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| L'oratorio di Bassa dei Maj di Roncole di Busseto |
Riaperto al culto l'oratorio di Bassa dei Maj di Roncole di Busseto. Venne riconsacrata da monsignor Maurizio Galli
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| L'oratorio di Bassa dei Maj di Roncole di Busseto |
Riaperto al culto l'oratorio di Bassa dei Maj di Roncole di Busseto. Venne riconsacrata da monsignor Maurizio Galli
Settantatrè anni fa i centri rivieraschi del Po vivevano una delle pagine più drammatiche e pesanti della loro storia: quella della grande piena del Po del 1951.
Pesantissime furono le conseguenze soprattutto nel Polesine. Quella del è infatti una data tristemente famosa per l’alluvione del Polesine, che causò più di un centinaio di vittime, la morte per annegamento di migliaia di capi di bestiame, oltre 180.000 sfollati, molti dei quali non fecero mai ritorno nelle loro terre, dopo la fuoriuscita di quasi 8 miliardi di metri cubi di acqua su quel pezzo di Pianura Padana. Fuoriuscita che continuò ininterrottamente per ben 37 giorni. Il Polesine non si riprese mai del tutto, e lo testimonia la “fuga” dei polesani: dopo il 1951 infatti lasciarono in modo definitivo il Polesine circa 110mila abitanti.
Rocche e Castelli, palazzi gentilizi e cascine nobilitano i territori di qua e di là dal fiume e sono custodi di un passato importante ed immortale. Terre che potrebbero essere ancora più ricche di torri, merlature, mura poderose se tanti storici edifici fossero ancora lì, dove un tempo sorgevano. Si è parlato diffusamente, nel recente passato, dei borghi scomparsi e divorati dal Po, delle chiese a loro volta scomparse.
Ma tanti sono anche i castelli, le rocche, i fortilizi, le torri di guardia, rimasti soltanto nelle memorie lasciate da antichi documenti o tramandate dagli anziani oppure rimasti come semplici “cenni” custoditi in qualche archivio. Ecco dunque oggi una “mappa” dei castelli, delle rocche e dei fortilizi scomparsi che un tempo sorgevano lungo le sponde del Grande fiume sull’una e sull’altra riva.

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| Pieveottoville, la chiesa collegiata |
Il culto della Madonna nelle basse terre del Po
L’11 febbraio si celebra la ricorrenza della Madonna di Lourdes, una festività che certamente non ha bisogno di particolari presentazioni vista la sua importanza e che, ancora una volta, vede unite le popolazioni del Grande fiume, dell’una e dell’altra riva.
A ZIBELLO (PARMA) I PRESEPI NEGLI ANTICHI LEGNI DEL PO, A SCOPO BENEFICO.
"Le botteghe che chiudono e i paesi che si spengono" è un articolo di Paolo Panni apparentemente dettato dal senso di nostalgia che il mutare delle abitudini sociali ingenera e che persone sensibili avvertono. In realtà Paolo, così attento all'ambiente tanto da definirsi "Eremita del Po", estende la sua analisi della galoppante desertificazione ambientale che constata girando, "in lungo ed in largo", tra le sabbie fluviali e le asciutte rive a quella che percepisce nei piccoli paesi della bassa, una volta perle di quella "urbanizzazione diffusa" che connotava la nostra terra.
Cogli le sfumature dei fiori per aprire gli occhi verso l’intima purezza del Creato; osserva i colori della natura, che ti accompagnano lungo il cammino, in ogni stagione, per apprezzare la bellezza di momenti che non sono mai scontati, mai banali, mai dovuti e mai uguali.
Associazione dei musei del Po, ...
Perché, prendendo spunto da altre esperienze analoghe già avviate (leggasi ad esempio quella dell’Associazione Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli), non dare vita a una associazione dei Musei del Po di Parma, Piacenza e Cremona?
Eri, come lo chiamano gli amici, è uno di quelli che non mollano mai, guardando sempre avanti, con le maniche perennemente rimboccate e le mani, nei cui nervi scorre l’arte del legno, pronte a darsi da fare.