mercoledì 8 luglio 2026

Cattedrale di Fidenza: il quarto portale e la "Madonna della torre”.

 

 IL CODICE PERDUTO DEL DUOMO DI FIDENZA: 

il quarto portale e la "Madonna della torre”. 

Guglielmo Ponzi

2026

Zona absidale della cattedrale di Fidenza
  

   Il portale perduto del Duomo di Fidenza è esistito davvero? E soprattutto dove si trovava con precisione questo antico accesso alla cattedrale di san Donnino? Sono domande che da decenni interessano la storiografia locale, alimentando ipotesi e confronto tra studiosi e storici dell'arte. Oggi grazie alla rilettura di fonti note e alla emersione di documenti finora inediti, è possibile dare una risposta non solo affermativa ma finalmente circostanziata: il portale esisteva e può essere identificato con buona sicurezza nel cosiddetto portale della Vergine: un varco orientale che riscrive non solo la pianta del Duomo, ma l’intero rapporto tra la chiesa e il tessuto urbano medioevale.

   Prima di entrare nel merito di questa acquisizione è però necessario ripercorrere alcune tappe fondamentali del dibattito critico che ne ha accompagnato, e in parte preparato, la scoperta.

   Tra i primi a porsi esplicitamente il problema della esistenza di un quarto portale romanico, fu Arturo Carlo Quintavalle il quale nel 1969 ipotizzò la presenza sul lato destro dell'edificio di un portale dei mesi. A sostegno della sua tesi richiamava alcuni rilievi superstiti raffiguranti marzo, aprile, maggio, agosto e gennaio, attribuiti a una maestranza tarda attiva intorno al 1230-1240, e influenzata sia pure da lontano dal celebre ciclo dei mesi di Ferrara[1]. Nel luglio dello scorso anno poi lo stesso Quintavalle tornava dalle pagine del Corriere della sera a ipotizzare l’esistenza del portale, ribadendo la possibile collocazione sul lato destro della Cattedrale.[2]

   A questa ipotesi si affiancano le perplessità di Roberto Tassi che nel 1971, pur non escludendo l’esistenza del portale, ne metteva in dubbio la precisa collocazione. Secondo Tassi, esso poteva trovarsi sul fianco meridionale, come suggerito da Quintavalle, oppure essere collegato a una porta orientale in prossimità delle torri absidali, di cui sembrava sopravvivere un frammento di arcata all’interno della torre cinquecentesca[3].

   È proprio a partire da questa seconda intuizione, rimasta a lungo sullo sfondo, che si sviluppa la presente indagine, destinata a condurre a una più precisa identificazione topografica e iconografica del portale scomparso. Ecco allora riemergere ciò che era celato dai rifacimenti cinquecenteschi, tracce di un segreto che riscrive la storia del Duomo di Fidenza: l'esistenza di un quarto portale mariano, l’antico varco orientale che collegava il sacro della Cattedrale al cuore pulsante della città medioevale.

   Collocato dunque a est e inserito alla base dell'antica torre delle campane[4] , sul fianco dell’abside duecentesca, questo perduto portale destinato a scomparire con la demolizione della torre e la costruzione del nuovo campanile (1567-1604) dava accesso alla navata destra, ed era dotato, come vedremo, di un proprio apparato decorativo allusivo alla Vergine Maria.

    Non solo una porta ma un palcoscenico di pietra dove la celebre Madonna in trono accoglieva, nobili, cittadini, pellegrini e mercanti.

Immagine della Vergine nella nicchia della torre campanaria prima della rimozione novecentesca (R. Tassi, “Il Duomo di Fidenza”, Milano,1973)

   È partendo infatti dalla originaria collocazione della splendida Maestà antelamica che si può risalire all’antico ingresso della cattedrale fidentina. Per decenni si è creduto a un errore di prospettiva. Si pensava che la monumentale Vergine in pietra, scultura "tra le più alte di tutta l’arte medievale italiana"[5] fosse la” Madonna dell’altar grande” rimossa nel 1568. Gli studiosi hanno accolto con interesse l’idea avanzata nel 1983 da A. Aimi secondo cui   l’opera (fino al 1982 collocata in una nicchia del campanile cinquecentesco, poi in cripta e infine nel Museo diocesano) andrebbe identificata con una antica immagine della Vergine rimossa dall’altare maggiore nel 1568 notizia questa riportata dalle cronache fidentine dell’abate Zani. [6]  

     Ampiamente condivisa l’ipotesi sembra trovare conferma, come è stato osservato, dal carattere liturgico- devozionale della statua, dalla sua particolarità di statua reliquiario[7], dalle stesse sue dimensioni e dalla rigorosa positura frontale, elementi ritenuti compatibili con una “collocazione ad altare”.[8]

      In realtà l’origine del prezioso reperto è ancora lontano dall’essere chiarita: va riconosciuto infatti che siamo di fronte a una ipotesi interpretativa basata su   una testimonianza piuttosto debole, che si limita a indicare il soggetto senza specificare la natura dell’opera, le sue caratteristiche tecniche materiali: ad esse è tuttavia possibile risalire grazie a un documento, reso noto negli anni ‘70 dello scorso secolo, ma presto dimenticato o sottovalutato. Si tratta di un verbale del 1613 redatto al termine di una riunione del Capitolo chiamato a pronunciarsi sulla collocazione di un'antica immagine della Vergine: 

"chiesto e proposto dal sig. Decano dove si sarebbe a reporre l’ancona antica della B.V. è stato concluso unitamente si habbia d’attaccare al muro della sachrestia." [9] 

       Il riferimento alla immagine tolta dall'altar grande mi sembra abbastanza evidente: per “ancona” si intende generalmente un dipinto su tavola posto sull’altare; in questo caso si può pensare a una pala o forse un polittico, dalle  dimensioni notevoli e di forte valore simbolico come può essere un’immagine devozionale al centro del santuario: l’importanza dell’opera è tale da giustificare l’interesse dei canonici e la convocazione formale del capitolo: e non solo, la proposta dell’arcidiacono fa pensare alla volontà di chiudere una questione  che si trascina da decenni, oggetto probabilmente di opinioni discordanti all’interno dello stesso  collegio canonicale:

A questo punto la decisione “unitaria” di “attaccare” al muro della sacrestia l’antica immagine della B.V. lascia pochi dubbi sulle caratteristiche e sulla provenienza dell’opera[10].

      Si può pertanto affermare con ragionevole certezza che sull’antico altare della chiesa di San Donnino era presente fino al 1568 un dipinto su tavola, una venerata icona della Vergine, andata purtroppo perduta, e non come si è finora sostenuto, una monumentale statua in pietra arenaria.

   Ecco dunque tornare all’interrogativo iniziale: dove era originariamente ubicata    la Maestà scolpita da magister Benedictus? Quale significato essa assume nel contesto iconografico e architettonico? La risposta è legata al portale perduto e alla sua collocazione ad oriente.   

  Il problema può essere ripensato sulla base di alcuni indizi che ci portano a considerare l’esistenza di un quarto portale a est, finora ignorato e inedito; inserito alla base dell’antica torre delle campane, sul fianco dell’abside duecentesca, il portale medioevale dava accesso alla navata laterale di destra ed era dotato, come vedremo, di un importante apparato decorativo,  allusivo alla Vergine Maria. L’antico impianto è destinato a scomparire [11]  con la costruzione del nuovo campanile (1567-1604).

    La prima informazione certa di un ingresso ad oriente è documentata dalla relazione della Visita Apostolica effettuata nel 1580 da Francesco Bossi vescovo di Novara. Il visitatore apostolico descrive l’interno dell’edificio per cui alle  tre porte grandi si aggiungono due ingressi laterali, quello che conduce alla dimore del clero, tuttora riconoscibile in fondo alla navata di destra, e quello dalla parte opposta vicino ad un altare dedicato a san Michele,  (ultima campata della navata a sud, attuale cappella della Madonna del Carmine): 

"Tres portae maiores e conspectu tribunae atque alia latere, quae in aedes ducit ecclesiasticas, et quinta prope altare S.Michaelis e regione Portae Maioris” [12]

