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martedì 4 novembre 2025

San Carlo Borromeo, unisce le due sponde del Grande fiume

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Un santo, Carlo Borromeo, che nel giorno della sua ricorrenza (il 4 novembre) unisce le due sponde del Grande fiume ed in particolare quei centri, Casalmaggiore e Polesine Zibello, che lo venerano come loro patrono. 
A Casalmaggiore tanti sono gli appuntamenti legati alla Fiera di San Carlo, che spaziano tra gastronomia, cultura, fede e tradizione. 
Sulla sponda emiliana è il piccolo comune di Polesine Zibello, nato pochi anni fa da una discutibilissima e grottesca fusione tra i due ex comuni di Polesine Parmense e Zibello (cancellati con un colpo di mano due comuni da 1800 e 1500 abitanti per crearne uno di 3200, qualcuno ci dica cosa può essere mai cambiato e soprattutto quali e dove sono stati i vantaggi) ad aver scelto come proprio patrono San Carlo per i suoi legami storici proprio con le terre del Po. 

sabato 14 giugno 2025

Tanti i conventi spariti lungo il Po sulle due sponde.

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Tanti i conventi spariti lungo il Po sulle due sponde. 
E le campane di Pieve d'Olmi arrivano da quello di Zibello.

Le terre del fiume, sull’una e sull’altra riva, un tempo pullulavano di monasteri e conventi, maschili e femminili. 
Non è un mistero che molte delle attuali cascine cremonesi sparse nelle vaste campagne lombarde, un tempo ospitavamo ordini religiosi. Come non è un mistero il fatto che, specie i benedettini, furono i protagonisti, in tutta la Pianura Padana di importanti opere di cui beneficiamo tuttora. Procedettero, per anni ed anni, ad una sistematica bonifica, abbattendo selve e dissodando terreni. 

giovedì 12 giugno 2025

C'è un borgo che nella sua storia...

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Chiesa di Santa Croce (Polesine-Zibello)


Che in un borgo che, nella sua storia, non ha mai superato le poche centinaia di abitanti possano nascere, in tre secoli, due vescovi, è già un fatto più straordinario che singolare. Che i due vadano a poi a reggere la stessa diocesi, a quasi 800 chilometri di distanza, prima di essere entrambi trasferiti in sedi più prestigiose, è una coincidenza che ha dell’incredibile, se non del soprannaturale.

lunedì 19 maggio 2025

Festa del Culatello di Zibello

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Zibello, borgo rivierasco della provincia di Parma, ancora una volta celebra il suo straordinario prodotto tipico locale, “Sua maestà” il Culatello, con quattro giornate di festa. Da venerdì 30 maggio a lunedì 2 giugno, nel centro del paese, va “in scena” la Festa del Culatello di Zibello, che taglia quest’anno il traguardo della sua 38esima edizione.

In piazza Guareschi, sotto al grande PalaCulatello (che assicurerà quindi il regolare svolgimento degli eventi anche in caso di maltempo), si potranno gustare, oltre al tipico Culatello di Zibello, diversi piatti tipici del territorio.
I festeggiamenti avranno quindi il contorno tipico delle sagre di paese, con serate musicali, mercati, mostre, spettacoli, iniziative culturali e sportive.

giovedì 8 maggio 2025

Busseto, Polesine e Zibello terre di Papi, un saggio di Paolo Panni

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In attesa di conoscere il nome del Romano Pontefice che la Fumata Bianca  ha appena annunciato propongo la lettura di questo pezzo di Paolo Panni che racconta i curiosi e singolari legami papali di Busseto e Polesine Zibello che affondano le loro radici nella storia.

Reliquiario di San Clemente I Pontefice dall’88 al 97

A Busseto, nella chiesa sussidiaria di santa Maria Annunizata, è conservato un reliquiario in cui è ben evidente la presenza di un teschio. 

giovedì 28 marzo 2024

Una magnifica opera del celebre pittore, scenografo ed ornatista fidentino Girolamo Magnani

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Fino alla sera del Venerdì Santo, nella chiesa parrocchiale di Zibello, dedicata ai santi Gervasio e Protasio, è possibile ammirare una magnifica opera del celebre pittore, scenografo ed ornatista fidentino Girolamo Magnani, di cui ricorre per altro il 135esimo della morte (con la speranza che, prima o poi, magari entro la fine dell’anno, si provveda a celebrarlo). 
L’opera in questione è “Il Calvario”, gigantesca tela che rischia purtroppo di andare perduto se non si interverrà, quanto prima, per un suo restauro. 

