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lunedì 28 aprile 2025

Compagni di prigionia

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Una foto trovata sul quotidiano locale ha permesso al fidentino Dante Ranieri di riconoscersi. Niente di speciale se non fosse che l'immagine lo ritrae con altri internati nel campo di concentramento di Wietzendorf nell'anno 1945. Dante Ranieri è il sesto da sinistra in piedi. Con lui probabilmente anche qualche altro fidentino ma difficile ne è il riconoscimento. Senz'altro presente il parmigiano Mario Gherardi, conosciuto dagli amici come «Simon Boccanegra», in quanto rappresentante del Club dei 27, proprietario della foto. Mario Gherardi è stato recentemente insignito della Medaglia d'Onore.


Di Dante Rainieri riportiamo una intervista rilasciata al periodico Il Risveglio e pubblicata il 15 ottobre 1945, poche settimane dopo il ritorno a Fidenza avvenuto nell'agosto dello stesso anno. Eccone la trascrizione:


Natale a Leopoli

Abbiamo inoltre voluto intervistare il nostro caro amico Dante Rainieri, Sottotenente d'Artiglieria fatto prigioniero dei tedeschi a Mantova e deportato in Polonia a Leopoli.
Egli ci ricorda con piacere un particolare della notte di Natale passata nella fortezza di Leopoli, come internato. “I padri Domenicani nostri Cappellani militari, hanno saputo molto sapientemente organizzare in mezzo alla fame, al freddo, agli stenti, la Messa Solenne di mezzanotte, l'unica cosa che ci poteva unire spiritualmente alle nostre famiglie. Noi stessi ci siamo privati delle coperte per addobbare l'altare. La funzione era permeata da un profondo misticismo. Non ascolterò mai più, ci dice l'intervistato, una Messa Solenne cantata con tanta fede e passione. Anche. le guardie tedesche, che nel giorno di Natale avevano diminuita la razione e rifiutati i pacchi-dono gentilmente offerti dal Vescovo di Leopoli, il quale ci mandava da mangiare in tufti i modi possibili incurante delle minacce naziste, si sono commosse fino al pianto.”
“Quella messa ha operato in tanti animi di miei amici e più non scorderemo quella Immortale benefica Fede che ci he procurato tanti conforti nei giorni più tristi della prigionia ed in mezzo alle vessazioni di ogni genere. Questo è il Natale del 1943. L'anno 1944 invece ero,” continua sempre l'intervistato, “ad Amburgo in stato di semilibertà ed ho potuto così osservare il Natale nelle famiglie tedesche. Sentono è vero in questa giornata l'unione famigliare attorno all'Albero, ma si tratta di una cosa vuota e che manca di quel calore che è una prerogativa, vorrei dire, tutta nostra o meglio del Natale Cristiano. Un Cappellano francese ha organizzato nel campo di prigionia una funzione religiosa alla quale parteciparano prigionieri di tutte le nazionalità. Aggiungo poi che noi italiani, abbiamo molto, forse tutto, da imparare dai polacchi, i veri polacchi,che si meritano una giusta riabilitazione, perchè ho visto in loro un senso profondo di fede, di religiosità che noi purtroppo non abbiamo. E la potevo notare anche facendo il confronto degli italiani prigionieri con quelli in stato di semiprigionia.”
E, congedandosi il caro sottotenente intervistato concludeva: “Molte cose ho imparato nella mia vita di prigioniero e sopratutto a valorizzare l'esistenza al disopra dei bassi egoismi e materialismi di cui è impregnata oggi purtroppo la nostra società”.

Dante Ranieri in un pastello di Ettore Ponzi - Wietzendorf 1944



lunedì 18 marzo 2019

Pittori militari italiani internati in Germania, 1943-1945

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Propongo la terza parte della registrazione video del dibattito dal titolo "Presentazione del libro di Paola Cintoli «L'arte nei lager nazisti: memoria, resistenza, sopravvivenza. Pittori militari italiani internati in Germania, 1943-1945» (Palombi)", registrato a Roma lunedì 11 marzo 2019 alle 17:00. 

mercoledì 19 dicembre 2018

L’arte nei lager nazisti

3 commenti:


Martedì 18 dicembre 2018 presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma 
è stato presentato il libro L’ARTE NEI LAGER NAZISTI: memoria, resistenza, sopravvivenza. Pittori militari italiani internati in Germania. 1943 – 1945 della professoressa Paola Cintoli (Palombi editore, 2018).
Un libro d’arte con immagini di pitture realizzate durante la prigionia da vari internati militari pittori nel Lager nazisti, commentati e con riferimenti sui singoli artisti ripresi dall'autrice. 
Largo spazio è dedicato all'esperienza pittorica del Pittore Ettore Ponzi, 25 opere sono state riprodotte e commentate dall'autrice. In questi ultimi due anni ho fornito tutti gli elementi conoscitivi di cui ero in possesso. Ringrazio quindi la Prof.ssa Paola Cintoli che ha portato a conclusione un lavoro di cui conosco sia le difficoltà sia la tenacia con la quale sono state affrontate.         Ambrogio Ponzi

martedì 29 maggio 2018

Il coraggio di essere patriottici

4 commenti:


In questo momento di grosso sconcerto, non solo politico, ripubblico questo post che riporta una breve parte di un racconto straordinario di Pier Vittorio Buffa. E' la storia di una bandiera italiana che ha attraversato l'Europa in un momento drammatico in cui l'onore sembrava ormai sconfitto o un fatto privato. 
Lo pubblico pensando a sabato 2 giugno 2018 giorno in cui la Costituzione della Repubblica verrà consegnata ai "2000", così infatti si chiamano quelli che sono nati nel primo anno del terzo millennio.

sabato 31 ottobre 2015

Nicola Di Roberto – Il tenente pittore morto a Wietzendorf

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Tra i Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania abbiamo qualche informazione sul tenente Di Roberto Nicola, pittore internato a Wietzendorf, prigionia che condivise con Ettore Ponzi e con il pittore parmigiano Arnaldo Spagnoli.
Ora una pagina del sito web Dimenticati di Stato compare questa breve biografia che integralmente riportiamo insieme ad alcune nuove tele del pittore .

sabato 20 giugno 2015

Storia d'ordinaria prigionia

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L'acquerello, opera di Ettore Ponzi, ritrae un aereo abbattuto nei pressi del campo di concentramento Oflager 83 di Wietzendorf. Il lavoro è del 1945, verosimilmente del maggio-giugno 1945, dopo la liberazione del campo ed in attesa delle disposizioni per il rientro che arriveranno solo nell'agosto dello stesso anno.
Leggendo il diario, recentemente pubblicato, del Capitano Lamberto Prete, pure lui internato nel campo di Wietzendorf, credo di aver trovato un possibile riferimento all'episodio relativo all'abbattimento dell'areo.
In data 22 gennaio 1944 annota il Capitano Prete nel suo diario riferendosi ad un attacco aereo accaduto quella notte:
"Lo spettacolo è apocalittico e molti di noi s'inzeppano presso la finestra per vedere. Ad un tratto il fracasso diventa infernale e la nostra baracca subisce un sussulto: un aereo è passato rasentando il nostro tetto ed è andato a sfracellarsi a qualche chilometro. Uno scoppio, un bagliore, molti calcinacci cadono: poi più nulla oltre il rumore della pioggia e dell'ansimare dei dormienti. Tutti raggiungono il loro posto-letto compresi quei 3 o 4 ufficiali che indugiavano presso la stufa. Fra poco tutti dormiranno al tepore sviluppato dai corpi sotto una coperta o un pastrano. Il giorno successivo molti commenti mentre qualcuno dei più giovani, che hanno dormito sognando pasta asciutta e bistecche, si avvicina ai gruppi chiedendo di che si tratta."
Pensare che per più di un anno la carcassa dell'areo sia rimasta nel campo può sembrare azzardato vista la penuria di materie prime determinata da esigenze belliche, ma la cosa non è impossibile e mi piace crederla proprio perché suggestiva.