    Dalla stessa fonte apprendiamo che la porta si apriva sulla piazza dove c’è molto passaggio e dove si svolge il mercato per cui si prescrive che la sii muri o si restringa, oppure la si tenga chiusa almeno in tempo di mercato:

 "Ecclesiae ostium prope altare S.Michaelis et in ea ecclesiae/parte situm. quae forum respicit, cum pro transitu ex /tra  ecclesiam ,maxime in gestandis oneribus, tempore mer/catus ut plurimum deserviat, quod in maximam ecclesiae/irreverentiam et ministeriorum perturbationem cedit, vel ad mensem inaedificetur, vel ita restringatur, ut ingredientibus quidem sed sarcinulas onerave deferentibus minime pateat, aut saltem tempore mercatus clausam retineatur". [13]

     Bisognerà attendere l’ottobre del 1597 perché i Consorziali di San Donnino , conformemente alle richieste del Visitatore Apostolico, ordinino la chiusura della porta orientale e il relativo passaggio che  dava accesso all’attuale  cappella della B.V. del Carmine; viene inoltre decisa  l’apertura  di un nuovo ingresso sul lato sud, si tratta del portale seicentesco prospiciente su via Micheli:

Fianco sud del duomo di Fidenza: ingresso meridionale secolo XVI
"(..) facessero murare quella porta che entra in detta chiesa posta verso mattina sotto la torre alta ove sono le campane lasciandovi un usciello verso la strada per gli campanari d’andare sopra detta torre, et murare la porta di sotto detta torre che entra in detta chiesa… et di più di far una porta grande che erano una delle due che hanno murate  servendosi delle seralgie di quella verso la strada, qual seralgie detti signori prevosto, canonici et Capitolo gli hanno ceduto liberamente, dico far fare detta porta che entri in detta chiesa verso la strada Maestra verso mezzogiorno presso la cappella  del Battesimo di detta chiesa qual posta sia per contro e dirimpetto alla porta di detta chiesa che entra nel claustro fra la cappella della Assunzione della Madonna Ius patronato del Capitolo et Signori Canonici di detta chiesa, detta la cappella del barchetto…si sono convenuti a far uno portichetto sopra la via comune da mezzogiorno si per ornamento si anche per gli figlioli o creature che a detta chiesa si portano a battezzare et per le donne che vi vengono a levar di parto"[14].     
         Il quadro che emerge dai documenti sembra ormai sufficientemente chiaro.  In sintesi, possiamo allora dire così così: alla fine del Cinquecento, oltre ai tre protiri della facciata romanica e alla porta che conduce alle dimore canonicali, tuttora esistente in fondo alla navata di  prima della cappella del SS. Sacramento, abbiamo un’altra porta “verso mattina”, cioè sulla parete di fondo della navata di destra; completamente dimenticata dopo la chiusura ordinata dai Consorziali di San Donnino: è ad essa che è possibile riferire le residue tracce architettoniche presenti all’interno della cella campanaria, all’altezza del presbiterio, in particolare,  l’imposta di una volta a botte realizzata in conci di pietra, che  fa pensare alla copertura di un ambiente, quasi sicuramente, il corridoio di collegamento con il portale esterno: caratteristiche e dimensioni sembrano inoltre coincidere con l’archivolto dei  portale dell’ingresso opposto, con il quale risultano allineate , un dato estremamente interessante (da verificare attentamente) in quanto, se confermato, proverebbe l’origine medievale del complesso torre-portale. 

   All’apparato decorativo del portale (protiro?). è possibile ricondurre alcuni frammenti decorativi murati esternamente nella parete di fondo navata di destra. E’ quanto rimane dopo la distruzione della vecchia torre campanaria di un fregio istoriato , orizzontale, forse un  architrave, intervallato da archetti gotici e da motivi vegetali, stilisticamente riferibili a maestranze piacentine, forse le stesse attive in facciata  nella seconda metà del XII secolo: a destra, l’Annunciazione di Maria e, a sinistra, due ignoti personaggi in atteggiamento dialogante, un giovane e un uomo curvo e con la gruccia, scena quest’ultima  di non facile lettura per le pessime condizioni dei  rilievi,  diversamente interpretata da de Francovic (il sogno di san Giuseppe) e da  Kojima ( la visione  di Zaccaria nel tempio).[15] 

