giovedì 7 maggio 2026

Gli affreschi nicolaiani del Duomo di Fidenza

 


Il Prof. Guglielmo Ponzi ha pubblicato recentemente il breve saggio "Il “Monaco bianco”" sottotitolato "Nuovi spunti di lettura per gli affreschi nicolaiani del Duomo di Fidenza". 
Si tratta di una ricerca che analizza frammenti di affreschi, originariamente collocati nel locale adiacente alla cripta del Duomo di Fidenza ed ora conservati nel Museo Diocesano e focalizza l'attenzione su una scena di naufragio che ha alimentato diverse interpretazioni circa l'identità dei personaggi raffigurati. 
Attraverso riferimenti iconografici e agiografici la figura del frate che partecipa alla scena con altre figure, frettolosamente identificato come “frate francescano” o addirittura come lo stesso San Francesco, risulta in verità un "monaco bianco". L’intera scena viene poi ricondotta all’iconografia dei miracoli di San Nicola di Myra, protettore dei marinai e protagonista di miracoli legati al mare. 
La ricerca sottolinea inoltre il valore simbolico e devozionale di questi affreschi, offrendo nuovi spunti per la lettura delle immagini e per la comprensione della spiritualità locale tra XIII e XIV secolo, come ci ricorda lo stesso autore che così conclude: 
"Siamo, dunque, al termine di un percorso iconografico (e agiografico) decisamente tortuoso dove la fama universale di san Nicola di Myra si intreccia con la figura probabilmente leggendaria di un pio monaco di nome Niccolò, ricordato come discepolo di Simone Decapolita e quella storicamente accertata di Nicola di Sion o Sionita monaco e archimandrita della Santa Sion e infine vescovo di Pinara vicino a Myra nella Licia, vissuto due secoli dopo il patrono di Bari.
La rarità di questo soggetto nell’arte occidentale medievale rende l'affresco di Fidenza quasi un unicum. Mentre l’Occidente prediligeva il miracolo dei tre fanciulli messi in salamoia o delle tre vergini, l’autore dell’affresco fidentino attinge a fonti agiografiche che si rifanno, a loro volta, a fonti bizantine del IX o X secolo. Questa scelta iconografica trova echi solo in opere molto più tarde come quella di Corrado Giaquinto (1744) o di Guido Guidi (1864) dimostrando la sopravvivenza di una tradizione sotterranea e colta, recepita dai committenti, probabilmente le nobili famiglie borghigiane dei Fascioli (Fasci) e Conti, cui si deve la fondazione di un beneficio intitolato a san Nicola.  
La riscoperta di questo dipinto non solo arricchisce il museo Diocesano, ma conferma il radicamento del culto nicolaiano nel territorio. Nicola compatrono della Diocesi , emerge come il vincitore della morte, capace di ricomporre il legame tra l’anima e il corpo tra i flutti del mare. 
L’affresco di San Nicola cessa, allora, di essere muto frammento disperso per dare voce, ieri come oggi, al suo messaggio originario: il racconto della speranza che non teme di sfidare l’abisso."

Il saggio è disponibile e facilmente scaricabile in formato PDF alla pagina di Academia.edu:




Il "MONACO BIANCO" Nuovi spunti di lettura per gli affreschi nicolaiani del Duomo di Fidenza



In questa foto (2011) vediamo la parete del locale adiacente alla cripta dove trovava collocazione la pittura murale ora conservata nel Museo diocesano di Fidenza. Il ritaglio regolare probabilmente è dovuto alla sistemazione successiva del locale ed alla ridipintura. Anche altri dettagli lasciano perplessità circa l'operazione di recupero dei lacerti di pitture murali effettuato in anni non recenti.
Rimanendo in tema di recupero di pitture murali del nostro duomo colgo l'occasione per segnalare che è auspicabile il restauro della Madonna con il Bambino che si trova seminascosta nella zona absidale. Fu "scoperta" o "riscoperta" alla fine degli anni cinquanta da don Lino Cassi, allora curato della parrocchia della cattedrale, e dallo stesso fotografata con l'ausilio tecnico (pioneristico) di don Ludovico Bonini.
L'archivio del Museo del Duomo dedica a questo affresco una scheda.

 (Ambrogio Ponzi)


1 commento:

  1. veramente bello e molto interessante : grazie della segnalazione !

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