lunedì 30 aprile 2012

Geometria del Duomo di Fidenza

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Premessa
Il titolo originale dello studio, pubblicato nel lontano 1973 sulla rivista "Proposta" della sezione fidentina di Italia Nostra, era "Simbologia e geometria del Duomo di Fidenza". Gli autori, Amos Aimi e Guglielmo Ponzi, sono due studiosi di Fidenza particolrmente attenti alla storia della città ed alle sue testimonianze artistiche. Quello che proponiamo è solo la parte dello studio stesso che introduce ad una lettura della cattedrale e della sua facciata secondo uno schema geometrico, lo stesso schema usato dai costruttori di questa ed altre cattedrali nel dodicesimo e tredicesimo secolo, l'era del Romanico.


Nel sec. XII era iniziato tutto un giovanile ed audace movimento intellettuale. “Il simbolo più luminoso è Chartres, la sua scuola cattedrale con i suoi grandi maestri. Quella scuola esercitò ben oltre il dodicesimo secolo una grande influenza spirituale ispiratrice, che già in questo periodo si irradia dall'Inghilterra fino alla Sicilia e forse anche nell'emisfero islamico.

Teodorico, uno dei tre grandi cancellieri della scuola di Chartres, ritorna a parlare dell'idea dell'Europa. Un'Europa aperta e nuova che vorrebbe appropriarsi spiritualmente ciò che in tutti i tempi e in tutto il mondo è stato pensato di Dio, della natura e dell'uomo. Teodorico spiega la Trinità per mezzo di simboli geometrici e rappresenta con un quadrato geometrico l'essenza del Figlio di Dio. Uno scolaro di Chartres, Nicola d'Amiens, afferma che la Teologia è la più alta arte matematica e trasferisce inoltre nella teologia lo schema della geometria euclidea. Il fine è una teologia vista come una struttura perspicua, razionale, limpida e chiara in cui il numero, la luce, la musica, l'architettura - tutte fondate su rapporti aritmetici - rivelano l'essenza stessa della divinità” (Heer F.: Il Medioevo 1100-1350, Il Saggiatore, 1971, pagg. 119-120). 
“Per i mediterranei come per i greci antichi l'uomo è una definizione attiva, è la misura dello spazio, mentre per l'artista romanico lo spazio è la misura dell'uomo. L'uomo vi è definito, circostritto, limitato, triangolato, disposto secondo un asse. La geometria che lo genera non è una successione di puri elementi statici, è dinamica e meccanica. E' essenziale considerare le linee, gli angoli e le figure perché senza di loro è impossibile conoscere la filosofia naturale; essi sono l'animo dell'universo” (Focillon H.: Scultura e pittura romanica in Francia, Einaudi, 1972 pagg. 132-133).
Gli studi sulla geometria medioevale applicata alla architettura delle cattedrali romaniche ci han fatto scoprire i rapporti che uniscono i vari elementi della facciata della Chiesa di S.Donnino. Tutte le parti architettoniche, le sculture ed i rilievi rientrano in un preciso schema a scacchiera, a quadri regolari.
Il lato di base (comprendente le torri), corrisponde alla misura esatta delle diagonali di un grande quadrato che iscrive tutta la facciata (escluse le torri) fino a raggiungere la sommità delle torri, al livello segnato dalle riprese dei mattoni, parte che doveva essere rivestita di pietra.
La larghezza complessiva della facciata corrispondente alla diagonale del grande quadrato, è di otto trabucchi, l'unità antica di misura locale (Il trabucco misura m. 3,271).
Il centro del quadrato coincide con la figura del Cristo glorioso attraverso cui si incontrano le diagonali intersecanti i capitelli dei due pilastri di facciata. Sulle pietre originali del Duomo di Fidenza abbiamo scoperto alcuni graffi raffiguranti il quadrato scompasto in quattro quadrati a loro volta suddivisi in altrettanti quadrati.
Suddividendo il grande quadrato della facciata secondo i suggerimenti dei graffiti si ottiene un grande quadrato mediano che comprende tutta la zona del portale centrale tra i due pilastri con altri quadrati piccoli, due per parte nei portali minori.
Tutta la parte completa della facciata riflette tale impianto geometrico. Per la parte superiore incompleta si può sola notare che sviluppandosi verticalmente i pilastri di facciata, si potrebbero ripetere i motivi geometrici della parte inferiore.
Entro la schema si inseriscono regolarmente due ordini di logge che si giustificano con la presenza nei fianchi delle torri di alcune porticine originali e sulla facciata di alcuni segni di ripresa per l'applicaziane della pietra. Questo motivo dei loggiati non realizzato in facciata, trova corrispondenza con quelli del fianco sud e dell'abside. Il sistema “ad quadratum” trova la stessa applicazione nelle principali sculture, cioè nei profeti e nella Madonna.
E' sorprendente notare che la stessa norma geometrica si può applicare alle opere certe di Benedetto Antelami: Battistero e lastra della Deposizione. La pianta del Battistero è formata sul quadrato e sulle sue diagonali che danno origine all'ottagono, pur nella lieve intenzionale irregolarità comune a tutti i monumenti medioevali. Nel caso della Deposizione, l'altezza della Croce ci dà il lato del quadrato con il quale si può suddividere allo stesso modo della facciata del Duomo di Fidenza la lastra celeberrima con un quadrato centrale che racchiude Cristo deposto e con due quadrati minori per le zone laterali, con il rapporto di l:2, contenenti le figure della Chiesa e della Sinagoga. La scena così rigida è mossa dalle braccia di Cristo la cui inclinazione è data dalla diagonale che congiunge due estremi della scacchiera; la stessa cosa avviene per la scala con la figura di Nicodemo.
Sulla base di questi elementi, intrinseci alle opere, che si aggiungono ai già rilevati motlvl formali, è ulteriormente confermata la presenza geniale di Benedetto Antelami nel disegno della facciata del Duomo di Fidenza. Proprio a Fidenza si rivela un artista complesso che riassume la sua attività straordinaria e lo spirito del suo tempo.
Bisogna evitare una lettura superficiale dei temi iconografici della facciata; infatti già nel secolo dodicesimo i grandi maestri di Chartres erano abili nel travestire con figure simboliche idee pericolose o allusioni a fatti ecclesiastici o politici contemporanei: è l'arte del “nicodemismo”.
Amos Aimi - Guglielmo Ponzi
Deposizione di Benedetto Antelami (duomo di Parma) con sovrapposizione dello schema geometrico secondo le regole già identificate per la facciata del Duomo di Fidenza.