Fregio Annunciazione a lato della torre campanaria
 

    A riguardo, merita particolare interesse l’analisi iconografica di Saporetti. Anche per lo studioso fidentino, che pubblica una inedita fotografia scattata nel 1918 da Achille Coen (1850-1910), la scena appare nel suo insieme 

"un po' dubbia: l’angelo ha lo stesso gesto dell’altro (quello dell’Annunciazione) persino lo stesso rotolino in mano e quindi dà un annunzio all’uomo, barbuto e baffuto. (ma ora senza testa, e irriconoscibile) … (...) non credo che le due scene siano state concepite isolate da altre: dovevano far parte di un ciclo (sia pur breve) evangelico per cui l’ignoto personaggio potrebbe essere identificato in San Giuseppe che riceve la visita dell’angelo"[16].        

    Più probabile e verosimile, a mio parere, che si tratti, come sembrano suggerire l’assenza di paesaggio e l’attributo del bastone, dell’apparizione dell’angelo a Gioacchino esiliato tra i pastori- secondo la narrazione dei Vangeli apocrifi e, in particolare, dello pseudo Matteo dove l’angelo che annuncia la gravidanza di Anna, ha le sembianze di un giovane.[17] Dunque un angelo aptero, giovane, con la chioma corta, proprio come sembra di vedere nella figura scolpita presso l’abside.

      L’annuncio a Gioacchino genitore della Vergine Maria è un soggetto ricorrente nel racconto dell’Incarnazione ed è molto spesso rappresentato come immagine di partenza dei cicli iconografici con episodi della vita di Maria ( Nascita, Presentazione al tempio, Sposalizio, Annunciazione) Da notare che questa iconografia è presente raramente nella scultura medievale rendendo il fregio fidentino estremamente interessante: difficile comunque ricostruire la struttura narrativa del fregio e la sua collocazione nel contesto architettonico, sembra tuttavia abbastanza evidente che le due Annunciazioni, cui andrebbero aggiunte le quattro lastre con la raffigurazione dei mesi (aprile, gennaio giugno settembre inseriti nella parte superiore dell’abside duecentesca, già indicati come pezzi erratici ) siano elementi più che sufficienti  per riconoscere la presenza di un portale , la sua natura alta, la rilevanza simbolica e funzionale, e, segnatamente, la sua vocazione mariana : è molto probabile che il portale della torre, in sintonia con il sentimento religioso dell’epoca , fosse dedicato a Maria Vergine.[18]

     La questione, che qui viene posta per la prima volta, è tutt’altro che secondaria e richiede una analisi più accurata, ma forse non è troppo azzardato considerare, fin da ora, la possibilità che, proprio nell’edicola del portale a Lei consacrato o in una nicchia o loggia soprastante fosse originariamente esposta la grande statua della Vergine in trono con il Bambino, forse affiancata da altre immagini andare perdute. Gli esempi non mancano (Chartres, portale ovest di sant'Anna, portale laterale del Duomo di Verona e soprattutto il portale settentrionale del Battistero di Parma opera di riferimento per la nostra scultura).

   È in sostanza la stessa ipotesi, presto dimenticata, di Géza de Francovich. secondo cui <<il gruppo della Madonna col Bambino, posto entro una nicchia nel lato orientale del campanile e che in origine si trovava con ogni probabilità collocato nello stesso tratto del campanile romanico”>> [19]

   Ora, la collocazione esterna  è forse più che una semplice ipotesi, legata al principio della persistenza del  sacro: che l’antica statua sia stata pensata da sempre per il portale del campanile lo lasciano intendere, come vedremo, lo stato di conservazione e le stesse caratteristiche della statua: la sua monumentalità ieratico-liturgica, l'iconografia ricca e complessa, che inducono ad escludere che si tratti  di un'immagine  isolata e fuori contesto, come quando la statua era posta entro la nicchia della torre cinquecentesche; per le stesse ragioni è possibile guardare alla Maestà come ad uno speciale oggetto di culto . ad una preziosa icona offerta alla venerazione della comunità dei fedeli; una sorta di voto collettivo che trova pieno adempimento nella realizzazione del portale dedicato alla Madre di Dio.[20] 

