venerdì 30 marzo 2012

Presentazione a Rimini

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LUCA PONZI PRESENTA MOSTRI NORMALI". 


VENERDI' 30 MARZO. LIBRERIA FELTRINELLI. RIMINI.
In programma il 30/3/2012


Incontro con Luca Ponzi autore di Mostri normali

Storie di morte e altri misteri (Mursia)

Interviene Sara Bucci
Alessandra Sandri a soli undici anni sparisce nel centro di Bologna e non viene più ritrovata. Il tranquillo studente Angelo Fabbri viene massacrato a coltellate e gettato in fondo a un bosco. Il corpo di don Amos Barigazzi viene ritrovato grondante di sangue. Dieci donne vengono assassinate dal mostro di Modena ancora senza un volto.
Storie di morte diverse tra loro che, a partire dagli anni Settanta, hanno sconvolto la normalità di una regione come l’Emilia Romagna. Delitti che dopo tanti anni sono ancora senza colpevole e senza movente, a causa di indagini condotte male, di false piste, di convinzioni fuorvianti.
Le vittime avevano esistenze normali, ma quello che si immagina, scavando in queste tragiche vicende, è che probabilmente anche gli assassini erano, fino al momento di uccidere, persone normali che si possono incontrare in un centro commerciale o in una festa di paese e con le quali, magari, ognuno di noi si potrebbe fermare a scambiare due chiacchiere.

Luca Ponzi è nato nel 1965 a Fidenza dove vive. Giornalista, dopo aver lavorato alla «Gazzetta di Parma», è passato alla Rai. Ha raccontato, tra l’altro, il crac Parmalat e il sequestro e l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri. è stato fra i primi a occuparsi di criminalità organizzata al Nord.
la Feltrinelli | Librerie Largo Augusto, 4 - Rimini Inizio incontro 18:00

giovedì 29 marzo 2012

Undici delitti senza assassino

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Parmapress 24 - web news

Undici delitti senza assassino

Presentato alla Feltrinelli il libro di Luca Ponzi "Mostri normali"



Undici delitti senza assassino
Undici delitti irrisolti, che tingono l’Emilia Romagna di rosso, come il sangue delle vittime e di giallo, visto che dopo tanti anni sono tutti ancora senza colpevole e senza movente, a causa di indagini condotte male, di false piste, di convinzioni fuorvianti. Le vittime avevano esistenze normali, ma quello che si immagina, scavando in queste tragiche vicende, è che probabilmente anche gli assassini erano, fino al momento di uccidere, persone normali che si possono incontrare in un centro commerciale o in una festa di paese e con le quali, magari, ognuno di noi si potrebbe fermare a scambiare due chiacchiere. Tutto questo si può trovare nel libro “Mostri Normali” di Luca Ponzi, giornalista e scrittore parmigiano che ha presentato la propria opera, edita da Mursia, domenica alla Feltrinelli. Sulle pagine del suo libro si può ricostruire la storia di Lessandra Sandri, svanita nel nulla: il caso è stato chiuso lo scorso anno dalla procura di Bologna che ha stabilito la colpevolezza di un pedofilo, nel frattempo deceduto. Il corpo di Alessandra non è mai stato ritrovato. Angelo Fabbri, Bologna 1982: uno studente di Cervia trovato ammazzato a coltellate in fondo ad un bosco. Un bravo ragazzo, di cui non si sa più nulla. Nino e Giuseppe D’Alfonso, Bologna 1983 (due anziani fratelli uno trovato accoltellato in casa con la vecchia cameriera che viveva con loro, l’altro incaprettato in un laghetto) .    A Modena dal 1985-1995 dieci prostitute tossiche sono state ammazzate in dieci anni. Due famiglie, Pagliarani e Galassi, di Rimini nel 1988 sono state legate e uccise a revolverate nella casa di uno di loro. Don Amos Barigazzi, Reggio Emilia 1990: caso riaperto dalla procura di reggio emilia, era il cappellano del carcere, gli hanno sparato una fucilata da caccia nel garage. Carlo Rombaldi, Reggio Emilia 1992: aiuto in Chirurgia, sei colpi di 38 special alla schiena. Famiglia normale (moglie e due bimbi piccoli) nessun contatto con la mala, sempre in casa la sera. Caso riaperto, perché hanno scoperto oggi che uno del palazzo aveva una smith e wesson che ora non si trova. Ma non si trovano più le ogive repertate nell’autopsia. Maria Accarini, Parma 1995 (anziana vedeva a cui hanno sfondato la testa in casa, un ospite a cui lei aveva servito il caffè . l’assassino è un lontano parente ma non ci sono prove). Massimiliano Iorio, Rimini 1997 (risolto nelle scorse settimane) alla soluzione è dedicato un ulteriore capitolo. A Parma nel 2002 è stato trovato un corpo sconosciuto carbonizzato mai identificato, uomo adulto con tre monete colombiane nello stomaco. Infine, Elvira Moretti e Barbara Radonska, a Ferrara 2004: un’anziana e la sua badante ammazzate a coltellate.

Luca Ponzi è nato nel 1965 a Fidenza dove vive. Giornalista, dopo aver lavorato alla «Gazzetta di Parma», è passato alla Rai. Ha raccontato, tra l'altro, il crac Parmalat e il sequestro e l'omicidio del piccolo Tommaso Onofri. È stato fra i primi a occuparsi di criminalità organizzata al Nord.


