venerdì 31 maggio 2013

LA 67ª Festa dell Repubblica

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FIDENZA CELEBRA LA 67ª FESTA DELLA REPUBBLICA

Sesto evento per "Zani 90 verso i 100"

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IL GIORNALISTA RAI LUCA PONZI ALLA ZANI 
 I segreti del giornalismo non sono più segreti per i ragazzi di 2^H e 2^E, che hanno incontrato, con le docenti Dallospedale e Lanzi, sabato 4 maggio, Luca Ponzi, inviato RAI e nostro concittadino. ha spiegato che il lavoro del giornalista e' molto faticoso da diversi punti di vista, perché si può essere chiamati in ogni momento e, di conseguenza, spesso non si riesce a vivere con la famiglia nemmeno le occasioni importanti. 
 Quando si parte per un servizio, inoltre, bisogna avere sempre con sé l’indispensabile per rimanere fuori casa, perché può capitare di non rientrare per alcuni giorni (è stato il caso, ad esempio, del recente terremoto in Emilia Romagna, che lo ha trattenuto, come inviato, per diverso tempo sui luoghi della tragedia). 
 Con molta disinvoltura, Ponzi ha anche parlato degli aspetti più pericolosi della sua attività, come le minacce da parte dei malavitosi e dei mafiosi, o il crollo improvviso, dietro alle sue spalle, durante le riprese, di un edificio gravemente lesionato dal terremoto, “evento” andato così in onda in diretta. 
 Il giornalista si è messo poi “a disposizione” della scuola, rispondendo alle domande dei ragazzi. 
 La lezione di giornalismo ha toccato vari argomenti, da quelli più tecnici, come le cinque w, a quelli più etici, come la ricerca della notizia, che va sempre verificata alla fonte. Non è, infatti, professionalmente etico pubblicare notizie, che poi risultino infondate, o approfittare della sofferenza altrui solo per vendere, come è bene ricordarsi che non si ha il diritto di ferire le persone, nemmeno i “cattivi”. Non è nemmeno mancato un ricordo del ‘maestro’, Baldassarre Molossi, storico direttore della Gazzetta di Parma, che ha insegnato a Ponzi che un bravo giornalista deve scrivere in modo “da essere compreso dal più umile cittadino, ma non deriso dai professori universitari”.  Dopo qualche accenno sulle agenzie di stampa, come l’ANSA, Luca Ponzi ha parlato del percorso che lo ha portato alla RAI passando prima (giovane principiante) dal settimanale locale “Il Risveglio” alla Gazzetta di Parma e poi ha accennato dell’evoluzione della tecnologia, che ha facilitato il lavoro. 
Grazie ai cellulari e ad internet, infatti, non è più necessario, all’inviato, partire con una tasca di gettoni telefonici per comunicare le notizie in redazione. 
Un caloroso applauso ha concluso l’incontro, il sesto degli eventi “Zani ’90 verso i 100”.



giovedì 30 maggio 2013

Un dipinto di Amos Nattini ricostruisce uno degli avvenimenti più celebrati del medioevo fidentino