   Una interessante testimonianza, forse la più antica riferibile al culto tributato alla Madonna della torre è individuabile nella mensola scolpita che sorregge la seconda colonnina del catino absidale: la scultura databile alla seconda metà del XIII secolo, ripropone infatti lo stesso schema iconografico, arricchito con l’aggiunta del baldacchino e dall’immagine di san Giuseppe in contemplazione raffigurato nella mensola a destra.[21]

    Va ricordato, tuttavia, che la prima e unica citazione scritta della grande Maestà antelamica del Duomo di Fidenza, è molto tarda e risale a una breve, ma curiosa per i molti omissis, nota del 1616: 

"(....) fu dal canonico Armani proposto che essendo caduta a terra la testa del bambino della Beata Vergine della torre era conveniente farla accomodare volendo così persone religiose per sua divotione  far la cerca per ornare detta Beata Vergine (...)[22].

Il documento non chiarisce le cause dell’incidente, avvenuto probabilmente nel corso del trasferimento nella nicchia del nuovo campanile cinquecentesco. Ma non è da escludere che il danneggiamento risalga a tempi più lontani e che l’integrità della statua fosse già compromessa: la caduta della testa del bambino sarebbe pertanto dovuta o comunque favorita dal deperimento delle colle utilizzate in un precedente restauro

 Statua antelamica della Vergine (R. Tassi, “Il Duomo di Fidenza”, Milano,1973)
 

     Da notare poi che il rovinoso “strappo” è difficilmente collegabile con l’amputazione dell’avambraccio della Vergine derivante da un colpo violento inferto dal basso verso l’alto, come prova l’incavo scavato sul petto; due gravi “ferite” inferte in tempi diversi, fanno pensare che ben difficilmente la statua poteva essere posta all’interno della chiesa, e tantomeno su un altare: non è da escludere che gli appellativi “Madonna della Torre” e “Gloriosa” abbiano radici più antiche, risalenti al tempo medievale quando la statua era posta sulla torre. A tal proposito può essere  essere utile ricordare  che nel 1309 la  torre fu teatro di un accanito scontro tra Guelfi e Ghibellini: 

"Item durante dicto exercitu turris et   ecclesia Sancti Domnini, que munita erat per predictos extrinsecos, die primo octobris, per Parmenses praelij capta fuit; et multi de populo de  Parme de partis ecclesia , ibi esistenses super dictam turrim , ab estrinseci Parmensibus in dictu captione occisi fuerunt, et capti circa  16 et dicti Parmam in carceribus (...)"[23].

  

Il Duomo di Borgo San Donnino (Fidenza) - Particolare di arazzo della Sala delle gesta dei Rossi nella rocca di San Secondo Parmense

   Una particolareggiata rappresentazione di Borgo San Donnino, dipinta nell’ultimo quarto del Cinquecento, (nel riquadro del Salone delle Gesta Rossiane della Rocca di San Secondo Parmense) offre una rara testimonianza dell'antica torre del Duomo poco prima della demolizione avvenuta tra il 1567 e il 1596. L’imponente struttura a base quadrata è caratterizzata da due grandi finestre archiacute, che farebbero pensare a un rifacimento tre-quattrocentesco. Ma ciò che ci preme cogliere in questa rappresentazione di Borgo ancora circondato dai fossati e dalle vecchie mura viscontee è il messaggio di fondo da cui emerge chiaramente la rilevanza del complesso turris et ecclesia che costituisce come noto il nucleo originario intorno al quale   si è sviluppata la città medievale.[24] 

    A questo punto la domanda è inevitabile: quale la funzione specifica del portale che si apriva alla base della torre? Quale il suo rapporto con l'ambiente circostante? Quale il suo messaggio?  Dalla topografia storica appare evidente come il quarto portale, o porta orientale, fosse rivolto verso la zona maggiormente abitata, in contrapposizione all’altra occupata da mura e terrapieni e dall’isola ecclesiastica (vasto complesso oltre la pieve-santuario di San Donnino, l’ospedale di San Donnino, i chiostri canonicali, la domus laborerii, il cimitero degli ecclesiastici…)[25].