ANSA

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LIBRI:LUCA PONZI INDAGA TRA DELITTI IRRISOLTI EMILIA-ROMAGNA
PER MURSIA 'MOSTRI NORMALI. STORIE DI MORTE E DI ALTRI MISTERI'
BOLOGNA
(ANSA) - BOLOGNA, 28 MAR - Una nuova tappa per la collana 'Gialli italiani irrisolti' affidata da Mursia alle penne di giornalisti esperti di cronaca nera. In 'Mostri normali. Storie di morte e di altri misteri' (176 pagine, 12 euro) Luca Ponzi, giornalista della carta stampata e della tivù, indaga in Emilia Romagna tra le storie di morte diverse tra loro che, a partire dagli anni Settanta, hanno sconvolto la normalità di una delle regioni più benestanti. Il volume sarà presentato domani alle 18 alla Feltrinelli in piazza Ravegnana, 1. Insieme all'autore partecipa all'incontro Filippo Vendemmiati (Rai Emilia-Romagna). Il libro propone una carrellata di delitti che, dopo tanti anni, sono ancora senza colpevole e senza movente, "a causa di indagini condotte male, di false piste, di convinzioni fuorvianti". Alessandra Sandri a soli 11 anni sparisce nel centro di Bologna e non viene più ritrovata. Uno studente tranquillo come era Angelo Fabbri viene massacrato a coltellate e gettato in fondo a un bosco. Il corpo di don Amos Barigazzi viene ritrovato grondante di sangue. Dieci donne vengono assassinate dal mostro di Modena ancora senza un volto. Le vittime avevano esistenze normali, ma quello che sconcerta è che, scavando in queste vicende, probabilmente anche gli assassini erano, fino al momento di uccidere, persone normali. Luca Ponzi è nato nel 1965 a Fidenza dove vive. Giornalista, dopo aver lavorato alla Gazzetta di Parma, è passato alla Rai. Ha raccontato, tra l'altro, il crac Parmalat e il sequestro e l'omicidio del piccolo Tommaso Onofri. E' stato fra i primi a occuparsi di criminalità organizzata al Nord. (ANSA).
GIO/ S57 QBXJ

martedì 27 marzo 2012

Domani 28 marzo presentazione a Bologna

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Domani LE ULTIME NOTIZIE

Libri: esce 'Mostri normali', tutti i delitti irrisolti in Emilia Romagna

Bologna, 27 mar. - (Adnkronos) - 'Mostri normali'. Questo il titolo del libro scritto dal giornalista Rai Luca Ponzi ed edito da Mursia che sara' presentato giovedi' prossimo alle 18 alla libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana a Bologna. Il volume che ripercorre alcuni dei piu' misteriosi delitti emiliano-romagnoli rimasti irrisolti sara' al centro di una conversazione tra l'autore ed il collega Filippo Vendemmiati. Alessandra Sandri a soli 11 anni sparisce nel centro di Bologna e non viene piu' ritrovata. Il tranquillo studente Angelo Fabbri viene massacrato a coltellate e gettato in fondo a un bosco. Il corpo di don Amos Barigazzi viene ritrovato grondante di sangue. Dieci donne vengono assassinate dal mostro di Modena ancora senza un volto. Sono solo alcune delle storie che, a partire dagli anni Settanta, hanno sconvolto la normalita' di una regione come l'Emilia Romagna e che Ponzi ripercorre nel suo libro. Delitti che dopo tanti anni sono ancora senza colpevole e senza movente, a causa di indagini condotte male, di false piste, di convinzioni fuorvianti. Ponzi e' nato nel 1965 a Fidenza dove vive. Nella sua carriera di cronista ha raccontato, tra l'altro, il crack Parmalat e il sequestro e l'omicidio del piccolo Tommaso Onofri ed e' stato fra i primi a occuparsi di criminalita' organizzata al Nord.

(27 marzo 2012 ore 21.02)


sa' anche scrivere



lunedì 26 marzo 2012

Corte del recupero: incontro pubblico a Castione

2 commenti:



Ecco il volantino dell'incontro organizzato per Venerdì prossimo  in merito al progetto della Corte del Recupero a Castione Marchesi, volantino che volentieri pubblichiamo. Mi si fa notare che, per la contemporaneità della convocazioni, l'incontro avviene la stessa sera del Consiglio Comunale. 

Vedi anche:
fidenza-luoghi.blogspot.it/2012/03/la-corte-del-recupero
http://fidenza./corterecupero.html 


"Mostri normali": ieri la presentazione a Parma

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 «"Mostri normali" tratta di cose dolorosissime in un modo molto rispettoso, asciutto, quasi tecnico, riuscendo comunque ad appassionare il lettore» così Luca Gianferrari, caporedattore di Rai Emilia Romagna, nel dialogare con l'autore ha parlato del libro durante la presentazione avvenuta ieri pomeriggio a Parma presso la Libreria Feltrinelli di Via della Repubblica. Il locale attrezzato per l'occasione si è rapidamente riempito e il pubblico in sala era certamente inferiore a quello che si è accontentato di salutare l'autore.
La Gazzetta di Parma ha dedicato all'evento l'articolo 
curato da Margherita Portelli, qui riprodotto in immagine

L'Annunciazione scolpita nel Duomo di Fidenza

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Nel Medioevo la giornata di oggi 26 marzo  era l’inizio dell’anno civile ricordando che, con l’Annuncio dell’Angelo a Maria, la storia ha avuto un nuovo inizio. Questo mistero è stato rappresentato dall’arte cristiana in innumerevoli capolavori.

Nel nostro Duomo un rilievo nella parte posteriore, dove troviamo anche l'ingresso alla torre campanaria, ricorda questo evento. Incastonata nella muratura in mattoni è normalmente trascurata dalle guide, anche la sua collocazione al di fuori della facciata e quasi nascosta richiama all'intimità di quel momento.
Non improbabile la provenienza anteriore all'attuale duomo, si tratterebbe del recupero e della ricollocazione di un reperto.  


