domenica 30 dicembre 2012

La donazione dei dipinti di Angelo Bersani

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Nel salone della parrocchia di S. Maria Annunziata si è svolta oggi la cerimonia di consegna delle venti opere costituenti l’intera collezione riguardante “il Papa buono” che Angelo Bersani  ha realizzato.  Le opere sono state donate dalle figlie Renata e Gabriella alla stessa parrocchia nel 25° della scomparsa del padre.

Si è spenta la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina

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Montalcini, la scienziata dal sorriso dolce che di sé diceva: "Ho un'intelligenza mediocre si è spenta oggi 30 dicembre 2012 all'età di 103. 

venerdì 28 dicembre 2012

“Il Papa buono” nell'opera pittorica di Angelo Bersani

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Forse non tutti sanno che Angelo Bersani (1907-1988) , al termine di una vita di valente artigiano nell’arte di fabbricare le scarpe, si era dedicato totalmente alla sua passione segreta: i quadri. Un prezioso volume, a cura di Luigi Buratti , ne ripercorre la storia. 
Assunto a 16 anni presso la ditta Cortellini di Fidenza, aveva imparato l’arte del modellista a Bologna per poi perfezionarsi presso alcuni rinomati calzaturifici di Milano tanto che alcune sue “creature” erano state pubblicate nella prestigiosa rivista “Ars Sutoria”.

giovedì 27 dicembre 2012

Affiora l'antica mappa medievale

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Lentamente dal selciato della piazza della stazione ferroviaria prende corpo la mappa medievale di Borgo San Donnino resa calpestabile. Qui sopra la parte ovest di borgo con i "Terragli a Sera" tra Via Frate Gherardo e Via Romagnosi. A sinistra la piazza antistante la chiesa di San Pietro. Il tombino a destra è in corrispondenza con il cortile dell'ex oratorio Don Bosco.

Inaugurato il sottopasso pedonale di Via Marconi

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In tre anni il Sindaco Cantini ha realizzato quello che le precedenti amministrazioni di sinistra hanno promesso quarant'anni fa, questo un po' il significato che alcuni dei presenti hanno colto nella cerimonia di inaugurazione del sottopassaggio pedonale che collega, senza soluzione di continuità, la stazione ferroviaria con la Fidenza al di là della ferrovia: Via Marconi, i parcheggi ed il cimitero.

mercoledì 26 dicembre 2012

lunedì 24 dicembre 2012

"Un Presepe in ogni stube"

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Presepe costruito da Tullio Battaglia, Ettore Ponzi e altri militari italiani internati nel lager di Wietzendorf con materiali poveri (Milano, Chiesa di Sant’Ambrogio)

Il Presepe per non dimenticare!
di Andrea Campolongo


"Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia. Ma un presepe, nel 1944, illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove, in quelle ore più che mai, il respiro aveva il sapore della tristezza e della nostalgia.
…l’ordine del colonnello Pietro Testa: «Un presepe in ogni stube». 

domenica 16 dicembre 2012

Dal "proscenio" immagini del concerto per Verdi

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"Questa mattina, in Teatro, ho ascoltato un concerto straordinario. La Banda di Montescaglioso, ci ha deliziato con i brani più belli della opere di Giuseppe Verdi, suonandole magistralmente. Mai ho sentito una Banda eseguire con tanta bravura pezzi d'Opera. Ancora complimenti a Ditaranto, al Sindaco Cantini e a tutti coloro che si sono prodigati per la buona riuscita dell'evento. Peccato che la Corale GIUSEPPE VERDI di Parma, fosse tanto in fondo, da sentirsi pochissimo. Aspettiamo, filmato e resoconto di Ambrogio Ponzi, che, nel palco di proscenio era indaffaratissimo con le riprese."
Claretta Ferrarini scripsit

