C’è un fiume che langue, che soffre e “boccheggia” in questi giorni di torrida estate. Pur nella difficoltà che lo ha ridotto ad essere poco più che un “rigagnolo” il caro vecchio Eridano continua ad essere protagonista della storia e dei tempi, delle vicende, piccole e grandi, dei villaggi che attraversa e delle persone, uomini e donne, che li vivono.
Oggi, con la più grande magra che, almeno a memoria d’uomo, si ricordi, il Po la storia la mostra e la racconta dando vita, tra l’una e l’altra riva, ad un vero e proprio itinerario nei tempi, lungo i tempi, e si mostra come un libro aperto sul mondo da leggere, studiare, conoscere e toccare con mano.
All’alba quando il sole inizia a creare le prime sfumature di rosso in cielo, è il momento migliore per conoscere il fiume, direttamente dalle sue rive, dai suoi spiaggioni, a piedi, o in barca, ed in rigoroso silenzio o, magari, ascoltando in sottofondo i brani di Giuseppe Verdi o Claudio Monteverdi.
In sottofondo, appunto, per non disturbare cefali ed aspi che vedrete muoversi e tuffarsi tra le acque del fiume insieme agli altri pesci che lo popolano. E chissà che, magari, non incontriate anche il granchio blu che ultimamente ha fatto la sua comparsa anche nel tratto del medio Po.












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