domenica 29 aprile 2012

Tre opere di G. B. Tagliasacchi conservate nella Cattedrale di Fidenza

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Nell'ambito del mio studio "Dipinti provenienti dalla soppressione napoleonica a Fidenza" ospitato nell'ultimo numero di "Aurea Parma" (anno XCIV,fasc.I, gen.-apr.2010) considero anche i tre importanti quadri conservati nella sagrestia grande della Cattedrale di Fidenza, inventariati sotto il nome di Giovan Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino, 1696 ~ Castelbosco Piacentino, 1737), quali oli su tela raffiguranti rispettivamente S.Giovanni Battista 132X168 cm c.a), S. Giustina (86 X 72 cm c.a)e S. Placido (81 X 75 cm c.a).

Un documento inedito, da me rintracciato all'Archivio di Stato di Parma, redatto agli inizi dell'Ottocento dal pittore fidentino Carlo Angelo Dal Verme mi ha permesso di circostanziare l'ubicazione originaria delle tre opere, di accertare chi di fatto rappresenti la figura della santa, come di confermare l'assegnazione al Tagliasacchi, e così grazie anche agli inventari dei conventi soppressi. 
Chiamato quale esperto per il riconoscimento dei quadri in occasione della soppressione del convento delle monache benedettine di Borgo San Donnino (1810) Dal Verme fu tenuto ad esprimersi su quelli migliori. Egli allora fece riferimento ai tre dipinti della Cattedrale, che rilevava nel convento delle Benedettine, così indicati nel documento scritto di proprio pugno:
"S. Gio. Battista a sedere nel deserto indicante il Salvatore/ S.ta Flavia con coltello nella gola,ed Angeli/ S. Placido Idem. Tre opere di Gio. Battista Tagliasacchi Fidentino". I tre dipinti appaiono attualmente pubblicati su Internet, come componenti del museo diocesano, disponibili alla fruizione collettiva. Si ricorda che la mensa vescovile di Fidenza tra i quarantatré quadri che possedeva nel secolo diciannovesimo, conservava San Placido e sua sorella dello stesso Tagliasacchi (A. Aimi, 2003, p.113).
L'uno rappresenta S. Giovanni Battista seduto accanto ad una pecora, le gambe incrociate, la mano destra indicante Gesù che appare sullo sfondo, in piedi in un paesaggio desertico, entro un alone di luce. Ai piedi del santo sono poste una ciotola e una verga terminante a forma di croce. 
Quello che è indicato come S. Giustina è stato identificato correttamente come S. Flavia. E' pendant dell'altro raffigurante S. Placido. Presenta la santa, a mezza figura, entro un ampio e svolazzante mantello, gli occhi rivolti al cielo, un coltello conficcato in gola. Alle sue spalle stanno due angeli con la palma del martirio e una corona di rose. S. Placido è presentato calvo, vestito di nero, con un coltello che gli trapassa la gola, gli occhi al cielo; lo circondano angeli con la palma del martirio. 
L'inventario delle soppressioni del 1810 appurava la loro presenza nella "Galleria vicino alla Grande Entrata" del convento delle monache benedettine, locale da cui prese avvio la registrazione, come parte di un arredo comprendente anche altri quadri. La chiesa e il convento delle Benedettine, di antichissima fondazione, originariamente sotto il titolo dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista, occupavano l'area dell'ex Palazzo dei SS. Giovanni e delle ex carceri mandamentali. Soppresso il monastero, l'annessa chiesa, adibita a parrocchia fino al 1785, fu poco dopo chiusa al culto e demolita. 
Il convento fu in gran parte distrutto in occasione della costruzione della nuova Casa del Fascio. Fu risparmiata la sola parte all'epoca già adibita a carcere mandamentale. Rese note da Dario Soresina (1979) con l'attribuzione al Tagliasacchi, le opere ottengono in seguito, da parte di certa critica, diversa valutazione, così che la prima è indicata come ascrivibile a Luca Casana (prima metà del Settecento) vicina al Martirio di S. Giovanni Battista nella Parrocchiale di Siccomonte; la seconda della scuola del Tagliasacchi; la terza senz'altro del Tagliasacchi (Cirillo-Godi, 1984, p. 27). Taciute nello studio che ha accompagnato la mostra dedicata all'artista borghigiano del 1987, non sono fatte rientrare nel catalogo del maestro in un recente approfondimento (Gubitta, 2007). 
