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lunedì 28 aprile 2025

Compagni di prigionia

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Una foto trovata sul quotidiano locale ha permesso al fidentino Dante Ranieri di riconoscersi. Niente di speciale se non fosse che l'immagine lo ritrae con altri internati nel campo di concentramento di Wietzendorf nell'anno 1945. Dante Ranieri è il sesto da sinistra in piedi. Con lui probabilmente anche qualche altro fidentino ma difficile ne è il riconoscimento. Senz'altro presente il parmigiano Mario Gherardi, conosciuto dagli amici come «Simon Boccanegra», in quanto rappresentante del Club dei 27, proprietario della foto. Mario Gherardi è stato recentemente insignito della Medaglia d'Onore.


Di Dante Rainieri riportiamo una intervista rilasciata al periodico Il Risveglio e pubblicata il 15 ottobre 1945, poche settimane dopo il ritorno a Fidenza avvenuto nell'agosto dello stesso anno. Eccone la trascrizione:


Natale a Leopoli

Abbiamo inoltre voluto intervistare il nostro caro amico Dante Rainieri, Sottotenente d'Artiglieria fatto prigioniero dei tedeschi a Mantova e deportato in Polonia a Leopoli.
Egli ci ricorda con piacere un particolare della notte di Natale passata nella fortezza di Leopoli, come internato. “I padri Domenicani nostri Cappellani militari, hanno saputo molto sapientemente organizzare in mezzo alla fame, al freddo, agli stenti, la Messa Solenne di mezzanotte, l'unica cosa che ci poteva unire spiritualmente alle nostre famiglie. Noi stessi ci siamo privati delle coperte per addobbare l'altare. La funzione era permeata da un profondo misticismo. Non ascolterò mai più, ci dice l'intervistato, una Messa Solenne cantata con tanta fede e passione. Anche. le guardie tedesche, che nel giorno di Natale avevano diminuita la razione e rifiutati i pacchi-dono gentilmente offerti dal Vescovo di Leopoli, il quale ci mandava da mangiare in tufti i modi possibili incurante delle minacce naziste, si sono commosse fino al pianto.”
“Quella messa ha operato in tanti animi di miei amici e più non scorderemo quella Immortale benefica Fede che ci he procurato tanti conforti nei giorni più tristi della prigionia ed in mezzo alle vessazioni di ogni genere. Questo è il Natale del 1943. L'anno 1944 invece ero,” continua sempre l'intervistato, “ad Amburgo in stato di semilibertà ed ho potuto così osservare il Natale nelle famiglie tedesche. Sentono è vero in questa giornata l'unione famigliare attorno all'Albero, ma si tratta di una cosa vuota e che manca di quel calore che è una prerogativa, vorrei dire, tutta nostra o meglio del Natale Cristiano. Un Cappellano francese ha organizzato nel campo di prigionia una funzione religiosa alla quale parteciparano prigionieri di tutte le nazionalità. Aggiungo poi che noi italiani, abbiamo molto, forse tutto, da imparare dai polacchi, i veri polacchi,che si meritano una giusta riabilitazione, perchè ho visto in loro un senso profondo di fede, di religiosità che noi purtroppo non abbiamo. E la potevo notare anche facendo il confronto degli italiani prigionieri con quelli in stato di semiprigionia.”
E, congedandosi il caro sottotenente intervistato concludeva: “Molte cose ho imparato nella mia vita di prigioniero e sopratutto a valorizzare l'esistenza al disopra dei bassi egoismi e materialismi di cui è impregnata oggi purtroppo la nostra società”.