lunedì 12 febbraio 2024

Oltre il culatello: Zibello, il paese delle pietre parlanti

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Panegirico binario: Fidenza e Zibello
Il cardine massimo di Fidentia romana verso nord si spingeva nella bassa pianura fino a raggiugere il fiume Po. Una via diritta, senza deviazioni, posta al centro della della centuariazione romana dell'agro fidentino. Alla sua sinistra il canale che, parallelo, scorreva da Fidentia al Po, mill'anni dopo servirà al trasporto delle pietre della nostra cattedrale.

domenica 10 dicembre 2023

A Zibello i Presepi negli antichi legni del Po

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A ZIBELLO (PARMA) I PRESEPI NEGLI ANTICHI LEGNI DEL PO, A SCOPO BENEFICO.  

 Gli antichi legni del Grande fiume, rimasti sommersi per secoli tra le acque del Po e “restituiti” durante le ultime magra, <rinascono> e diventano presepi.

venerdì 20 ottobre 2023

Zibello, don Gianni Regolani, Dio è in tutte le sue creature

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Don Gianni, sacerdote di profonda fede e grande uomo di fiume (del Po conosce ogni angolo, lo ama e lo ha sempre percorso, in lungo e in largo, fino a non molti anni fa anche come sciatore d’acqua) il Creato lo vive, lo difende e se ne prende cura, anche nei piccoli gesti di tutti i giorni, con consapevolezza. La sua famiglia è composta da una Tortorella, da un cane e da un gatto.

Zibello, don Gianni Regolani, 
Dio è in tutte le sue creature

giovedì 16 febbraio 2023

Stoflen e le maschere della Bassa nel racconto di Paolo Panni

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Stoflen, la maschera di Zibello e l'antico arlecchino padano

In terra lombarda non ha certo bisogno di presentazioni Arlecchino la cui storia è direttamente legata alle terre che si estendono intorno all’Oglio e al Po.

Stoflen, antica maschera di Zibello e Tristano Martinelli, il più celebre Arlecchino, nato a Marcaria, Zibello.

Entra nel vivo, come ogni anno, ad ormai una manciata di giorni dall’inizio della Quaresima, il Carnevale. Torna quindi una delle feste più tradizionali, attese e folkloristiche che si conoscano, che porta a giornate fatte di divertimento, allegria e relax. Ma Carnevale è anche storia; una storia che affonda le proprie radici nella cosiddetta notte dei tempi.

giovedì 10 marzo 2022

Storie di uomini di fiume raccontata dall'Eremita del Po, Paolo Panni

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Zibello, al Barcon ad Baldo 
e la storia degli uomini di fiume

Il Grande fiume in magra è un giacimento di sorprese e di tesori nascosti. Sulla riva emiliana, il Po, dopo avere restituito parte delle antiche mura di Polesine San Vito, località scomparsa da secoli (per erosione del fiume) che era posta nei pressi dell’odierna Polesine Parmense, ha messo in risalto, a Zibello, ciò che resta di un vecchio barcone in legno. 

mercoledì 1 dicembre 2021

Il profumo francescano nelle terre del Po

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Nelle terre del Po risplende e si dipana, da molti anni, il profumo del carisma francescano. Questo grazie a chi, nel tempo, nei secoli e quindi, nella storia ha scelto di percorrere un cammino di vita all’insegna dell’umiltà, della povertà e della semplicità, nella preghiera e nell’amore verso il prossimo. 

mercoledì 22 settembre 2021

La piena del Po del 1951: 70 anni dopo...

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1951  Zibello

LA PIENA DEL PO DEL 1951: 70 ANNI DOPO…..        