Relativamente al Diario del Cap. Lamberto Prete vedi anche la pagina:
"Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf"









venerdì 24 aprile 2015

La Resistenza e gli Internati Militari Italiani

1 commento:
Copertina della rivista dell'ANPI del 1996 in cui
troviamo riprodotto un quadro di Ettore Ponzi

La verità non si insegna; bisogna scoprirla, conquistarla. Pensare, farsi una coscienza. Non cercare uno che pensi per voi, che vi insegni come dovete essere liberi. Qui si vedono gli effetti: dagli effetti risalire alle cause, individuare il male. Strapparsi dalla massa, dal pensiero collettivo, come una pietra dall’acciottolato, ritrovare in se stessi l’individuo, la coscienza personale. Impostare il problema morale. Domani, appena toccherete col piede la vostra terra, troverete uno che vi insegnerà la verità, poi un secondo che vorrà insegnarvela, poi un quarto, un quinto che vorranno tutti insegnarvi la verità in termini diversi, spesso contrastanti. Bisogna prepararsi qui, ‘liberarsi’ qui in prigionia, per non rimanere prigionieri del primo che v’aspetta alla stazione, o del secondo o del terzo. Ma passare ogni parola loro al vaglio della propria coscienza e, dalle individuate falsità d’ognuno, scoprire la verità” G. Guareschi, Diario clandestino, 158-159

mercoledì 18 dicembre 2013

Il Presepe più vero

1 commento:
Il presepe in una foto scattata nella Basilica 
di Sant'Ambrogio da Sonia Previati di Milano - dicembre 2013

Pubblichiamo qui sotto un brano del lungo articolo di Mirella Capretti dedicato al Presepe di Wietzendorf che, nel Natale 1944, gli internati italiani di una baracca dell'Oflager 83 hanno realizzato clandestinamente. Tra di loro il nostro concittadino Ettore Ponzi. 

venerdì 1 febbraio 2013

Due fidentini nella bufera: storie di prigionia

1 commento:
Bruno Ramenzoni in un ritratto eseguito da Ettore Ponzi Wietzendorf  nel 1945 presumibilmente nel periodo successivo alla liberazione del campo.
Erano presenti gli ultranovantenni fidentini Bruno Ramenzoni e Arnaldo Vascelli alla cerimonia di conferimento delle medaglie d'Onore tenutasi a Parma martedì 29 gennaio 2013. In due articoli, il primo del nostro settimanale diocesano "il Risveglio" il secondo della "Gazzetta di Parma" il resoconto dell'evento.

martedì 25 dicembre 2012

Cartolina di Natale

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Anche nel lager puntuale arrivava il Natale, ma gli auguri dovevano "passare" il visto della censura. Andò bene in questo caso e la cartolina postale arrivò a destinazione, quando precisamente non mi è dato di sapere, so invece che fu spedita dal campo di Lipsia il 24 dicembre 1944, la vigilia di Natale, e che da 67 anni arriva puntuale ad ogni nostro Natale.
Significativa l'immagine evocata da Aldo Bussolati, un fidentino rimasto sempre fidentino anche se trapiantato a Milano. L'immagine "sognata" è quella del nostro Duomo. Ma ecco il testo che trascrivo per rileggerlo ancora una volta:
"Duomo? Com'è più bello ed argentino.-
Il noto fischio, un colpo di porta ci scuote.
Era un sogno.-
Com'è buffa la vita!-
Ti abbraccio tuo Aldo."



lunedì 24 dicembre 2012

"Un Presepe in ogni stube"

1 commento:
Presepe costruito da Tullio Battaglia, Ettore Ponzi e altri militari italiani internati nel lager di Wietzendorf con materiali poveri (Milano, Chiesa di Sant’Ambrogio)

Il Presepe per non dimenticare!
di Andrea Campolongo


"Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia. Ma un presepe, nel 1944, illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove, in quelle ore più che mai, il respiro aveva il sapore della tristezza e della nostalgia.
…l’ordine del colonnello Pietro Testa: «Un presepe in ogni stube». 

sabato 3 novembre 2012

David Grossman: la piccola eternità (dell'arte)

1 commento:


Il filmato propone un breve passaggio dell'intervista di Fabio Fazio a David Grossman durante la trasmissione "che tempo che fa" andata in onda lunedì 29/10/2012. L'intera intervista la possiamo vedere ed ascoltare collegandoci con http://www.rai.tv/.
Difficile aggiungere qualcosa anche se i richiami potrebbero essere tanti, mi limito a questo piccolo pastello.