    È molto probabile che la porta della Vergine (al di là dell’evidente valore simbolico) costituisse all'origine il principale ingresso, quello quotidiano, rispetto ai tre portali della facciata riservati a occasioni cerimoniali e ai viandanti e pellegrini che entrano in città dalla porta occidentale:

"La facciata principale di una grande chiesa romanica non era necessariamente la sua facciata occidentale. L'ingresso principale poteva variare a seconda della topografia locale e anche di alcune abitudini di pellegrinaggio (...)" [26].

Planimetria post 1875 del Vescovado della Diocesi di Fidenza dell'Archivio vescovile, part. da "L'Isola del Vescovo di Fidenza nelle opere di Ettore Ponzi" 2010 pag. 12.

    Nella immagine che proponiamo, una foto della vecchia via Cavour (l’attuale via Micheli) c’è la conferma di quanto il sistema torre-portale fosse realmente integrato nel tessuto urbano, il cui impianto è rimasto, come si può vedere, sostanzialmente intatto attraverso i secoli. Resta da chiedersi se la statua della Madonna coronata e assisa in trono col bambino fosse destinata fin dall’inizio al portale della torre o, se la collocazione rientrasse in una fase successiva di adattamento, non diversamente dalle sculture erratiche della facciata, come farebbe sospettare la mancata finitura del volto e del contorno dell’occhio destro.[27]


        Una risposta andrà cercata nell’ampio arco di tempo che va dalla prima fase antelamica (ultimo quarto del secolo XII) fino al Duecento inoltrato.  All’interno di questa lunga fase temporale, col Duomo trasformato in cantiere permanente e con un continuo avvicendarsi di maestranze diverse, possiamo prendere come riferimento un evento di eccezionale  rilievo storico e simbolico, come la consacrazione dell’edificio officiata dal vescovo di Parma Obizzo Fieschi. Al rito celebrato nell’ottobre del  1207,[28] erano presenti i tre fratelli da Sesso, Ugo, Gherardo e Tiberio canonici di Parma succeduti nel governo della prevostura della chiesa di san Donnino: alla loro forte personalità e al loro livello culturale si devono le nuove tendenze artistiche introdotte a Fidenza ma è però molto probabile che ad assecondare  la realizzazione del portale mariano sia stato lo stesso Gherardo, abate cistercense e diretto successore di Marco, (l’arciprete imperiale, creatura di Federico I al quale si deve l’avvio della costruzione della nuova chiesa). Ma la data del 10 ottobre 1207 è anche un perfetto terminus ante quem per stabilire che la struttura del portale esisteva già: non semplice passaggio attraverso la torre ma un elemento architettonico ben definito e ricco di significato, un protiro con edicola progettato per accogliere e custodire la statua della Vergine.

       Posta in posizione dominante perché vigili visivamente e spiritualmente su tutto l’abitato[29],  la Madonna della Torre è dunque segno di protezione divina e della fede mariana dei borghigiani.

 Non solo, la sua immagine di maestà si protende verso la piazza retrostante la chiesa, [30]; una “piazza grande” il cui carattere “civico-religioso” va visto in continuità con il “sagrato” antistante la facciata occidentale pullulante di immagini: pagine scolpite dove il ruolo fondamentale di Maria nella storia della redenzione si intreccia con l’esempio eroico del martire. Siamo al termine di uno straordinario percorso iconografico, ma anche architettonico, ricco di simbolismi e significati nascosti (e di vivaci colori[31] come sulla scena di un antico teatro) che, come abbiamo cercato di dimostrare, si risolve davanti ai superstiti frammenti di un quarto portale, a Lei consacrato, ma di cui non conoscevamo l’esistenza e la cui riscoperta non è solo una correzione accademica.