San Francesco nell'abside del Duomo di Fidenza

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Sabato 15 dicembre 2012 al Ridotto del Teatro Magnani, si è tenuta l'attesa conferenza “Romanico e Gotico del Duomo di Fidenza”,  inserita nel cartellone degli eventi culturali di dicembre.
La terza relazione è stata quella di Hisashi Yakou, docente di arte europea all’Università di Sapporo, che ha illustrato “La presenza di San Francesco nel Duomo di Fidenza”. 
Chi pensava di ascoltare una riedizione delle storie o leggende del passaggio di San Francesco a Borgo San Donnino e delle sue gesta in loco nei passati tempi, si è presto dovuto ricredere. 
San Francesco  “al pari un apostolo” trova spazio nel Giudizio Finale dipinto nel bel catino dell’abside, in alto, sulla destra. 
E da qui si snoda il discorso di Hisashi che, toccando l’essenza anche teologica della rappresentazione, spiega come questa s'inserisca nel contesto absidale. 
Lo studioso fa riferimento nelle trattazione di un illustre e sfortunato borghigiano, un certo Fra Gherardo o Gerardo, che scrisse una “Introduzione al Vangelo eterno” nel 1254 e che l’anno dopo venne subito condannato dalla commissione pontificia per il sospetto di eresia.
Probabilmente delle sue idee e teorie troviamo traccia nel nostro Duomo. 



giovedì 13 dicembre 2012

Cold Case risolto dopo 20 anni

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Antonio Bresciani (1720-1817) a Borgo San Donnino

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Le fonti non aiutano a sgombrare i dubbi sull'identità dell'ascetico personaggio effigiato in un ovale settecentesco, appartenente insieme ad altri preziosi dipinti (tra cui una splendida adorazione dei Magi di fine Cinq uecento) alla chiesa parrocchiale di s. Maria Annunziata. Il beato è rappresentato nel momento dell'estasi col volto pallido e trasognato. Sulla sua veste nera di religioso spicca per contrasto una ruvida bisaccia portata a tracolla. Mentre, in primo piano, un putto o angioletto, dai delicati lineamenti correggeschi, guarda fuori dal quadro e mostra sorridente una pagnotta (in passato scambiata addirittura per un teschio), che si presume appena ricevuta dalle mani del santo. Il ritratto, appassionato e ideale, vuole evidenziare la dolcezza dell'abbandono mistico a Dio e al tempo stesso celebrare la carità praticata in vita dal santo. Resta però da chiarire il significato della terza figura, forse una donna, che si intravede a malapena sulla sinistra, in basso.
Con il dito puntato verso il cielo, essa sembra indicare la luce divina e un rigoglioso ramo di fico, dalle inconfondibili foglie accartocciate e i frutti globosi. E' proprio questo insolito, curioso attributo allegorico a metterei finalmente sulla strada del definitivo riconoscimento del nostro misterioso personaggio, finora confuso dalle guide (G.Godi- G.Cirillo, 1984) con un assai improbabile S. Vincenzo de' Paoli oppure genericamente indicato come santo ignoto. Il ramo di fico, associato alla bisaccia e alla veste talare, può essere infatti considerato come l' emblema dell'umile frate Tommaso da Orvieto, il cui nome è iscritto nell'elenco dei numerosi santi e beati che nel corso dei secoli hanno onorato l'Ordine dei Servi di Maria.
I riscontri iconografici, a partire da un tondo affrescato da Luca Signorelli, sono espliciti e rimandano chiaramente alla vita costellata di episodi prodigiosi di questo devotissimo servo di Maria vissuto nel secolo XIV a Orvieto, dove tuttora si conservano le sue reliquie, oggetto di grande venerazione nella chiesa dedicata a Santa Maria dei Servi.
Dagli annali dell'Ordine apprendiamo che Tommaso, mosso da un ardente amore per
la Vergine, decise giovanissimo di consacrarsi alla Madre del Signore nell'Ordine fondato nel 1233 da settemercanti fiorentini. Accolto e come semplice converso, venne destinato alla raccolta delle elemosine, dedicandosi questo servizio e all' assistenza dei più poveri con straordinaria caritatevole abnegazione: "umile nel mendicare quanto gioioso nel donare", come recita il Proprio dell'Ufficio dei Servi di Maria. Le antiche cronache dell'Ordine riportano poi un singolare episodio che spiega il motivo iconografico dei fichi: in pieno inverno, durante la questua, il frate con la bisaccia incontrò una donna che si era sempre mostrata molto prodiga nel fare l'elemosina e che trovandosi incinta aveva un forte desiderio di mangiare dei fichi. Vista la stagione, la richiesta era irrealizzabile: ma Tommaso promise che il giorno dopo l'avrebbe accontentata. Dopo aver pregato, si recò nell'orto e con sua grande gioia trovò i sospirati frutti: erano tre, fra cinque foglie, esattamente come vediamo nel nostro dipinto. L'albero continuò a dare frutti di un sapore particolare e da allora il nostro Tommaso viene ricordato popolarmente come il frate "del fico".
Compì numerosi altri miracoli prima di morire nel 1343, già riconosciuto come santo dal popolo urbevetano. La sua beatificazione risale al 1768, per cui il dipinto dovrebbe essere di poco posteriore a questa data. Ne è autore, a nostro avviso, il piacentino Antonio Bresciani (1720-1817 come sembrano suggerire l'accentuazione patetica dell'espressione e l'alta qualità dell'immagine ma anche gli evidenti richiami al Correggio (Francesca Ghizzoni mi segnala inoltre una lettera "B" maiuscola delineata a penna sul retro del telaio). Quanto all'origine della tela si può solo ipotizzare la sua provenienza dallo scomparso convento dei Serviti di Borgo San Donnino, il cui patrimonio venne disperso in seguito alle soppressioni napoleoniche. Come ricorda il Laurini (1924), Serviti erano venuti ad abitare in Borgo sul finire del Settecento restandoci per solo quindici anni. All'antico convento, individuabile presso l'ex palazzo Gonzaga, non lontano dalla parrocchiale di Santa Maria, apparteneva probabilmente anche il bel quadro con la Vergine che consegna l'abito ai sette fondatori, ora presso la chiesa dei Frati Cappuccini.

Guglielmo Ponzi            (Dal settimanale diocesano  il Risveglio 26 febbraio 2010)

mercoledì 12 dicembre 2012

La scuola media A. Zani in piazza: solidarietà con accompagnamento musicale

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A Pierre Barilli video.



La scuola media fidentina A. Zani, nell'ambito del Progetto “Aiutiamo i rifiuti a non sentirsi degli scarti“, inserito nel Piano dell’Offerta Formativa e validato a livello nazionale, ha organizzato un’iniziativa a scopo benefico, consistente nella vendita di giocattoli in buono stato da parte di alcuni ragazzi delle classi dei corsi C, E, G, accompagnati dai relativi insegnanti.

lunedì 10 dicembre 2012

Premiate le eccellenze fidentine della scuola media superiore

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Sabato 1 dicembre al Teatro Magnani sono stati premiati gli studenti della scuola superiore “Paciolo-D’Annunzio” che si sono segnalati nel profitto. Oltre a studenti, insegnanti e genitori presenti anche il sindaco Mario Cantini, il Vescovo di Fidenza, mons. Carlo Mazza e rappresentanti del mondo dell'imprenditoria locale. Il significato e la cronaco dell'avvenimento in questo articolo di Amedeo Tosi per il caratteri de "il Risveglio".


In un clima di grande gioia e calorosa partecipazione si è svolta sabato primo dicembre, presso il Teatro Magnani di Fidenza, la quinta edizione della premiazione delle eccellenze 2011 – 2012 degli studenti dell’Istituto di istruzione secondaria superiore “Paciolo–d’Annunzio” di Fidenza. Erano presenti in tantissimi alunni con i loro insegnanti e genitori a dimostrazione di come l’iniziativa sia particolarmente apprezzata. 

domenica 9 dicembre 2012

"il Risveglio" settimanale fidentino

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Con questa riproduzione di una prima pagina di cent'anni fa ricordiamo ai fidentini che "il Risveglio" è l'unico settimanale fidentino che con continuità ha assicurato l'informazione locale per tutto il novecento e per questo scorcio di XXI secolo. La sua fondazione risale all'anno 1899. 

venerdì 7 dicembre 2012

Medaglia commemorativa "agli augusti sovrani d'Italia"

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Medaglia celebrativa, firmata Ettore Ponzi, raffigurante la coppia reale Vittorio Emanuele III e Elena di Montenegro, sposati il 24 ottobre 1896 saliti al trono il 30 luglio 1900.
L'attribuzione delle medaglie ad Ettore Ponzi non è tuttavia sicuramente provata, alcuni elementi come i caratteri utilizzati e alcuni particolari ci inducono ad una risposta affermativa. 

venerdì 30 novembre 2012

Girolamo Cenatiempo: il “Martirio di S. Andrea"

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Immagine dall'archivio del Museo del Duomo di Fidenza. Girolamo Cenatiempo  è stato un pittore italiano napoletano  del XVIII secolo, della scuola di Luca Giordano, attivo fra il 1705 ed il 1742.
Una composizione originalissima, con grande affollamento in terra ed in cielo: davvero notevole questo "Martirio di S. Andrea", di proprietà della Cattedrale, stabilmente entrato a far parte delle collezioni del Museo del Duomo. Fratello di s. Pietro e pescatore insieme a lui, Andrea fu il primo degli apostoli a seguire Gesù.
I Vangeli canonici forniscono scarsi elementi relativi alla sua iconografia, che ha come fonte principale di ispirazione per gli artisti la Leggenda Aurea. Al testo duecentesco di Jacopo da Varazze si rifà anche il nostro pittore che raffigura s. Andrea come un vecchio vigoroso dalla lunga barba bianca issato su una croce a forma di X o decussata, diventata poi emblema e suo principale attributo identificativo: è la fase culminante del martirio, che la tradizione colloca nell'antica Patrasso. Come si può vedere, l'avvenimento è attualizzato dagli abiti e dai copricapi turchi del variopinto popolino che assiste all'esecuzione mentre sulla destra, nel punto solitamente destinato ai committenti, risalta la figura di un notabile orientale con barba, manto e turbante. L'imponente personaggio sembra appoggiarsi al bastone; davanti a lui, due donne con un bambino, come improbabili concubini senza il velo e dai tipici tratti mediterranei. Egea, lo spietato proconsole romano di cui parlano gli Atti degli Apostoli è invece riconoscibile in primo piano, sulla sinistra, in groppa a un focoso destriero. Indossa elmo e corazza e tiene saldamente impugnato nella mano destra il bastone del comando.

Fra i suoi attendenti, un alfiere con il gonfalone rosso e altri soldati, che sembrano guardare con indifferenza i carnefici mentre legano il santo (fu legato, non inchiodato alla croce) e si apprestano a trafiggerlo con la spada. Altri giannizzeri, mischiati tra la gente, mostrano minacciosi le lance o le frecce acuminate, sotto lo sguardo severo di un uomo sulle cui spalle pende un cappuccio lungo e aguzzo, che lo fa sembrare un frate. Intanto nel cielo, solcato da nubi corrusche, compaiono in gran numero gli angeli, che si apprestano a porgere al martire la palma della vittoria.

Le mura come i bastoni del Maschio Angioino 
Colpisce in questa piccola tela, ritrovata nell'ultimo dopoguerra in un ripostiglio della sagrestia e fino a qualche anno fa esposta nell'aula capitolare della Cattedrale, la straordinaria vivacità della rappresentazione. Essa è ambientata nei pressi di una città fortificata le cui mura, come è stato a suo tempo acutamente osservato, ricordano i bastioni del Maschio Angioino e quindi piazza Castello, luogo "dove per spontanea conduzione da secoli si localizzavano fatti veri o leggendari di Napoli" (A.C. Quintavalle, 1948). Anche la segnatura, G.mo Cenatiempo, apposta in basso sopra un sasso, a destra, non lascia adito a dubbi sull'origine partenopea del quadro: si tratta infatti di Girolamo Cenatempo o Cenatiempo (attivo a Napoli tra 1705 e il 1744), come veniva abitualmente chiamato questo illustre seguace di Luca Giordano e di Francesco Solimena, che la storia dell'arte colloca tra gli artisti più rappresentativi del Settecento napoletano.
Non esistono notizie precise sul come il vivacissimo dipinto, dal "colore succoso ed intenso che ne fa interessanti anche le convenzionali figurine da presepe" (1948 cit.), sia pervenuto alla Chiesa di S. Donnino, ma non va sottovalutato il legame che intercorre tra il soggetto della tela e il titolo di un beneficio dedicato a s. Andrea che, come riferisce Dario Soresina (1976), risulta fondato in Cattedrale fin dal 1341.
D'altra parte, il culto dell'apostolo ha radici profonde nella chiesa di Borgo se, sui finire del Cinquecento, più precisamente nel luglio 1595 il canonico Alfonso Trecasali lamentava la scomparsa di un'antica chiesa campestre ad esso dedicata: ".. una nova qual mi dispiacque molto è che la notte... passata era cascato in terra tutto il tecchio della chiesa campestre di S.to Andrea posta et situata sopra il territorio di borgo posto nel quartiere di Lodispago con parte delle muraglie di detta chiesa posta presso la casa della possessione di detto messere Don Josepho, della qual chiesa è rettore uno D.o Andrea de Calandri: qual chiesa è andata a terra per puoca cura di chi gli doveva provvedere; nelli altri luoghi si fabbricano chiese et a casa nostra quelle che vi sono si lasciano andare a male, mai più si rifarà detta chiesa. Iddio ci aiuti" (cit. da P. Zani).

