scrive l’autore – più volte affermò di avere udito durante la notte dei tremendi gemiti provenire dai pozzi delle taglie. Altra testimonianza in questo senso la si può individuare in un cugino del padre della dottoressa Piccinelli che negli anni Venti e Trenta fu podestà di Voltido. Egli raccontava di finestre che in piena notte si spalancavano in ore fisse, candele che improvvisamente si spegnevano e lugubri lamenti di morti che reclamavano una cristiana sepoltura. 
Nell’estate del 1987 il sottoscritto insieme al giornalista Negri del quotidiano ‘La Provincia’ di Cremona si è recato sul posto. 
Era un pomeriggio afoso e soleggiato e l’attuale proprietario gentilmente ci guidò nella visita al Castelletto. Circa i fenomeni paranormali non si sbilanciò affermando solo che in certe notti si possono udire strani rumori dovuti al soffiare del vento e alla presenza di animali notturni. 
Nonostante fosse pieno giorno una volta giunti nell’ala disabitata del palazzo e in prossimità dei tragici pozzi – continua Giorgio Harold Stuart – fummo pervasi da un senso di paura. Il mistero del Castelletto di Gattarolo Nuovo continua…”. 
Dando ulteriore fascino, aggiunge chi scrive queste righe, ad un luogo ricco di storia.

Corte della Grangia di Villa Pasquali

Stando sempre nel Casalasco, altro luogo dove storia e leggenda si fondono è la Corte della Grangia di Villa Pasquali, nel territorio di Sabbioneta. 
La villa, al centro di recenti restauri, fu residenza sub urbana del XVI secolo appartenuta a Vespasiano Gonzaga Colonna, duca di Sabbioneta. 
Seppur già ristrutturata dal nonno dello stesso Vespasiano, Ludovico Gonzaga, il periodo di maggior splendore si deve proprio all’intervento di Vespasiano che la elevò al rango di propria villa rurale, deputata all’ozio e al riposo dalla vita di corte. 
Tra le più antiche ed artistiche corti del territorio, la costruzione presenta elementi architettonici e decorativi colti e costituisce un’interessante documento storico, testimone silente della vita rinascimentale del ducato. In linea con la tradizione dei manieri, anche non manca la leggenda tramandata tra le generazioni che si sono succedute. 
Leggenda secondo la quale esisterebbe da qualche parte un “pozzo dei tagli” contenente lame affilate, nel quale il duca ed i nobili erano soliti gettare i nemici e le donne di facili costumi dopo una notte di amore e di bagordi.

La Grangia mantenne la sua originaria destinazione agricola con funzione di controllo sul territorio e luogo di raccolta dei prodotti: era una struttura architettonica chiusa, che non cercava l’integrazione con l’ambiente ed inglobava un microcosmo alimentare autosufficiente. 
L’edificio principale era posto al centro di due giardini, delimitati da una muraglia, all’interno dei quali spiccavano una fontana, un padiglione ad archi, una peschiera ed una stalla. 
Un interessante studio sull’immobile è riportato sul libro ‘Villa Pasquali, una chiesa, una terra, una storia’ dal quale si evince, in ordine alle decorazioni, che “gli affreschi della Grangia riflettono il prestigio del committente, con un sorprendente apparato artistico che varia elegantemente cambiando completamente da camera a camera, secondo la moda tipica del Manierismo”. Gli affreschi si possono datare a partire dal 1577, quando Vespasiano fu proclamato duca dall’imperatore Rodolfo II.

Passando quindi allo splendido Palazzo Collini di Suzzara va subito detto che si tratta di un edificio tardo cinquecentesco con blocco centrale a due piani ed ingresso a doppia scalinata che si chiude sulla porta centrale in legno che dà nel revolto a quattro stanze del primo piano. 
Ai lati la casa dei fittavoli e con la chiesetta, di fronte un ampio parato chiuso dal muro di cinta a tre cancelli d’entrata, all’interno stanze decorate in stile con mobili in legno decorazioni, una su tutte il bellissimo affresco che raffigura la statua della dea Cerere, e affreschi che risalgono ai gesuiti proprietari della corte sino alla fine del 1700. Quindi, il giardino sul retro con alberi di ogni tipo e le cantine. 
Da evidenziare che la parte basale dell’edifico potrebbe anche aver recuperato l’impianto del revolo cinquecentesco. Questo vano sotto il palazzo, stando alle storie e alle leggende che si tramandano, pare sia “custode” del “Mistero del pozzo di tagli”.

