domenica 23 agosto 2026

La replica di Franco Amigoni ad Andrea Massari. This is the problem

"Caro Andrea raccontiamola tutta", potrebbe cominciare così la lettera aperta pubblicata su Facebook da Franco. In realtà non comincia così, ma è il caso di leggerla anche se è lecito chiedersi: "ma il Consiglio Comunale di Fidenza è impotente o fa finta di esserlo?". This is the problem.
A.P.

È un post lungo e un po’ ostico, lo so. Ma la questione è complessa e credo meriti di essere affrontata senza scorciatoie, facendo lo sforzo di renderle giustizia fino in fondo.

🌱 PARTIRE DA CIÒ CHE CI UNISCE

Andrea Massari Andrea, parto dal punto che considero più importante: sul tema di fondo mi pare che ci sia una convergenza vera. 🌱

Se siamo d’accordo sul fatto che la legge regionale 24/2017, e in particolare l’art. 53, abbia mostrato limiti che vanno corretti per dare ai Comuni maggiore capacità di governo del territorio e tutelare meglio il suolo, credo valga la pena lavorarci insieme.

👉 Proprio per questo vorrei chiarire alcuni punti della tua risposta.

 📐 I 190.000 METRI QUADRATI NON RACCONTANO TUTTO

📌 Il primo riguarda i 190.000 metri quadrati di previsioni edificatorie che abbiamo eliminato con il PSC.

Quel numero misura la riduzione del dimensionamento urbanistico rispetto al piano precedente, all’interno peraltro di una tendenza consolidata a livello regionale: le previsioni non attuate vengono progressivamente eliminate dalla pianificazione successiva.

Ma questo non dimostra che, negli anni seguenti, non siano stati portati alla concreta trasformazione importanti suoli liberi o agricoli.

Il caso più significativo è quello della Scheda 07, il cosiddetto “Parco delle Attività”, che interessava oltre 443.000 m².

Quella previsione aveva perso efficacia ai fini della trasformazione urbanistica alla fine del 2021, perché non era stato presentato nei termini il relativo piano attuativo. Nel 2023, per rendere possibile l’insediamento Weerts, l’Amministrazione Massari, con l’assessore all’urbanistica del tempo, ha scelto di ricorrere a una procedura speciale ex art. 8 del DPR 160/2010, stralciando dalla vecchia Scheda 07 158.452 m² e creando la nuova Scheda 07A, destinata all’insediamento produttivo-logistico su terreni descritti come in gran parte agricoli.

⚠️ È importante essere precisi: non sostengo che siano stati riattivati tutti i 443.000 m². È stata però riportata concretamente alla trasformabilità una porzione di oltre 15,8 ettari di una previsione che era di fatto decaduta.

Della vecchia Scheda 07 rimane inoltre una Scheda 07 residua, indicata successivamente in circa 260.000 m².

A ciò si aggiungono i 57.767 m² di area interamente agricola della Scheda 03, portata all’attuazione per l’ampliamento di Fidenza Village, oltre alle altre trasformazioni dell’asse di San Michele Campagna. Già solo le superfici della 07A e della 03 superano quindi i 190.000 m², pur trattandosi di procedimenti urbanisticamente differenti.

🔎 Insomma, possiamo avere ridotto di 190.000 m² le previsioni complessive del piano e contemporaneamente avere assunto decisioni che hanno aperto alla trasformazione importanti superfici agricole. Le due cose possono essere entrambe vere. Per questo una sola cifra non basta a raccontare la politica del suolo di un decennio.

E lo dico senza chiamarmi fuori: in quella stagione amministrativa c’ero anch’io, prima come consigliere della maggioranza e poi come assessore, pur senza avere la delega all’urbanistica. Mi interessa soprattutto capire che cosa quell’esperienza ci insegna oggi per domani.

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 🚛 FIDENZA RETROPORTO DI LA SPEZIA: UNA SCELTA CHE PESA SUL FUTURO

🚛 C’è poi un altro elemento che credo debba entrare nella discussione: la Zona Logistica Semplificata “Porto e Retroporto della Spezia”.

Fidenza vi è entrata con 46,9 ettari nell’area del casello e di San Michele Campagna. Anche qui occorre evitare equivoci: quei 46,9 ettari non sono 46,9 ettari di nuovo consumo di suolo. Comprendono circa 15,8 ettari della 07A Weerts, circa 26 ettari della Scheda 07 residua e circa 5,1 ettari della Scheda 08 Colla.

Ma proprio questa composizione rende la ZLS significativa: una parte molto consistente di quell’asse territoriale è stata formalmente inserita in una strategia sovralocale finalizzata ad attrarre e facilitare investimenti industriali e logistici connessi al porto della Spezia.

