Vincenzo Grienti venerdì 17 settembre 2021 da "l'Avvenire"
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martedì 6 maggio 2025
lunedì 28 aprile 2025
Compagni di prigionia
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Una foto trovata sul quotidiano locale ha permesso al fidentino Dante Ranieri di riconoscersi. Niente di speciale se non fosse che l'immagine lo ritrae con altri internati nel campo di concentramento di Wietzendorf nell'anno 1945. Dante Ranieri è il sesto da sinistra in piedi. Con lui probabilmente anche qualche altro fidentino ma difficile ne è il riconoscimento. Senz'altro presente il parmigiano Mario Gherardi, conosciuto dagli amici come «Simon Boccanegra», in quanto rappresentante del Club dei 27, proprietario della foto. Mario Gherardi è stato recentemente insignito della Medaglia d'Onore.
Di Dante Rainieri riportiamo una intervista rilasciata al periodico Il Risveglio e pubblicata il 15 ottobre 1945, poche settimane dopo il ritorno a Fidenza avvenuto nell'agosto dello stesso anno. Eccone la trascrizione:
Natale a Leopoli
Abbiamo inoltre voluto intervistare il nostro caro amico Dante Rainieri, Sottotenente d'Artiglieria fatto prigioniero dei tedeschi a Mantova e deportato in Polonia a Leopoli.
Egli ci ricorda con piacere un particolare della notte di Natale passata nella fortezza di Leopoli, come internato. “I padri Domenicani nostri Cappellani militari, hanno saputo molto sapientemente organizzare in mezzo alla fame, al freddo, agli stenti, la Messa Solenne di mezzanotte, l'unica cosa che ci poteva unire spiritualmente alle nostre famiglie. Noi stessi ci siamo privati delle coperte per addobbare l'altare. La funzione era permeata da un profondo misticismo. Non ascolterò mai più, ci dice l'intervistato, una Messa Solenne cantata con tanta fede e passione. Anche. le guardie tedesche, che nel giorno di Natale avevano diminuita la razione e rifiutati i pacchi-dono gentilmente offerti dal Vescovo di Leopoli, il quale ci mandava da mangiare in tufti i modi possibili incurante delle minacce naziste, si sono commosse fino al pianto.”
“Quella messa ha operato in tanti animi di miei amici e più non scorderemo quella Immortale benefica Fede che ci he procurato tanti conforti nei giorni più tristi della prigionia ed in mezzo alle vessazioni di ogni genere. Questo è il Natale del 1943. L'anno 1944 invece ero,” continua sempre l'intervistato, “ad Amburgo in stato di semilibertà ed ho potuto così osservare il Natale nelle famiglie tedesche. Sentono è vero in questa giornata l'unione famigliare attorno all'Albero, ma si tratta di una cosa vuota e che manca di quel calore che è una prerogativa, vorrei dire, tutta nostra o meglio del Natale Cristiano. Un Cappellano francese ha organizzato nel campo di prigionia una funzione religiosa alla quale parteciparano prigionieri di tutte le nazionalità. Aggiungo poi che noi italiani, abbiamo molto, forse tutto, da imparare dai polacchi, i veri polacchi,che si meritano una giusta riabilitazione, perchè ho visto in loro un senso profondo di fede, di religiosità che noi purtroppo non abbiamo. E la potevo notare anche facendo il confronto degli italiani prigionieri con quelli in stato di semiprigionia.”
E, congedandosi il caro sottotenente intervistato concludeva: “Molte cose ho imparato nella mia vita di prigioniero e sopratutto a valorizzare l'esistenza al disopra dei bassi egoismi e materialismi di cui è impregnata oggi purtroppo la nostra società”.
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| Dante Ranieri in un pastello di Ettore Ponzi - Wietzendorf 1944 |
sabato 16 novembre 2024
I segreti della Seconda Guerra Mondiale: "Enigma" la macchina cifrante più famosa al mondo
Un pubblico interessato ed alla fine coinvolto ha partecipato alla conferenza di Alberto Campanini e Bruno Grassi che si è tenuta venerdì 15 settembre nella sala del Ridotto del teatro Magnani di Fidenza.
venerdì 28 aprile 2023
24-30 aprile 1945: l'ultima battaglia e la Sacca di Fornovo
I combattimenti che vanno sotto il nome di “Sacca di Fornovo” sono senza dubbio l’episodio militare di maggior rilievo delle giornate 24-30 aprile 1945.
