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| (Fotografia di Luigi Barilli) |
Dal restauro di un frammento di affresco, situato sul terzo pilastro della navata di destra (di fronte alla cinquecentesca cappella della Ferrata), è riemerso inaspettato il volto di una Madonna tre-quattrocentesca, ritratta quasi a tre quarti, con dettagli evidenziati da una sottile linea di contorno: gli occhi grandi, il naso sottile e dritto e le labbra piccole e delicate disegnate con particolare cura; da notare inoltre le pieghe parallele e appena vibranti del velo che incornicia l’ovale del volto.
Lo sguardo, che trasmette intimità e dolcezza e che doveva essere rivolto verso il Figliolo, ci ricorda che il frammento, finora dimenticato perché quasi illeggibile a causa di pesanti ridipinture, faceva parte di una composizione più ampia da mettere relazione con l’altare di Santo Stefano appoggiato allo stesso pilastro, come risulta da un documento del 1580 che ne ricorda la distruzione avvenuta sei anni prima: “Prope scalas, per quas ad locum Confessionis descenditur, situm erat altare unus sub titulo S. Stephani, quod cum ecclesiam occuparet, dirutum fuit ad sex annis citra..." (1)
E’ molto probabile che a destra della Vergine col Bambino, nel posto d’onore, fosse raffigurato Santo Stefano titolare del beneficio legato all'altare.
Spesso definiti “altarini” o "edicole" gli altari “ad columnam” erano costituiti da una semplice mensa addossata alla colonna o al pilastro e sovrastata da una immagine sacra dedicata a santi specifici o alla Madonna. La loro diffusione è legata alla necessità di celebrare messe private o “votive”.
Nel Duomo di Fidenza, oltre all’altare di santo Stefano, l’altro altare ad columnam oggi scomparso era quello dedicato a San Genesio, eretto nel 1485 sul primo pilastro a destra della navata maggiore: "...altare S.Genesi, quod coheret uni columnarum ecclesiae, in qua depicta est imago gloriosissimae Virginis, magnae devotionis ipsius populi, ad cuius ornatum, constructa est icona auro, picturisquae exornata.". (2)
Questa immagine della Vergine ha una storia affascinante legata ad un evento miracoloso, per cui fu traslata nel 1606 e dopo vari spostamenti, inserita al centro della lunetta della cappella della Ferrata dove si trova tuttora.
Tornando al volto riscoperto grazie al recente restauro realizzato da Beatrice Barbagallo, è importante ancora sottolineare, in attesa di più approfonditi studi, l’alta qualità del dipinto e il suo adattamento prospettico alla superficie tonda della semicolonna del pilastro romanico.
Si tratta però di un frammento troppo esiguo e lacunoso per essere collegato a una mano specifica ma certe caratteristiche, la resa fluida dei dettagli e il sapiente dosaggio cromatico, sono avvicinabili alle opere conosciute di Antonio de Carro, principale protagonista del tardo gotico piacentino, attivo tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, avendo come riferimento la Madonna col Bambino in trono e una donatrice (1410 circa), affresco staccato, custodito presso il Museo della Collegiata di Castell'arquato. (3)
(1) - Maria Parente-Barbara Zilocchi, ”Edizione della visita pastorale di Francesco Bossi”, in L'officina di Benedetto Antelami della Cattedrale di Fidenza, 2019, p.335.
(2) - cit. p.338.
(3) - “Il Gotico a Piacenza..Maestri e botteghe tra Emilia e Lombardia “, (a cura di Paola Ceschi Lavagetto e Antonella Gigli) Piacenza, 1998, p.183, scheda 28.
Prof. Guglielmo Ponzi
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| La pittura murale prima del restauro in una fotografia del settembre 2011 - Foto A. Ponzi |


La Cattedrale delle sorprese e delle domande, ogni volta una scoperta e una storia . Quest’immagine lo dimostra, la collocazione quasi nascosta, intima come è l’espressione di Maria, fa sì che solo un percorso personale, lento, silenzioso consenta di scoprirla.
RispondiEliminaGrazie all’autrice di questo restauro e grazie al prof. Mino Ponzi che ci permette di osservare il frammento con il supporto di preziose informazioni.
Raffinato e dolce il viso della Madonna che ci appare a sorpresa da un pilastro della nostra Cattedrale, come un dono, un richiamo per il mese di maggio dedicato alla Vergine che oggi inizia...
RispondiEliminaLa mano delicata della restauratrice l'ha svelato in tutta la sua bellezza!
Gratitudine anche da parte mia a Beatrice,
e a Mino,
che, come sempre, in modo rigoroso, ci illumina con i documenti per ricostruire, dove possibile, la storia del nostro patrimonio artistico.
Lo scopriamo così sempre più ricco e, ancora una volta, ci fa pensare a quante pitture potevano coprire l'interno del nostro Duomo...
Sopra l'arco che racchiude l'immagine della Madonna come in una nicchia, appare (vedo) un viso abbozzato a chiaroscuro: la testa con capelli lunghi, mossi, la fronte alta, gli occhi grandi e tristi, il naso...
Effetto ottico della foto?