venerdì 10 maggio 2013

Il racconto del sabato del "prufesùr da fis-cia"


Cacatio augellina, tamquam medicina.

Esto motto, inspirato a la Salernitana Iscola di Medicina, da Federigo II Imperador fundata, a la mente mi surse, hodie, ne la matina. Lo storno si è uno augello, lo quale ha cotal natura che, quando voluntate li nasce di cacare, li sfinteri suoi, ritondetti e graziosi assai, soavemente dilata et sì abandona per l'aere el sovrapondo de l'intistini suoi, verso lo terreno cadendolo. Istamani, ne la via a Berenini intitolata, a Borgo Sancti Dominini, era io, la mia gamba sinistra dolente traendo e portando, lento e pensoso, li passi miei, costantemente co' lo capo intra le nubi posto. 

Poi ch'io intrato fui in una botega ove li computatori personali novella vita rinvengono, da li mali et guai loro sanati, me ne allontanai, dopo breve tempore, lo perito et tecnico reverentemente salutato. Ma, vivaddio!, come sortii da l'uscio di essa botega, su la cucurbita uno maligno suono mi vulnerò l'auricola destra : sploccc..., esso fece. Io li capelli drizzai, ne la ligittima suspicione da qual subietto esso sfracello provenir potesse: una cacata augellina, cum grande fellonìa donatami, senza ch'io mai richiesta n'avessi posta. Conciosiacosaché, co' la manina lo capo tastai; eravi, in effetti, presente una macula oleosa, di albo colore, per alcuno tratto discesa per la tempora destra. 
Dopo ch'io avea, in uno brevissimo spazio di tempo, nominato, con iracundia, li santi tutti de lo lunario, rientrar dovetti ne la botega, pietosamente richiedendo a lo tecnico et perito pezzo alcuno di charta adsorbente, del tipo de li rotoloni così detti de la Reina, onde la cacata de lo augello storno -et anco stronzo- tollere et detergere potessi da la chioma di me medesmo. 
Erasi essa penetrata ne li capelli, a mo' di quello che le juveni genti nomano gel fixatore, soavemente inebriandolo de lo suo fetore e spandendovi li suoi liquami. A la magion redito, molta con aqua li capelli detersi, co' la servietta asciugatili poi; indi, per consolatione donare a me istesso, Monna  per telephono appellai. Monna vestale o sacerdotessa del vernacolo ène di me coetanea, ma di molto superami in saviezza et sapientia, imperocché io quasi seconda matre la considero, o sorore magiore, oltre che Sibilla Cumana et Horacolo di Delfi; sur ogni accadimento et quistione, humani o divini ch'essi sieno, tra li medesmi essa, con summa cognizion di causa e con maxima securitate,sape maravigliosamente navicare, sempre mantenendo el timone su la retta via e ne la justa rotta. 
Subitamente le dissi della cacata aviaria, ond'essa rimase uno attimo silente e poi a ridere incominciossi, pur dinnanzi alla mia disperata historia et malefica. Quivi le contai pure che lo augello da li sfinteri incontinenti attinto m'avea, propriamente mentr'io ruminava elucubrazioni historiche su lo passato glorioso de lo viale Berenini, lo quale, in uno tempo assaissimo lontano, la Via Aemilia era, da quel ufiziale, lo consule  Marco Aemilio Lepido saviamente costrutta; e di cotesti pensamenti io pasceami, li quali sempre la mia jornata nutricano. 
L'augello, ignorantissimo assai, volle adunque punirmi, quasi a dire: Mo va a caghèr, prufesùr da fis-cia!”. Alcuno havea adunqu'elli respetto per li savii, sapienti dotori et istudiosi di Historia et Humanae Litterae?  Avrìa più tosto gradito cacarmi a dosso una romana superba aquila, che non uno vilissimo storno, di oscuro colore pinte le piume; ma cogitando quale dovesse essersi lo pondo de la liberatoria intistinale, me ne consolai. Monna Vestale, come sempre, generosamente consolommi, asserendo essa che l'ava sua diceale, spesse fiate: “Un uslèn al t'ha caghè dòs? Tanta abundànsa!” Isperando adunque in una vincita, abundante assai, a lo Super-Enalotto, in un suspiro, cogitai: Mala tempora currunt!, overosia: Stanno correndo li temporali!

Nuntius Sedereus, da l'ovra d'Elli extrapolato “Li dialoghi sovra li due massimi siochètti di Borgo”

Ambrogio, ti mando questa mia seriosa composizione, corrispondente ad un fatto ieri mattina occorsomi, qui a Fidenza. Mi sono firmato Sedereus, non Sidereus, dato l’argomento dello scritto e per rispetto a Galileo. Vedi tu se pubblicarla o meno, per risollevare i grigi tempi attuali; ti chiedo venia, in anticipo, per l’argomento, indegno di un professore di Lettere, ma sai, semel in anno licet insanire. 
Franco

Nota sull'autore
Franco Bifani ha insegnato Lettere in istituti medi e superiori dal 1968 al 2003. Da quando è in pensione si dedica essenzialmente alle sue passioni: la scrittura, la psicologia e il cinema. Collabora al mio ed ad altri numerosi blog muovendosi, senza cura alcuna del proprio sapere, all'altrui diletto. 
Il fatto narrato è assolutamente veritiero, pur muovendosi raramente Franco B. è soggetto ai più disparati inconvenienti.


6 commenti:

  1. Bravo Prufesûr da fis'cia! Mi sono proprio divertita e pregoti iscriverne etiam di coteste historiae iocosae.

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  2. Ciao Ambrogio, un tantino di concorrenza a qualche altro blog locale non guasta.

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  3. Purtroppo Franco, a parte questo post,concede solo le briciole ai blog locali. I pezzi migliori li pubblica su blog più "globali". Non lo sapevi?

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  4. Veramente il mio commento non era riferito a Franco che leggo sempre volentieri ovunque lui scriva, bensì al fatto che l'argomento "cacatio" è già stato ampiamente discusso e anche con molto entusiasmo da un'altra parte.

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  5. Tonì, Ambrogio, miserere mei,quaeso!Già sono mezzo cecato, per cui faccio fatica a scrivere e a correggere, poi: comunque, si sbalio, mi corigerete! Scrivo volentieri, ogni tanto, sui vostri blog, cercando di postare le mail più pertinenti ed attinenti; non mi piace fare il prezzemolino ed il presenzialista, stancando ilettori con assidue frequentazioni. Su altri siti, come una rubrica de L'Espresso e su Micromega, usano setacci ideologici severi, per cui mi pubblicano solo se corrispondo a certi schemi. Quanto ad altri blog locali, preferisco i vostri due, gestiti da gente che sa stare al suo posto, non insulta, magari tramite terzi, ed utilizza, verso lo scrivente, la dovuta urbaniutà indispensabile, da me sempre ricambiata.E sempre chiedo, in precedenza, il permesso di pubblicare o l'onore di essere pubblicato. Infatti, a volte, sono un po' troppo caustico e polemico, me lo rimprovera sempre Monna Claretta. Tornerò, appena posso, a concedermi a voi, senza però proferire l'invito :"Gradisca...", come quella tipa di Amarcord.

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  6. Sì, ma quella, Tonino, non era una cacatio asinina? Vabbè che c'è gente che crede che gli asini volino, ma pensa un po' tu se mi capitava sulla zucca uno svuotamento del genere...

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi