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domenica 20 marzo 2016

Cibo e Legalità

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Cibo e Legalità 

appuntamento a Mestre (VE) il 22 marzo


In occasione della Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la Città di Venezia e A.M.E.S., Azienda Multiservizi Economici Sociali organizzano un evento aperto al pubblico a Mestre alle ore 17.00 presso la Sala Consigliare del Municipio di Mestre (VE).

giovedì 18 febbraio 2016

“ECCO I RISCHI CHE CORRE IL MADE IN ITALY”

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Prosciutti italiani

LUCA PONZI SU ITALIAN SOUNDING: “ECCO I RISCHI CHE CORRE IL MADE IN ITALY”



“In Italia non si fanno scelte di sistema”. E questo, nell’analisi di Luca Ponzi, vale anche di più dei poderosi numeri prodotti dal sistema agromafia e dalla persistenza del fenomenoItalian sounding. Il giornalista Rai, autore insieme alla collega del Sole 24 ore Mara Monti di “Cibo criminale”, una rassegna di casi giudiziari nel settore truffe alimentari, a due anni dall’uscita del fortunato volume ha allentato i cordoni della ricerca nel settore, ma mantiene le convinzioni allora maturate: “Come dico a chi mi chiede soluzioni, soprattutto giovani: ragazzi, la lotta non la devo fare io. Io posso dire qualcosa, il mio compito è fare in modo che si sappia. Ma bisogna costruire insieme”. E oggi, aggiungerebbe volentieri, in Italia è difficile. Oggi la cronaca racconta dello smantellamento di un’organizzazione camorristica che spadroneggiava nell’agroalimentare romano, mentre l’Italian sounding (l’ultimo è un sequestro di falso vino italiano nel nord Europa) continua a regalare casi e nuove tipologie di truffa.
Coldiretti, commentando proprio questa recente notizia, sostiene che in Italia ci sia “mancanza di trasparenza nel commercio dei prodotti agroalimentari per i quali non è ancora prevista una capillare tracciabilità con la presenza dell’indicazione di provenienza sulle etichette”. È d’accordo? 

domenica 11 ottobre 2015

La filiera della legalità: ad EXPO, un dibattito sul "CIBO GIUSTO”

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Il Cibo “giusto” tiene conto del rispetto delle persone, dell’ambiente e delle leggi. Ed è con l’intento di sensibilizzare soggetti pubblici e privati sull’importanza di una filiera alimentare corretta, oltre che sostenibile e attenta alla salute degli individui, che l’azienda italiana di ristorazione CIR food promuove il dibattito LA FILIERA DELLA LEGALITÀ: AD EXPO, UN DIBATTITO SUL CIBO “GIUSTO”.

Alle 13,45, dopo un light lunch offerto agli ospiti, ad introdurre il dibattito sarà il Responsabile Commerciale e Marketing CIR food Giuliano Gallini. Subito dopo, moderati dal giornalista Luca Ponzi, interverranno:

mercoledì 7 ottobre 2015

Cibo criminale show

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Cibo criminale show
al TENDONE DI SAN DONNINO

Lo spettacolo di mercoledì 7 ottobre ha visto la presenza e aprtecipazione di Luca Ponzi borghigiano, autore del libro «Cibo criminale». Gradita presenza quella del mentalista Francesco Busani, che ha illustrato le tecniche dell'inganno con cui il marketing imbroglia i consumatori. A Maurizio Marchinetti la preparazione per degustazione dei prodotti locali, spesso oggetto di contraffazione, questa volta però nella loro versione genuina. 
Presentatore Pierluigi Oddi, cabarettista già dai tempi del mitico Drive In, impostando così la discussione-spettacolo sui tempi televisivi con una nota di sarcasmo e un pizzico di ironia. 
Di cosa si è parlato? Mozzarella di bufala, "l'oro bianco della Campania", ricavata da cagliate provenienti dalla Germania; concentrato di pomodoro spacciato come italiano ma ottenuto allungando passata cinese; prosciutti di Parma contraffatti; formaggi confezionati con scarti avariati, dannosi per la salute; olio proveniente da olive tutt'altro che nostrane.
Molti dei prodotti simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, che ogni giorno vengono venduti in tutto il mondo, sono il nuovo business di mafia, camorra e 'ndrangheta.

Si chiama agromafia ed è un fenomeno in crescita, come dimostrano le stime dell'Eurispes: 12,5 miliardi di euro di fatturato all'anno, mentre le falsificazioni del marchio italiano nel mondo
producono un danno per 60 miliardi di euro.
È la prima volta nella storia che, pur di fare affari, si rischiano avvelenamenti di massa. 
In gioco però non c'è solo l'alimentazione in senso stretto, ma anche una delle risorse più preziose del nostro Paese: la cultura e il valore del mangiare bene. In un mercato sempre più globale, con regole non omogenee, la criminalità è capace di sfruttare ogni smagliatura nei controlli, arrivando a incrinare uno dei pilastri dell'economia nazionale.


venerdì 20 febbraio 2015

Intervista a Luca Ponzi autore di Cibo Criminale

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Podcast: 
Intervista a Luca Ponzi autore con Mara Monti di Cibo criminale.Il nuovo business della mafia italiana.
Data: 
Martedì, 17 Febbraio, 2015 - da 08:35 a 09:35

giovedì 7 agosto 2014

Il nostro cibo è il migliore al mondo

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Il cibo italiano buono perché sicuro, ma a rischio. Luca Ponzi, giornalista Rai e autore del libro Cibo criminale insieme a Mara Monti, ci racconta una vera giungla di contraffazioni: “Da un lato ci sono le mafie, che puntano al settore agroalimentare perché sanno di potersi arricchire. Dall’altro c’è il fenomeno dell’italian sounding, una vera truffa che nasce all’estero e gioca sulle spalle dei consumatori. La filiera può fare ancora molto per contrastare queste infiltrazioni”. Per Luca Ponzi ciò che manca sono norme e pene più efficaci, una lacuna in cui gioca un ruolo anche l’Europa: “Il nostro cibo è il migliore al mondo non solo perché è buono, ma anche perché ha i controlli più severi. Purtroppo le regole europee non sono altrettanto stringenti, ma l’Italia storicamente non ha mai fatto pesare la propria forza in ambito agroalimentare”. Senza cambiamenti il rinascimento del cibo italiano rischia di tramontare: “Le nostre tipicità sono così penalizzate da queste norme da diventare antieconomiche. Se non vale la pena produrle allora il rischio che spariscano diventa concreto”.

sabato 19 luglio 2014

Festival della Parola a Parma con Guido Barilla

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Parte iniziale dell'incontro con l'imprenditore Guido Barilla al Festival della Parola a Parma il 17 luglio 2014

lunedì 9 giugno 2014

La mafia è presente in tutta la filiera agroalimentare

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Il giornalista fidentino della Rai Luca Ponzi e la collega di “Il Sole 24 Ore” Mara Monti ricostruiscono i traffici illeciti legati ai prodotti alimentari che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole. È la storia del libro “Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana”.

La mafia è presente in tutta la filiera agroalimentare

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Il giornalista fidentino della Rai Luca Ponzi e la collega di “Il Sole 24 Ore” Mara Monti ricostruiscono i traffici illeciti legati ai prodotti alimentari che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole. È la storia del libro “Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana”.
I simboli del Made in Italy, come la mozzarella campana ricavata in realtà da cagliate provenienti dalla Germania o il concentrato di pomodoro cinese, sono il nuovo affare di quella che oggi viene chiamata agromafia. “Bisogna fare attenzione anche in vista di un appuntamento legato all’alimentare come Expo 2015″ ha affermato Ponzi, secondo il quale “serve un cambiamento sul piano culturale: siamo disposti a spendere 600 euro per il modello nuovo del telefonino e non ci preoccupiamo di ciò che mangiamo”.
Ponzi è intervenuto questa mattina al Colombini. Al suo fianco, per parlare con gli studenti, anche il presidente di Coldiretti Luigi Bisi.