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Con questo suggestivo dipinto del 1961, appartenente al Comune di Fidenza, il pittore Amos Nattini (1894-1985) immagina idealmente l’antica chiesa di San Giovanni, allorché il 30 giugno 1195 accolse i rettori della Lega lombarda, riuniti a Borgo San Donnino per confermare il giuramento di fedeltà ai patti di Costanza. L’avvenimento, impropriamente riferito dagli storici locali come il secondo giuramento di Pontida ( da cui la dedicazione dell’omonima piazza), è ricostruito dal celebre battaglista e illustratore della Divina Commedia con ricchezza di particolari. Vediamo così i vessilliferi con le variopinte insegne dei comuni, i cavalieri con le lance e i loro focosi destrieri, il popolo minuto e, sullo sfondo, la chiesa di San Giovanni pensata col tetto a capanna, il campanile e la facciata ornata di bifore, archetti pensili e protiro, secondo gli schemi propri del romanico lombardo. Solo alcune case sparse, poco più che capanne, completano questa fantastica rappresentazione del medioevo fidentino, pubblicata da M. Bonatti Bacchini insieme al suo pendant raffigurante il passaggio da Borgo di Federico II dopo la sconfitta di Vittoria: probabilmente due bozzetti preparatori per un’opera di più ampio respiro, mai realizzata.
Sulle lontane origini della chiesa di San Giovanni, andata completamente distrutta nel corso del XIX secolo, fanno luce gli studi recenti di Umberto Primo Censi e Gianandrea Allegri (“Notte e alba di una Cattedrale”, 2012) che la collocano tra le chiese di ascendenza pallaviciniana, insieme a San Pietro (l’attuale parrocchiale) e a San Dalmazio (scomparsa nel sec. XVI). Di essa già si parla nell’atto di fondazione dell’abbazia di Castione (1033) ma la sua plurisecolare vicenda è legata soprattutto all’annesso monastero benedettino, fondato intorno al 1126 da Oberto Pallavicino e di cui fu prima badessa la figlia Martina.
Sorto nei pressi del nucleo altomedievale (“ iuxta castrum”), e solo successivamente inglobato all’interno delle mura della città, il complesso monastico ( dedicato in realtà ai due Giovanni, il Battista e l’evangelista) si estendeva su gran parte dell’area che coincide attualmente con le piazze Verdi e Matteotti. La sua importanza è testimoniata da alcuni documenti del XII secolo, tra cui una pergamena del 1179, dalla quale si deduce che al suo interno vi era stato provvisoriamente custodito il corpo di San Donnino mentre fervevano i lavori di rifacimento della chiesa del santo patrono: “…monasterium sancti Johannis de Burgo, ubi corpus sancti Domnini humatum quiescit…”.
Per quanto riguarda la forma architettonica della chiesa, vagamente definita da Vincenzo Plateretti nel 1802 come “antica gotica e dunque imperfetta, e cattiva in tutto”, non possediamo testimonianze dirette. E’ possibile saperne qualcosa in più solo scorrendo le planimetrie ottocentesche, custodite presso l’Archivio di Stato di Parma e l’Archivio della Curia Vescovile di Fidenza.
Da questi disegni emerge infatti un tipico impianto benedettino-cistercense a tre navate scandite da colonne o pilastri a sezione circolare. Il presbiterio e il coro assegnati alla clausura (“chiesa interna delle monache”), sono separati rispetto allo spazio riservato ai fedeli ( la“chiesa esterna” per le funzioni parrocchiali esercitate fino al 1780), e terminano con un’abside rettangolare, affiancata da due cappelle. A livello del coro, allineate col transetto di destra, sono riconoscibili la porta comunicante con il chiostro e la sala capitolare e le scale che conducono al dormitorio mentre la porta che si apre sulla parete a nord del transetto, coincide probabilmente con il cosiddetto “paradiso”, la “porta dei morti” che conduceva al cimitero monastico, situato dietro l’abside della chiesa e di cui è stata trovata traccia negli anni Settanta nel corso di lavori di scavo al centro dei giardini di Piazza Matteotti.
Tra le trasformazioni e le aggiunte più rilevanti apportate nel corso dei secoli, è da segnalare l’adiacente oratorio pubblico di San Gerolamo eretto intorno alla metà del XVI secolo sotto il patronato degli Antini. Da questo piccolo oratorio che si affacciava sul vicolo omonimo proviene la seicentesca Madonna di san Girolamo, l’ ammirevole copia correggesca ora conservata in Cattedrale presso la cappella del Battistero.
Un altare dedicato a san Mauro era invece addossato alla parete opposta, nella navata di destra. Ad esso apparteneva, come confermano le indagini archivistiche di Angela Leandri, la pala attribuita a Clemente Ruta (1668-1767), raffigurante un miracolo dello stesso santo, esistente presso la chiesa di San Pietro, a lato del santuario.
Dalle preziose e in gran parte inedite mappe ottocentesche, spuntano altri dati molto interessanti, specialmente per quanto riguarda l’assetto interno del monastero femminile, prima di allora inaccessibile in quanto soggetto a rigorosa clausura. Ci riferiamo in particolare a un rilievo redatto nel 1829, vent’anni dopo l’allontanamento forzato delle monache, imposto dall’amministrazione napoleonica. Il documento, segnato come “Pianta del monastero di S. Giovanni di Borgo San Donnino” e controfirmato dal podestà Ugolotti Manarini, è conservato in copia presso l’Archivio di Stato di Parma, dove mi è stato gentilmente segnalato dall’architetto Angelo Pattini.
La prima osservazione che salta all’occhio, è la perfetta struttura quadrangolare del chiostro principale, con il lato settentrionale congiunto alla navata destra della chiesa. L’impianto, che nelle proporzioni e nella organizzazione degli spazi ricalca fedelmente gli schemi tradizionali dell’ordine di San Benedetto, coincide con ogni probabilità con il nucleo originario, sorto come si è detto agli inizi del XII secolo. Intorno al chiostro, con il pozzo al centro del cortile, vediamo affacciarsi i locali più importanti che per secoli hanno scandito la vita delle religiose: il refettorio, la cucina e forse il calefactorium, situati, come sempre, nell’ala a mezzogiorno, ove una piccola nicchia indica la presenza del lavabo per le abluzioni delle monache. Facilmente riconoscibile, nell’ala orientale , in comunicazione diretta con il coro della chiesa, è pure l’aula capitolare, sovrastata dal dormitorio, come conferma un rilievo in scala 1:250 del piano secondo eseguito dal Genio Militare di Piacenza verso al fine del secolo.
Sul lato occidentale del chiostro, che si affacciava su un’ampia corte porticata, una sorta di grande e asimmetrico chiostro d’ingresso, la portineria appare protetta da un piccolo avancorpo; altri locali sono invece assegnabili alla dispensa, alla foresteria e forse anche alla farmacia del ricco monastero, la cui esistenza è comprovata da numerosi libri mastri del 1600 e 1700, conservati all’Archivio di Stato, che come scrive Mario Calidoni (Monasteri, 2008) ”offrono un’immagine interessante della cura delle monache per erbe e medicamenti prodotti per l’interno e l’esterno del convento”.

La trasformazione ottocentesca dell’ex monastero pallaviciniano in caserma e in altri usi profani ( gli interventi riguardano anche l’ampio orto-giardino diventato sede del mercato del bestiame e poi parco pubblico) è documentata da numerose fotografie e cartoline d’epoca, mentre non conosciamo, o mancano del tutto, le immagini del chiostro medioevale: l’unica veduta rimasta riguarda purtroppo la sua demolizione avvenuta nel 1936 per far posto alla nascente Casa del Fascio. Si tratta ancora di un dipinto: un inedito quadretto ad olio del pittore fidentino Ettore Ponzi (1908-1992), che si sofferma sugli effetti distruttivi del piccone demolitore, quasi un anticipo delle struggenti immagini di rovine da lui dipinte negli anni del dopoguerra.

Prof. Guglielmo Ponzi

ILLUSTRAZIONI:
1) - Amos Nattini (Genova 1894-Collecchio 1985)
“30 luglio 1195 in Borgo San Donnino la seconda Pontida.
Olio su tavola , 33x90.
Fidenza – Palazzo Municipale.
2) - Angelo Riccardi (Borgo San Donnino (sec. XIX)
Rilievo planimetrico della chiesa e di una parte del monastero benedettino di S. Giovanni
Battista e Evangelista.
Fidenza – Archivio Curia Vescovile
3) - Ettore Ponzi (Fidenza 1908-1992)
Senza titolo (demolizione del monastero di San Giovanni)
Olio su cartone 20x30.
Fidenza-Collezione privata.

Articolo pubblicato dal settimanale diocesano di Fidenza "il Risveglio" venerdì, 24 maggio 2013


mercoledì 29 maggio 2013

La petizione salverà Cabriolo?

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Il recente e, nel contempo, tardivo interesse suscitato dalla delibera che conferma l'urbanizzazione di un'area localizzata all'inizio della strada privata che porta alla collina di Cabriolo. Il luogo è meglio conosciuto come il viale dei gelsi a motivo delle piante che si sviluppano sui due lati del viale stesso. 