Dante Ranieri in un pastello di Ettore Ponzi - Wietzendorf 1944



martedì 29 maggio 2018

Il coraggio di essere patriottici

4 commenti:


In questo momento di grosso sconcerto, non solo politico, ripubblico questo post che riporta una breve parte di un racconto straordinario di Pier Vittorio Buffa. E' la storia di una bandiera italiana che ha attraversato l'Europa in un momento drammatico in cui l'onore sembrava ormai sconfitto o un fatto privato. 
Lo pubblico pensando a sabato 2 giugno 2018 giorno in cui la Costituzione della Repubblica verrà consegnata ai "2000", così infatti si chiamano quelli che sono nati nel primo anno del terzo millennio.

sabato 31 ottobre 2015

Nicola Di Roberto – Il tenente pittore morto a Wietzendorf

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Tra i Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania abbiamo qualche informazione sul tenente Di Roberto Nicola, pittore internato a Wietzendorf, prigionia che condivise con Ettore Ponzi e con il pittore parmigiano Arnaldo Spagnoli.
Ora una pagina del sito web Dimenticati di Stato compare questa breve biografia che integralmente riportiamo insieme ad alcune nuove tele del pittore .

venerdì 7 giugno 2013

Stalag XVIIA: due immagini

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Peinture Stalag 17A par A. Williot

L'immagine, tratta da un sito francese, si riferisce al campo di internamento XVIIA localizzato nelle vicinanze di Vienna. Il campo ospitava prevalentemente prigionieri francesi ed inglesi, gli italiani erano qualche centinaio, tra questi per un limitato periodo anche il pittore fidentino Ettore Ponzi. 
Nel diario questo lager viene ricordato come quello in cui "Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno.". 


Stalag XVII A  aquarelle d'E. Hemmerlé

Questa seconda immagine, di altro pittore francese, si riferisce allo stesso campo. Immancabile la presenza ossessiva delle torrette di guardia. Uno sparo da queste torrette significava una vittima ed una licenza premio allo sparatore. Nell'acquerello questa eventualità può sembrare remota, ma questo può essere dovuto al desiderio di "normalità" che ci portiamo dentro anche in situazioni altrimenti disperanti. 



martedì 23 ottobre 2012

Internati Militari e Politici in Germania 1943 - 1945: conferenza pubblica a Fidenza

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L'8 settembre '43 costituisce una data tragica per Ettore Ponzi e per tanti altri che come lui erano impegnati combattere su fronti lontani dalla Patria. L'esercito si sfalda, le persone restano sole in territori infidi, infestati da gruppi di irregolari dediti alla rapina e capaci di ammazzare per un paio di scarpe. Giornate terribili, angoscianti: malato, senza cibo, col fiato della morte sul collo lotta per sopravvivere, finché finisce prigioniero dei tedeschi che lo internano in Germania nel campo di concentramento di Wieztendorf .
Pier Paolo Mendogni (Gazzetta di Parma 6 ottobre 2001)

lunedì 5 marzo 2012

Liste della memoria

3 commenti:

"Liste di nomi. Documenti. Cartoline. Lettere ingiallite dal tempo. La memoria dei campi di sterminio nazisti è fatta anche di carta. Andrea Di Betta  - collaboratore dell'istituto storico della Resistenza - ci accoglie tra corposi faldoni. Cocci cartacei che raccontano le storie di quelli che sono tornati, dei sopravvissuti. Andrea li maneggia con cura. Con la pazienza di un filologo dell'Ottocento cerca di ricomporre le tessere di un vasto mosaico. Con l'intuito di un detective della memoria prova a ricostruire i pezzi mancanti. Di Betta si sta occupando delle molte testimonianze relative agli internati militari. Un lavoro che ha condiviso fino ad alcuni mesi fa con Mattia Tondelli, il 27enne parmigiano i cui resti sono stati recentemente ritrovati sulle Alpi francesi"

lunedì 6 febbraio 2012

Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf

2 commenti:

Lamberto Prete a Wietzendorf da un ritratto di Arnaldo Spagnoli.  
Arnaldo Spagnoli è stato un noto pittore parmigiano che condivise con Ettore Ponzi il periodo di internamento a Wietzendorf  per poi mantenere un solido rapporto di amicizia una volta rientrati a casa.
La storia di Lamberto Prete, internato prima a Leopoli poi a Wietzendorf, s'incrocia con quella di alcuni nostri concittadini pure internati negli stessi campi. A Wietzendorf, come abbiamo già detto Ettore Ponzi ma potremmo fare tanti altri nomi, per Leopoli il compagno di prigionia potrebbe essere stato Dante Rainieri, scomparso nel 2011. 
Ora è in pubblicazione, per iniziativa del nipote Matteo, il diario di prigionia di Lamberto. Quel che segue è la breve biografia di Lamberto prete così come raccontata nel sito web a lui dedicato, di seguito la recensione del libro ripresa dallo stesso sito web.