Da:

 “La mafia è presente in tutta la filiera agroalimentare”





lunedì 24 marzo 2014

La mafia a tavola ci mangia 14 miliardi (Gian Carlo Caselli)

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Cibo criminale
Gli impoverimenti e i saccheggi che le mafie operano sulla pelle dei cittadini, vampirizzando la qualità della loro vita, sono infiniti. Le mafie non si negano niente: qualunque opportunità di conquistare territori e mercati (aumentando il proprio potere economico) va bene. Fra i tanti investimenti di denaro sporco in attività apparentemente pulite, di speciale pericolosità per gli interessi della collettività sono quelli del settore agroalimentare. Proprio il settore nel quale un tempo le mafie affondavano le proprie radici storiche e culturali, oggi è diventato area di investimento remunerativo, strategico ed emergente: con dimostrazione della straordinaria capacità di adattamento delle mafie (è nel loro DNA) al nuovo, in questo caso la globalizzazione dei mercati e dei traffici internazionali. I mafiosi con coppola e lupara sono ormai roba da film di terz’ordine. Oggi abbiamo a che fare con abili “colletti bianchi” investiti di compiti e funzioni di primo piano nell’economia: che però continuano a far leva su posizioni di forza, di intimidazione e di ricatto, mettendo a punto affari duraturi e lucrosi (il business delle agromafie è di circa 14 miliardi di euro l’anno) che sempre più interessano le frodi alimentari. Fino a qualche tempo fa si parlava di frodi, per lo più, con riferimento ai bilanci delle imprese. Oggi si ha riguardo prevalentemente alla manipolazione degli alimenti ed i comportamenti illeciti rientrano nell’area del rischio d’impresa : contraffare, adulterare, sofisticare il cibo conviene molto, considerando che il “made in Italy” va ancora fortissimo ed è il nostro miglior ambasciatore nel mondo. Questo appeal del “made in Italy” va difeso dall’aggressione delle mafie, per tutelare le alte potenzialità che la nostra economia possiede nel settore agroalimentare e per impedire che siano compromesse la qualità e la sicurezza dei prodotti. Vanno aumentando vertiginosamente le frodi a tavola, dove spesso siede un convitato di pietra: le mafie, allettate dalle opportunità che offre l’agroalimentare. L’odioso inganno dei cibi adulterati colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa e sono costretti a rivolgersi ad alimenti di minor costo. L’Italia inoltre è un forte importatore di alimenti che poi diventano ingredienti di prodotti spacciati come nazionali, senza che si possano riconoscere provenienza e qualità di tali ingredienti. E la mancanza di un sistema trasparente di tracciabilità ed etichettatura degli alimenti ( al riguardo la normativa europea è molto disinvolta) facilita potentemente l’inserimento delle attività criminali. I pericoli per la salute dei consumatori sono di assoluta evidenza. Prova inconfutabile – ancora una volta – che il prezzo socio-economico dell’illegalità mafiosa è pesantissimo (mina il futuro del paese) e lo paghiamo tutti quanti noi.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/03/2014.

mercoledì 12 marzo 2014

"Ambiente e cibo. Tra antiche scorie e nuovi veleni" seminario a Reggo E. con Luca Ponzi

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15 marzo: “Ambiente e cibo. 