Descrizione dal sito web del Museo del Duomo di Fidenza
Materiale:           Pietra arenaria
Tecnica:         Scultura a rilievo
Descrizione: Frammento architettonico decorativo della parte superiore d'una quadrifora con archi acuti, incorniciati con foglie d'acanto, sopra le quali si sviluppa un tralcio di vite sotto la quale, nelle velette fra gli archi - da sinistra a destra - sono raffigurati: 1) Figura maschile che procede da sinistra a destra, vestita di tunica a tre quarti; 2) Figura maschile con bastone e tunica lunga legata in vita che procede da destra a sinistra; 3) Angelo nunziante; 4) Vergine annunziata.
GG 

domenica 25 marzo 2012

Giuseppe Moroni (1888-1959), il volto di Cristo

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In questo delicato pastello di Giuseppe Moroni (1888-1959), il  volto,  ben definito e individualizzato, del Crocefisso  sembra esprimere una calma inspiegabile,  la  totale e  incondizionata dedizione di Gesù:  non esitiamo a proporlo, insieme ad altri interessanti inediti conservati presso il Seminario di via Palestro, in relazione alla Pasqua e all’anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI.
Già appartenente  alla collezione del compianto monsignor Lodovico Bonini, il foglio, un cartoncino di 30x30, firmato e  datato aprile 1944, reca nel retro la seguente dedica: “ Al Rev.mo don Ottorino Dusi / in ricordo della Sua prima S.Messa / G.Moroni/  Devotissimo  16/4/94”.
    Sempre  presso il Seminario Vescovile, è rintracciabile un secondo  disegno autografo con dedica a un altro neo-sacerdote di Pieveottoville:  Don Giorgio Galli ( che ricordiamo come direttore del Risveglio negli anni Settanta  e parroco di Santa Margherita e di Tabiano), ordinato nel 1957  dal vescovo monsignor Paolo Rota: si tratta di   una gentilissima  immagine di Maria Vergine,  abilmente delineata a penna, senza  incertezze e  ripensamenti, alla maniera egli antichi maestri.

Dello speciale  rapporto di stima e amicizia, che intercorre  tra il pittore cremonese e il clero  diocesano, si ha conferma anche in opere di maggior respiro, come questo dipinto, probabilmente il cartone preparatorio  per un affresco, che sappiamo essere stato donato negli anni Sessanta a monsignor  Artemio  Raimondi, il quale a sua volta ne fece dono alla Curia Fidentina, che lo ha  in seguito destinato al Museo del Duomo (inv. D 47).
Il   soggetto  ci riporta direttamente nel cuore del mistero della salvezza che si celebra nella Settimana Santa, con Maria  che  regge davanti al sepolcro il corpo del Figlio appena deposto dalla croce.
Per sviluppare il tema antico della Pietà, il pittore ha  fatto ricorso    agli schemi  tradizionali, ma come si può vedere,  l’impianto iconografico è attualizzato con forza dal  linguaggio essenziale e classicheggiante, tipicamente  novecentesco, che imprime  un forte senso plastico alle figure e, in particolare, anche ai piccoli fiori stilizzati, che germogliano  ai piedi della croce sulla nuda roccia del Calvario, per richiamare simbolicamente il valore universale della redenzione e della rigenerazione cristiana; anche il cielo azzurro,  solcato da leggere nuvolette allude alla redenzione dei peccati, alla nuova vita portata al mondo dalla morte di Gesù e dalla sua Resurrezione
Cremonese di origine, Moroni scelse di abitare al di qua del Po, nella piccola    Pieveottoville, lasciando, come noto,  tracce importanti della sua arte in diverse chiese della diocesi di San Donnino:  dipinti parietali, ma anche tele, mosaici e vetrate,  per le parrocchiali di    Zibello, Polesine Croce Santo Spirito, Santa Croce, Fidenza ( Chiesa Santuario della Gran Madre di Dio) e nella stessa Pieveottoville. Altre opere di Moroni, oltre a quelle puntualmente elencate  da Dario Soresina (Enciclopedia Diocesana Fidentina, vol.1), sono visibili   nelle  vicine chiese di Soragna e Noceto. 
Artista non solo di soggetti sacri ma anche profani a lui si deve il fastoso ciclo pittorico di Salsomaggiore Terme imperniato sul mito pagano della ninfa Igea, eseguito nel 1922 per il salone principale delle Terme Berzieri, “uno stupendo affresco ispirato allo stile secessionista” che, come è stato osservato, si colloca in perfetta armonia con i raffinati decori policromi dei marmi e delle ceramiche del liberty orientaleggiante di Galileo Chini.
Giuseppe Moroni fu allievo di Giulio Bargellini e Aristide Sartorio ed ebbe subito importanti riconoscimenti (tra cui il primo premio al Concorso Nazionale Francescano del 1925) e incarichi che lo portarono a lavorare in ogni parte d’Italia. Tra le imprese più significative Roma, Montecatini, Milano e Benevento.
Partecipò a varie esposizioni, a Milano, Roma, Trieste, Torino, Venezia, Cremona.
Nando Avanzini, in “Pomeriggi a Salsomaggiore”, lo  ricorda in occasione dell’ultima mostra  allestita a Salsomaggiore un anno prima della  morte  avvenuta a Roma nel 1959. 
Sue opere sono presenti nella sala del Novecento del Museo Civico di Cremona.
Nel 1999, il Marianum di Roma, gli dedicò una singolare mostra, Dignitas matris, consistente nella nell’esposizione di un’ampia serie di dipinti e disegni che sviluppano il tema della maternità alla luce dell’evento della maternità divina di Maria. Come scrive la curatrice della mostra e del  catalogo, Maurizia Bonatti Bacchini in nessun ciclo come quello mariano  e della tematica della maternità l’acclamato  pittore di figure e paesaggi è riuscito a “condensare il senso religioso della vita conciliando mistero e quotidianità”.
Un importante contributo per  riscoprire interamente la ricca e complessa figura di Moroni è stato offerto  dall’ultima mostra salsese proposta nel 2001 dalla stessa Bonatti Bacchini, i cui studi sul Liberty e sulla storia delle città termali si sono spesso incrociati con le opere del pittore cremonese approdato nel 1928 nel piccolo centro sulla sponda destra del Po.  
Guglielmo Ponzi 
Da "Il Risveglio" settimanale della Diocesi di Fidenza

