domenica 14 aprile 2024

Il faro di Bruno Vaghi sul Duomo: una mostra fotografica da non perdere


Sino al 28 aprile è possibile visitare la mostra fotografica "Il faro di Bruno Vaghi sul Duomo" allestita nell'Oratorio Chiesa di San Giorgio (Piazzetta Omati) e curata dal Prof. Paolo Barbaro, docente dell'Università di Parma con la collaborazione di Anna Maria Ganapini e dell'Ufficio Cultura del comune di Fidenza per la parte di appoggio logistico ed organizzativo.
Le foto di Bruno Vaghi esposte sono state gentilmente concesse da CSAC _ Sezione Fotografica del Centro Studi ed Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma.


L'orario di visita della mostra, che, come abbiamo detto, durerà sino al 28 aprile, è il seguente:
  • martedì e mercoledì 10.00-12.00 e 15.30-18.00
  • giovedì e venerdì 15.30-18.00
  • sabato 10.00-12.00 e 15.30-19.00
  • domenica 10.00-12.00

Le fotografie esposte sono una eccezionale rilettura visiva della facciata del Duomo di Fidenza.


La mostra è stata inaugurata venerdì 12 aprile con una duplice presentazione. I due illustri relatori, Paolo Barbaro e il Prof. Arturo Carlo Quintavalle, storico dell'arte che abbiamo più volte avuto l'opportunità di apprezzare nalla nostra città, sono stati accompagnati e, anche, gentilmente sollecitati dall'assessore alla cultura del Comune di Fidenza, Prof.ssa Maria Pia Bariggi.


Il testo del depliant di presentazione:
Bruno Vaghi, titolare di quello che allora era, e resterà fino alla chiusura nel 1972, il maggiore atelier fotografico di Parma, nel 1964 riprende la campagna fotografica sul romanico fidentino. Molte di quelle fotografie le realizza di notte. Vi sono pure motivi di ordine pratico. La facciata, esposta a ovest, è difficile da riprendere: stretta tra costruzioni alte riceve la piena luce del sole, in modo uniforme, per poche decine di minuti al giorno.

Bruno Vaghi aveva preso nel 1952 le redini' dello studio fondato dal padre Luigi, fotografo della Real casa, rinomato ritrattista dell'ufficialità. Il ruolo di Bruno è tuttavia fondamentale da ben prima: dalla metà degli anni Trenta imprime una direzione spiccatamente industriale all'atelier che dirige da solo dal 1937, quando il padre apre uno studio in Africa Orientale. È Bruno che documenta l'urbanistica nuova, le industrie. 
Negli anni Quaranta realizza fotomontaggi e fotodinamiche di netto sapore futurista, fonderà con il pittore e regista futurista Esodo Pratelli la casa cinematografica Cittadella Film, ed è uno dei principali fotografi per la nascente industria parmigiana legata all'agroalimentare, per istituzioni come l'Università e la Soprintendenza ai Monumenti, una vasta produzione ben connessa all'editoria di qualità. Un fotografo della modernità in pieno boom economico.

La fotografia di architettura e scultura medievali dell'Emilia è uno dei campi frequentati assiduamente dallo Studio Vaghi. Wiligelmo, Antelami, a Modena, Parma e Fidenza erano stati letti dalle immagini degli atelier nazionali e locali, dai Fratelli Alinari ai parmigiani Pisseri, poi appunto Vaghi, Tosi, ognuno con una peculiare scrittura.

Tra le ricerche storico artistiche sul medioevo nutrite da queste fotografie, centrale è quella di Arturo Carlo Quintavalle, storico dell'arte -è noto- non solo medievale che a più riprese, dalla seconda metà del Novecento, propone un modello di studio fondato su un approccio antropologico parallelo ad una prassi di conservazione e analisi delle immagini della contemporaneità. Si è servito sistematicamente delle fotografie di Umberto Orlandini, di Libero Tosi e, appunto, di Bruno Vaghi, ma si è anche adoperato per la conservazione dei rispettivi archivi, di cui ha ottenuto il conferimento al Centro Studi e Archivio della Comunicazione -da lui fondato nel 1968- e della cui analisi, dei loro differenti modelli, si è occupato a più riprese.

Grazie a tale opera è stato possibile riproporre questo capitolo dell'immagine del romanico, tratto dalle lastre del Fondo Vaghi presso il CSAC dell'Università di Parma.

Vaghi è poi il titolo ambiguo di una lirica di Vittorio Savi, architetto, teorico e storico, cultore della fotografia in diverse declinazioni. "Vaghi" nell'accezione aulica che denota la bellezza, ma indicando proprio il nome del fotografo che in queste lastre scandiva le storie del Santo Locale. La lirica è raccolta in un volume, Rain Check, pubblicato nel 1992, all'indomani della scomparsa dell'amico Luigi Ghirri, che Savi aveva avviato ad indagini sull'architettura, anche, sulla Fidenza dove Vittorio era nato.


 

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