Evangelizzatore in Grecia e Vescovo di Patrasso 
Nominata negli atti ecclesiastici parmensi già a partire dal sec. XII, l'ecclesia S. Andrea de Vadum Spagorum (di etimologia incerta: forse Guado degli Spaghi, dal nome di una famiglia borghigiana proprietaria di vasti insediamenti lungo lo Stirone) è ricordata anche dallo storico locale Stanislao Ferloni (sec. XVIII) che, nel rammentare la scomparsa, dà notizia del trasferito in Duomo degli obblighi relativi. Forse è troppo azzardato pensare alla piccola tela come a un bozzetto per una pala d'altare, ma non si può certo escludere la volontà del canonico prebendario di riproporre in chiave anti-turca (per l'evidente parallelo allegorico con il "martirio" dei cristiani sottoposti all'Impero Ottomano) e a distanza di oltre un secolo dal crollo della chiesa di s. Andrea, l'antica devozione all'apostolo della croce la cui festa liturgica è fissata, come è noto, il 30 novembre.


Bartolomé Esteban Murillo, Martirio di sant'Andrea, Madrid, Museo del Prado
Altri canonicati della Cattedrale traevano le loro rendite dai possedimenti situati nella vasta zona di Lodispago, come sembrano testimoniare i toponimi tuttora esistenti di "Prevostura" e "Santo Stefano", allineati con quello di "Sant' Andrea", a nord di Fidenza. Al canonicato di Santo Stefano, in particolare, è possibile riferire gli "antichissimi" affreschi ritrovati e poi subito distrutti durante i lavoro di riattamento della cripta effettuati nel 1853 (cfr. A. Aimi, 2003). Ma per tornare al martirio di s. Andrea firmato da Girolamo Cenatiempo, pittore probabilmente mai uscito dai confini del Regno di Napoli, va rimarcato ancora l'incredibile turbinio di angeli e la colorita moltitudine dei curiosi attorno al patibolo su cui è innalzato l'apostolo che fu evangelizzatore del mondo greco e primo vescovo di Patrasso. Da tanta ricchezza e varietà di personaggi emerge un sorprendente campionario di umanità (anacronistici notabili orientali e popolani, donne e bambini, soldati e truci carnefici, proprio come in un autentico presepe napoletano). Ma anche il linguaggio sciolto e avveduto di un pittore formatosi all'ombra del Vesuvio, che ai tradizionali soggetti devozionali sapeva affiancare, come ha documentato Federico Zeri, spettacolari rappresentazioni di scontri e battaglie.


