lunedì 18 maggio 2026

CHIUSURA MESE DI MAGGIO IN ORIOLA

Il 29 maggio, venerdì, alle ore 20,30 la
recita del Santo Rosario


La tradizione della recita del Santo Rosario, dinanzi la sacra effige della Madonna dell’Oriola, ha di gran lunga superato il secolo di vita e questo traguardo rappresenta anche la conferma della dedizione e della venerazione che gli abitanti del quartiere, e non solo, hanno per la Madre Celeste. 
La statua della Madonna, certamente non di valore artistico, ma di considerevole impatto devozionale, fu recuperata quasi intatta dai bombardamenti della Seconda Guerra e ricollocata, praticamente, allo stesso posto dal quale, e da sempre, ha vegliato sul Quartiere e su coloro che, semplicemente passandoLe davanti, l’hanno sempre salutata con un segno di Croce.

La Madonna dell’Oriola è, in tutti i sensi, parte integrante della cultura e della tradizione del Quartiere: tradizione e cultura che viene mantenuta in quanto densa di quei valori cristiani che non debbono andare perduti, ma fortemente continuati in quanto identificativi della nostra gente, della nostra cultura e della nostra identità. 
Dagli ultimi echi di cronaca possiamo dedurre che c’è una corrente abbastanza significativa che è volta a sminuire i nostri valori e la nostra cultura cristiana; il mantenere le nostre tradizioni diventa, quindi, non solo un atto di Fede, ma assurge anche a confermare i nostri più radicati e generazionali apprendimenti, che formano l’identità e la peculiarità del nostro essere.

Il 29 maggio, venerdì, alle ore 20,30 la recita del Santo Rosario assume un valore particolare in quanto avremo la presenza del parroco, Don Gianemilio Pedroni, nonché vicario vescovile. Preziosa anche la presenza del maestro Daniele Pettorazzi che accompagnerà i canti mariani con la sua bravura e la sua sensibilità musicale.

Un invito a partecipare rivolto non solo ai residenti, ma a tutti coloro che vogliono unirsi in un significativo momento di preghiera e di fede, un momento da vivere insieme che rende anche coesa la nostra società e, come in questo caso, la nostra borghigianità.
Nino Secchi

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