Fidenza tra politica e chiacchiere

2 commenti:
Pubblicato il 28 maggio sul blog Nave Corsara
Pubblicato il 29 maggio sul blog Nave Corsara
"... allibiti leggiamo e costernati pubblichiamo" così esordisce un post del 28 maggio, prontamente rimosso, pubblicato sul blog locale Nave Corsara e riproposto il giorno successivo emendato della presentazione.

martedì 28 maggio 2013

La Giunta incontra i cittadini

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Pubblica illuminazione e verde pubblico nell'agenda del prossimo incontro tra Giunta e città al Ridotto del teatro. All'ordine del giorno anche i lavori pubblici avviati e che s'intende avviare in questo ultimo anno di mandato dell'attuale amministrazione. Sono trascorsi due mesi dall'ultimo incontro e nel frattempo è stato dato il via alla rotatoria di Via Berzieri e alla costruzione del fabbricato di via Porro (vedi immagine sotto), non sono iniziati invece i lavori di costruzione del nuovo Solari di Via Crocerossa che sembravano imminenti, in questo caso il nodo critico sono i finanziamenti da privati ed enti, in questo progetto si gioca probabilmente la credibilità della presente amministrazione.  

Stili di vita

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A Stili di vita, trasmissione in onda su Rtv38, la Tv della Toscana, lunedì 27 maggio si è parlato di Cibo criminale.
La puntata prende il titolo dal libro di Luca Ponzi, giornalista della TGR (RAI) dell'Emilia, che insieme alla collega del Sole 24, Mara Monti, ha recuperato e passato in rassegna i più importanti scandali alimentari degli ultimi anni - dalle mozzarelle blu, al prosciutto "mafioso", passando per il finto olio extravergine toscano - nel volume "Cibo criminale", appena pubblicato da NewtonCompton. Nella trasmissione si è il punto della situazione e cercando di fornire suggerimenti utili per continuare a mangiare cibo sano e buono per la nostra salute, grazie ai contributi di:
Luca Ponzi, giornalista
Fedele Verzola, Comandante Nas Firenze
Monica Galli, esperta merceologia
Rosella Rocchi, Unicoop Firenze

lunedì 27 maggio 2013

L'inchiesta "Pomodoro rosso Camorra"

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Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana

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Un libro inchiesta sulle falsificazioni del Made in Italy gestite dalle mafie

Una criminalità organizzata abilissima tanto che -come scrive il libro- “per finanziarsi è riuscita a fare incetta degli aiuti comunitari: per anni nomi di spicco di mafiosi e camorristi hanno incassato i finanziamenti all’agricoltura stanziati da Bruxelles, nonostante non ne avessero diritto”. Riproduciamo l' Introduzione del volume
Un ottimo libro che fotografa con grande meticolosità e precisione tutto il mondo delle frodi e delle sofisticazioni alimentari. Un libro inchiesta sulle tante falsificazioni del Made in Italy gestite dalla criminalità e dalle mafie con un titolo eloquente: “Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana”.

Basta leggere l'introduzione per capire il valore documentaristico del libro scritto da due valenti giornalisti della carta stampata e della Tv, Mara Monti del quotidiano Il Sole 24Ore, e Luca Ponzi, della sede Rai dell'Emilia Romagna.

Nel forziere dell'agropirata ce n'è per tutti i gusti e il libro ne evidenzia molti aspetti: riciclo di formaggi scaduti provenienti dall’Asia e dai Paesi dell’Est; Mozzarella di bufala ricavata da cagliate provenienti dalla Germania; concentrato di pomodoro spacciato come italiano ma ottenuto allungando passata cinese; prosciutti di Parma contraffatti; formaggi confezionati con scarti avariati e quindi dannosi per la salute; olio proveniente da olive tutt'altro che nostrane.

Molti dei prodotti simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, che ogni giorno vengono venduti in tutto il mondo, sono il nuovo business di mafia, camorra e 'ndrangheta.

Il ruolo della criminalità

Una criminalità organizzata abilissima tanto che -come scrive il libro- “per finanziarsi è riuscita a fare incetta degli aiuti comunitari: per anni nomi di spicco di mafiosi e camorristi hanno incassato i finanziamenti all’agricoltura stanziati da Bruxelles, nonostante non ne avessero diritto”.

A questo proposito, il volume richiama il tema dell'agromafia, un fenomeno in crescita, “come dimostrano le stime dell'Eurispes: 12,5 miliardi di euro di fatturato all'anno, mentre le falsificazioni del marchio italiano nel mondo producono un danno per 60 miliardi di euro”.

La presenza della criminalità organizzata lo spiega bene il libro riportando le parole pronunciate da Pietro Grasso, oggi Presidente del Senato e allora procuratore nazionale antimafia che ai parlamentari della Commissione sulla contraffazione aveva detto con chiarezza: «Oggi, sotto il profilo dell’agroalimentare -ha affermato Grasso-, a parte gli aumenti dei costi e il fatto che gli alimenti sono di una qualità inferiore rispetto a ciò che ci si aspetta, è come se ogni italiano avesse aggiunto un posto a tavola per la criminalità organizzata: c’è un criminale che oggi sta seduto attorno a noi e che gode del fatto che, dovendo noi consumare dei pasti, paghiamo una parte di denaro in più rispetto a quanto dovremmo, a fronte di una qualità inferiore».

Un ampia parte del libro è dedicata alla “mafia dei prosciutti” dove si documenta, con una avvincente cronaca da “libro giallo”, di un delitto commesso nelle campagne reggiane per fare grandi affari con il Re dei prosciutti.

Un libro di sicura efficacia e utilità quindi, non solo per gli operatori del settore ma per tutti i cittadini che vogliono informarsi su una importante “partita criminale”, forse e purtroppo destinato ad ampliarsi come si evince da queste chiare righe apparse nel libro: “Una partita che i boss stanno giocando da una posizione di privilegio: la crisi ha indebolito l’economia, le banche si sono ritagliate un ruolo marginale puntando alla conservazione e strozzando le imprese. Il sistema è affamato di denaro: la mafia ne ha tanto e lo sa investire. Lo fa anche comprando terreni agricoli, che rappresentano il 20% dei beni immobili confiscati”.

Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana di Mara Monti e Luca Ponzi

Prezzo di copertina € 9,90 Editore: Newton Compton (collana Controcorrente)



Riproduciamo, qui sotto, parte dell' Introduzione

La carne di cavallo nelle lasagne alla bolognese e nel ragù delle confezioni di pasta fresca, fino all’ipotesi più inquietante della carne di cane utilizzata per la preparazione dei cibi. Batteri coliformi solitamente presenti nelle feci scoperti in Cina nelle torte al cioccolato dell’Ikea, tranci di carne scaduta da otto anni trovati nei congelatori di un grossista di Milano. Nei primi mesi del 2013 i consumatori si sono dovuti improvvisamente rendere conto di non sapere che cosa stanno mangiando.

Normali truffe, qualcuno che voleva liberarsi di carne macinata in eccesso che il mercato non riusciva ad assorbire, qualcun altro che si è accontentato di materia prima poco costosa, senza verificare se fosse contaminata. Invece sono l’esempio di quello che sta accadendo in tempi di globalizzazione.

Un tema che interessa particolarmente l’Italia: da sempre il cibo è un vanto per il nostro Paese, che si è però scoperto fragile e sottoposto ad attacchi concentrici. Da una parte, la grande distribuzione controlla il mercato al dettaglio, determinando i prezzi e di conseguenza gestendo la sopravvivenza dell’intera filiera. Dall’altra, molti commensali famelici vorrebbero spartirsi una torta che vale un giro d’affari di 154 miliardi di euro, pari al 10% del prodotto interno lordo.

Questo libro raccoglie alcuni casi di attentati al made in Italy. Come il prosciutto di Parma, apprezzato in tutto il mondo, ma importato dall’estero e trasformato in prodotto locale falsificando il marchio di provenienza. Per nascondere la truffa, un macellaio tunisino che ricattava i suoi capi è stato ucciso. Le mani rapaci del clan dei Casalesi si sono allungate sulla famosa mozzarella di bufala campana, consumata perfino in Giappone, inquinata dalle cagliate tedesche spedite in gran quantità in Italia.

E' gestito dalla camorra anche il riciclo dei formaggi scaduti provenienti dall’Asia e dai Paesi dell’Est e destinati a diventare false eccellenze del made in Italy. E poi i pomodorini Pachino che arrivano dal Nordafrica e vengono spacciati come siciliani, così come il triplo concentrato acquistato in Cina per essere inscatolato come prezioso concentrato originario dell’Agro nocerino-sarnese, la patria del San Marzano: per la prima volta è stato stabilito che non basta allungare con un po’ d’acqua la passata cinese per poterla marchiare come made in Italy. La casistica annovera anche l’olio spremuto in Grecia, Spagna e Tunisia ed etichettato come prodotto nostrano: alle porte di Siena è stata scoperta la “lavanderia” dell’olio venduto come extravergine senza averne le caratteristiche.

La criminalità organizzata è abile e per finanziarsi è riuscita a fare incetta degli aiuti comunitari: per anni nomi di spicco di mafiosi e camorristi hanno incassato i finanziamenti all’agricoltura stanziati da Bruxelles, nonostante non ne avessero diritto. Una serie di situazioni diverse, lungo tutto lo Stivale, caratterizzate da una differente presenza delle grandi organizzazioni criminali, che aiutano a comprendere i rischi che affrontiamo ogni volta che mettiamo qualcosa nel piatto.

Pochi controlli, risorse limitate per contrastare le frodi, sanzioni risibili: che cosa succederebbe se anche in Italia si potesse ricorrere alla class action? Negli Stati Uniti i consumatori hanno fatto causa alla casa produttrice della birra Budweiser perché scoperta a diluire la birra con l’acqua, «con etichette false quanto al contenuto di alcol dei suoi prodotti.

Le grandi società non devono mentire ai clienti. La gente deve ottenere informazioni affidabili sui prodotti che acquista»2: è questo il tono esplicito della denuncia con cui si chiede il risarcimento dei danni a tutti gli acquirenti di Budweiser nel corso degli ultimi cinque anni. Come potrebbe difendersi il made in Italy se anche nel nostro Paese si potesse utilizzare questa potente arma legale?

Apparenza italiana

Italian sounding: si definiscono così quei cibi che richiamano l’Italia, ma che in realtà italiani non sono. A livello mondiale il giro d’affari dell’Italian sounding «supera i 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009)3. Ciò significa che per ogni scatola di pelati veramente italiani ce ne sono tre la cui materia prima, pur avendo nomi come Vesuvio o Dolce vita, è stata coltivata all’estero. E così per la pasta, per l’olio, per i formaggi. Sarebbe sufficiente recuperare una quota del 6,5% dell’Italian sounding sul mercato estero per riportare in pareggio la bilancia commerciale dell’agroalimentare. Pomodori tunisini, prosciutti danesi, passate cinesi, olio spagnolo, funghi rumeni, formaggi dell’Est vengono importati, ripuliti e venduti come tipici. Negli Stati Uniti sono falsi mozzarelle e provoloni (il 97%), i sughi per la pasta, la quasi totalità del Parmigiano-Reggiano grattugiato (96%) senza contare che 1,6 milioni di quintali di latte e cagliate congelate provenienti dall’Europa dell’Est e dalla Germania giungono in oltre cinquanta aziende lattiero-casearie della Puglia.