L'attribuzione delle tre al Tagliasacchi sembra accettabile, suffragata dal giudizio dell'esperto settecentesco, da considerarsi profondo conoscitore dell'arte del conterraneo.
Dal Verme collezionò disegni del Tagliasacchi; alcuni frammenti si conservano nel Manoscritto Parmense 3709 presso la Biblioteca Palatina di Parma. Figura di primo piano nell'ambiente artistico parmense ed emiliano del primo Settecento, Tagliasacchi, allievo del Dal Sole a Bologna, assurse ai fastigi della fama già durante la vita, per la sua opera pittorica, svolta quasi esclusivamente nel Parmense e nel Piacentino. Zani lo ricordò come "Pittore di storia tanto sacra, che profana", "Pittorritratti sta", "Disegnatore", qualificandolo "celebre". 
Si è notato prossimo al modello del S. Giovanni, quello che dà corpo allo stesso santo in un disegno di Antonio Bresciani (Piacenza, 1720 - 1817) che si accompagna ad altro con una Maddalena, segnato "Tagliasacchi Inv. Pin.", scritta che denuncia la paternità dell'idea, la cui destinazione pittorica non è nota. La tela con il S. Giovanni, non apprezzabile appieno per l'ingiallimento della vernice protettiva diffuso su tutta la superficie, si aggiunge al catalogo dell'artista fidentino, databile al terzo decennio del secolo XVIII.
Pare innegabile che essa abbracci l'intervento del maestro nell'ideazione generale, che si palesa di pieno effetto. La fisionomia del volto del Battista, di tipo allungato, spigoloso ma dolce, con naso sottile, si avvicina a quella presentata dal San Fedele da Sigmaringen del 1730 (Fidenza, chiesa dei Cappuccini) e con tale modulo concorda anche la figura femminile al centro del gruppo, a destra, nella Rebecca al Pozzo, una di due grisaille di collezione privata milanese. 
Dello stesso periodo sono i due pendants, espressivi di un fare pittorico più disinvolto, preziosa testimonianza di un'applicazione d'interessi. La S. Flavia tradisce una chiara influenza dell'arte del già ricordato Ignazio Stern, apprezzato artista, che pur soggiornando a Roma, lasciò numerose opere nelle chiese del Ducato, datate o databili fra il 1722 e il 1725: la figura della santa nel suo articolarsi espanso e fluttuante, raccolta in una fisionomia languidamente sfatta, interpreta la tipologia di repertorio per le Vergini del maestro tedesco, come si apprende nell'Assunta e Santi di Zibello e nelle Immacolate di Busseto e Borgonovo. 
La figura di s. Placido si confronta bene con quella di santo nella Madonna con Bambino e Santi rintracciata in Francia, firmata e datata 1737 e con quella di S. Benedetto nella Incoronazione della Vergine presso collezione privata, opera attribuita, come già osservato da Latimbri (2007
Angela Leandri (Pubblicato sul settimanale diocesano il Risveglio del 28 maggio 2010)

giovedì 26 aprile 2012

L’assassinio del chirurgo Carlo Rombaldi: riaperte le indagini

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PER OGNI caso irrisolto c’è un
assassino che cammina ancora in
mezzo a noi, una persona che noi
riteniamo del tutto normale e invece
nasconde una verità terribile.

Per questo il giornalista Luca Ponzi della Rai ha voluto chiamare il suo libro che parla dei casi irrisolti dell’Emilia Romagna, «Mostri Normali» (edizioni Mursia).
Tra i gialli rimasti insoluti, Ponzi parla anche dell’assassinio del chirurgo Carlo Rombaldi. E di una altro grande mistero reggiano, quello dell’assassinio di don Amos Barigazzi, parroco di Montericco di Albinea.