http://lucecolore.blogspot.it/2012/03/giuseppe-moroni-1888-1959-il-volto-di.html 

sabato 24 marzo 2012

venerdì 23 marzo 2012

Rassegna stampa 23 marzo 2012

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"Mostri normali": quando il killer è il tuo vicino

di: Laura Frugoni 


«Ogni vita è una canzone, è una poesia. Le vite che abbiamo qui narrato sono melodie interrotte all'improvviso a metà di un ritornello, poesie a cui qualcuno ha riscritto l'ultima strofa». 
Il sigaro tra le labbra, quell'aria perenne da ragazzaccio (nonostante la barbetta sale e pepe) che non rinuncia mai alla battuta al vetriolo, il suo libro fresco di stampa sottobraccio. Così Luca Ponzi, fidentino classe 1965 - è planato in Gazzetta - dove ha lavorato tanti anni e «la considero ancora un po' mia»,  ha scritto nella dedica in sovracopertina. 
Stavolta, però, è Ponzi a stare «di là»:  tocca a lui subire l'interrogatorio del cronista che gli chiede conto della sua saga padana di «Mostri normali» (casa editrice Mursia, collana Gialli italiani irrisolti). 
Dodici omicidi che hanno avuto come sfondo la placida Emilia Romagna dagli anni Settanta fino a ieri, finali atroci di esistenze dove gli assassini restano ombre. Delitti irrisolti di mostri normali. 
Ma normali perché? 
«Il nostro mestiere è raccontare le cose di cui la gente parla e la cronaca nera è un modo di esplorare l'essere umano, osservarne gli angoli più bui», riflette Ponzi. In 28 anni di carta stampata e giornalismo televisivo ha attraversato vari ambiti, ma lo stile dello scarpinatore che domanda, cerca e  fruga è rimasto lo stesso. 
Villette quiete di provincia, strade di campagna orlate dai canali, la monotonia apparente della pianura padana: è qui che si annida la banalità del male? 
«Tra tanti casi ho scelto di ripercorrere quelli che mi “prendevano” di più, mi sembravano in qualche modo originali. In realtà solo alla fine ho trovato quel fil rouge che li univa: nel centro Italia si ammazza per il potere, al sud c'è la mafia, in Toscana l'esoterismo. E qua da noi? Non si capisce da dove arrivi questa energia che porta ad ammazzare. “Quel sangue che impasta la terra”, per dirla con il titolo illuminante del libro di Guccini e Macchiavelli».
Lontani anni luce dai killer in doppio petto e silenziatore: questi assassini li immagini con le ciabatte e la pancetta del tuo vicino di casa, scrive Ponzi. Nipoti un po' strani, bulletti di periferia, per cui «ti chiedi da dove abbiano trovato la forza tremenda di sferrare un fendente, di vuotare il caricatore di una pistola, di strozzare in gola l'ultimo grido a una ragazza».  
Casi ripercorsi e ricostruiti fin nei dettagli minimi dal segugio di Fidenza. Ma si diventa neristi per caso o per passione?  «In effetti il mio esordio è stato casuale, da collaboratore della Gazzetta mi occupavo di sport: l'ho sfruttata perché era uno spazio libero - non ci sono orari e alla fine nessuno la vuol fare - e col tempo mi ci sono appassionato. Ho acquisito competenze quasi meccaniche, che poi viene naturale spendere: dalla Gazzetta alla Rai ho applicato lo stesso metodo ma in un contesto più ampio». 
Perché un cronista decide di scrivere un libro? «Me l'ha chiesto il collega Moroni che è il direttore della collana. Mi incuriosiva. Da un lato mi sono detto: “ok, non sarà così difficile”, dall'altro avevo un insoluto nella mia vita professionale, per una volta volevo riuscire a fare un lavoro più meditato e un po' meno in presa diretta».  
Una catena di morti senza colpevoli: impressionerà soprattutto il fatto che la giustizia rimane una chimera. «In effetti, stupisce quanto un'indagine ancora possa essere depistata, come troppo spesso sia affidato ancora tutto all'intuito. In questi anni la polizia scientifica ha fatto progressi enormi, ma nella soluzione di un caso la componente umana resta assolutamente determinante». 
Cosa s'aspetta il giornalista Ponzi dallo scrittore Ponzi? «Che questo libro aiuti un po' chi lo vorrà leggere a capire cosa c'è dietro un'inchiesta, ad evitare i processi sommari: dietro ogni vittima - e anche dietro ogni carnefice - c'è una rete di affetti di cui non si può non tener conto. Il nostro mestiere ha bisogno di essere riabilitato: non siamo certo noi giornalisti la parte peggiore di questa società. Il mio libro vuole essere un riconoscimento a chi questo lavoro lo fa tutti i giorni e la stampa di provincia dimostra senz'altro la professionalità più alta».
Nella prefazione c'è scritto che un cronista di nera non può essere cinico: non rimane, tuttavia, proprio questo il rimprovero predominante? «Il distacco è la capacità di gestire le emozioni e quello ci vuole, altrimenti rimani travolto. Il cinismo, invece, è l'incapacità di provarle, le emozioni». 
Oggi dilaga la cronaca in formato talk show: rischiamo l'overdose?  «Quei  penosi siparietti di investigatori ed esperti improvvisati fanno avanspettacolo sul dolore. Un cronista di nera è un'altra cosa: vuole raccontare una storia - ed è quello che ho cercato di fare in questo libro: mi sono attenuto ai fatti, li ho messi in fila per accompagnare il lettore verso una soluzione plausibile - e ci sta che in certi casi si giochi un po' di astuzia per riuscire a portare a casa un'intervista. Per raccontare il dolore degli altri ci vuole rispetto. E noi il fardello dei dolori altrui finiamo per portarcelo sempre un po' addosso».

Domenica 25, alle 18,30, il libro sarà presentato alla Feltrinelli di via Repubblica

giovedì 22 marzo 2012

La "Corte del Recupero" diventerà un'altra Val di Susa?