giovedì 8 settembre 2022
8 settembre 1943. L'odissea degli internati militari
Cinque anni fa la Città di Fidenza ha ricordato la vicenda degli internati militari italiani con lo scoprimento di una targa posta nell'atrio principale d'ingresso del palazzo comunale. L'intento era quello di fare memoria di quei soldati fidentini che, dopo la fatidica data dell'8 settembre 1943, chiusi nei campi di concentramento tedeschi, compirono una scelta di dignità e coraggio.
martedì 24 maggio 2022
"La storia a scuola". Le classi terze della Zani a Marzabotto e Monte Sole
Giornata
impegnativa e coinvolgente, il 18 maggio scorso, per circa cinquanta studenti delle classi terze della Scuola
Zani.
venerdì 24 settembre 2021
Nonostante il lungo tempo trascorso...
Roma. Dopo l’8 settembre 1943, una mostra per ricordare la nostra storia
Fotografie, documenti e videofilmati per non dimenticare le vicende più complesse e dolorose della storia italiana dopo l’8 settembre 1943. Una pagina tanto importante quanto poco conosciuta raccontata in una mostra fotografica dal titolo “Nonostante il lungo tempo trascorso”. Il percorso fotografico si concentra sui crimini nazifascisti commessi nel nostro Paese e all’estero ai danni dell’inerme popolazione civile dal 1943 al 1945. Persone estranee alle operazioni militari oppure inoffensivi patrioti catturati dai tedeschi, ma anche gli internati militari italiani, prigionieri di guerra o impegnati nella Resistenza nei giorni che precedettero l’armistizio con gli anglo-americani e nei mesi seguenti.
giovedì 25 marzo 2021
"Anche mio padre ... " Una memoria di Nino Secchi
“Nel lavatoio di Piazza Grandi nemmeno i rospi hanno un futuro”. Per questa mia testimonianza, a me molto cara, parto da lontano: da un post di Ambrogio Ponzi del 5 marzo 2021. Piazza Grandi, un tempo non poi così lontano, era un ameno giardino che rallegrava la vista e lo spirito.
Dalla tarda
primavera al primo autunno, quando la temperatura e la stagione lo
permettevano, ovviamente, le panchine erano occupate dalle borghigiane che vi
abitavano accanto: chi sferruzzava la lana o lavorava all’uncinetto tra tante
chiacchiere e conversazioni che intrattenevano anche i passanti, insomma, un
brioso angolo della nostra città.
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| Foto del 1960 (dalla preziosa Collezione di Mario Anselmi) |
“Regine” del luogo erano Mafalda e Iole Cocchi. Mafalda per lunghi anni bidella presso la Scuola Media ed attiva “vedova di guerra”, sia lei che la sorella Iole possiamo definirle “donne di una volta” a cui erano sacri i valori della famiglia, dell’amicizia, degli affetti e della disponibilità. Poi ricordiamo, tra le tante frequentatrici assidue, la Bice e la Linda äd Zävarón, Cloe Bosi, Iva Marocchi (la moglie di Domenico Toscani).
martedì 9 marzo 2021
“La memoria è determinante" - Fidenza nell'anniversario degli eccidi del 10 e 11 marzo 1945
“La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo.” Mario Rigoni Stern
76^ ANNIVERSARIO
DEGLI ECCIDI DEL 10 E 11 MARZO 1945
giovedì 6 agosto 2020
Quel mese di agosto del 1945: Hiroshima
"Washington, 6 agosto - Il presidente Truman ha annunciato oggi che sedici ore fa aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bombe finora usate nella guerra, la "bomba atomica", più potente di ventimila tonnellate di alto esplosivo. Truman ha aggiunto: "Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti"
domenica 26 luglio 2020
25 luglio 1943: esultanze, delusioni, poi solo sofferenze
Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo, che non si riunisce dal 1939, approva l'ordine del giorno che sfiducia Mussolini. La mozione, presentata da Dino Grandi, passa con 19 voti favorevoli (Acerbo, Albini, Alfieri, Balella, Bastianini, Bignardi, Bottai, Cianetti (ritira il giorno successivo), Ciano, De Bono, de Marsico, De Stefani, De Vecchi, Federzoni, Gottardi, Grandi, Marinelli, Pareschi, Rossoni), 7 contrari (Biggini, Buffarini-Guidi, Farinacci, Frattari, Galbiati, Polverelli, Scorza, Tringali Casanova) e un astenuto (Suardo).