Aura Chierici, moglie di Carlo Rombaldi, in procura con un libro in mano

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La vedova in procura con un libro dedicato al caso
GIOVEDÌ 26 APRILE 2012 GAZZETTA DI REGGIO



Aura Chierici, moglie di Carlo Rombaldi, non ha mai smesso di spingere le indagini, nella speranza di avere una svolta, di poter cominciare a capire chi ha ucciso suo marito.
Di recente si è recata in procura, ha voluto incontrare il procuratore capo Giorgio Grandinetti e a supporto della sua battaglia ha portato il libro “Mostri normali” scritto dal giornalista della Rai Luca Ponzi ed edito da Mursia: un volume che entra nel vivo di dieci storie di morte rimaste un mistero nella nostra regione, fra cui appunto il caso Rombaldi. "C’è un elemento sul quale tutti concordano quando si parla di vecchi omicidi – scrive nell’introduzione il giornalista televisivo – con il trascorrere del tempo, la domanda più pressante da parte dei familiari delle vittime non è “chi?”. La domanda è “perché”.
Si arriva a tormentarsi per cercare una ragione che renda potabile il dolore, che faccia apparire meno stonata quell’ultima strofa a coloro che hanno ancora nelle orecchie il suono dolce della melodia". Ponzi ha approfondito il delitto del medico reggiano e ha fatto sue le parole della vedova: "Non so ancora cosa dire ai miei figli: sono soprattutto loro ad avere diritto ad una spiegazione". 
Parole certamente ascoltate anche dal procuratore Grandinetti in quell’incontro in procura. (t.s.)

mercoledì 25 aprile 2012

Caso Rambaldi, svolta dopo 20 anni

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Caso Rambaldi, svolta dopo 20 anni 


E' rimasto un mistero per vent'anni, la morte di un medico chirurgo a Reggio 
Emilia, ucciso sotto casa, era il 1992. oggi per quel delitto c'è un indagato. 

Luca Ponzi, dal Tg1 delle 13.30 del 25 aprile 2012


Il palazzo di Giustizia di Reggio EmiliaMedico ucciso a Reggio Emilia,
20 anni dopo c'è un sospetto

«Cold case», la procura indaga un vigile in pensione


Il palazzo di Giustizia di Reggio Emilia

«Cold case» a Reggio Emilia. A 20 anni di distanza, la procura avrebbe iscritto nel registro degli indagati una persona per la morte di Carlo Rombaldi, medico chirurgo ucciso a colpi di pistola davanti al garage di casa nella notte tra il 7 e l'8 maggio 1992. Lo ha riferito martedì sera l'edizione regionale del Tg3. Si tratterebbe, secondo quanto si apprende, di un vigile urbano di 65 anni in pensione accusato di omicidio volontario. Ancora da chiarire, però, i contorni della vicenda, che all'epoca suscitò parecchio scalpore.

LA VICENDA - Rombaldi, chirurgo del Santa Maria Nuova, all'epoca aveva 41 anni, era sposato e padre di due figli. La sera dell'omicidio era uscito a cena con alcuni colleghi. L'agguato al rientro a casa, intorno alla mezzanotte, nella palazzina al civico 7 di via Filzi. Alcuni testimoni riferirono di avere sentito colpi di pistola. All’arrivo dei soccorsi, Rombaldi era riverso a terra, in fin di vita, l’auto parcheggiata nel garage. Il medico fu portato in ospedale, dove morì pochi minuti dopo l’arrivo.

LE NUOVE INDAGINI - Poi l’elemento che ha portato a riaprire il caso: una pistola 38 special, compatibile con quella utilizzata dall’assassino. È la stessa pistola che alcuni anni fa è stata regolarmente denunciata in questura. Gli inquirenti sono risaliti a chi l’aveva venduta: appunto il 65enne reggiano. Ilo vigile, che all'epoca era vicino di casa della vittima ha però negato ogni addebito.

25 aprile 2012 | 10:13






addebito.Gazzetta di Parma

Reggio Emilia: chirurgo ucciso nel 1992, c'è un indagato 



25 aprile 2012 | 10:13

Reggio Emilia: chirurgo ucciso nel 1992, c'è un indagato 
"Cold case" a Reggio Emilia. A vent'anni di distanza, la Procura avrebbe iscritto nel registro degli indagati una persona per la morte di Carlo Rombaldi, medico chirurgo ucciso a colpi di pistola davanti al garage di casa nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1992. Lo ha riferito ieri sera l'edizione regionale del Tg3.

Si tratterebbe, secondo quanto si apprende, di un vigile urbano in pensione. Ancora da chiarire, però, i contorni della vicenda, che all’epoca suscitò parecchio scalpore.

Rombaldi, chirurgo del Santa Maria Nuova, all’epoca aveva 41 anni. La sera dell’omicidio era uscito a cena con alcuni colleghi. L’agguato al rientro a casa, intorno alla mezzanotte, quando alcuni testimoni riferirono di avere sentito alcuni colpi di pistola.

E proprio la pistola, una 38 special, sembra essere stato l'elemento che ha portato gli inquirenti nella direzione dell’ex vigile urbano - che interrogato avrebbe però negato ogni addebito.

INDAGINE RIAPERTA NEL 2008. La Procura di Reggio Emilia aveva riesaminato nell’ottobre 2008 il caso dell’omicidio del chirurgo, ucciso con due colpi di pistola davanti al garage di casa, in via Filzi, dove aveva appena parcheggiato la sua Audi 80. L'allora procuratore Italo Materia riferì nel 2008 che erano in corso accertamenti della polizia per valutare la riapertura dell’ inchiesta, chiusa due anni dopo l’omicidio con un nulla di fatto.