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La corte del recupero nella frazione di Castione Marchesi per il riuso dell'area ex TAV. Diventerà un'altra Val di Susa?
Alcuni indizi ci sono già: informazione non trasparente, documentazione lacunosa, impatto ambientale a rischio
(vedi anche corterecupero)

Con qualche difficoltà il Consiglio Comunale ha approvato la realizzazione di un centro per il recupero di materiali inerti provenienti da demolizioni edili nel nostro comprensorio, localizzando l'iniziativa nei pressi della frazione di Castione Marchesi nell'area per alcuni anni utilizzata come cantiere delle imprese impegnate nella realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità che, in questo tratto, affianca l'Autostrada del Sole.

Luca Ponzi: "Mostri normali" presentazione nella trasmissione ...

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Luca Ponzi: "Mostri normali" presentazione nella trasmissione ...: Introdotto da Stefania Bondavalli Luca Ponzi presenta il suo libro nella trasmissione Buongiorno Reggio* *Buongiorno Reggio È i...

mercoledì 21 marzo 2012

Tonino Guerra e la primavera

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.......
e mè comm a farò quant ch'al zurnèdi
al ciapa una luce nova
a guardè sla tèsta se cusoin
ch'l'aroiva la primavera.

Così termina una breve poesia che Tonino Guerra ha trasposto nel dialetto santarcangiolese traducendo una poesia del poeta cinese Po Chu-i, vissuto nel periodo della dinastia Tang nel lontanissimo 840. Tonino Guerra ci da anche la sua traduzione in italiano che suona così:
........
e io come farò quando le giornate
prendono un luce nuova
a guardare con la testa sul cuscino
che arriva la primavera.

L'avvicinamento di Tonino Guerra con la poesia cinese viene dalla sua curiosità che l'ha portato ad apprezzare Ezra Pound, il Pound "conservatore" dello stile cinese. 
Questa ed altre poesie, trasposte nel dialetto romagnolo di Santarcangelo di Romagna, sono contenute in un agile volumetto della collana "Il Sigillo" dell'editore Scheiwiller stampato nel marzo del 2000 e mirabilmente introdotto da Luca Cesari. Il volume ha come titolo "Lamento di una guardia di frontiera"  con otto disegni dell'autore.
Domenica a Pennabilli un incontro sul maestro Tonino Guerra 
Il 16 marzo 2012 Tonino Guerra aveva compiuto 92 anni. 

"Mostri normali" presentazione nella trasmissione Buongiorno Reggio

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Introdotto da Stefania Bondavalli Luca Ponzi presenta il suo libro nella trasmissione Buongiorno Reggio*

*Buongiorno Reggio
È il programma condotto e curato da Stefania Bondavalli con la regia di Gianni Barigazzi che tutte le mattine tiene compagnia ai telespettatori dalle 8.30 alle 10.30. La trasmissione è rigorosamente in diretta e il pubblico da casa ha la possibilità di intervenire telefonicamente per porre domande agli ospiti.
‘Buongiorno Reggio’ è un talk show nel quale si mescolano cronaca, attualità, rubriche di servizio, approfondimenti, conversazioni a tema con esperti. Si spazia dalla politica al costume, dalla salute allo sport, dalla cucina alla cultura e al sapere.
Buongiorno Reggio è il programma leader assoluto in Emilia Romagna per contatti Auditel, con oltre 10mila persone diverse davanti al televisore nelle due ore di messa in onda.


Il Tappeto Sospeso di Tonino Guerra e Marco Bravura

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Dettaglio fontana tappeto sospeso 
"Questo tappeto immobile nel suo volo

deve ricordare i mucchi di sale e i canneti con gli uccelli
che un tempo riempivano di poesia questi luoghi.... "
Tonino Guerra

La fontana "Il tappeto sospeso" si trova nel Piazzale dei Salinari al di là del Ponte delle Paratoie, a Cervia

fontata Il Tappeto Sospeso La fontana risale al 9 Novembre 1997 ed è dunque il monumento più recente della città.
La sua inaugurazione coincide con l'anniversario della pubblicazione del Chirografo di Innocenzo XII, avvenuta trecento anni prima, con la quale si dava il permesso agli abitanti di Cervia di trasferirsi dalla città vecchia alla posizione attuale.
E' stata ideata da Tonino Guerra e realizzata materialmente dal mosaicista Marco Bravura. Si presenta come un immenso tappeto musivo in marmo e pasta vitrea ospitante due mucchi di sale creati in marmo e cristallo.
Il particolare gioco d'acqua crea un effetto nubi sulle quali è adagiato l'immenso tappeto, mentre la vasca sottostante è circondata da ciottoli di fiume che ricorda il paesaggio di un tempo remoto evidenziato inoltre da un giardino di erbe aromatiche e da un canneto che, in parte è reale ed in parte fittizio grazie alle foglie in rame e ceramica.
La fontana vuole rappresentare lo spartiacque tra tempi passati e presenti, tra ricordi e realtà.

Il sindaco Cantini rimpasta la giunta

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Il sindaco di Fidenza Mario Cantini presenta giunta e nuovi incarichi: 
«Ho preso atto della richiesta, già da tempo presentata dal vicesindaco Stefano Tanzi di rinunciare alla delega "Società e Aziende partecipate" - spiega Cantini in un comunicato - al fine di potere concentrare il suo impegno solo sui temi sempre più complessi e delicati, relativi al Bilancio comunale ed agli strumenti di programmazione finanziaria, nonché alla gestione del settore Lavori pubblici; conseguentemente ho deciso di affidare la predetta delega "Società e Aziende partecipate" all'Assessore Giuseppe Pantano.