Il giro d’affari dell’agromafia è stimato in 12,5 miliardi di euro all’anno, ma è difficile stabilire dove finisce il falsario, il produttore infedele e dove inizia la criminalità organizzata: «In questo senso, una delle figure più controverse è quella dei cosiddetti colletti bianchi che operano nel settore agroalimentare e che stanno acquisendo un ruolo strategico per le organizzazioni criminali inserite nel business delle agromafie e interessate soprattutto a spostare l’asse dell’illegalità verso una zona neutra, di confine, nella quale diviene sempre più difficile rintracciare il reato. Può accadere così che piccoli e grandi produttori di alimentari a marchio made in Italy, venduti sul nostro come in altri mercati, acquistino le materie prime all’estero, spesso in paesi in cui la qualità e le garanzie a tutela della salute del consumatore sono decisamente inferiori a quelle stabilite nel nostro»5. La denuncia parte dagli stessi agricoltori, ma non sono solo loro a pagare il conto salato delle infiltrazioni criminali: «Una mucca trattata con anabolizzanti arriva al macello con 100 chilogrammi in più rispetto a un capo di bestiame allevato nel rispetto della legge. Il sovrappeso garantisce all’atto della commercializzazione un utile netto di almeno 400 euro a capo». E noi mangiamo bistecche gonfie di ormoni.

A contribuire a indebolire il settore è la presenza della criminalità organizzata: Pietro Grasso, allora procuratore nazionale antimafia, lo ha spiegato con chiarezza ai parlamentari della Commissione sulla contraffazione: «Oggi, sotto il profilo dell’agroalimentare, a parte gli aumenti dei costi e il fatto che gli alimenti sono di una qualità inferiore rispetto a ciò che ci si aspetta, è come se ogni italiano avesse aggiunto un posto a tavola per la criminalità organizzata: c’è un criminale che oggi sta seduto attorno a noi e che gode del fatto che, dovendo noi consumare dei pasti, paghiamo una parte di denaro in più rispetto a quanto dovremmo, a fronte di una qualità inferiore»7. Le mafie si sono infiltrate in ogni attività economica e in tutto il territorio nazionale. Difficile stabilire con certezza il fatturato del “Mondo dei ladri”, ma secondo Eurispes è di circa 220 miliardi di euro all’anno, l’11% del prodotto interno lordo del Paese, mentre secondo l’ex procuratore Grasso, il riciclaggio muove 150 miliardi di euro.

Il problema dei mafiosi

«Fra venti, trent’anni, noi scompariremo nel mondo della legalità e godremo la nostra ricchezza senza paura. Quei due bambini che stiamo per battezzare oggi non dovranno mai commettere i nostri peccati e correre i nostri rischi»10. Sono le parole che lo scrittore Mario Puzo fa pronunciare a don Domenico Clericuzio all’inizio de L’ultimo padrino, il romanzo che racconta la modernizzazione della mafia italoamericana.

Far riemergere dagli inferi dello spaccio di droga, del traffico d’armi, dell’estorsioni e del commercio di uomini e donne 220 miliardi di euro ogni anno, solo in Italia, è il grande problema della criminalità organizzata.

Una partita che i boss stanno giocando da una posizione di privilegio: la crisi ha indebolito l’economia, le banche si sono ritagliate un ruolo marginale puntando alla conservazione e strozzando le imprese. Il sistema è affamato di denaro: la mafia ne ha tanto e lo sa investire. Lo fa anche comprando terreni agricoli, che rappresentano il 20% dei beni immobili confiscati.

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Due recensioni: Silvana Mazzocchi e Giuseppe Ceretti

"Cibo criminale", le maxitruffe che avvelenano la nostra tavola. Libro-inchiesta sul grande giro d'affari basato sui prodotti falsamente etichettati "made in Italy", sulle sofisticazioni alimentari e le manovre della criminalità organizzata per impossessarsi dei fondi comunitari di Silvana Mazzocchi (da La Repubblica)

Cibo criminale, abbiamo aggiunto un posto a tavola. Si è seduta la mafia di Giuseppe Ceretti (Sole 

"Il messaggio di Don Enrico Tincati e l'esperienza di "Casa di Lodesana"

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Questo articolo di Amedeo Tosi è qualcosa di più della cronaca dell'incontro di sabato 25 maggio tenutosi presso il Ridotto del Teatro Magnani per ricordare i 30 anni di Casa di Lodesana, incontro che ha visto la partecipazione di autorità religiose e civile. Associandomi all'amico Amedeo, che ha firmato l'articolo, ritengo che "quanto emerso sia bello e meritevole di essere ripreso e fatto conoscere il più possibile".
"Il Convegno ha avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione della nostra città la straordinaria ed eccezionale figura profetica di don Enrico Tincati"
“Questa grande invenzione di Lodesana, questo miracolo, è stato il frutto di persone straordinarie, della loro grande fede, del loro carisma, di questo popolo e di questa terra. Adesso abbiamo bisogno che quello che è successo allora accada anche ora. Questo è il messaggio che nasce dalla giornata di oggi”.
Con queste parole il vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza ha concluso la straordinaria mattina che sotto il titolo “Il filo della storia 1983 – 2013”, ha raccontato la storia della casa di Lodesana e di un grande progetto che ha donato 30 anni di bene e di accoglienza a tantissime persone bisognose di essere curate, capite e valorizzate; in una parola: amate!
Per questo l’insegnamento forse più bello di don Enrico Tincati appare oggi non solo quanto mai vero, ma per i bisogni di oggi, come ha sottolineato il Vescovo profetico: “Se non credi ai miracoli non sei realista!”.

domenica 26 maggio 2013

Il ritorno di Spiazza Fidenza con ospiti illustri dello scenario politico locale

2 commenti:
Non più l'anonimato ma nomi e cognomi a tutto tondo, manca solo, come allora, il nome del regista ma, a questo punto, a che serve? C'è Facebook.
Il tema della discussione è quello lanciato dal primo interlocutore che logicamente sceglie l'argomento a lui più congeniale, i commenti sono a seguire e visto l'argomento altri si aggiungeranno.