 


[1] A.C. Quintavalle, Borgo San Donnino, dai Wiligelmici agli antelamici: un problema di metodo, in Romanico padano-civiltà d'Occidente,1969, pp.119-126; Benedetto Antelami, 1990, catalogo della mostra Parma    1990

[2] A.C. Quintavalle, Il portale perduto è sotto i nostri occhi, in Corriere della Sera, 27 luglio 2026

[3]  R. Tassi, “Il Duomo di Fidenza”, Milano,1973, p.111-113.

[4] L'esistenza delle due torri absidali trova conferma nelle più recenti indagini archeologiche e strutturali di Nadia Montevecchi (Lo sviluppo costruttivo della cattedrale di Fidenza alla luce della recente indagine archeologica sugli elevati. I cantieri medievali) e di G. Michiara e Chiara Pezzani, (Indagini scientifiche dei paramenti murari della  facciata e dell’abside. Metodologie e risultati", in L'officina di Benedetto Antelami (a cura di B. Zilocchi); sull’ipotesi del portale a est è interessante il riferimento ai portali che si aprono alla base delle torri della facciata a nord.  Yoshie Kojima, Storia di una cattedrale. Il duomo di San Donnino a Fidenza, il cantiere medievale, le trasformazioni, i restauri, Pisa, Scuola normale di studi superiori, 2006, p.  80.

[5] R.Tassi, cit. p. 114.

[6] A. Aimi. Storia di Fidenza,2003, p.71: “La scultura è tolta dal presbiterio della cattedrale nel 1568 e collocata in una nicchia esterna del campanile probabilmente alla fine del XVI secolo”; Ms. Zani, VI.  Gennaro 1568 – Cfr.: Y.  Kojima, p.135. G.Fiaccadori, Antelami,Parma, Il restauro,Antelami, in “Imago lateritia beate Marie”:Per la fortuna e la storia del cantiere antelamico del Battistero di Parma, Parma,1991, p.XIV.

[7] Mi pare eccessivo assegnare alla statua la funzione di custodia eucaristica; improbabile, inoltre, che l’apertura posteriore fosse destinata ad accogliere il lignum crucis custodito presso il Museo diocesano. La sacra reliquia appartenuta all'antica nobile famiglia Antini risulta donata nel 1602 alla nuova chiesa santuario della Madonna delle Grazie dello Stirone e solo successivamente pervenuta alla Cattedrale. Secondo Fiaccadori e Aimi nella base del reliquiario seicentesco sarebbe ritratta la statua della Madonna della Torre: si tratta in realtà, come è possibile verificare, dell'immagine venerata nel santuario farnesiano, traslata nel 1721 nella nuova chiesa gesuitica dove si trova tuttora.

[8] Sulla collocazione della statua sopra l’altare maggiore: A.C. Quintavalle, Benedetto Antelami, 1990; G. FiaccadoriAntelami, Parma, il restauro, in Imago lateritia Beate Mariae, 1991, pp. LM: Woelk, Benedetto Antelami, Die Werke in Parma und Fidenza, Munster 1995; Kojima. cit; A.Calzona, Antelami.Parma,2008; j. C. Di Fabio (”Alle origini di Benedictus sculptor in Santa Margherita Ligure”. Documenti di storia. arte, e architettura”, a.c. di S. Bianchi e G. Rossini.2017) che suggerisce come possibili alternative all’altare maggiore il recinto del coro o l’altare di una cappella laterale.

[9] Archivio del Capitolo, “Riunioni e le spese minute dal ordinazioni capitolari”, Ms, sec XVII; pubblicato da A. Aimi, “Nell’archivio del Capitolo 1600”, in “Il Risveglio”, 1976.

[10] Dopo il 1613 non si hanno più notizie della ancona.

[11] Si tratta di una demolizione con parziale recupero delle strutture  finalizzato a mantenere aperto   il passaggio sotto la nuova  torre delle campane...

[12] e ragione portae Maioris è da intendersi di fronte all’ingresso principale e non   in relazione a una inesistente Porta Maior a sud della città, come sostengono: Maria Parente e Barbara Zilocchi , Fonti per la ricerca,in  L’officina  Benedetto Antelami, cit.  pp.127 e 339.

[13] ivi. p.121.