E’ una pagina di storia rimasta indelebilmente fissata nella memoria e nella vita delle nostre terre. E’ la straordinaria piena del Po del 1951 e, da allora, sono trascorsi settant’anni esatti: un anniversario che non può e non deve passare inosservato. Perché fare memoria del nostro passato significa costruire il presente e generare il futuro, con la consapevolezza di ciò che, nel bene e nel male, ci ha accompagnato e preceduto.

martedì 3 agosto 2021

Una tela a Zibello onora l'ordine dei frati domenicani

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Il 6 agosto di 800 anni fa, a Bologna, in una semplice cella, “presa in prestito” da un suo confratello moriva San Domenico di Guzmán (1170-1221) un «autentico predicatore di grazia» nell’Europa del suo tempo: il XIII secolo. A Bologna, nella Basilica patriarcale intitolata al santo e dove riposa il suo corpo, domani 4 agosto il cardinale e arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, presiederà la Messa solenne in memoria e in onore di san Domenico, patrono della città.
Colgo questa particolare occasione per riproporre questo scritto del Prof. Guglielmo (Mino) Ponzi.
A.P.

In questo dipinto il bavarese Ignaz Stern ha immortalato i personaggi più famosi dell'ordine domenicano: dal fondatore a San Tommaso d'Aquino fino a Papa Pio V. Il loro motto recita così: "Lodare, benedire, predicare”.

venerdì 25 novembre 2016

Eventi: restauro della Cappella di San Giovanni Battista

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Il 4 dicembre alle 16 nella Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio di Zibello verranno presentati i lavori di restauro della Cappella di San Giovanni Battista, cappella sepolcrale dei Pallavicino, con le decorazioni di Girolamo Magnani.
La locandina ci dice tutto sull'evento, per l'occasione, proponiamo questo studio del Prof. Guglielmo Ponzi ripreso dal blog Fidenza Arte e Storia.

mercoledì 18 maggio 2016

Le decorazioni di Girolamo Magnani nel Battistero della Collegiata di Zibello

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Dai restauri del Battistero della Collegiata di Zibello riemerge con più chiarezza la delicata e variopinta impronta di  Girolamo Magnani che dal 1869 avvolge le forme architettoniche e gli spazi interni del tempietto rinascimentale, già mausoleo dei signori di Zibello, diventato poi  cappella di san Vincenzo Ferrer e di san Carlo Borromeo e solo a partire dal ‘700 adibito sede del fonte battesimale. 

martedì 1 luglio 2014

Germano Meletti e le terre di Verdi

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GERMANO MELETTI: MA COSA NON HA FATTO NELLA VITA? 
PROBABILMENTE SI FA PIU' PRESTO A DIRE COSA NON HA FATTO CHE NON QUELLO CHE HA FATTO. 

(pubblicata da Gazzetta di Parma il 1 luglio 2014)

Egregio Direttore, vedo con sommo dispiacere sulla Gazzetta di oggi che sono stati negati i fondi per il Verdi Festival; dispiace che il più grande musicista del mondo di ogni tempo non possa essere celebrato nei "suoi" luoghi. Però, pensandoci bene, quali erano i "suoi" luoghi? Di certo non Parma dove, come diceva lui, doveva andarci solo per pagare le tasse. E' risaputo che il suo legame con la Città Ducale non fosse dei più marcati.
Parma, città in vero accentratrice anche di quanto non le compete, città che pensa di usare Verdi come se fosse un suo figlio, come se gli avesse dato i natali, città che si avvale di comparire nel marchio del "Prosciutto di Parma", quando la zona di produzione lascia (giustamente) fuori la "Petite Capitale", non era forse meglio usare il marchio "Prosciutto della Val Parma"? 