Giuseppe Pantano ha pubblicato qualcosa sulla La Bacheca Politica Fidentina
Venerdì nei pressi di Borgo Panigale, Emilia-Romagna tramite cellulare
Secondo me c'è qualcuno a Fidenza che si sta cagando addosso
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A Francesca Gambarini, Lupo Barral e altri 2 piace questo elemento.

venerdì 24 maggio 2013

"Cibo Criminale": ecco il nuovo business della camorra

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NAPOLI - Si intitola “Cibo Criminale” il libro di Mara Monti e Luca Ponzi che è stato presentato dalla Coldiretti ieri pomeriggio presso la chiesa di Pietrasanta. Un tema molto delicato ed attuale quello che viene trattato, dati e testimonianze alla mano, che riguarda la questione dell’ agromafia , ovvero la contraffazione di prodotti alimentari da parte di mafia e camorra, destinati al consumo nazionale ed estero. In questo modo formaggi, passate di pomodoro, olio e persino la mozzarella di bufala, l’oro bianco della Campania, derivano da scarti avariati o produzioni cinesi e vengono spacciati per made in Italy. E ovviamente ciò comporta un guadagno spropositato per le associazioni criminali, di circa 60 miliardi di euro. Un grande, ennesimo schiaffo per la cultura italiana e meridionale, che vede falsificato il tesoro della dieta mediterranea, famosa in tutto il mondo. Un pericolo, oltretutto, per la salute di tutti. 

'Cibo criminale' casi e dati sull'agromafia.

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Pubblicato in data 21 maggio 2013


In un libro di Mara Monti e Luca Ponzi 'Cibo criminale' 

casi e dati sull'agromafia.

Napoli - Cibo criminale

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Pubblicato in data 22 maggio 2013 da 


http://www.pupia.tv - Napoli - Cibo criminale (22.05.13)


Napoli - Cibo criminale (22.05.13)

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Pubblicato in data 22 maggio 2013 da 


http://www.pupia.tv - Napoli - Cibo criminale (22.05.13)

giovedì 23 maggio 2013

“Il filo della storia”: il 30° della Casa di Lodesana di Fidenza

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“Il filo della storia”: il 30° della Casa di Lodesana
nel ricordo grato e riconoscente di don Enrico

La nostra società sempre più veloce ed iperattiva al punto da essere stata definita la “società dell’accelerazione” Rischia così di perdere la memoria e tutti rischiamo di essere “smemorati”, angosciati e in parte paralizzati dal problema dell’oggi, che diventa assoluto, proprio perché privo di quei riferimenti storici che ne costituiscono l’identità.

Concordato preventivo UNIECO: concessa proroga di 60 giorni

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venerdì 17 maggio 2013 11:00
L'azienda ha tempo fino a luglio per presentare proposta, piano e documenti per risarcire i creditori

Bicentenario Verdiano: Bernazzoli risponde a Pedroni

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Con questa lettera il Presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli risponde all'interrogazione del Consigliere provinciale Manfredo Pedroni che aveva espresso alcune perplessità circa le iniziative della Regione per la ricorrenza del bicentenario Verdiano. Per maggiori dettagli sui contenuti dell'interrogazione di Pedroni rinvio al post "Il sito del bicentenario verdiano snobba i luoghi verdiani"

mercoledì 22 maggio 2013

Furti sacrileghi e chierichetto blasfemo

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In un articolo del settimanale "il Risveglio", in distribuzione, vengono dati i dettagli dei recenti furti nelle chiese della diocesi di Fidenza. Questa volta, a pochi giorni dal furto delle due tele rubate nella chiesa di Siccomonte, è stata presa di mira la chiesa dedicata alla Beata Vergine delle Grazie di Montemanulo ubicata nella zona di Pieve Cusignano. A Montemanulo è stato asportato un calice in stile ‘800 ed i ladri hanno completato l’opera portando via anche le offerte delle candele votive. In tutto un bottino di 500 euro. In ambedue i casi molto probabilmente si è trattato di furti su commissione, chi ruba oggetti sacri sa già dove smerciarli.

Coldiretti Campania

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Un giro di affari che supera i 60 miliardi di euro e che mette in ginocchio i prodotti 'made in Italy'. Una situazione preoccupante quella fotografata nel libro "Cibo Criminale" presentato a Napoli da Coldiretti. Il volume di Mara Monti e Luca Ponzi edito dalla Newton&compton mette in evidenza le maxi truffe che quotidianamente rischiano di finire sulle tavole degli italiani. Basti pensare che per ogni prodotto nostrano ci sono in commercio almeno altri tre che di italiano hanno solo il nome. 

martedì 21 maggio 2013

Napoli - "Cibo criminale": la Gomorra dell'agroalimentare

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NAPOLI. Un giro di affari che supera i 60 miliardi di euro e che mette in ginocchio i prodotti ‘made in Italy’. Una situazione preoccupante quella fotografata nel libro “Cibo Criminale” presentato a Napoli da Coldiretti.


Il volume di Mara Monti e Luca Ponzi edito dalla Newton&compton mette in evidenza le maxi truffe che quotidianamente rischiano di finire sulle tavole degli italiani. Basti pensare che per ogni prodotto nostrano ci sono in commercio almeno altri tre che di italiano hanno solo il nome. E’ la Gomorra dell’agroalimentare

lunedì 20 maggio 2013

Il Movimento 5 Stelle interviene sull'operazione di urbanizzazione di Cabriolo

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"Noi Cittadini del M5S di Fidenza PROPONIAMO una raccolta di firme per Salvaguardare un'area tanto cara ai BORGHIGIANI, CABRIOLO, zona sottoposta a tutela del paesaggio agricolo con vincoli paesaggistici, storici e archeologici.
FIRMA anche TU ed aiutaci a portare all'attenzione dell'Amministrazione Comunale la richiesta dei cittadini che non vogliono rovinare un patrimonio della città.
Rifacendoci allo Statuto comunale in particolare alla sezione di Partecipazione Popolare Capo II di Iniziativa Popolare all'art. 27 CHIEDIAMO al Sindaco di accogliere la NOSTRA PETIZIONE e di ripristinare il vecchio borgo di CABRIOLO non costruendo al di fuori di esso ( lungo il viale dei Gelsi ) dedicando questo luogo ad attività turistiche ed artigianali, magari trasformando tutta l'area circostante in un parco a disposizione di TUTTI i FIDENTINI.
ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI !!!! FIRMA ANCHE TU!!!"

sabato 18 maggio 2013

ANSA Napoli 18 maggio 2013

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"Chi tùcca, leva": poesie e memorie

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Presentato oggi il libro di composizioni poetiche dialettali di Franco Giordani "Chi tùcca, leva" inserito nella collana Quaderni Fidentini. A presentarlo, oltre all'autore, Carla Manfrini e Gianni Raminzoni che, insieme a Claretta Ferrarini impossibilitata ad intervenire, costituiscono lo staff dei "lettori" che ha permesso di corredare il volume di un CD. Un ringraziamento è stato rivolto dall'autore alla Cooperativa Auroradomus Onlus, che ha contribuito economicamente all'iniziativa, come dirà poi l'assessore Pierluigi Zanettini ", oggi senza sponsor non si va da nessuna parte. 