Guglielmo Ponzi
Pubblicato su “Il Risveglio” il 27 novembre 2009


giovedì 29 novembre 2012

Fidenza sito inquinato di interesse nazionale

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18 12 1954 - La Cledca compie cinquantanni 

Desta interesse a Fidenza l'iniziativa organizzata dal Movimento 5 Stelle per giovedì 29 novembre. L'incontro si ripromette di informare i cittadini circa i rischi alla salute, passati ed attuali, per il semplice fatto di risiedere in un comune a "rischio salute superiore alla norma". Ci aspettiamo anche chiarimenti circa quanto finora fatto, quanto ancora da fare e lo stallo che sembra avere l'erogazione dei mezzi finanziari promessi per le bonifiche. Quello che è certo è che Marino Ruzzenenti, autore insieme con Pier Paolo Poggio, presidente della fondazione di ricerca Micheletti di Brescia, presenterà il suo volume "Il caso italiano: industria, chimica e ambiente". 

martedì 27 novembre 2012

Italia Nostra e la guerra del chiosco a Salsomaggiore

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Italia Nostra nazionale riprende un articolo apparso oggi sulla Gazzetta di Parma relativo all'intimazione di sgombero dell'area occupata dallo storico Chiosco di Parco Mazzini a Salsomaggiore Terme.

domenica 25 novembre 2012

"Il terremoto visto da noi"

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La Sacra Famiglia di A. C. Dal Verme

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All'interno della chiesa dell'ospedale di Vaio si conserva una antica tela proveniente dalla cappella del vecchia sede di via Borghesi.
Il dipinto, collocato sopra la porta d'ingresso, raffigura la Sacra Famiglia ed è additato dalle fonti come opera del pittore fidentino Angelo Carlo Dal Verme (1748-1825) che lo eseguì nell 'anno 1798. Lo rammentano in particolare la scritta nel retro della tela e il diario di lavoro del pittore, che registra l'effettuato pagamento di otto zecchini da parte del committente Giovanni Croci (A. Leandri, Il pittore Angelo Carlo Ambrogio Dal Verme, 2007, p.198).
Dalle stesse note si desume che la piccola pala era destinata ali 'altare dell 'oratorio .. dell'Ospedale di Borgo San Donnino, eretto venti anni prima sotto il titolo: "Invocazione di Gesù, Giuseppe e Maria ", secondo le disposizioni testamentarie dei fondatori Cornini Malpeli, accolte dal vescovo Girolamo Bajardi e dal suo successore Alessandro Garimberti.
Con questa tela, che segna gli anni della raggiunta maturità artistica, il pittore ci introduce ali 'interno della casa di Nazareth, in una dimensione di intimità domestica, accentuata dalla culla disfatta in basso a destra.
La commovente figura del piccolo Gesù che si aggrappa al velo della Mamma ci obbliga però a riconsiderare più attentamente l'iconografia del dipinto, che non è per nulla scontata e va ben oltre gli aspetti idilliaci sentimentali che solitamente caratterizzano questo diffusissimo soggetto religioso. Ogni personaggio della composizione guarda infatti in direzioni diverse come se ognuno fosse toccato da un malinconico presentimento per la tragica fine destinata al Bambino: è il drammatico "Presagio della Passione ", un preciso tema iconografico di antica origine bizantina, ripreso con particolare risalto dalle immagini devozionali del XVII - XIX secolo per meglio simbolizzare il rapporto fra l'infanzia del Salvatore e la sua gloriosa Passione redentrice (su questo soggetto e sulle sue molteplici varianti: cfr. A. Loda "Il Bambin Gesù portacroce con gli strumenti del suo martirio, una proposta di indagine conoscitiva", in "Fare storia dell'arte", Milano, 2000).
Come possiamo vedere, il rapporto fra il Bambin Gesù (ma anche di Maria e Giuseppe) e la sua futura Passione è chiaramente evidenziato, al centro del quadro, dalla piccola croce di legno che il pittore ha posto nella mano destra del divino Infante, una sorta quasi di "riduzione infantile del tema comunissimo del "Cristo portacroce ", (A.Loda) che trova riscontro anche nell 'insolito atteggiamento del Bambino (mediato forse da una famosa Sacra Famiglia di Raffaello), da interpretare come un moto di smarrimento o di paura del piccolo Gesù che, alla vista della croce, sembra quasi voler cercare rifugio tra le braccia della Mamma.
Al suo destino di vittima, prefigurato dalla croce e dalla sua stessa nudità, si collega in funzione allegorica anche il canestro carico di frutta matura portato da Giuseppe, su cui spiccano alcuni grappoli d'uva, un chiaro riferimento al sacrificio eucaristico, mentre la mela, che compare nella mano della Vergine sottolinea simbolicamente il ruolo essenziale di Maria, nuova Eva, come co-redentrice nel piano di salvezza voluto da Dio.
Se si pensa al luogo in cui l'immagine era esposta, luogo di cura e di tribolazioni e ultimo asilo dell 'infanzia abbandonata (all'ospedale era in origine annesso un orfanotrofio femminile), non si può fare a meno di sottolineare il e contrasto tra il carico di passione che il Bambino sopporta e la dolcezza del piccolo Cl Redentore ma anche l'invito al cristiano di prendere su di sé la propria croce e di imitare Cristo nella vita e nelle opere.
Purtroppo la tonalità brunastra delle vernici alterate impedisce di apprezzare la policromia e gli interessanti spunti realistici del dipinto, opera preziosa che segnala l'attività di uno dei maggiori artisti del Settecento borghigiano, ma anche singolare testimonianza iconografica che ci riporta agli albori del nostro sistema sanitario e assistenziale.
Tra le altre immagini di culto, custodite all 'interno dell 'odierna chiesetta dell'ospedale affidata alle cure del diacono don Gabriele Boselli, va segnalato il gruppo statuario con Sant 'Anna e la Madonna Bambina, o l'Educazione della Vergine, di probabile fattura tardo ottocentesca, che ricorda la presenza tra le corsie del vecchio ospedale delle Figlie di Sant'Anna. Dalle stesse suore, che fino agli ultimi anni Settanta si dedicarono ~jl1stancabilmente all 'assistenza dei malati, proviene infine la statua della Madonna della Medaglia Miracolosa, la cui ricorrenza del 27 novembre era celebrata con particolare intensità dal compianto cappellano dell'ospedale mons. Lodovico Bonini.