Lamberto Prete nasce il 23 ottobre il 1904 a Castel di Sangro (AQ), dove suo nonno, giovane filogaribaldino carambolescamente sfuggito ai reazionari del vicino Molise, cercò rifugio verso il 1860 e definitivamente si stabilì.
Proviene da una famiglia di agiati commercianti, le cui fortune principiarono allorché suo padre, divenuto sarto provetto a seguito di un pluriennale soggiorno napoletano, avviò nel natio centro altosangrino la produzione in serie e la vendita di abiti preconfezionati.
Frequentate le scuole tecniche presso il collegio San Giuseppe a Roma, e dopo aver conseguito all'Aquila il diploma in Ragioneria, Lamberto Prete collaborò efficacemente nella conduzione dell'ormai consolidato emporio familiare di abbigliamento e tessuti finché,scoppiata la guerra, fu richiamato alle armi come ufficiale di Fanteria.
Il rifiuto di ogni forma di collaborazione sollecitato dai tedeschi e repubblichini dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 fu la causa del suo internamento nei lager di Leopoli (Polonia) e di Wietzendorf (Germania), donde, liberato dagli alleati nell'aprile del '45, fu rimpatriato nell'agosto successivo.
Nel paese d'origine totalmente distrutto dal passaggio della seconda guerra mondiale seppe ricostruire e accrescere con intelligente impegno la fortuna perduta offrendo, in tal modo e come Presidente della Associazione Commercianti, un valido esempio alla rinascita dell'antica tradizione mercantilistica locale.
Sindaco della sua Città per il quinquennio 1956-1960 e nuovamente rieletto nel 1965, caldeggiò fra l'altro, un adeguato riconoscimento per il contributo offerto dai suoi compaesani alla causa della liberazione.


Il libro
"A Matteo, affinché impari a perdonare ma non a dimenticare". Mi piace iniziare così il racconto di questo diario. Con la dedica dell'autore al nipote, ancora bambino, come un lascito su cui soffermarsi nel futuro. Perché, in fin dei conti, un diario è proprio questo: il dipanarsi di emozioni, fatti, brividi e stravolgimenti di un individuo nel corso della storia per conquistare quel pezzetto di eternità che spetta di diritto all'uomo.
Sullo sfondo degli avvenimenti dal 1940 al 1945, l'autore ci rende partecipi della sua esistenza, in modo intimo e con la puntualità di un cronista. Si ravvisa una fame di assoluta precisione nell'elenco dettagliato dei fatti, come se rifuggire dalla vaghezza sia un rifuggire dagli orrori. Attraverso la ricostruzione di una delle vicende meno note-quella degli Internati Militari Italiani (IMI)-entriamo a far parte della vita di quest'uomo che racconta la vita di tanti altri uomini. Dapprima come Tenente di Fanteria e poi come Capitano fino a Internato, ma soprattutto come marito e padre che, anche nelle situazioni più drammatiche, non riesce a non preoccuparsi per i suoi cari e per la sua terra martoriata: "Sono ricco: dispongo delle due sigarette necessarie per sottopormi al taglio dei capelli. Ma sono ricco soprattutto perché mi giunge una cartolina da Maria". Ci si rifugia nel calore confortante dei ricordi e degli affetti e si consegna ai posteri una preziosa eredità: quella della conoscenza. Come diceva Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario". Allora non ci sforziamo di capire ciò che si porta dietro una tale aberrazione da renderci impossibile ogni tentativo, ma prendiamo come un dono questo diario di guerra e non vanifichiamo le vite e i dolori di quanti hanno permesso che questo dono arrivasse fino a noi.
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Per acquistare il libro 

mercoledì 25 gennaio 2012

La testimonianza esemplare di Vascelli Renzo, internato militare.