Crisi del cinema o crisi delle sale: il caso Cristallo

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Con un breve comunicato, esposto nelle bacheche, Fidenza Cultura, l'associazione culturale che gestisce il Cinema Cristallo di Fidenza dal novembre 2011, informa di non poter garantire la continuità della gestione, indicandone i motivi:

COLDIRETTI CAMPANIA PRESENTA IL LIBRO ‘CIBO CRIMINALE’

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Cilento Notizie - Cronaca Cilento



Da uno studio di Coldiretti è emerso che 6 italiani su 10 hanno paura di consumare cibi contaminati dopo che negli ultimi anni si è assistito a una escalation di allarmi sanitari a tavola. Le emergenze alimentari sono storia vecchia: solo in tempi più recenti, ricordano da Coldiretti, c’è stata in media una all’anno, dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina, dalla mozzarella blu al batterio killer nei germogli. 

Da uno studio di Coldiretti sull’attività del Nucleo anti sofisticazione dei Carabinieri è emerso che le frodi alimentari scoperte solo in Italia hanno portato, nel 2012, al sequestro di quasi 20 milioni di chili di prodotti alimentari e bevande per un valore di 468 milioni di euro. I prodotti alimentari piu’ colpiti dalle frodi sono stati, dicono da Coldiretti, farine, pane e pasta (16 % in valore del totale sequestrato), quello della carne e degli allevamenti (11%), latte e derivati (8 %), vini e alcolici (5%). Va inoltre precisato, sottolineano da Coldiretti, peraltro che ben il 31 % del valore dei sequestri riguarda la ristorazione con la chiusura dei locali. 

CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI SCANDALI ALIMENTARI: 
1986 vino al metanolo 
2001 mucca pazza 
2003 allarme aviaria 
2008 carne alla diossina a seguito della contaminazione nei mangimi e latte alla melamina in Cina 
2010 la mozzarella blu 
2011 il batterio killer e.coli dei cetrioli 

DALLA CINA (E NON SOLO) I RISCHI MAGGIORI 
Ecco, secondo i numeri di Coldiretti, basati sullo studio dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che ha valutato gli effetti combinati di una esposizione incrociata a diversi agenti chimici con proprietà tossicologiche simili, i cibi con valori oltre i limiti: 
Cavoli cinesi che in piu’ di quattro casi su cinque, 83%, sono risultati oltre i limiti 
Broccoli cinesi irregolari il 77% dei casi 
Pomodori cinesi fuori norma nel 47% dei casi 
Uva indiana con il 65% di superamento dei limiti 
Pepe indiano con il 42% 
A seguire piselli sloveni, aglio argentino e patate brasiliane. 

C.Stampa - COLDIRETTI CAMPANIA 

I falsari della mozzarella

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Il cibo italiano, apprezzato in tutto il mondo, simbolo culturale di un Paese e patrimonio nazionale, è in pericolo. A metterlo in crisi sono i falsi e le imitazioni: olio extravergine fatto con olive venute dall'estero, mozzarella di bufala campana che in realtà nasce in Germania, prosciutti contraffatti e formaggi avariati.
Un rischio per l'economia del settore agroalimentare e per la salute degli italiani. Perché a volte non basta l'etichetta per essere sicuri di ciò che si sta mangiando.
Luca Ponzi e Mara Monti conducono il lettore-consumatore in un viaggio all'interno delle agromafie, quei rami di camorra, 'ndrangheta e Cosa Nostra che al narcotraffico preferiscono i cibi contraffatti. Costano meno da produrre e garantiscono un guadagno enorme, pari a 12,5 miliardi di euro di fatturato l'anno, mentre la perdita secca per il settore, quello genuino e realmente Doc, ne perde 60.
Uno scandalo portato alla luce davanti agli occhi di tutti dai recenti casi che hanno riguardato il ragù di cavallo presente nei prodotti congelati di celebri aziende, ma che ha ramificazioni ben più vaste e subdole di una confezione di lasagne da mettere in freezer.
E il modo migliore per difendersi è quello di conoscere il problema.
Mara Monti e Luca Ponzi, Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana, Newton Compton, 247 pagine, 9,90 euro.

venerdì 17 maggio 2013

A Napoli il libro sulle frodi alimentari

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Cibo criminale:a Napoli il libro sulle frodi alimentari