martedì 20 marzo 2012

La presentazione a Cesena il 20 marzo

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CESENA. Delitti avvolti nel mistero, che rischiano di restare impuniti perché non si riesce ad individuare né un colpevole né un movente. Sono i casi al centro del libro che Luca Ponzi, giornalista della Rai, ha scritto per la casa editrice Mursia. Si intitola “Mostri normali. Storie di morte e di altri misteri” e sarà presentato oggi, alle 18, alla libreria Feltrinelli, in piazza della Libertà. Oltre all’autore, interverrà Marino

Cancellari, inviato di guerra. Ponzi nel suo libro ha puntato la lente su fatti di cronaca nera che hanno fatto parlare a lungo e ancora oggi sono al centro di mille dubbi e mille ipotesi. Come la storia di Sandro Sandri, sparito a soli 11 anni nel centro di Bologna, a metà degli anni ’70. O come l’uccisione a coltellate di Angelo Fabbri. O, ancora, i sei colpi di pistola sparati contro il chirurgo Carlo Rombaldi.




lunedì 19 marzo 2012

Presentazione a Cesena

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Domani, martedì 20 alle 18 prima presentazione a Cesena, alla libreria Feltrinelli, insieme al collega e amico Marino Cancellari

Dieci delitti irrisolti raccontati da Luca Ponzi

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Dieci casi di delitti irrisolti in Emilia-Romagna. Sono quelli raccontati nel volume “Mostri Normali” (Mursia Editore), realizzato da Luca Ponzi, giornalista Rai che ha cercato di raccontate e ricostruire fatti di cronaca nera a partire dal 1975.


Intervista realizzata da Isabella Trovato per E Tv - Teletricolore Reggio Emilia


24 marzo è la ricorrenza dell'eccidio delle Fosse Ardeatine

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Nell’anniversario della Sua morte,  contribuiamo a ricordare la figura di: 
PILO ALBERTELLI
Parma il 10 ottobre 1907 – Roma (Fosse Ardeatine) 24 marzo 1944
Nato a Parma il 10 ottobre 1907, ucciso a Roma il 24 marzo 1944, Medaglia d’Oro al Valor militare alla memoria. Professore di storia e filosofia. Nel 1928 fu arrestato con l’accusa di aver svolto attività antifascista tra gli studenti e condannato a cinque anni di confino.  Albertelli fu tra i più convinti propugnatori della fondazione del Partito d’Azione e, dopo l’8 settembre del 1943, fu a Roma tra i più audaci organizzatori della Resistenza e delle formazioni "Giustizia e Libertà". Membro del Comitato militare romano del CVL, il 1° marzo del 1944 cadde nelle mani della banda Koch. Condotto dai fascisti in via Tasso, dopo giorni di sevizie fu visto dai compagni di lotta con le costole spezzate, il corpo straziato, il volto reso irriconoscibile.  Tre settimane dopo l’arresto fu massacrato alle Fosse Ardeatine con gli altri 334 Martiri. Pilo Albertelli lasciò scritto: "Un uomo senza ideali non è un uomo ed è doveroso sacrificare, quand’è necessario, ogni cosa per questi ideali". Tra le opere filosofiche di Albertelli: "Gli Eleati, testimonianze e frammenti", Bari, 1939; "Il problema morale nella filosofia di Platone", Roma, 1939. Pilo Albertelli è medaglia d’Oro al Valor militare alla memoria.



24 Marzo 1944: Eccidio delle Fosse Ardeatine

24 marzo è la ricorrenza dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. In feroce rappresaglia all'attentato subito da un camion di soldati tedeschi in via Rasella il colonnello Kappler ordinò la fucilazione di prigionieri politici e antifascisti raccolti un po' da ogni parte della Città. In una cava sulla via Ardeatina vennero uccise 335 persone, fra le quali anche Pilo Albertelli. | Che insegnamento ci resta: 67 anni fa in una giornata di primavera soleggiata, le truppe di occupazione naziste, pazze di rabbia per l'azione di guerra di Via Rasella in cui i GAP di Roma avevano colpito un reparto di SS uccidendo 33 soldati, si macchiarono di una delle più feroci stragi compiute durante la II guerra mondiale. 335 italiani, in larga parte già detenuti nelle carceri romane e nel carcere della gestapo di Via Tasso, luogo di tortura per gli oppositori e per i nemici dei nazifascisti, furono prelevati e con la scusa di essere trasferiti, condotti con i camion militari alla periferia di Roma nella zona delle cave di pozzolana di Via Ardeatina. Qui per un'intera giornata a piccoli gruppi le vittime furono accompagnate all'interno della cava e assassinate con un colpo di pistola alla nuca. Quando l'eccidio fu compiuto, ricoperti di pece i cadaveri, furono fatte saltare con la dinamite le camere caveali cercando di nascondere l'orrore per sempre. Ma chi erano le vittime? Spesso rappresentati senza volto con il termine generico di martiri, di loro perdiamo il senso di prossimità, di vicinanza. I 335 uomini delle Fosse Ardeatine erano padri, figli, fratelli, uomini come noi che ci danno la dimensione di quello che può accadere quando la società sottovaluta i fenomeni di intolleranza politica e razziale. La deriva non ci consente quasi mai di vedere l'epilogo. Per questa ragione vogliamo raccontare delle vittime senza generalizzazioni. Bisogna ricordare che tra loro ci sono 39 Ufficiali, sottofficiali e soldati che aderirono a Resistenza Militare, un'organizzazione che raccoglieva i militari che dopo l'8 Settembre del '43 non aderirono alla Repubblica di Salò, non fuggirono ma scelsero la lotta alla tirannia nazifascista. 52 vittime appartenevano al Partito d'Azione Giustizia e Libertà. 68 Vittime militavano nella formazione Bandiera Rossa, un gruppo trotskista al di fuori del CNL. 75 Vittime erano di religione ebrea. La metà delle vittime erano partigiani detenuti. Oggi li vogliamo ricordare così lontani dalle cerimonie ufficiali, lontani dalla retorica, pensando alle loro famiglie alle quali furono strappati per sempre, a vedove che vissero senza il loro uomo accanto, ai figli cresciuti con la foto di un eroe sul comodino ma che avrebbero preferito un padre che li avesse accarezzati.
L'ANPPIA è l'associazione unitaria che raccoglie i perseguitati politici antifascisti italiani, tutti coloro cioè che per la loro opposizione al fascismo scontarono duri anni di confino e di carcere e tutti coloro che nel ventennio operarono contro la dittatura fascista. Dal 1998 lo statuto possono iscriversi anche singoli o circoli che si riconoscono nei valori dell'antifascismo e nell'attività dell'ANPPIA (in questa ottica, ad esempio, è stata costituita l'Associazione dei giovani antifascisti). Finalità dell'ANPPIA è la salvaguardia della memoria storica e l'approfondimento della conoscenza della Dittatura, stimolandone la conoscenza nelle scuole, nella convinzione che la memoria sia la base più solida per costruire una radicata coscienza democratica, unico anticorpo efficace al "fascismo" di ogni tempo e in ogni luogo. L'ANPPIA è convinta che solo dalla riaffermazione dei valori dell'antifascismo possa venire al nostro Paese la possibilità di un progresso autentico ispirato alla libertà, alla democrazia, alla giustizia sociale, secondo il dettato della nostra costituzione nata dalla Resistenza.