martedì 31 luglio 2012

Johannes Ferdinand Khien (Neusohl 1656 - Vienna 1723) a Zibello

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All’interno della quattrocentesca chiesa di Zibello di fondazione pallaviciniana si possono ammirare numerose opere di pregio, tra cui questa affollata scena biblica, collocata sulla parete di destra del presbiterio,  che  però non è  “La raccolta della manna” come si è  solitamente ritenuto, bensì  “Mosè che fa scaturire le acque dalla roccia del monte Horeb” (Es. 17,3-7):  solo così, infatti, si  possono spiegare la verga impugnata dall’accigliato profeta,  l’atteggiamento dei personaggi affaccendati con brocche e bacili in rame, ma anche in prezioso argento sbalzato, i bambini che si dissetano prendendo l’acqua dalle mani della mamma e infine il cagnolino che si abbevera alla corrente del ruscello.Nessun dubbio invece per quanto riguarda l’autore, grazie alla scritta  in basso a sinistra, dove, accanto alla data 1699, compare in evidenza  il nome di Ferdinando Chieni (“Pingente Ferdinando Chieni Ungaro”): nome italianizzato di Johannes  Ferdinand Khien (Neusohl 1656 - Vienna 1723), valente  pittore battaglista, di origine ungherese,  la cui vicenda biografica e artistica, fino a ieri del tutto sconosciuta,  è stata  da poco ricostruita con grande accuratezza  da  Klara Garas (Lubiana, 2000). 
Di incerta formazione, ma figlio del pittore Johann Christoph, Ferdinando Chieni, citato dallo Zani come Chier o Chierici (il suo cognome,“scritto sbagliato o letto sbagliato, capito sbagliato, interpretato secondo gli usi locali” è citato anche come Kien, Kuhn, Chien, Khuen, Tieni, Chiari ecc) appartiene a un’antica famiglia di artisti, pittori e scultori,  attivi nel XVII secolo, tra cui abbastanza famoso Hans Jakob Khien (Khirn), pittore operante al servizio dell’arcivescovo di Bratislava e della famiglia  Esterhazy a Eisenstadt (1669).
Tema ricorrente della maggior parte delle  sue opere, a partire dalle prime tele datate al 1682, è la battaglia, con furibondi scontri tra cavalieri,  chiaramente ispirati    all’epica delle continue  guerre contro i Turchi: circa una decina di dipinti finora individuati nelle principali collezioni di  Salisburgo Vienna e Sibiu. Klara Garas, che  ritiene probabile   un viaggio in Italia di Khien  negli anni Novanta, ignora tuttavia  l’esistenza del quadro  autografo della chiesa Zibello, la cui marcata impronta “battaglista”, è evidenziata  dal cielo tempestoso, dal paesaggio scuro e tormentato e dagli accampamenti israeliti brulicanti di figure in movimento.

Sempre nella stessa chiesa parrocchiale, le guide locali  attribuiscono a Chieni pure i tre quadri del coro: “La Madonna col Bambino e Santa Teresa d’Avila”, “Il miracolo di San Benedetto” e il “Martirio dei SS.Gervasio e  Protasio”, ma solo quest’ultimo, composto in modo non del tutto convenzionale e con qualche richiamo  alla cultura veneta e emiliana,    può essere sicuramente assegnato al pittore ungherese.  La sua sistemazione  del tutto  posticcia come pala d’altare fa inoltre dubitare che si tratti proprio  dell’originario  pendant del Mosè, la cui esistenza, sul lato opposto del santuario (attualmente occupato dalla “Gloria” domenicana del bavarese Ignaz Stern) è confermata dai documenti dell’archivio parrocchiale, in  particolare dalle “Memorie Gardini”, che danno   notizia del doppio incarico affidato dalla locale  Confraternita del Santissimo Sacramento al poco più che trentenne artista  ungherese, dimorante a Parma e forse in attesa di riprendere il suo viaggio di formazione alla volta di Firenze, Roma e  Napoli: “La Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento della priorale Chiesa di Zibello ha fatto fare a sue spese sotto il priorato del Signor Giovan Battista Boni li doi quadri che sono nel Coro dalle parti dell’Altar maggiore per il quale ha dato lire 1400, cioè 700 per quadro; qual pittore è stato un tal signor Ferdinando Chieni, ongaro, di presente abitante in Parma et a di 14 agosto 1699 sono stati attaccati al muro di questa Chiesa da mastro Giovanni Biazzi, marangone, quale ha fatto le cornici”.


In questo secondo dipinto, che ci sembra largamente  sottovalutato,  Chieni ambienta l’episodio del martirio dei santi patroni in uno spazio aperto, proprio nell’attimo in cui il carnefice sta per sferrare il colpo fatale alla testa di Protasio, mentre in primo piano giace riverso in diagonale il corpo privo di vita  di Gervasio, sul quale gli aguzzini hanno crudelmente  infierito con i flagelli, rimasti abbandonati a terra vicino alla colonna del supplizio.
All’esecuzione  dei due fratelli gemelli milanesi, figli di Vitale e Valeria pure essi martiri cristiani, assiste dall’alto del suo trono il crudele Astasio, la cui figura inturbantata è avvolta in un cono d’ombra, mentre dal lato opposto si affaccia  il vecchio sacerdote pagano che  tenta  di indurre il giovane ad abiurare la fede cristiana e a rendere omaggio all’idolo in bronzo ( un Giove fulminante, ma la  nudità lo rende molto improbabile), davanti al quale è collocata una sottilissima anfora da cui si espandono  fumi  d’incenso.