Agromafia. Un business. Nuovo, ma con cifre da brividi. La criminalità organizzata, quella grossa, quella dei mafiosi, dei camorristi, l’ha fiutato, eccome, e ci si è tuffata. Nel “mare magnum” delle contraffazioni alimentari hanno indagato Mara Monti e Luca Ponzi, due giornalisti, il primo del Sole 24 Ore, il secondo della Rai romagnola. Ne è uscito un libro, edito da Newton Compton, il cui titolo, “Cibo criminale: il nuovo business della mafia italiana”, è tutto un programma. Prosciutto, mozzarella, olio, formaggio. Ne mangiamo, eccome, ma spesso non sappiamo, non ce lo dicono, non ce ne rendiamo conto, o facciamo finta di non saperlo, che quei prodotti sono dei “tarocchi”. Magari perfetti per gli occhi e per il palato, ma falsi, di dubbia provenienza, probabilmente anche dannosi per la nostra salute. Ne parleranno gli autori stessi, lunedì 20 maggio 2013, alle 18, nella Chiesa della Pietrasanta, nell’omonima Piazzetta, a Napoli, in via Tribunali 16, di fronte all’Istituto “Armando Diaz”. Non saranno soli, i due coraggiosi giornalisti. Accanto a loro, il Magistrato Donato Ceglie, Sostituto Procuratore Generale a Napoli, grande esperto dell’argomento, da anni in prima linea, tra l’altro, nello studio e nel contrasto del fenomeno-agromafia. Ci saranno anche Paolo Vincenzo Pedone, direttore di scienze ambientali alla II Università di Napoli, il Colonnello Maurizio Delli Santi, comandante nazionale dei nuclei antifrode dei Carabinieri, il Generale Riccardo Rapanotti, comandante della sezione napoletana della Guardia di Finanza, il Generale Giuseppe Vadalà, del Corpo Forestale dello Stato e Gennaro Masiello, Presidente della federazione regionale campana della Coldiretti. Mozzarella di bufala prodotta con cagliate tedesche, passata di pomodoro cinese spacciata per italiana, timbri fasulli su prosciutti scadenti, olii deodorati: il campionario delle frodi è vasto, come enorme è il giro d’affari che ruota attorno in un vorticoso valzer di milioni e milioni di euro che alle spalle si lascia i produttori onesti, i lavoratori per bene e le aziende che non ci stanno a giocare sulla pelle dei consumatori. Attenti, dunque, ai prodotti che costano troppo poco per essere originali, a quelli con scarse indicazioni sulle etichette delle confezioni, all’olio d’oliva comprato al prezzo dell’acqua minerale: la truffa c’è, ed è dietro l’angolo. 

Mario Amitrano

"Chi tùcca, leva" poesie borghigiane ed altro

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Questa foto è una straordinaria immagine anni '50, prima della trasformazione del vecchio Cinema San Donnino nella sala cinematografica "Cristallo" in via Goito. Se stringiamo un poco il campo di gioco e togliamo il glorioso ed artigianale calcioinculo (la giostra) tutto il resto esiste ancora, magari se vorreste andare e vedere, sarete accolti dal gatto padrone del luogo.

giovedì 16 maggio 2013

I Novant'anni della Scuola Abate Zani di Fidenza

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1923
Zani '90 – Verso i 100

La scuola secondaria di primo grado Abate Pietro Zani, nata come "Regia Scuola Tecnica" nel 1923, festeggia quest'anno i primi novant'anni di costruzione dell'edificio e di nascita come istituzione educativa.

Le maxitruffe che avvelenano la nostra tavola

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"Cibo criminale", le maxitruffe
che avvelenano la nostra tavola

Libro-inchiesta sul grande giro d'affari basato sui prodotti falsamente etichettati "made in Italy", sulle sofisticazioni alimentari e le manovre della criminalità organizzata per impossessarsi dei fondi comunitari


di SILVANA MAZZOCCHI

Olio extravergine italiano secondo l'etichetta, ma nella realtà olio spagnolo o tunisino; pomodori pelati italiani, fasulli tre volte su quattro; stessa percentuale di truffa per il prosciutto, che di nazionale ha troppo spesso soltanto il marchio e mozzarella di bufala confezionata con latte importato da altri paesi, India compresa. E' il mercato dei cibi italiani contraffatti, distribuiti ovunque nel mondo, ma mendaci. Un business globale da 60 miliardi di euro, per larga parte in mano all'agromafia, che lucra così sulla nostra salute almeno 12,5 miliardi di euro ogni anno.

E' la fotografia impressionante delle maxitruffe alimentari consumate a danno di tutti, come appare nel libro di Mara Monti e Luca Ponzi  in Cibo Criminale (Newton&Compton). Gli autori spiegano, documenti alla mano, come funziona il giro d'affari che rischia di avvelenare le nostre tavole. E come capiti che piccoli e grandi imprenditori di alimenti, siglino con il prestigioso "Made in Italy", prodotti che del rinomato marchio hanno soltanto la facciata. E che sono invece messi sul mercato con materie ..................

Leggi tutto:

Mara Monti Luca Ponzi
Cibo CriminaleNewton Compton editori
Pag 250, euro 9,90

 

Presentazione a Bologna

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«Oggi, sotto il profilo dell’agroalimentare (...) è come se ogni italiano avesse aggiunto un posto a tavola per la criminalità organizzata: c'è un criminale che oggi sta seduto attorno a noi e che gode del fatto che (...) paghiamo una parte di denaro in più rispetto a quanto dovremmo, a fronte di una qualità inferiore.»
Pietro Grasso

"Per Antichi Cammini": la Chiesa di San Michele Arcangelo a Fidenza

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Il secondo monumento di Fidenza spogliato, isolato, privato dell'altare, reso sala incontri e mostre ora, complice il terremoto di un anno fa, è anche abbandonato. 
Possibile polo orientale di un percorso cittadino più o meno francigeno la chiesa di San Michele è inserita, sin dal maggio 2004, nell'iniziativa "per antichi cammini" .

mercoledì 15 maggio 2013

Antipasti di lettura da digerire in 7 giorni

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Odio i libri
CIBO CRIMINALE
Forse dopo aver letto questo libro, ci penserete su un attimo in più prima di ordinare una mozzarella di bufala, un formaggio stagionato o un tagliere di prosciutti di prima scelta. Il perché lo spiega Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana, il libro-inchiesta firmato da Mara Monti e Luca Ponzi per Newton Compton (356 pagine, 9,90 euro). Spulciando documenti inediti, gli autori dimostrano quanto sia forte e ramificata la presenza di ’ndrangheta, mafia e camorra nell’industria alimentare nostrana. Il fenomeno si chiama agromafia e continua a inquinare i prodotti simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, comprandosi il silenzio-assenso di chi dovrebbe garantire, attraverso controlli certosini, la qualità e la genuinità di ciò che arriva sulle nostre tavole e che viene esportato in tutto il pianeta. Bastano due numeri per rendersi conto di quanto frutti questo business alle mafie e di quanto, viceversa, danneggi il nostro sistema economico: un fatturato da 12,5 miliardi l’anno attraverso un giro sporco di falsificazioni del marchio italiano nel mondo che produce un danno da 60 m