Targa in memoria di Pilo Albertelli ed altri Caduti della 6ª Brigata 
del Partito d'Azione sita in Viale Castrense, Roma

Testo dell'iscrizione della Targa:
DURANTE LA LOTTA CLANDESTINA
CONTRO L'OPPRESSIONE TEDESCA
RISCATTANDO LA COSCIENZA ITALIANA
DAL SERVAGGIO NAZIFASCISTA
CADDERO
PILO ALBERTELLI PIETRO LVNGARO
BRUNO ANNARUMI BENEDETTO PITORRI
MANLIO BORDONI VMBERTO ROSSI
ANTONIO GALLARELLO FELICE SALEMME
GIORGIO GIORGI LVIGI SELVA
AI MARTIRI GLORIA NEI SECOLI
VERGOGNA AGLI IMMEMORI
I COMPAGNI DELLA SESTA ZONA
DEL PARTITO D'AZIONE
POSERO A RICORDO PERENNE
NEL I° ANNIVERSARIO MARZO 1945



venerdì 16 marzo 2012

I percorsi dell'arte: il Premio Cremona

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Premio Cremona 1940 - Ettore Ponzi  - "La battaglia del grano"

Premio Cremona 1940 - Oreste Emanuelli - "Le armi per vincere"
Pittori fidentini al premio Cremona

Ettore Ponzi, con il suo amico pittore Oreste Emanuelli, partecipò nel 1940 alla seconda edizione del Premio Cremona che poneva il tema de "La battaglia del grano". Tra i partecipanti Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel '22 a Milano de "gruppo del Novecento", il parmigiano Latino Barilli, i futuristi Gerardo Dottori e Renato Di Bosso, ed infine i premiati Pietro Gaudenzi, Cesare Maggi e Biagio Mercadante. Tra i membri della giuria gli accademici d'Italia Ugo Ojetti, critico d'arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittori, ed infine lo studioso e critico d'arte prof. Giulio Carlo Argan .
Nell'opera, presentata da Ettore Ponzi, una grande statua monumentale in cui riprende i lavori classicheggianti giovanili.
In secondo piano il lavoro dei campi e il paesaggio urbano reso in ben altro modo nei dipinti precedenti e in quelli successivi. Probabilmente migliore e più naturale lo sfondo collinare, ma non si dispone di una immagine a colori.
Il quadro è andato distrutto insieme all'abitazione a seguito dei bombardamenti che hanno colpito Fidenza nel corso dell'ultimo conflitto.
Anche l'opera presentata da Oreste Emanuelli non è immune da elementi monumentali, tipici del regime. Emanuelli ricorre poi all'effetto del trittico, di derivazione medievale e religiosa e titola l'opera col motto "Una delle armi per vincere" di chiara impronta fascisteggiante, il dipinto è stato poi sezionato dall'autore e la parte centrale, con un titolo diverso, è conservata nella raccolta di quadri donata da Emanuelli al Comune di Fidenza.
 
Vedi anche: ponziettore.it/esposizioni  e   ponziettore.it/premio cremona



Il Premio Cremona (1938-1942)
Istituito da Roberto Farinacci nel 1938, il Premio Cremona doveva contribuire ad orientare la pittura italiana "verso una concezione politico-fascista", affermando la necessità di un'arte figurativa di immediata comprensione e di elevazione sociale. La prima edizione (sui temi "Ascoltando alla radio un discorso del Duce" e "Stati d'animo creati dal Fascismo") fu inaugurata nel 1939. Mussolini indicò i temi delle edizioni seguenti: "La battaglia del grano" nel 1940 e "La gioventù italiana del Littorio" nel 1941; la quarta edizione programmata per l'anno 1942 dal tema: "Dal sangue la nuova Europa" non ebbe luogo.
I membri della Giuria Sianesi, Bruni, Argan,
Bellomi, Oietti, Carena, Prada, Gaudenzi e Montanari,
Scorrendo la lista dei partecipanti troviamo il nome di Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel '22 a Milano de "gruppo del Novecento", il parmigiano Latino Barilli ed un gruppo di futuristi ed aerofuturisti del gruppo padovano Gerardo Dottori, Renato Di Bosso, Corrado Forlin e Leonida Zen , tra i membri della giuria gli accademici d'Italia Ugo Ojetti, critico d'arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittorii, ed infine lo studioso e critico d'arte prof. Giulio Carlo Argan .(nota 1)
Alla proclamazione dei vincitori della seconda rassegna il primo premio è assegnato a Pietro Gaudenzi con il trittico ad affresco "Il grano", il secondo a Cesare Maggi, il terzo a Biagio Mercadante. Malgrado queste presenze nel dopoguerra pochi di questi pittori si salveranno dal boicottaggio.
Assistiamo infatti al distinguo tra il "nero" di Farinacci ed il "nero" di Bottai, quest'ultimo gerarca negli stessi anni del Premio Cremona aveva a sua volta promosso un'analoga iniziativa artistica: il "Premio Bergamo". Il conformismo degli intellettuali negli anni del dopoguerra, in una cultura orientata e monopolizzata politicamente dalla sinistra, hanno fatto il resto. Dalla contrapposizione tra le due manifestazioni che aveva per molti versi ragione di essere, si passò acriticamente alla marginalizzazione dei partecipanti della manifestazione cremonese. (nota 2)
In realtà tutti i gruppi e le iniziative di quegli anni hanno sollecitato il riconoscimento e cercato l'avallo dello stato fascista, molti movimenti si sono contesi il titolo di interpreti della nuova "civiltà" fascista: futuristi, razionalisti, pittori astratti, Sironi, Novecento, sostenitori del Premio Cremona, altri hanno fatto lo stesso percorso in nome dell'italianità o della tradizione. Una revisitazione di questa stagione culturale è contenuta nel libro di Mirella Serri "I redenti" (Corbaccio) che defisce "Gli intellettuali che vissero due volte" i pittori e gli intelletuali in genere che, prima, aderirono per convinzione o opportunismo al regime e poi, dopo il 1945, si preoccuparono di cancellarne le tracce.