La composizione che si snoda con manieristica facilità tra le architetture del fondo, dove si intravedono un anfiteatro e le statue degli dei che evocano la Roma dei Cesari ( anche se la struttura dell’anfiteatro sembra piuttosto ricordare l’arena di Verona, forse la prima tappa italiana del suo viaggio), si avvale come quinta prospettica sul lato sinistro della sinuosa figura di un soldato romano,  che si incrocia con quella di un innocente fanciullo dallo sguardo smarrito e col dito puntato verso il corpo livido e piagato di Gervasio. Non si conoscono di questo pittore altri  quadri a soggetto devozionale.
Dopo le vigorose prove di Zibello, sull’attività di Chieni  nell’ambito del Ducato le  fonti locali offrono ben poche notizie. Esse sono  sostanzialmente riconducibili all‘elenco dei quadri di Clara Zimmarani, redatto nel 1713 a Parma da L. Tremonti e I. Spolverini e riportato da Scarabelli-Zunti, dove l’artista ungherese  figura come autore di due battaglie, e a un’ incisione di analogo soggetto,  segnalata da Patrizia Consigli (”La battaglia nella pittura del XVII e XVIII secolo”, 1990) tra le stampe della Raccolta Ortalli della Biblioteca Palatina. (n. 8219).
Nuove   tracce, molto interessanti anche se  solo epistolari, portano invece   a Venezia,  dove il valente  pittore risulta “commorante” tra il 1706-7. La sua presenza nella città lagunare è  confermata da alcune lettere pubblicate da Franca Zava Boccacci in uno studio del 1996 dedicato alle origini della collezione Conti di Lucca, formata inizialmente  da autori in prevalenza veneti, tra cui Carnevalis e Canaletto,  ma anche da petits maitres di stanza nella città lagunare, pittori di genere  più o meno conosciuti, come appunto il nostro Chieni   (“I veneti nella Galleria Conti di Lucca”, in “Saggi e memorie di storia dell’arte”, v. 17, 1990).
Con  una lettera inviata a  Stefano Conti  il 29 giugno 1707, Chieni, che si sottoscrive  “ungaro pitore in Venetia” specificando ancora una volta   la propria patria ungherese,  dichiara di essere autore di quattro piccole tele, consegnate  nel maggio dell’anno precedente. Di questi dipinti, difficilmente rintracciabili dopo la dispersione ottocentesca, egli  fornisce, su richiesta dello stesso collezionista  lucchese, una dettagliata descrizione, una sorta di “autentica”, nella quale sono indicati con precisione  i soggetti e le misure: 
“due quadretti di battaglie di quarte 3 e 5 per traverso  il mese di Magio 1706. E gli altri due di quarte 5 e 7 per traverso  di figure piccole esprimente uno il diluvio universale e l’altro quadro Noè entro nell’arca con molti animali e volatili, quali sono originali et depinti di mia propria mano”. Se si considera che la “quarta” corrisponde a un terzo di “braccio” veneziano, cioè 17 centimetri,  le due  battaglie dovrebbero misurare circa 59x85, mentre le scene bibliche 85x110. Dal tono della lettera, che accompagna l’attestato,  si direbbe che il pittore  non stia attraversando un buon momento, per cui  non esita a sollecitare nuovi incarichi da parte del suo   facoltoso committente: ”Sto aspetando qualche altro suo comando che mi faria gratia particolare, stante che io al presente ho pocho da fare promitendo con qualche vantaggio di farlo star ben servito suplicandola degli suoi stimatissimi comandi et …”
Ed è proprio nel solco delle ricerche veneziane di Franca Zava Boccacci, che si colloca l’illuminante contributo di Klara Garas, per cui da oggi possiamo guardare ai quadri di Zibello con un occhio diverso,  meno  condizionato dagli  sbrigativi giudizi espressi in passato.