domenica 9 settembre 2018
Fidenza ricorda i suoi Reduci
La Città di Fidenza ha ricordato la vicenda degli internati militari italiani con lo scoprimento di una targa posta nell'atrio principale d'ingresso del palazzo comunale. L'intento era quello di fare memoria di quei soldati fidentini che, dopo la fatidica data dell'8 settembre 1943, chiusi nei campi di concentramento tedeschi, compirono una scelta di dignità e coraggio.
giovedì 7 settembre 2017
8 settembre 1943: "Non c'è ragione per cui la guerra non debba finire domani"
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| Immagine del campo PG49 ripreso dal retro Fontanellato 1943 |
Il giorno dell'8 di settembre del 43 si concluse quel breve periodo in cui le speranze
ed i timori degli italiani furono, rispettivamente, delusi e confermati. Fu
chiamato in vari modi questo giorno in cui gli italiani si sentirono traditi,
dallo Stato, dal Re e dal governo. L'armistizio firmato a Cassibile fu reso
pubblico dagli americani, stanchi delle titubanze badogliane.
sabato 5 marzo 2016
sabato 12 dicembre 2015
Natale di guerra
E' passato solo un secolo, era il 1915 l'Europa bruciava, brucerà di nuovo 25 anni dopo, ogni generazione aveva la sua guerra.
Ed ogni guerra doveva essere l'ultima, ma non è stato così.
Oggi come vediamo quei giorni? e i nostri?
sabato 31 ottobre 2015
Nicola Di Roberto – Il tenente pittore morto a Wietzendorf
Tra i Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania abbiamo qualche informazione sul tenente Di Roberto Nicola, pittore internato a Wietzendorf, prigionia che condivise con Ettore Ponzi e con il pittore parmigiano Arnaldo Spagnoli.
Ora una pagina del sito web Dimenticati di Stato compare questa breve biografia che integralmente riportiamo insieme ad alcune nuove tele del pittore .
Ora una pagina del sito web Dimenticati di Stato compare questa breve biografia che integralmente riportiamo insieme ad alcune nuove tele del pittore .
giovedì 11 giugno 2015
8 settembre 1943
Un episodio tra i mille di quelle giornate convulse e drammatiche è quello raccontato nel diario che un ex-prigioniero del campo di Fontanellato ha lasciato alle sorelle Vajenti che ne protessero la latitanza tra il 1943 e il 1944 sulle colline attorno Vigoleno in Val d'Ongina. L'intero diario è stato pubblicato a mia cura dal sito inglese Prisoner of War alla pagina:
Nelle righe che seguono riporto alcune righe del diario:
"It happened on the evening of September 8th. I was seated on the wooden trestle table in our messroom of P.G. 49, sipping a bottle of iced orangeade, thinking of nothing in particular except perhaps that the evenings were beginning to be of a temperature rather more bearable than they had been throughout the summer months, & also perhaps, looking at the grubby table tops, that Griffiths wasn't worrying too much about maintaining their cleanliness, he having just taken the job from me. C.P.G. 49 was a converted orphanage situated on the outskirts of the "Paese di Fontanellato", a small but seemingly important centre for farmers living over a fair area around, judging by the crowds that always appeared on 'festa' days, & the truck & wagons that were always in & out through the working days. As I gazed through the window on this particular evening, just before 8 o'clock, the scene was much the same as on any other. People - mostly women & girls, strolled slowly, arm in arm, along the road by the camp, occasionally one of them just before rations behind the hut, risking a sly wave across, in response to the group of ladykillers, the same little group to be seen sitting outside against the wire every other night since the camp had opened six months before. One or two bicycles weaved their way slowly through those walking, as they always did, there being apparently no law to keep pedestrians on the side of the road to allow free passage for wheeled traffic. It had always amused me how, a heavy lorry or a bus (one bus passed the camp four times a day) invariably went through the village without reducing speed, & sounding its horn, without a break, starting a kilometre before the village finishing a kilometre after, the pedestrians parting slowly, without excitement or harsh word, before the onrushing vehicle. Much the same thing happens with a car but somehow was never as amusing to me."