Rombaldi era un chirurgo serio e stimato, assistente della seconda divisione di chirurgia diretta da Roberto Prati. Sposato e padre di due figli (che allora avevano 11 e quattro anni), si dedicava interamente alla famiglia, la sua era una vita ineccepibile. Non usciva di sera, se non per lavoro. Quella dell’omicidio era stato eccezionalmente in pizzeria con colleghi di reparto, dopo aver tenuto una lezione di un corso di medicina. Se l’incontro con l’assassino non fu casuale, forse perché il ritorno a casa di Rombaldi aveva interrotto un’azione criminosa, qualcuno - si pensò allora - doveva aver atteso il chirurgo al varco. L’aggressione non fu comunque a scopo di rapina, perchè gli oggetti personali erano al loro posto, addosso alla vittima.

Secondo indiscrezioni trapelate dalle prime indagini, Carlo Rombaldi molto probabilmente aveva riconosciuto il suo assassino: è quanto si apprese sulle poche parole che il medico era riuscito a dire ai primi soccorritori. Un testimone, ricordano le cronache dell’epoca, fece in tempo a scorgere il killer mentre si dava alla fuga nei pressi dei garage dell’abitazione del medico. Tre furono i colpi sparati in rapida successione: uno forò la lamiera della porta del garage, gli altri due colpirono il chirurgo all’avanbraccio sinistro e, quello mortale, al fianco sinistro trapassando un polmone. I soccorsi furono rapidi, ma Rombaldi morì al pronto soccorso dell’ospedale dopo un’agonia di 40 minuti.

Capitolo Settimo
Sei colpi al dottore

Presentazione a Fontanellato

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Torna "Cocktail di Scrittori" a Fontanellato - ParmaToday


Nell'ambito dell'iniziativa  “Cocktail di Scrittori” a Fontanellato “ il 26 maggio, dalle 18.00 al Caffè Centrale (Fontanellato), Luca Ponzi con "Mostri normali". Luca, nato nel 1965 a Fidenza, dove vive, è giornalista e, dopo aver lavorato alla Gazzetta di Parma, è passato alla Rai. Ha raccontato del crac Parmalat e del sequestro e omicidio del piccolo Tommaso Onofri ed è stato il primo ad occuparsi di criminalità organizzata al Nord. In "Mostri normali" si parla di Alessandra Sandri che, a soli undici anni, sparisce nel centro di Bologna e non viene più trovata. Il tranquillo studente Angelo Fabbri viene massacrato a coltellate e gettato in fondo a un bosco. Il corpo di don Amos Barigazzi viene ritrovato grondante di sangue. Dieci donne vengono assassinate dal mostro di Modena ancora senza un volto. Storie di morte diverse tra loro che, a partire dagli anni Settanta, hanno sconvolto la normalità di una regione come l'Emilia Romagna.



Potrebbe interessarti:http://www.parmatoday.it/blog/tendenze/cocktail-scrittori-fontanellato.html
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martedì 24 aprile 2012

La recensione su "la Repubblica - Bologna"

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Splendori e miserie cittadine: la Rocca

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Chiudeva la Rocca la piazza verso nord e la pianura e parimenti chiudeva la città  da questa  parte fin quando la ferrovia dette nuovi limiti al centro abitato.
Ma cos'era la Rocca per Fidenza? Chi è nato prima di noi l'ha conosciuta e amata; ciò non ha evitato che altri non l'amasse e, alla fine, la distrusse. Forse perché non era nato qui, forse perché la riteneva inutile simbolo del passato da dimenticare, forse per altro inconfessato motivo.

sabato 21 aprile 2012

Il 25 aprile a Fidenza

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Con la deposizione delle corone ai cippi dei caduti prendono il via il 24 aprile le celebrazioni del 67 anniversario della "Liberazione" che si concluderanno il giorno dopo, mercoledì 25 aprile. Sotto potrete trovare il comunicato ufficiale del Comune. Fare un quadro, perlomeno numerico, circa l'effettiva partecipazione dei fidentini alla "lotta di Liberazione" negli anni che vanno dal settembre 1943 all'aprile 1945 è oggi possibile anche grazie al lavoro di schedatura, svolto contemporaneamente in ogni provincia dell'Emilia Romagna, che ha prodotto un elenco regionale completo con notizie anagrafiche ed informazioni relative alla partecipazione dei singoli. Lo studio è stato curato dalla ricercatrice Margherita Becchetti. Dalla raccolta e analisi di queste informazioni si è poi concretizzato un volume  di giovani ricercatori, Luciano Casali e Alberto Preti, entrambi docenti di storia contemporanea presso l'Università di Bologna, intitolato "Identikit della Resistenza. I partigiani dell'Emilia Romagna" (casa editrice Clueb, 2011), presentato a Parma mercoledì 18 aprile al Circolo MatriaOff di Borgo S. Silvestro. I dati complessivi del parmense sono illustrati nell'articolo on-line di "la Repubblica Parma".

venerdì 20 aprile 2012

"Corte del recupero": mancano i soldi o il progetto?