Guglielmo Ponzi        (Dal settimanale diocesano  il Risveglio del 9 luglio 2010)

sabato 24 novembre 2012

I cent'anni di Emilia Ponzi

2 commenti:
Ritratto di Emilia Ponzi eseguito dal fratello Ettore nel 1927

Compie oggi 100 anni la fidentina Emilia Ponzi nata nel lontano 24 novembre dell'anno 1912. Sorella del pittore Ponzi Ettore è stata da lui ritratta in questo dipinto del 1927 quando aveva l'età di quindici anni, abitava allora nel popolare quartiere Oriola insieme ai fratelli Aurelio, Ettore e Sperino, alle sorelle Aldina, Adele ed Ebe, ancora vivente, e ai genitori Guglielmo e Ester Morini.

La Città di Montescaglioso a Fidenza, per Verdi (e per noi)

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La comunità lucana di Fidenza, in collaborazione con il Gran Concerto Bandistico "Città di Montescaglioso" e la fattiva partecipazione delle Amministrazioni Comunali di Fidenza e Montescaglioso, offrono alle Terre Verdiane il concerto di inaugurazione del bicentenario della nascita del Maestro Giuseppe Verdi. Domenica 16 dicembre 2012 ore 10,45- Teatro Magnani-Fidenza (PR). Il concerto sarà ad ingresso libero con offerte volontarie che saranno devolute per la ricostruzione delle zone danneggiate dal sisma del 20 maggio u.s. in Emilia Romagna

venerdì 23 novembre 2012

Via Romagnosi: altro passo verso la normalità

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La rimozione della gru che faceva ombra alla cattedrale è stata rimossa con un lavoro delicato che si è concluso poche ore fa. Il lungo braccio posizionato in Via Porro ha "estratto" pezzo per pezzo della struttura fissa, un evento che promette il ripristino della normalità in Via Romagnosi dopo dieci anni di disagi. Al posto dei vecchi fabbricati e del Palazzo Bellotti, di cui non rimane nemmeno l'idea, un fabbricato tecnologico dalle ampie vetrate, movimentato da un inconsueto gioco di volumi, segno di un rinnovamento architettonico destinato a marcare in futuro il centro cittadino. Il Duomo ne esce un po' umiliato, non è più così evidente il suo profilo per chi lo guarda da ovest (Via Porro).

giovedì 22 novembre 2012

L'area inquinata di Fidenza, una storia di salute, soldi e promesse

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A vederli i capannoni sfondati, le tubazioni, le lamiere ed i serbatoi sembrano gli stessi di otto, quattro anni fa. Ma hanno inghiottito 10 milioni di euro, il 70% dello stanziamento previsto e qualcuno lavora per ottenere il restante 30% (4 milioni di euro): l'impressione è che non basteranno o non saranno fatti bastare. Ma è un'impressione.