Nota 1 -
"Al Premio Cremona Argan andò in rappresentanza del Ministero, come è evidenziato nel prospetto della giuria de catalogo della mostra. A Cremona si contrappose a Farinacci e ne nacque uno scontro di cui Argan ha riferito in alcune interviste. Comunque fu un piccolo episodio mentre il ruolo svolto per conto di Bottai (che era pur fascista ma con altro profilo intellettuale rispetto a Farinacci) portò alla ripetuta partecipazione al Premio Bergamo di Bottai." (Fondazione G.C. Argan)
Nota 2 -
Troviamo affermazioni del tipo:
"Non penso che valga la pena ricordare i nomi dei partecipanti al premio Cremona. Non sono infatti nomi che siano restati nella storia dell'arte italiana" - da "L'arte sotto le dittature" di Mario De Micheli edita da Feltrinelli.
"Della giuria facevano parte i pittori Carena, Ferrazzi, Bucci, Tosi, e i critici Pacchioni e Ojetti. Nessun artista di alto livello risulta tra i partecipanti." da "LA VISIONE DEL PRISMA - La Collezione Wolfson" Catalogo Mazzotta Parma 1999

Il progressivo depotenziamento della città

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Ecco come "Il Risveglio" del 13 agosto 1926 commentava
la soppressione della Sottoprefettura di Borgo San Donnino .
Sono passati novant'anni e si va ad un'altra soppressione quella del tribunale del Giudice di Pace, istituzione che copre il territorio del nostro comune e di quelli limitrofi.

martedì 13 marzo 2012

La Battaglia di Anghiari di Matteo Renzi

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Il dipinto del Vasari viene "bucato" per inserire sonde esplorative



La storica Battaglia di Anghiari fu combattuta mercoledì 29 Giugno dell'anno 1440 tra i Fiorentini, vincitori, ed i Milanesi, guidati da Niccolò Piccinino e superiori in uomini e mezzi. L'aspra battaglia viene così descritta dal Machiavelli: "Ed in tanta rotta e in si lunga zuffa che durò dalle venti alle ventiquattro ore, non vi morì che un uomo, il quale non di ferite ne d'altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto spirò".

lunedì 12 marzo 2012

Da giornalista a giornalista

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Gabriele Balestrazzi giornalista della Gazzetta di Parma a colloquio con Luca Ponzi, giornalista RAI, in occasione della pubblicazione del libro di Luca Ponzi  "Mostri normali", Mursia editore, ne approfittano per parlare di giornalismo e TV.

"Mostri normali": la videointervista

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Gabriele Balestrazzi videointervista Luca Ponzi

"E' un volto del Tg1. Ha raccontato in questi anni per i telegiornali nazionali, oltre che per le edizioni regionali delle news Rai, i fatti più importanti di Parma (dal crac Parmalat all'omicidio di Tommy) e non solo.
Luca Ponzi, 47enne giornalista fidentino, per anni collega alla Gazzetta ed ora appunto cronista Rai, ha ora scritto il suo primo libro. Che incuriosisce fin dal titolo: "Mostri normali", Mursia editore. Dodici gialli italiani, dodici "storie di morte e di altri misteri" con un denominatore comune: sono gialli irrisolti.
E due di questi sono "cold case" di Parma. Uno dura addirittura da 17 anni: il "caffè con l'assassino" che costò la vita alla 80enne fidentina Maria Accarini. L'altro è "il mistero di Trecasali": qui, oltre che l'assassino, è rimasto uno sconosciuto anche la vittima."



L'Architutto

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Pubblichiamo la sentenza del TAR che ha visto perdente il nostro Comune contro un ricorso dell'Ordine degli Ingegneri. I personaggi sono il soliti: l'Architetto Comunale Alberto Gilioli, l'Avvocato Massimo Rutigliano e poi il Comune, l'Unieco, Tre Colli Scavi . 
Il dispositivo della sentenza "Condanna il Comune di Fidenza al pagamento delle spese di giudizio che liquida in euro 2.000,00 (duemila/00), oltre Iva e c.p.a. come per legge.".
Questo costo concorre insieme a parcelle, spese ed quanto altro a determinare l'onere a carico della collettività. La singolarità del caso è che la delibera sanciva l'auto nomina di un dirigente comunale ad un incarico che non poteva espletare. 
Si deve inoltre evidenziare che già nel primo trimestre un'altra delibera era stata annullata, quella riguardante l'area dell'ex forno comunale, in quest'ultimo caso l'annullamento non era  conseguente a sentenza ma al solo "parere" dell'avvocato, lo stesso avvocato sopra citato.