Tra antiche scorie e nuovi veleni”

Sabato 15 marzo 2014 ore 11 Aula 3 (viale Allegri n°9 – primo piano) dell’Università di Reggio Emilia, incontro “Ambiente e cibo. Tra antiche scorie e nuovi veleni”, con:
- Generale Giuseppe Giove, comandante del Corpo Forestale dello Stato dell’Emilia-Romagna
Gianluca Giuli, ministero Politiche Agricole, dipartimento “Ispettorato centrale tutela della qualità e repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari”
- Luca Ponzi, giornalista della Rai, co-autore del libro “Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana”
Coordina l’incontro: Elia Minari della redazione di Cortocircuito, web-tv e giornale studentesco indipendente di Reggio Emilia.
Farà alcune domande agli ospiti anche Alice Portal di Cortocircuito.
In collaborazione con la Provincia di Reggio Emilia. Cura scientifica della dott.ssa Rosa Frammartino.
Introduzione di Roberta Rivi, assessore all’Agricoltura della Provincia di Reggio Emilia, e della Prof. Patrizia Fava, dipartimento Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio.
Conclusioni di Pinuccia Montanari, direttore tecnico della Biblioteca dell’Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile del progetto “Sostenibilità ambientale”.
Cliccare sulla locandina per allargarla.

"Il nostro "core businnes" è in pericolo", Luca Ponzi al congresso degli agroalimentaristi

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Flai/Federazione lavoratori agroalimentaristi- Il congresso si terrà il 12 e 13 marzo a Gattatico di Reggio Emilia (Museo Cervi, via F.lli Cervi 9). 
Nel corso della prima giornata visita guidata al Museo Cervi (ore 10) e alle 11.30 relazione di Ivano Gualerzi, segretario generale Flai ER e saluti di Fai e Uila regionali. 
Alle 18.30 intervento di Vincenzo Colla,segretario generale Cgil regionale. Giovedì 13 tavola rotonda "Il nostro 'core business' è in pericolo" (ore 9.45), coordinata dal giornalista Marco Severo, con Luca Ponzi giornalista Rai 3 e autore di "Cibo criminale", Tiberio Rabboni assessore regionale all'agricoltura, Giuseppe Vadalà dirigente superiore Corpo forestale dello Stato e Stefania Crogi segretaria generale nazionale Flai. Conclusioni del dibattito alle 12.30 della medesima Stefania Crogi.

lunedì 3 febbraio 2014

Nebbia gialla - Suzzara NOIR Festival

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Giornalista e scrittore, Luca Ponzi è autore dell’inchiesta letteraria Cibo criminale edito da Newton Compton,di cui dice: “La vicenda (vera, ndr) che apre il libro è quella di un macellaio tunisino ammazzato a colpi di pistola dai titolari della cooperativa per cui lavorava, per coprire lo sbollo dei prosciutti, cioè il cambio del marchio di provenienza. In un’azienda di trasformazione carni della provincia di Modena le cosce danesi diventavano olandesi, quelle tedesche diventavano addirittura pregiati prosciutti di Parma. Ad un certo punto comparivano personaggi legati alla mafia, i servizi segreti e milioni di euro. Da li abbiamo pensato di vedere se ci fossero in giro per l’Italia situazioni simili. Ne è uscito Cibo criminale”.

luca ponzi


martedì 14 gennaio 2014

Le mani della criminalità sul nostro cibo

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Domani alle 11 nell'aula "Mediateca" dell'Università di Reggio (viale Allegri) presenteremo il libro 
"Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana" 
con il giornalista della Rai Luca Ponzi. 
Coordina: Elia Minari della web-tv Cortocircuito.

sabato 23 novembre 2013

Caffè letterario Vetr'aria di Fidenza: intervista

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Intervista al giornalista e scrittore venerdì 8 novembre 2013 presso il caffè letterario Vetr'aria di Fidenza
Libro dell'autore http://www.ibs.it/code/9788854150331/...
pagina fb dell'autore https://www.facebook.com/luc.ponzi?fr...
pagina fb del caffé letterario Vetr'aria di Fidenzahttps://www.facebook.com/letterariofi...
pagina fb del conduttore Andrea Villanihttps://www.facebook.com/andrea.villa...






