Nel dopoguerra furono anche fatti scavi alla ricerca di armi, e si diceva appunto che c’era un pozzo. Si trovarono anfore e oggetti di poco valore. Si dice addirittura che venne calato un bambino legato per asportare le lame da taglio che erano fissate nelle pareti. 
Il pozzo venne poi interrato ma non sparirono le varie leggende su di esso come di omicidi e cadaveri gettati nel pertugio delle picche metalliche sporgenti. Ad Ostiglia, invece, nella Torre delle Prigioni, il Pozzo delle Lame è stato ristrutturato e aperto al pubblico pochi anni fa. Si trova alla base, appunto, della Torre delle Prigioni e fungeva da ingresso ad uno spazio decisamente poco piacevole: una apertura sul pavimento ornata di lame, attraverso le quali la leggenda narra venissero fatti precipitare gli sfortunati prigionieri.

Spostandosi sulla sponda emiliana del Grande fiume, la “capitale” delle leggende legate al famigerato “Pozzo dei tagli” pare essere Zibello, terra del culatello, ma anche terra dei Pallavicino. Qui, stando alle narrazioni popolari, sarebbero esistiti almeno quattro pozzi dei tagli: uno nella piazza principale del paese, un altro nelle vicinanze dell’attuale canonica (quindi sempre a due passi dalla piazza), un altro ancora vicino alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie (la precedente parrocchiale del paese) ed un altro ancora in un antico palazzo posto immediatamente fuori dal perimetro del fossato che anticamente, delimitava il perimetro del paese. Palazzo che, pare, fosse un avamposto militare. 
Di nessuno di questi pozzi dei tagli è mai stata trovata traccia. Per quanto riguarda quello che sarebbe stato ricavato nel palazzo al di fuori del fossato, chi scrive queste righe ebbe modo di visitare, alcuni anni fa, lo scantinato osservando, in particolare, i resti di un pozzo chiuso con ghiaia e sabbia. In quella occasione la proprietaria, purtroppo mancata pochi mesi fa, disse di aver visto distintamente la lame negli anni della gioventù e che ghiaia e sabbia sarebbero stati messi proprio per sventare pericoli. 

Corte delle “Piacentine”

In territorio di Busseto, si parla di pozzo dei tagli nella celebre corte delle “Piacentine”, famosa per aver fatto da set al colossal di Bernardo Bertolucci “Novecento” con attori quali Robert De Niro, Gerard Depardieu, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Dominique Sanda, Alida Valli e Stefania Sandrelli per citarne alcuni. Alle “Piacentine” pare che il pozzo si trovasse sotto una porta morta quando la tenuta (negli anni ’60 del Novecento) era della famiglia Bocchia che, tra le altre cose, allevava bovini e galline. “Saltò fuori una morìa di polli – riferì qualche anno fa un testimone a chi scruve queste righe – e morivano in gran numero e la moglie del fattore per non farlo scoprire dai proprietari pensò bene di gettarli nel pozzo del taglio coprendolo con il suo coperchio, una pesante pietra squadrata. 
Solo che dopo un po’ si cominciò a sentire la puzza della putrefazione e Bocchia, che veniva da Parma e aveva il naso fine ‘da signore’, lo sentì subito e fece scoperchiare il pozzo e finì che la povera fattora dovette fare Sanmartino (cioè traslocare) anche se l’epidemia non era certo colpa sua”. 
Si parla di pozzi dei tagli anche nella Rocca Pallavicino Casali di Monticelli d’Ongina e, a non molti chilometri dal cremonese, nel castello lodigiano di Maccastorna, noto anche come il maniero dei settanta fantasmi.

In terra Parmense altri celebri “pozzi del taglio” sono quelli del castello di Varano dè Melegari, del castello di Castelcorniglio (vicino a Solignano), di Villa Lanfranchi nei pressi di Santa Maria del Piano. Infine al castello di Rivalta, nel Piacentino, con la sua poderosa torre alla quale si accede lungo una scala a chiocciola, in una delle sale che si incontrano lungo la salita spicca, al centro, quello che ancora oggi viene definito il “pozzo del taglio” in cui venivano gettati prigionieri e condannati. 
E’ profondo circa 60 metri e, attingendo alla storia del maniero, si scopre che veniva anche usato per issare, con le carrucole, le munizioni e tutto ciò che poteva servire per la difesa del castello. Pare che nessuno, ad oggi, sia riuscito ad accertare se, sul fondo, in passato esistessero davvero le lame.

Se in definitiva, in mancanza di prove, quella dei pozzi dei tagli sembra essere una vicenda da relegare come una fantasia nata dalle tradizioni e dai racconti popolari, resta il fatto di una affascinante serie di leggende che uniscono, ancora una volta, le due sponde del fiume e fanno luce su storie importanti, e forse meno note, dei nostri territori.

Eremita del Po, Panni

1 commento:

  1. Racconti sentiti da bambina, per lo più collocati in un tempo lontano e indefinito, che ci spaventavano…
    Complimenti e grazie!

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