8 commenti:

Semplice, essenziale e completa questa nota di Renzo Vascelli, internato militare durante l'ultimo conflitto mondiale, che ci racconta la sua esperienza non di eroe, che tale non si riconosce, ma di italiano che non ha mai cessato di considerarsi tale. Racconta lo smarrimento iniziale, il viaggio, la fame, il lavoro coatto, la fedeltà alla Patria.  Renzo verrà insignito, insieme ad altri tre fidentini, della Medaglia d'Onore; la cerimonia avverrà in Prefettura a Parma il 27 gennaio prossimo.


Semplice geniere al II reggimento telegrafisti, la compagnia a cui ero in forza nell'agosto 1943 viene trasferita in Sardegna, io fui esente dal trasferimento perché fratello di un caduto (fratello Ennio classe 1913). Quale specializzato telescriventista vengo inviato a Roma in servizio al Ministero della Guerra.
Per i noti fatti dell'8 settembre 1943 la caserma e gli edifici circostanti furono colpiti da cannonate e vari proiettili di provenienza sconosciuta. Smarrimento totale e nessun ordine militare costrinse la truppa a cercare una difesa pur essendo ignota la provenienza dell'offesa.
Senza ordini ufficiali formammo gruppi organizzandoci sotto le mura della costruenda Stazione Termini, finché fummo costretti ad arrenderci alle truppe tedesche il 10.9.43.
Impacchettati come sardine, forzatamente stipati in treni, su carri bestiame viaggiammo per tre giorni e due notti senza acqua e cibo, arrivammo in Germania nei pressi di KUSTRIN e concentrati nel lager III C, dove trovai la compagnia di altri 10-15.000 soldati italiani. Fui targato col n° 43673.
La vita bestiale in quel campo affollatissimo consisteva solamente di mettersi in fila da mane a sera per aspettare un mestolo di zuppa di rape, veramente schifosa. Si dormiva all'aperto in quel campo freddissimo.
In quelle condizioni di dieta forzata i tedeschi iniziarono una campagna di propaganda per reclutare volontari alla loro causa facendoci sfilare davanti a tavole imbandite di ogni tipo di cibo e di bibite. Incredibilmente in quella moltitudine solamente una trentina ha ceduto a quelle lusinghe.
In questi momenti in cui non mi manca niente come potrei giudicare quella pesante rinuncia?
In seguito mi trasferirono a EBERSWALDE situata a un palmo da Berlino, ospitato in una baracca in legno alla periferia. Proprio in quella zona per due volte al giorno passavano i bombardieri che salutavano la capitale.
Diventai operaio in una grossa fabbrica (ARDELT WERK) dove svolgevo un lavoro manuale pesantissimo per 12 ore consecutive al giorno o la notte (6-18-6). Cibo pochissimo, ancora zuppa di rape e un pane mattone diviso in 8-10 e margarina. Il mio peso corporeo ben presto da 80 scese a 55 Kg.
Il 29 aprile 45 il paese fu conquistato dalle truppe russe, che accolsi con grande sollievo: la guerra era finita!
Mi portarono a soggiornare in un paese chiamato BUKOV, e quando strade e ferrovie furono un po' ripristinate partii per rientrare a casa, dove arrivai il 10 settembre 1945.
Certamente non ho fatto nessun gesto eroico, ho semplicemente seguito la voce Patria che mi incitava a a resistere. Sono orgoglioso, italianamente.
Vascelli Renzo