[14] Ivi, p. 122.   

[15] ipotesi difficili da accettare in quanto Giuseppe riceve i messaggi dell’angelo sempre attraverso il sogno mentre l’episodio di Zaccaria è ambientato nel tempio di Gerusalemme.  presso l’altare dell'incenso. 

[16] C. Saporetti, La chiesa di San Donnino, Fidenza, 1973, p.68 - Nei misteri di Fidenza e del suo territorio, Quaderni  Fidentini n.22 1983, p.81;

[17] Vangelo dello Pseudo Matteo, in (a cura di M. Craveri) Vangeli Apocrifi, TORINO, 1969, p. 69.

[18] Jessica Ferrari, Gli edifici religiosi della prima età comunale a Piacenza e nel territorio, Phd, diss. (XXXIII) Università 

    degli studi di Parma, 2020.

[19] G. de Francovich, Benedetto Antelami architetto e scultore e l’arte del suo tempo, Milano-Firenze 1952, p.78  : ciò è comprensibile in quanto l’immagine sacra e l’architettura che la ospita formano spesso contesto unico : spostare l’immagine dal suo luogo indebolisce la sua funzione spirituale storica e sociale.

[20]  L’immagine della Madonna come figura centrale di intercessione e salvezza è altresì    presente sul facciata del palazzo comunale dove ardeva perennemente la lampada notturna, come prescritto dagli statuti municipali che si aprono  con la consueta invocazione a Dio alla Vergine e al santo patrono: “Haec sunt Statuta …ad laudem et gloriam omnipotentis Dei beatissime et gloriosissime Virginis Marie, matris eius et beatissimi Domnini martiris protectori…” (G.Laurini, S.Donnino e la sua città.Memorie storiche, Borgo San Donnino, 1924, p.106).

[21]   G.Gregori , La Maestà di Fidenza, cit.p.78.

[22]   Archivio del Capitolo della Cattedrale, Congregazioni, Libro A, f, 45r. da Kojima, cit., p.124.

[23] Chronicon Parmense, Parma.1858, p.27:28.

[24] G. Ponzi, Nascita e sviluppo di un borgo medievale, Borgo San Donnino, in GEO-ARCHEOLOGIA, 1989,1.

[25] G. Gregori, L’isola del Vescovo nei quadri di Ettore Ponzi, Cremona, 2010.

[26] W.Sauerlander, “Façade ou façades romanes? in Cahiers de civilisation médiévale, 34e (n. 135-138) Juillet-dicembre 1991.

[27] Maria Cristina Improta-Paola Franca Lorenzi, Il restauro della Maestà Mariana di Benedetto Antelami, studi e 

   ricerche di approfondimento, in L'officina di Benedetto Antelami della Cattedrale di Fidenza, op.cit., p.305.  

[28] A. Allegri-U.P. Censi, Notte e alba di una d’una Cattedrale. La Pieve-santuario di Borgo san Donnino nei secoli IX-XII, Collana Il TRABUCCO,2, 2005, p.126. G. Ponzi, La chiesa di San Donnino: consacrazione e consacrazioni, In “Parma e il sogno dell’uomo. La conquista dei diritti” Festa della Storia, Atti della VI e VII edizione, ed. 2018-2019, Parma, 2022

[29] Non è escluso che al suo interno fossero riposte reliquie della Vergine Maria. L’inserimento di frammenti sacri (come, le quattro reliquie di M.V. custodite presso il Museo Diocesano rafforza il valore sacro dell’immagine scolpita trasformando la statua da prezioso manufatto a contenitore della presenza divina.

[30] R.Greci, Una strada, una chiesa, una nuova città, Parma, 2005. p.105; A. Allegri-U.P. Censi, Alba e notte di una Cattedrale. La pieve-santuario di San Donnino nei secoli IX e XIII, Edizioni il Trabucco, 2005, p.10.

[31]  “---tre oghj de cristallo de li leoni grossi…” È un riferimento preciso ai grandi leoni della facciata: A. Aimi, Antichi arredi della Cattedrale di Fidenza 1470-1553, Collana storica fidentina 4, 1993, p.13.


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