Oflag 83 Wietzendorf 1944
Pastello di Ettore Ponzi

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(ANSA) - ROMA, 30 OTT - Laggiù, dove il mondo dei vivi confina con quello dei morti, se ne va il protagonista del nuovo romanzo di David Grossman, 'Caduto fuori dal tempo' (Mondadori), che esce oggi, nella traduzione di Alessandra Shomroni. A sei anni dalla morte del figlio Uri, nella guerra israelo-libanese del 2006, lo scrittore riparte con il viaggio di un uomo verso un luogo sconosciuto in una storia a piu' voci che e' pura poesia. A lui si uniscono altri genitori che hanno vissuto lo stesso dramma.

Torna Grossman, 'Caduto fuori dal tempo'
A sei anni da morte figlio Uri, esce oggi nuovo romanzo
30 ottobre 2012


Scrittore e saggista israeliano, si impone sulla scena internazionale, nel 1988, con "Vedi alla voce: Amore", cui faranno seguito, negli anni, "Il libro della grammatica interiore", "Che tu sia per me il coltello", "Col corpo capisco", "Qualcuno con cui correre", "A un cerbiatto somiglia il mio amore"; noto per il suo impegno a favore di una risoluzione pacifica della questione israeliano-palestinese, ha scritto saggi come "Il vento giallo" e "Un popolo"

lunedì 6 febbraio 2012

Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf

2 commenti:

Lamberto Prete a Wietzendorf da un ritratto di Arnaldo Spagnoli.  
Arnaldo Spagnoli è stato un noto pittore parmigiano che condivise con Ettore Ponzi il periodo di internamento a Wietzendorf  per poi mantenere un solido rapporto di amicizia una volta rientrati a casa.
La storia di Lamberto Prete, internato prima a Leopoli poi a Wietzendorf, s'incrocia con quella di alcuni nostri concittadini pure internati negli stessi campi. A Wietzendorf, come abbiamo già detto Ettore Ponzi ma potremmo fare tanti altri nomi, per Leopoli il compagno di prigionia potrebbe essere stato Dante Rainieri, scomparso nel 2011. 
Ora è in pubblicazione, per iniziativa del nipote Matteo, il diario di prigionia di Lamberto. Quel che segue è la breve biografia di Lamberto prete così come raccontata nel sito web a lui dedicato, di seguito la recensione del libro ripresa dallo stesso sito web.

Lamberto Prete nasce il 23 ottobre il 1904 a Castel di Sangro (AQ), dove suo nonno, giovane filogaribaldino carambolescamente sfuggito ai reazionari del vicino Molise, cercò rifugio verso il 1860 e definitivamente si stabilì.
Proviene da una famiglia di agiati commercianti, le cui fortune principiarono allorché suo padre, divenuto sarto provetto a seguito di un pluriennale soggiorno napoletano, avviò nel natio centro altosangrino la produzione in serie e la vendita di abiti preconfezionati.
Frequentate le scuole tecniche presso il collegio San Giuseppe a Roma, e dopo aver conseguito all'Aquila il diploma in Ragioneria, Lamberto Prete collaborò efficacemente nella conduzione dell'ormai consolidato emporio familiare di abbigliamento e tessuti finché,scoppiata la guerra, fu richiamato alle armi come ufficiale di Fanteria.
Il rifiuto di ogni forma di collaborazione sollecitato dai tedeschi e repubblichini dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 fu la causa del suo internamento nei lager di Leopoli (Polonia) e di Wietzendorf (Germania), donde, liberato dagli alleati nell'aprile del '45, fu rimpatriato nell'agosto successivo.
Nel paese d'origine totalmente distrutto dal passaggio della seconda guerra mondiale seppe ricostruire e accrescere con intelligente impegno la fortuna perduta offrendo, in tal modo e come Presidente della Associazione Commercianti, un valido esempio alla rinascita dell'antica tradizione mercantilistica locale.
Sindaco della sua Città per il quinquennio 1956-1960 e nuovamente rieletto nel 1965, caldeggiò fra l'altro, un adeguato riconoscimento per il contributo offerto dai suoi compaesani alla causa della liberazione.