Guglielmo Ponzi            
(Pubblicato dal settimanale diocesano  il Risveglio 10 dicembre 2010)

giovedì 8 marzo 2012

Un pittore della Bassa

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Piazza Cesare Battisti di Pieveottoville con la
chiesa collegiata di San Giovanni Battista.

Vittorio Meloni

"Non sono morto, ma riposo…Amate e guardate la natura e troverete la mia immagine". Queste le parole che scriveva il maestro Vittorio Meloni, storico pittore della Bassa, in previsione del giorno in cui il Padre lo avrebbe chiamato a Nuova Vita. Parole non solo profonde e ricche di significato, ma un vero e proprio invito ad uno stile di vita. Lui che, per quasi un secolo, ha saputo profondamente amare la sua terra, l’ambiente del fiume e della campagna imprimendo sulla tela emozioni e colori, invita oggi, dal Cielo, ad amare ed ammirare la natura. Là si troverà la sua immagine e, aggiungiamo noi, là si troverà la gioia e l’emozione per lodare e ringraziare Dio per ognuna delle Sue creature, in linea con lo spirito del Poverello di Assisi.  

domenica 1 gennaio 2012

Colloquio con gli autori del volume "Notte e alba di una Cattedrale"

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Ho incontrato Umberto Primo Censi e Gianandrea Allegri ponendo loro alcune domande e raccogliendo le loro risposte in merito al loro studio in via di pubblicazione e che sarà presentato mercoledì 4 gennaio presso il Ridotto del Teatro G. Magnani di Fidenza. L'articolo del settimanale "Il Risveglio" riporta nella forma dell'intervista questo colloquio che poi, per comodità di lettura, ho trascritto più sotto in questa stessa pagina.
Nel lasciarli ho posto la domanda più provocatoria: come pensate venga accolta la vostra proposta?
Allegri ha risposto in modo dotto e nel contempo cauto con queste parole che rimando a memoria: “Habent sua fata libelli” è la frase di Terenziano Mauro, un grammatico latino del. III sec. d. C. Nel caso specifico l’ho adattata e interpretata in questo modo: Tutti i libri (indipendentemente dal loro valore intrinseco) sono, in tempi più o meno lunghi, destinati all’oblio, quelli storici di solito invecchiano e muoiono prima.

Censi ha invece preferito sbilanciarsi di più e ne è uscita questa risposta:
"Premesso che ognuno da quello che ha, se tu ti riferisci all’ambito storico una ricerca può essere sostanzialmente valutata in base a tre parametri: l’adeguatezza della coordinazione storiografica in funzione all’oggetto, la correttezza nell’impiego del metodo storico-critico e la serenità, che solo il distacco permette di raggiungere. 
Siamo abbastanza tranquilli su tutti questi versanti. Ovviamente non esistono antidoti che impediscano di commettere errori e omissioni, lo studio e la cura li attenuano solo un poco; occorre possedere l’umiltà e l’onestà intellettuale di metterli in conto preventivamente e di ammetterli quando vengono rilevati da altri.
Se invece ti riferisci ai circoli fidentini alla domanda dovrebbe rispondere Mino, che conosce meglio il clima culturale e politico. 
Nessuno ci ha commissionato il lavoro e non abbiamo né chiesto, né avuto nulla, ci bastano le parole di chi ha poi fatto in modo che il libro venisse pubblicato. Comunque, quale che sia l’accoglienza, guardiamo avanti; volgendoci indietro si può rimanere di sale, come la moglie di Lot."



Il testo dell'intervista pubblicata sul settimanale "Il Risveglio" del 23 dicembre u.s.


Ponzi: Perché un lavoro su Borgo a 4 mani?
Censi: Talora due teste sono meglio di una perché si rischia meno, bisogna però essere affiatati, flessibili, possedere non certo lo stesso background, ma un substrato culturale compatibile e possibilmente complementare.
Allegri: La storia medievale è una passione che condividevamo con Carlo Soliani, prima che si ammalasse. Carlo aveva identificato il ceppo aristocratico di Ugo Alamanno, signore di molti castelli e terre, che dominò il territorio borghigiano per buona parte dell’XI secolo. La sua proposta non è stata da tutti accolta e c’è ancora chi sostiene che ad egemonizzarlo furono gli Obertenghi.