La città di Kustrin ed il fiume Oder-Neisse
Stalag III-C Alt-Drewitz era un campo di internamento tedesco della seconda guerra mondiale per prigionieri di guerra. Si trovava in una pianura vicino al villaggio di Alt-Drewitz (Kustrin) nel Brandeburgo, a circa 60 chilometri (37 miglia) ad est di Berlino.Il campo fungeva da luogo di internamento di diverse migliaia di soldati e sottufficiali provenienti da Polonia, Francia, Gran Bretagna, Jugoslavia e Belgio. Dal 1943 si registra la presenza di un certo numero di prigionieri di guerra italiani. Massiccio il numero di prigionieri sovietici (fino a 12.000) che, in questo campo furono uccisi o morirono di fame. La maggior parte dei prigionieri alleati o italiani di rango inferiore venivano mandati al Arbeitskommando a lavorare nell'industria o nelle aziende agricole del Brandeburgo. L'amministrazione rimase nel campo principale. La città alla fine della guerra venne divisa secondo gli accordi siglati nella Conferenza di Potsdam con il passaggio alla Polonia dei territori tedeschi ad est della linea Oder-Neiße. L'allora Küstrin diventò una città polacca, cambiando nome.

THE STALAG III C CEMETERY IN ALT DREWITZ  
EBERSWALDE sede di industrie di materiale bellico in cui fu utilizzato in modo massiccio il lavoro coatto. 

giovedì 14 luglio 2011

Ricordo per Dante Rainieri

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Dante Rainieri, noto ed affermato professionista di Fidenza, ci ha lasciato e oggi riposa nel cimitero di Cabriolo. A lui avevo dedicato uno scritto "compagni-di-prigionia"solo tre mesi fa in cui ricordavo un momento della sua vita, quella dell'internamento nei campi di concentramento tedeschi, riprendendo la sua testimonianza pubblicata dal settimanale Il Risveglio poco dopo il suo ritorno da "Reduce" a Fidenza.



lunedì 11 luglio 2011

Medaglia d'Onore ad ex-internati (IMI) nei campi di concentramento

1 commento:

Oltre ad Ettore Ponzi sono più di cinque i fidentini che hanno richiesto ed ottenuto la Medaglia d'Onore tra il 2010 ed il 2011. Molti mancano all'appello, si invitano pertanto gli ex-internati o, per essi, i loro familiari ad attivare la procedura, peraltro molto semplice, rivolgendosi alla locale sezione dell'associazione Combattenti e Reduci che ha sede attualmente nell'ex Convento dei Gesuiti.

mercoledì 29 giugno 2011

Una mostra per Edgardo Corbelli, pittore a Wietzendorf Oflag 83

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Corbelli_donna
Palazzo Salmatoris di Cherasco a inizio luglio ospiterà la mostra di Edgardo Corbelli “La pittura in evoluzione, 1918 – 1989”: un’antologica che ripercorre l’arte personalissima di questo maestro del Novecento.
Torinese di nascita, la sua pittura dal tradizionale impianto paesistico sfocia in esiti tecnico-espressivi in cui predominano l’accensione cromatica e il segno impetuoso fino a sintetizzarsi nel linguaggio espressionista estremamente comunicatico ed attuale che caratterizza i suoi paesaggi, i ritratti e i nudi.
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il bisogno di confrontarsi con soggetti e personaggi di una liturgia puntualmente ricreata e ogni volta trasformata in dramma pittorico, in dramma moderno. Bisogno che anche Corbelli avverte in più periodi della vita: il più significativo, quello dei campi di concentramento ricordato in mostra con opere come “Ricordo del campo di concentramento” ... ha trascorso il periodo d’internamento nei campi di concentramento di Beniaminov di Oflag XB Sandbostel (Polonia) e di Wietzendorf Oflag 83 (Germania), impara l’importanza di testimoniare, di raccontare anche perché ogni giorno ha fatto i conti con un umore più cupo, con un’introspezione dolorosa.
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Nella mostra sono presenti una selezione di circa settanta opere che bene testimoniano l’importante vicenda artistica, storica, umana di Edgardo Corbelli, corredata da un successo ed un apprezzamento di pubblico enormi, destinata a non tramontare nonostante il trascorrere del tempo.
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La mostra di Corbelli a Palazzo Salmatoris sarà visitabile dal 3 luglio al 28 agosto 2011, da mercoledì a venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00 e il sabato e la domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, ingresso libero.
L’inaugurazione si svolgerà sabato 2 luglio alle ore 17.30 presso la Sala del Consiglio di Palazzo Municipale di Cherasco.
Per informazioni 0172 427050.