Il libro
"A Matteo, affinché impari a perdonare ma non a dimenticare". Mi piace iniziare così il racconto di questo diario. Con la dedica dell'autore al nipote, ancora bambino, come un lascito su cui soffermarsi nel futuro. Perché, in fin dei conti, un diario è proprio questo: il dipanarsi di emozioni, fatti, brividi e stravolgimenti di un individuo nel corso della storia per conquistare quel pezzetto di eternità che spetta di diritto all'uomo.
Sullo sfondo degli avvenimenti dal 1940 al 1945, l'autore ci rende partecipi della sua esistenza, in modo intimo e con la puntualità di un cronista. Si ravvisa una fame di assoluta precisione nell'elenco dettagliato dei fatti, come se rifuggire dalla vaghezza sia un rifuggire dagli orrori. Attraverso la ricostruzione di una delle vicende meno note-quella degli Internati Militari Italiani (IMI)-entriamo a far parte della vita di quest'uomo che racconta la vita di tanti altri uomini. Dapprima come Tenente di Fanteria e poi come Capitano fino a Internato, ma soprattutto come marito e padre che, anche nelle situazioni più drammatiche, non riesce a non preoccuparsi per i suoi cari e per la sua terra martoriata: "Sono ricco: dispongo delle due sigarette necessarie per sottopormi al taglio dei capelli. Ma sono ricco soprattutto perché mi giunge una cartolina da Maria". Ci si rifugia nel calore confortante dei ricordi e degli affetti e si consegna ai posteri una preziosa eredità: quella della conoscenza. Come diceva Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario". Allora non ci sforziamo di capire ciò che si porta dietro una tale aberrazione da renderci impossibile ogni tentativo, ma prendiamo come un dono questo diario di guerra e non vanifichiamo le vite e i dolori di quanti hanno permesso che questo dono arrivasse fino a noi.
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martedì 18 ottobre 2011

Medaglia d'Onore ad internati nei campi di concentramento

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Inverno 1944-1945 nel Campo di Wietzendorf
Alla lista dei fidentini che hanno richiesto ed ottenuto la Medaglia d'Onore in quanto internati, civili o militari (IMI), nei campi di concentramento nazisti, si aggiungono ora altri quattro ex-internati militari.

La data della cerimonia di conferimento non è stata ancora comunicata dalla prefettura, ma potrebbe coincidere con la data del 4 novembre, anniversario della Vittoria della Grande Guerra. 

Ecco brevemente il loro profilo:

Adorni Remo, militare classe 1914 conferimento alla memoria
Catturato a Bolzano il 9 settembre 1943 ed internato a Enzesfeld dal settembre 1943 all'aprile 1945. Arruolato il 4 giugno 1940 Adorni nel 36° C.A. di stanza a Vicenza, militò prima in Jugoslavia poi in Romania ed infine in Russia sul fronte del Don. Adorni fu decorato di Croce di Guerra per la Campagna di Russia dell'armata C.S.I.R (Corpo Spedizione Italiano in Russia). Dopo la ritirata rientrò in patria e, come già abbiamo detto, catturato a Bolzano.

Aimi Renzo, militare classe 1913 conferimento alla memoria
Catturato ad Atene l'8 settembre 1943 ed internato nel campo di lavoro di Morchenstern, dal febbraio 1944 all'agosto 1944 rimase nello Stalag IVB  ed infine, dall'agosto 1944 al maggio 1945 fu obbligato al lavoro coatto nel Campo di lavoro di Ausweis

Vascelli Renzo, militare classe 1913 vivente
Catturato il 10 settembre 1943 ed internato nello Stammalger IIIC di Kustrin, per essere subito assegnato al lavoro a Ebersvalde sino all'aprile 1945.
Dopo la presa del campo da parte dell'esercito russo fu trattenuto sino al settembre 1945 per poi ritornare in patria.

Giavarini Ermete, militare classe 1922 vivente
Catturato a Marsiglia il 10 settembre 1943 fu avviato al campo di lavoro a Coblenza Stalag XIIA dove rimase sino all'agosto 1945.



mercoledì 14 settembre 2011

Nicola Di Roberto pittore: alcuni nuovi lavori.