giovedì 14 novembre 2013

Come il cibo importato diventa 'made in Italy', tra intrighi mafiosi e campi di lavoro cinesi

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Come il cibo importato diventa 'made in Italy', tra intrighi mafiosi e campi di lavoro cinesi


Il Parmesan in un supermercato australiano. Dovrebbe richiamare il Parmigiano Reggiano, ma in realtà non ha nulla a che fare con il rinomato formaggio italiano. È un esempio di italian sounding. (Laura Cozzolino / Epoch Times)
Il Parmesan in un supermercato australiano. Dovrebbe richiamare il Parmigiano Reggiano, ma in realtà non ha nulla a che fare con il rinomato formaggio italiano. È un esempio di italian sounding.(Laura Cozzolino / Epoch Times)
La sera del 24 luglio 2002 il tunisino Ismail Jaouadi tirava il suo ultimo respiro. Nel suo corpo sei colpi di pistola. Dinanzi a lui il collega facchino Biagio Grassia con l'arma fumante in mano. Dal buio di quella sera in campagna, si sarebbe fatta parzialmente luce su un’oscura storia che lega truffe alimentari, mafia e campi di lavoro cinesi.
L’aneddoto viene dal libro Cibo criminale, scritto dai giornalisti Luca Ponzi (Rai) e Mara Monti (Sole 24 Ore). Ismail lavorava nel modenese per conto della Dimac, una cooperativa di facchini che lo aveva assunto per lavorare nei prosciuttifici. Ma aveva visto qualcosa di troppo.
Ismail «ricattava [la cooperativa] sullo sbollo dei prosciutti», spiega Luca Ponzi, intervistato al telefono. I prosciutti hanno un marchio che ne indica la provenienza. Ma i macellai sostituivano questo marchio con un altro, indicando una provenienza differente, e il tunisino aveva fotografato l’operazione.
Ci sono «almeno due» laogai nello Xinjiang in Cina «che producono pomodori che finiscono sulle nostre tavole e c’è un grande imprenditore italiano» che lavora con questi laogai
Questo caso ha dato lo spunto ai due giornalisti per indagare oltre. «Ci siamo chiesti se questo che avveniva nel mondo della carne di maiale fosse in qualche modo replicato negli altri prodotti d’eccellenza del 'made in Italy'», e da lì è nata l’idea del libro.
Il 'made in Italy' fasullo è ovunque. Arriva sulle nostre tavole, ma soprattutto viene esportato. All’estero, quello che viene spacciato per un prodotto italiano autentico può essere una merce di scarsa qualità, cosa che ha un «impatto assolutamente negativo» sull’Italia.
Ci sono vari tipi di 'made in Italy' fasullo. Quello più diffuso all’estero – e perfettamente legale – è legato all’italian sounding. Se un prodotto ha parole come Vesuvio o Chianti, che richiamano l’Italia, viene percepito come una merce italiana di alta qualità, ma con l’Italia potrebbe non aver nulla a che fare.
Chi vive all’estero forse conoscerà il Parmesan, un formaggio che dovrebbe richiamare il Parmigiano Reggiano, ma che in realtà non ha nulla a che fare con il rinomato formaggio italiano. È un esempio di italian sounding, un trucco che frutta 164 milioni di euro al giorno – secondo Ponzi – che non finiscono di certo agli Italiani.
Anzi si crea un «danno ai produttori onesti» che producono realmente il cibo di alta qualità. Si ha un «danno d’immagine» perché all’estero, con il tempo, i prodotti italiani in vendita potrebbero non godere più di tanta considerazione e un «danno all’Italia» perché al Belpaese da tutto ciò «non arriva un centesimo».
Ma ci sono altri tipi di 'made in Italy' fasullo, al limite della legalità. Diciamo illegali in primo grado, dato che la loro legalità va a braccetto con il processo ad Antonino Russo, fondatore della AR Industrie Alimentari, «il più importante produttore italiano di conserve di pomodoro», si legge nel libro.