Parco divertimenti nella Bassa?

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http://www.italianostra.org/?p=26596

martedì 20 novembre 2012

Il sottopasso pedonale tra la piazza della stazione ferroviaria e Via Marconi

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E' in uno stadio di avanzata costruzione il tunnel pedonale che, come prolungamento del sottopassaggio della stazione, porterà direttamente in Via Marconi in prossimità del cimitero urbano e del parcheggio a servizio del centro. Il nuovo manufatto permetterà di evitare ai pedoni il percorso attuale che prevede l'utilizzo del poco salubre tunnel utilizzato dalle automobili. Previsto da più di dieci anni è rimasto per lungo tempo un progetto, la fase esecutiva ha avuto solo recentemente inizio e, a quanto pare, dovrebbe essere portata a termine celermente. Le foto documentano lo stato dei lavori dal lato di Via Marconi.

sabato 17 novembre 2012

Contro il disimpegno politico e civile

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L'invito che l'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani rivolge alle associazioni cattoliche è quello di combattere l'astensionismo che sembra avere intaccato il mondo cattolico che così grande parte ebbe nel dopoguerra alla ricostruzione materiale, politica e morale della nostra nazione. Impegno assicurato poi negli anni dello sviluppo economico e dell'ammodernamento del paese. L'associazione stessa ci dice che l'appello non vuole essere una indicazione di voto ma un richiamo all'impegno civile e di partecipazione. Questo invito oggi è estensibile a tutti i cittadini, si professino essi cattolici o no.

Oggi a Borgotaro alla cantina Manfredi: "Mostri Normali"

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Tre scrittori a "Mangia come scrivi"

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Ieri venerdì 16 novembre la cena di "Mangia come scrivi", al ristorante Ca' Pina di via Traversetolo a Parma, è stata animata da tre "Scrittori da prima pagina", erano infatti ospiti Luca Ponzi, Alessandro Mischi e Daniela Grandi, insieme a loro il fotogiornalista Marco Gualazzini, autore di reportage per testate come l’”Herald Tribune” e il “New York Times”.

Tre firme quindi del giornalismo televisivo di Rai, Mediaset, La 7 ed i loro nuovi libri: Ponzi con “Mostri normali – Storie di morte e altri misteri” (Mursia), Mischi con “Il battito nelle corde” (Minerva, con prefazione di Arrigo Sacchi), la Grandi con “Cose da salvare prima di innamorarsi” (Newton Compton). 
La serata è stata condotta dal giornalista Gianluigi Negri.



Le foto sono di Marco Vasini per: parma.repubblica.it/cronaca.penne_a_mangia_come_scrivi

venerdì 16 novembre 2012

I cinquantanni del Cinema Cristallo a Fidenza

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Gli anni passano in fretta e noi, più "vecchi" che ricordiamo il vecchio Cinema San Donnino, quasi ci stupiamo a ritrovarci a festeggiare il cinquantesimo della sala del Cinema Cristallo, ma è proprio così e non potevamo mancare. D'altra parte c'era anche lui, il mitico gestore Corrado Castagnola ieri sera insieme ai nuovi "giovani" anfitrioni e c'era anche il Vescovo di Fidenza Mons. Carlo Mazza, la cui presenza ci rimanda a Mons. Guglielmo Bosetti, Vescovo di Fidenza nei primi anni 60 che aveva voluto questa sala. 

I dipinti di Ettore Ponzi raccontano il "paese delle aquile"

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Ettore Ponzi - Moschea di Disniska 1941
I quadri di Ettore Ponzi realizzati in Albania negli anni '40 hanno animato la serata di martedì 13 nell'incontro  intitolato "TRID C’ME L’ALBANIA – il paese delle aquile raccontato dai parmigiani”