Continua la lettura: http://www.pegasusarchive.org/pow/anon.htm
| Traduzione informale: Accadde la sera dell' 8 settembre. Ero seduto alla tavola di legno coi cavalletti nella nostra mensa del P.G. 49, gustando una bottiglia di aranciata ghiacciata, pensando a niente di particolare eccetto forse che le serate stavano diventando più accettabili per temperatura in confronto a quelle insopportabili dei mesi estivi, e anche, forse, guardando alle superfici sporche del tavolo, che Griffiths non si era preso abbastanza disturbo per mantenerle pulite, lui che aveva preso proprio il mio posto. Il C.P.G. 49 era un orfanotrofio riconvertito situato alla periferia di Fontanellato, un piccolo ma apparentemente importante centro per contadini che vivevano nella zona circostante, giudicando dalla folla che appariva sempre in "festa" in quei giorni, e i camions i trattori che andavano e venivano nei giorni lavorativi. Guardavo fuori dalla finestra in quella particolare sera, prima delle 8, la scena era come il solito delle altre sere. La gente soprattutto donne e ragazze, facevano pigramente la passeggiata, sotto braccio, lungo la strada vicino al campo, talvolta una di loro proprio dietro la capanna della distribuzione dei viveri, rischiava un cenno veloce in risposta ad un gruppo di "ladykillers", lo stesso gruppo che si poteva vedere, seduto all'esterno del filo spinato, ogni notte da quando il campo era stato aperto 6 mesi prima. Una o due biciclette erano intralciate da quelli che passeggiavano, come facevano sempre, non essendoci apparentemente alcuna regola che tenesse i pedoni da una parte della strada e permettesse il libero passaggio al traffico su ruote. Mi ha sempre divertito come un pesante camioncino o un autobus, (un autobus passava 4 volte al giorno di fuori del campo) che invariabilmente attraversava il paese senza rallentare, suonando il clacson continuamente, senza alcuna interruzione; cominciava un chilometro fuori dal paese, finendo un chilometro dopo, i pedoni che si dividevano lentamente, senza alcuna parola eccitata o aspra, davanti all'irrompente veicolo. Spesse volte questo accadeva con un macchina, ma questo non mi divertiva così tanto. |
sabato 7 settembre 2013
8 settembre 1943 - Il diario di Robert
Il
giorno dell'8 di settembre del 43, esattamente settant'anni fa, si
concluse quel breve periodo in cui le speranze ed i timori degli
italiani furono, rispettivamente, delusi e confermati. Fu chiamato in
vari modi questo giorno in cui gli italiani si sentirono traditi,
dallo Stato, dal Re e dal governo. L'armistizio firmato a Cassibile
fu reso pubblico dagli americani, stanchi delle titubanze badogliane,
le massime cariche dello stato rapidamente misero in atto un piano di
fuga accuratamente preparato, la liberazione di Mussolini,
prigioniero al Gran Sasso in Abruzzo faceva parte di questo piano.
venerdì 7 giugno 2013
Stalag XVIIA: due immagini
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| Peinture Stalag 17A par A. Williot |
L'immagine, tratta da un sito francese, si riferisce al campo di internamento XVIIA localizzato nelle vicinanze di Vienna. Il campo ospitava prevalentemente prigionieri francesi ed inglesi, gli italiani erano qualche centinaio, tra questi per un limitato periodo anche il pittore fidentino Ettore Ponzi.
Nel diario questo lager viene ricordato come quello in cui "Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno.".
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| Stalag XVII A aquarelle d'E. Hemmerlé |
Questa seconda immagine, di altro pittore francese, si riferisce allo stesso campo. Immancabile la presenza ossessiva delle torrette di guardia. Uno sparo da queste torrette significava una vittima ed una licenza premio allo sparatore. Nell'acquerello questa eventualità può sembrare remota, ma questo può essere dovuto al desiderio di "normalità" che ci portiamo dentro anche in situazioni altrimenti disperanti.
domenica 12 maggio 2013
Per non dimenticare
A sessantanove anni dal gravissimo bombardamento aereo subito dalla città di Fidenza il 13 maggio 1944, il Comune e la sezione locale dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ricordano il tragico evento e rinnovano i sensi della propria vicinanza a tutti coloro che ne furono vittime innocenti.
Lunedì 13 maggio, alle ore 15.30 nella Cappella del cimitero urbano, si reciterà un rosario in memoria delle vittime e sarà deposta una corona di alloro.
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