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Non par vero all'opposizione vicina e lontana di poter cavalcare quello che un gruppo di castionesi ha contestato all'amministrazione. Veramente i castionesi i documenti li hanno più che letti, compulsati, annotando contraddizioni, refusi e carenze.

giovedì 19 aprile 2012

La recensione del settimanale "Il Risveglio"

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Recensione del direttore de "Il Risveglio", settimanale della Diocesi di Fidenza, Don Mario Fontanelli e pubblicato sullo stesso giornale nel numero in distribuzione oggi.






Luca Ponzi e il racconto di dieci delitti irrisolti con la stessa domanda: perché?

Quando un fidentino “torna” a casa in occasione di un evento che lo riguarda il Borgo si mobilita e riempie la sala come avviene nelle manifestazioni di grido. Così un Ridotto stracolmo (presenti anche il sindaco Mario Cantini e il giornalista parmigiano Luigi Alfieri) ha accolto venerdì 13 aprile il quaranteseienne Luca Ponzi (prima vice-caporedattore alla “Gazzetta di Parma” e ora giornalista alla Rai) per la presentazione del suo libro, edito da Mursia con il titolo “Mostri normali”. E proprio a questa “normalità” ha fatto riferimento l’autore all’inizio dell’incontro: “I delitti che ho raccontato nel libro hanno in comune il fatto che si sono verificati in una regione in cui una fine violenta non è consuetudine. 
Anzi,  fa ancora – come si dice in gergo – notizia. Andando al di là della semplice ricostruzione, si intuisce però quanto la terra abbia a che fare con queste vicende e con questo sangue.
Una terra piatta, martellata d’estate da un sole che spacca le zolle e nella stagione fredda avvolta dalla nebbia.
Gli assassini sono stati abili. Nessuno di loro è finito in galera: eppure non sembrano dei professionisti, gente avvezza al delitto. Li immagini come dei vicini di casa, apparentemente tranquilli. Ma se ti fermi a pensare, dopo aver annotato sul taccuino i nomi, le date e gli indirizzi, hai paura ad ammettere che forse quell’energia omicida è nascosta in ognuno di noi”.
Dieci delitti consumati in Emilia-Romagna e tutti irrisolti. Anzi, per la verità, in un caso (quello dell’assassinio di Massimiliano Iorio a Rimini) il colpevole è venuto alla luce quindici anni dopo il fatto. Ponzi ricostruisce le storie con la precisione del cronista di razza, capace di “catturare” l’attenzione del lettore e nello stesso tempo scrupoloso nel mettere tutte le tessere al loro posto per comporre il mosaico. E soprattutto lo fa senza pigiare il pedale del sensazionalismo né tanto meno ricorrere alle facili armi del “gossip” a cui purtroppo la televisione ci ha abituato da Cogne ad Avetrana. E che Ponzi ne sia immune lo confermano eloquentemente queste considerazioni poste in apertura del volume: “Sono tutti delitti senza colpevole, cadaveri senza giustizia.
Ma non è solo quello che manca, nella loro ricostruzione. Quello che balza agli occhi è l’assenza di un perché. Non c’è mai un buon motivo per ammazzare un essere umano. Però un motivo (quello che nel linguaggio giudiziario si chiama movente) si deve poter immaginare: altrimenti tutto diventa intollerabile”.
M.F.

Gazzetta di Modena del 18 aprile 2012

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 Ponzi racconta i mostri normali


    Sangue, soldi e sesso. Sono da sempre i tre ingredienti della cronaca nera che tocca i suoi massimi livelli quando di mezzo c'è un delitto , giusto condito da almeno due dei tre elementi che contribuiscono spesso a farne un giallo. Se così è per il lettore delle cronache nere, il delitto diventa intrigante, ma al tempo stesso appassionante. Per averne conferma basta guardare i successi di audience dei programmi in cui se ne parla. E proprio in tv, ma su la cronaca nera quotidiana, lavora Luca Ponzi, giornalista del Tg 1 che alla libreria "Feltrinelli" oggi alle 18 presenta il suo ultimo libro: "Mostri normali" con sottotitolo "storie di morti e altri misteri". In 170 pagine l'autore racconta quelli che la casa editrice Mursia ha condensato in una raccolta, regione per regione, ribattezzata "I gialli italiani irrisolti". Perché di "cold case", casi freddi, scrive Luca Ponzi in questo libro che ripercorre omicidi senza autore in Emilia-Romagna dal 1975 al 2000.