L’azienda avrebbe importato triplo concentrato di pomodoro dalla Cina, aggiungendo poi dell’acqua e del sale. Grazie a questa procedura il concentrato di pomodoro diventava 'made in Italy' perché un prodotto lavorato in più di una nazione reca sull’etichetta il nome della nazione dove «ha subito una trasformazione sostanziale», spiega Ponzi. Ma sostanziale non era.
Russo è stato condannato in primo grado per reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ha subito una sanzione di seimila euro per due milioni di barattoli di pomodoro cinese spacciato per italiano, si legge nel libro. Una sanzione che sembra bassa a Ponzi.
MAFIA E PARTITO COMUNISTA CINESE: UNA BELLA COPPIA
Ma il problema non riguarda solo una mancanza di etica da parte di produttori italiani ed esteri. Un’inchiesta condotta sul mercato ortofrutticolo di Fondi, provincia di Latina, «ha documentato che tutti i trasporti di ortofrutta da Roma in giù» erano affidati ad una società di proprietà del clan dei Casalesi, che «tramite un accordo con i calabresi e i siciliani aveva ottenuto il monopolio di tutti i mercati ortofrutticoli del Sud Italia».
Il clan sarebbe anche attivo nel settore della mozzarella di bufala, talvolta prodotta usando illegalmente cagliate estere. E nel settore non è attiva solo la mafia italiana, ma anche quella cinese, russa e giapponese, la famigerata yakuza. Il tutto per trasformare magicamente i prodotti in 'made in Italy'.
E non finisce qui. Parte dei prodotti cinesi che diventano finto 'made in Italy' provengono dai campi di lavoro in Cina. Lo spiega Toni Brandi, presidente della Laogai Research Foundation Italia, che si occupa di studiare i laogai, i campi di lavoro cinesi.
«Il 21-22 per cento dei laogai producono nel campo agroalimentare» e non solo pomodori, afferma Brandi, intervistato al telefono.
Ci sono «almeno due» laogai nello Xinjiang in Cina «che producono pomodori che finiscono sulle nostre tavole e c’è un grande imprenditore italiano» che lavora con questi laogai.
«Abbiamo denunciato questo alla commissione Contraffazioni [della Camera] … però non credo che sia stato fatto molto», racconta il presidente della Laogai Italia, che preferisce non rivelare pubblicamente il nome dell’imprenditore.
Dalla Cina «ci mandano un sacco di schifezze che sono dannose alla salute e sono fatte da poveracci, monaci tibetani, [praticanti del] Falun Gong, Cristiani, Cattolici, dissidenti, che lavorano 16-18 ore al giorno in questi campi».
E mentre Ponzi invoca iniziative politiche forti per la chiarezza sulle etichette, la tracciabilità della materia prima e un albo pubblico per chi fa sofisticazioni alimentari, Brandi non è molto fiducioso.
Fino ad ora «ha fatto qualcosa il Governo? No, fanno gli accordi con la Cina per far piacere ai grandi imprenditori e alle multinazionali».
«È più facile che io diventi cinese che loro facciano delle indagini», scherza Brandi. Ma il suo tono di voce è polemico, come quello di chi si batte da anni contro delle ingiustizie, che di rado ricevono l’attenzione che meritano.

sabato 9 novembre 2013

"Cibo criminale" al Caffè Letterario Vetr'aria

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Galleria fotografica












Torno ora dal Caffè Letterario Vetr'Aria TALK che, nonostante il maltempo, era gremito, con merito. Infatti il giornalista di RAI3, lo straborghigiano Luca Ponzi, introdotto da Andrea Villani, ha presentato il libro "Cibo Criminale", scritto in collaborazione con Mara Monti. Tutto molto interessante anche se sconvolgente. Invece non era criminale il cibo offerto al buffet, che definirei squisito. Ora cominciamo a leggere.   
            Claretta Ferrarini