2 commenti:
Nicola Di Roberto in divisa militare

Il nostro post 2011/08/nicola-di-roberto-pittore.html, ripreso da TWIMC ha raggiunto il pronipote del pittore negli Stati Uniti dove vive e risiede. Ci ha inviato una nota che riportiamo e alcune immagini di altri lavori conservati a Popoli, bellissima cittadina Abruzzese

giovedì 14 luglio 2011

Ricordo per Dante Rainieri

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Dante Rainieri, noto ed affermato professionista di Fidenza, ci ha lasciato e oggi riposa nel cimitero di Cabriolo. A lui avevo dedicato uno scritto "compagni-di-prigionia"solo tre mesi fa in cui ricordavo un momento della sua vita, quella dell'internamento nei campi di concentramento tedeschi, riprendendo la sua testimonianza pubblicata dal settimanale Il Risveglio poco dopo il suo ritorno da "Reduce" a Fidenza.



lunedì 11 luglio 2011

Medaglia d'Onore ad ex-internati (IMI) nei campi di concentramento

1 commento:

Oltre ad Ettore Ponzi sono più di cinque i fidentini che hanno richiesto ed ottenuto la Medaglia d'Onore tra il 2010 ed il 2011. Molti mancano all'appello, si invitano pertanto gli ex-internati o, per essi, i loro familiari ad attivare la procedura, peraltro molto semplice, rivolgendosi alla locale sezione dell'associazione Combattenti e Reduci che ha sede attualmente nell'ex Convento dei Gesuiti.

mercoledì 29 giugno 2011

Una mostra per Edgardo Corbelli, pittore a Wietzendorf Oflag 83

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Corbelli_donna
Palazzo Salmatoris di Cherasco a inizio luglio ospiterà la mostra di Edgardo Corbelli “La pittura in evoluzione, 1918 – 1989”: un’antologica che ripercorre l’arte personalissima di questo maestro del Novecento.
Torinese di nascita, la sua pittura dal tradizionale impianto paesistico sfocia in esiti tecnico-espressivi in cui predominano l’accensione cromatica e il segno impetuoso fino a sintetizzarsi nel linguaggio espressionista estremamente comunicatico ed attuale che caratterizza i suoi paesaggi, i ritratti e i nudi.
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il bisogno di confrontarsi con soggetti e personaggi di una liturgia puntualmente ricreata e ogni volta trasformata in dramma pittorico, in dramma moderno. Bisogno che anche Corbelli avverte in più periodi della vita: il più significativo, quello dei campi di concentramento ricordato in mostra con opere come “Ricordo del campo di concentramento” ... ha trascorso il periodo d’internamento nei campi di concentramento di Beniaminov di Oflag XB Sandbostel (Polonia) e di Wietzendorf Oflag 83 (Germania), impara l’importanza di testimoniare, di raccontare anche perché ogni giorno ha fatto i conti con un umore più cupo, con un’introspezione dolorosa.
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Nella mostra sono presenti una selezione di circa settanta opere che bene testimoniano l’importante vicenda artistica, storica, umana di Edgardo Corbelli, corredata da un successo ed un apprezzamento di pubblico enormi, destinata a non tramontare nonostante il trascorrere del tempo.
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La mostra di Corbelli a Palazzo Salmatoris sarà visitabile dal 3 luglio al 28 agosto 2011, da mercoledì a venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00 e il sabato e la domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, ingresso libero.
L’inaugurazione si svolgerà sabato 2 luglio alle ore 17.30 presso la Sala del Consiglio di Palazzo Municipale di Cherasco.
Per informazioni 0172 427050.

giovedì 27 gennaio 2011

Medaglia d'Onore a quattro fidentini reduci dai lager nazisti

2 commenti:

Gli Internati Militare Italiani godevano di minori garanzie rispetto ai militari di altri paesi belligeranti che condividevano con loro i campi. Parliamo dei prigionieri di nazionalità inglese, francese, belga, americana e di altri paesi a questi alleati mentre particolare durezza era riservata ai prigionieri russi per il fatto della mancata adesione del loro paese alla Convenzione di Ginevra. Anche agli italiani non veniva applicata la citata convenzione in quanto non erano riconosciuti come prigionieri di guerra, per essi era stata creata una categoria speciale quella degli Internati Militari Italiani (IMI) che prevedeva il lavoro coatto o la trasformazione in lavoratori civili con qualche beneficio di cibo e movimento. Il passaggio inverso da lavoratore civile ad internato era comunque discrezionale e spesso punitivo. I lavori cui erano poi sottoposti i lavoratori erano spesso peggiori della prigionia stessa nei campi.