    Dieci casi emblematici in cui il lettore stesso finisce con l'immedesimarsi e ad appassionarsi. Come ad esempio, gli otto delitti di giovani tossicodipendenti prostitute per procurarsi i soldi della dose quotidiana, assassinate a Modena dal 1985 al 1995. La loro storia è stata inserita da Luca Ponzi nel suo "Mostri normali", facendo diventare di fatto non dieci, ma diciotto gli omicidi senza autore del suo libro. Un serial killer l'autore di questi otto omicidi, tanto da indurre la stampa locale a ribattezzare l'autore sconosciuto come il "mostro di Modena"? Forse non vi è nessun omicida seriale, ma siamo di fronte a otto casi irrisolti.Vale a dire otto assassini. Nelle 170 pagine di "Mostri normali" - titolo azzeccatissimo considerando che l'assassino potrebbe essere anche il nostro vicino di casa - Luca Ponzi racconta tra le altre le storie di Alessandra Sandri, una bambina bolognese di 11 anni, sparita nel nulla 37 anni fa; di don Amos Barigazzi, parroco nel reggiano, ucciso con una fucilata davanti alla sua canonica; di due famiglie sterminate in Romagna senza un movente. E infine l'ultimo "caso freddo" diventato "caldo" proprio mentre l'autore stava finendo di scrivere il suo libro: quello di un ragazzo di Rimini ucciso insieme ai suoi pesciolini rossi. L'assassino è stato arrestato 15 anni di distanza dal delitto. Una dimostrazione che se qualcuno avesse la volontà di farlo, molti di questi omicidi ancora in cerca di autore, potrebbero trovarlo.
    Pier Luigi Salinaro
    18 aprile 2012

    67mo anniversario della Battaglia di Fornovo

    2 commenti:


    I combattimenti che vanno sotto il nome di “Sacca di Fornovo” sono senza dubbio l’episodio militare di maggior rilievo delle giornate 24-30 aprile 1945 nella nostra provincia.
    Al termine della sacca concorsero in misura decisiva la truppe del Corpo di Spedizione Brasiliano (F.E.B) comandate dal Mar. Mascarenhas des Moraes. I combattimenti che si svolsero dal 26 al 30 aprile si conclusero con la resa di tutte le forze chiuse nella sacca . Rimandiamo al resoconto del Mar. Mascarenhas i momenti di queste operazioni e della loro conclusione.

    mercoledì 18 aprile 2012

    La prossima presentazione è a Reggio Emilia

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    Venerdì 25 maggio - Reggio Emilia
    Ore 18,00
    Luca Ponzi
    Mostri normali. Storie di morte e altri misteri
    Libreria All'Arco
    Via Emilia S. Stefano, 3/d
    Interviene: Stefania Bondavalli, Telereggio

    Piazza Duomo, la piazza alla ricerca di se stessa.

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    Per i fidentini ed i visitatori c'è solo la facciata del duomo in questa piazza che nei secoli ha conteso a quella del comune la prima posizione in fatto di importanza. I cambiamenti nella viabilità cittadina, inevitabili con l'avvento dell'automobile, hanno finito per marginalizzarla, la scelta urbanistica di isolare il duomo, relegandolo a monumento, ha creato "zone brutte", inguardabili, l'invecchiamento di edifici e persone hanno fatto il resto. La  piazza ha tuttavia conservato la sua pianta triangolare irregolare anche se è stata malamente manomessa verso piazza Grandi. Da una decina di anni davanti alla cattedrale gravano le impalcature del costruendo nuovo palazzo che prenderà il posto dell'ex Palazzo Bellotti demolito. 

    martedì 17 aprile 2012

    L'affresco ritrovato

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    Matera 13 aprile 1962/2012: l'affresco ritrovato


    E' stato recuperato in Germania uno degli affreschi rubati a Matera da Rudolf Kubesch nel 1961-62 e dato per distrutto. Il ritrovamento è stato effettuato da Friedrich Sernetz e Francesco Foschino, che da oltre un anno stavano effettuando ricerche storiche e indagini sul lontano episodio.
    Da: MrHyperbros| Inserito il 15/04/2012 alle 10:58

    Post ripreso dal sito Lucania-Attiva-e-Democratica



    "Mostri normali" a "èTG Modena" il 17 aprile 2012

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    Presentazione a Modena

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    Mercoledì 18 aprile alle 18
    alla Feltrinelli in centro a Modena