martedì 25 gennaio 2011

Nell'inferno di Auschwitz c'è un bambino che disegna

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L'infanzia nel lager di Thomas Geve in 79 tavole realizzate nel 1945 ora sono diventate un libro

Un tredicenne che si trova gettato nella bocca dell'inferno, solo e senza istruzioni. È un tema adatto a uno scrittore dell'orrore dalla fantasia perversa. Ma è esattamente la sorte toccata a Thomas Geve, un bambino ebreo di Stettino deportato ad Auschwitz nel 1943. Thomas era vissuto con la mamma e i nonni, esercitando gli unici mestieri possibili per un ebreo come lui, il giardiniere e il becchino. Il padre, espatriato a Londra, faceva vani tentativi per richiamare a sé i suoi cari. Ad Auschwitz, Thomas fu deportato con la madre, che resistette pochi mesi al lavoro forzato. In base alle norme vigenti nel Lager, tutti i bambini inferiori ai quattordici anni (e tutti i vecchi) venivano mandati direttamente alle camere a gas. Thomas, sottratto al forno crematorio perché giudicato robusto, costituì dunque un'eccezione. E a quest'eccezione allude il terribile titolo dell'opera di Thomas Geve: Qui non ci sono bambini. 

sabato 1 gennaio 2011

Gli auguri dei reduci e delle associazioni combattentistiche

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Presso la sede dell'Associazione Reduci di Piazza Pontida Gino Narseti ha rivolto ai reduci presenti, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e alle autorità gli auguri d'inizio anno. Poche parole e molti ricordi un periodo ormai lontano ma sempre vivo nella memoria. Sembra che il tempo sia ancora fermo a quel triste 8 settembre 1943 in quei racconti che parlano del commilitone fucilato cento metri più in la o del giorno dopo, il 9 settembre, col sacrificio dei carristi.
C'è ancora chi si domanda che cosa sia veramente successo in quel giorno in cui lui fu preso e portato in Polonia o in Germania a lavoro coatto. Oggi queste commemorazioni sono l'occasione per ricordare, ma, a proposito di commemorazioni, c'è chi vorrebbe una celebrazione della ricorrenza del 8 settembre non inquinata da altre presenze che, tardivamente, si sono accorte che c'erano anche loro i reduci ed i combattenti nell'Italia del dopoguerra. 
Alla fine sono prevalsi gli auguri. L'Amministrazione era rappresentata dal Vicesindaco Stefano Tanzi e dagli assessori Marilena Pinazzini e Giuseppe Comerci. Un modo appropriato per iniziare l'anno del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia in quelle stanze in cui il tricolore è ancora la Patria e l'inno nazionale è un inno non una suoneria. Un augurio particolare al decano dei reduci presenti, Ametrano Antonio, classe 1914 se non sbaglio.
Tre di questi reduci quest'anno, anzi in questo mese di gennaio, riceveranno la Medaglia d'Onore del Presidente della Repubblica come riconoscimento del periodo di prigionia





venerdì 16 aprile 2010

16 Aprile 1945: la doppia liberazione del campo di Wietzendorf

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In questo acquerello di Ettore Ponzi. internato nel campo di Wietzendorf, l'immagine di un carro armato e di una provvisoria tomba. 

La testimonianza di un protagonista

(Luigi Goisis) Wietzendorf, 13/4/1945
… Mi sveglio (sono le 7,45) quando Mosetti colla faccia protesa dentro la finestra annuncia:
 “i tedeschi non ci sono più”.
Non gli credo e come me molti a questo primo annuncio rimangono increduli, perplessi.