    La recensione sul Carlino Modena di oggi

    Il giornalista Luca Ponzi presenta il suo libro ‘Mostri normali


    Per risolvere il giallo di una morte violenta bisogna partire dalla vita.
    Sono undici le vite raccontate dal giornalista parmense Luca Ponzi nel suo primo libro ‘Mostri normali. Storie di morte e di altri misteri’ (Mursia), che sarà presentato mercoledì alle 18 alla Feltrinelli in centro a Modena.
    Undici vite stroncate dalla mano di uno o più assassini mai scoperti (meno uno), che ancora oggi ci vivono accanto con il loro terribile segreto. Dieci delitti irrisolti, tutti avvenuti in Emilia Romagna tra il 1975 e i primi anni del 2000.
    Se poche sono le esistenze straordinarie, nessuna è del tutto banale.
    E nelle storie raccontate da Ponzi, da sempre cronista di nera prima per la Gazzetta di Parma e ora per la Rai, ci sono le persone comuni che, loro malgrado, sono finite in prima pagina: le vittime, con i loro segreti; genitori e figli che ancora non sanno perché i loro cari sono stati uccisi; testimoni che mai avrebbero pensato di imbattersi in un omicidio. E ancora carabinieri e poliziotti di provincia, magistrati con la memoria lunga che, oggi a distanza di anni, ogni tanto rispolverano i casi rimasti senza colpevole cercando un indizio nuovo, affidandosi a tecniche scientifiche più evolute, o semplicemente sognando che prima o poi il colpevole confessi.
    E poi loro, gli assassini, quei ‘mostri normali’ mai scoperti e mai condannati, spesso per «indagini fatte male, false piste o convinzioni fuorvianti», come dice l’autore. Un capitolo è dedicato alla serie di omicidi, tutti irrisolti, di una decina di prostitute uccise nell’arco di dieci anni nel Modenese: un rompicapo per gli investigatori, fatto di indagini chiuse e aperte più volte, e l’atroce dubbio che possa esistere tra noi, ancora,un serial killer. Nella carrellata di morti misteriose,ci sono anche le storie di Alessandra Sandri, bambina bolognese sparita nel nulla a 11 anni; di don Amos Barigazzi, parroco di Montericco (nel Reggiano) ucciso con una fucilata davanti alla canonica; di due famiglie sterminate in Romagna senza un perché.
    E poi l’unico delitto risolto, proprio mentre Ponzi stava finendo di scrivere il libro: è quello di un ragazzo di Rimini ucciso insieme ai suoi pesciolini rossi.
    L’assassino è stato arrestato pochi mesi fa.
    Una boccata d’ossigeno, che dà spazio alla speranza di poter dare un volto anche agli altri assassini, troppo ‘normali’ per essere scoperti.
    Valentina Beltrame



    "Mostri normali" la presentazione a Parma

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    Il filmato riprende una parte della presentazione, avvenuta il 25 marzo, del libro a Parma presso la libreria Feltrinelli. Con l'autore è Luca Gianferrari caporedattore della Rai Emilia Romagna.

    lunedì 16 aprile 2012

    Rassegna stampa

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    Rassegna stampa


    Il mostro che si è mangiato il distributore

    4 commenti:
    Perfetto esempio di architettura razionale del ventennio il distributore
    è stato demolito per lasciar posto ad un "ecomostro" .

    Sono ormai passati dieci anni da quando la follia urbanistica di Fidenza ha preso di mira quest'angolo della città. Risalgono infatti al  2002 le delibere che, dando attuazione agli immancabili accordi presi in altre e più riservate stanze, il Consiglio Comunale ha dato via libera al saccheggio dell'area, strategicamente importante dal punto di vista urbanistico, denominata ex-Esso.

    domenica 15 aprile 2012

    Quartiere Europa: imputato alzatevi! Anzi, stai al tuo posto

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    Il filmato di pochi secondi sintetizza le due o tre ore del dibattito consiliare che aveva per oggetto l'affossamento del progetto iniziale del quartiere Europa, concepito da amministratori e tecnici ambiziosi ed, oggi, verrebbe da dire  impreparati. Nel filmato oltre alle espressioni facciali si vede come e da chi l'emendamento finale, utile a rabbonire l'opposizione, è stata corretto e validato e quindi inserito nella delibera. Di fatto con questa correzione si è stabilito che il Consiglio Comunale avrebbe avuto un'altra occasione per tornare sull'argomento entro il 2013, prima del bando per la ricerca di gestore della centrale di teleriscaldamento. 

    sabato 14 aprile 2012

    Oltre la ferrovia: realizzazioni, progetti e amenità varie

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    Lasciata la fontana di Tedeschi e sceso dalla scalinata di Porcelllini al verde m'infilo nel tunnel e ne esco dall'altra parte. Girando a sinistra mi trovo nell'area dove fervono i lavori per la nuova viabilità. Tempo pochi mesi e l'ormai annoso problema di raggiungere lo svincolo intermedio della tangenziale sarà risolto.  
    Un ulteriore tassello si aggiunge alla viabilità cittadina creata e ricreata di volta in volta senza un piano complessivo per cui, ad errore, si ripara con altro errore, per poi ricominciare. L'urbanistica non è  per gli architetti e nemmeno per i politici, figurarsi quando le due figure si confondono.
    Aiutiamoci ora con le immagini.

    "Mostri normali" a Fidenza: parla l'autore

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    "Mostri normali" a Fidenza

    1 commento:




    Luigi Alfieri, giornalista, e Mario Cantini, Sindaco, presentano l'ultimo lavoro di Luca Ponzi nella sala del Ridotto del Teatro Magnani di Fidenza il 13 aprile 2012.  



    Mario Cantini e Luigi Alfieri presentano il libro "Mostri normali" a Fidenza

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    Gli ingredienti c'erano tutti per il successo della presentazione del libro "Mostri normali" di oggi a Fidenza: l'ambientazione scenica del Ridotto del Teatro Magnani, i presentatori Mario Cantini, altrimenti conosciuto come il Sindaco di Fidenza, Luigi Alfieri, giornalista e caposervizio della Gazzetta di Parma, l'autore Luca Ponzi e un pubblico dentro e fuori il ridotto, in piedi o seduto. L'acustica del Ridotto non permette una facile ripresa del parlato per videocamere amatoriali, ma cercheremo di proporre il filmato di alcuni momenti dell'incontro. Per ora ci limitiamo agli applausi ed ad un resoconto fotografico.