La ZLS non modifica automaticamente il nostro piano urbanistico né cancella le prerogative comunali. Ma non è nemmeno un semplice bollino sulla carta geografica: introduce per gli investimenti ammessi un quadro amministrativo più rapido e favorevole, con semplificazione dei procedimenti, riduzione dei tempi e un’Autorizzazione Unica che, quando necessario e nei casi previsti, può produrre anche effetti di variante urbanistica.

Non la conterei quindi fra gli ettari di suolo già consumato. La considero però certamente fra le pressioni e le scelte strategiche che hanno orientato in modo importante il futuro del territorio.

 🧭 QUALE MODELLO DI SVILUPPO ABBIAMO SCELTO?

Quando qualcuno mi domanda quale sia oggi la nostra visione del futuro di Fidenza, non posso fingere di partire da un foglio bianco: molte scelte sono già state compiute negli anni precedenti, in particolare con te Sindaco e Presidente della Provincia e con la precedente assessora all’urbanistica.

E qui c’è una differenza politica tra noi che non voglio nascondere. Sul progetto della ZLS, portato avanti a livello locale da te insieme a chi mi ha preceduto, ho sempre nutrito forti perplessità. Non perché Fidenza debba chiudersi alle imprese o alla logistica, ma perché ho sempre temuto che trasformare la nostra collocazione geografica in una vocazione sempre più marcatamente retroportuale producesse una pressione crescente proprio sulle aree agricole e libere attorno al casello. 

La scelta era ed è naturalmente legittima. Tu stesso l’hai rivendicata apertamente, parlando di Parma, Fidenza e Fontevivo come di un "nodo logistico strategico di valenza interregionale" e sostenendo l’integrazione fra porto, retroporto e territori emiliani.

Ma proprio perché è una scelta politica, deve necessariamente entrare nel bilancio complessivo quando discutiamo di quale modello di sviluppo sia stato perseguito e di quale vogliamo perseguire oggi.

❓ La domanda allora diventa più ampia: quanta logistica è compatibile con Fidenza e con quale consumo complessivo di territorio?

È una domanda da porci prima che singole operazioni, valutate una per una, finiscano per comporre un modello di sviluppo che non abbiamo mai discusso davvero nel suo insieme.

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 ⚖️ ARTICOLO 53: DOVE STA DAVVERO IL POTERE DEL COMUNE

⚖️ Vengo così all’art. 53.

A Fidenza non ne discutiamo in astratto; lo abbiamo utilizzato parecchie volte, per opere pubbliche e per attività economiche. Sul versante delle imprese risultano, tra gli altri, i procedimenti relativi a ZE.BA, Socogas, Europool, azienda agricola Mantovani, Oleificio Speroni e oggi Essers. Conosciamo quindi abbastanza bene lo strumento da valutarne sia l’utilità sia i limiti.

Ed è anche per questo che non condivido la tua affermazione sulle possibilità di manovra dei Comuni.

C’è infatti un punto preliminare che credo vada chiarito. Non mi pare corretto dire che il Comune disponga di un’ampia discrezionalità nel decidere se avviare o meno il procedimento ex art. 53. Per gli interventi privati è infatti il soggetto interessato che può promuovere il procedimento. A quel punto il Comune deve verificare se la domanda sia completa e se ricorrano effettivamente i presupposti previsti dalla legge: se non ci sono, può e deve dichiararla inammissibile o comunque non procedibile. Ma se quei presupposti sussistono, non esiste un libero potere politico di decidere semplicemente di non esaminare il progetto. L’art. 53 prevede che, per l’esame della proposta, venga convocata la Conferenza di servizi. 

La discrezionalità dell’Amministrazione si esercita dunque nell’istruttoria e nella decisione finale, sulla base di motivazioni giuridicamente sostenibili; non consiste nella facoltà preventiva di impedire l’apertura del procedimento perché quella proposta non corrisponde alla propria idea di sviluppo. Ed è proprio qui che emerge il limite dello strumento: quando arriva una domanda che possiede i requisiti di legge, il Comune è già costretto a giocare una partita impostata dal proponente, anziché poter decidere preventivamente, attraverso la propria pianificazione, se quella trasformazione debba essere messa in campo oppure no.

🏛️ DIRE NO È POSSIBILE. MA NON BASTA VOLERLO

Quando un progetto rientra nei presupposti dell’art. 53, attraversa una Conferenza dei servizi e raccoglie i pareri favorevoli degli enti competenti, non basta insomma contrapporgli una diversa volontà politica. Servono ragioni tecniche e amministrative solide, specifiche e capaci di reggere anche un eventuale contenzioso.

I Comuni che hanno detto no dimostrano che un diniego è possibile quando esistono motivazioni molto robuste. Non dimostrano affatto che, a procedimento avanzato, un Comune possa serenamente opporre una diversa idea generale di sviluppo del proprio territorio, sottoposto peraltro anche alle ulteriori pressioni derivanti dalla ZLS.

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🔑 IL PUNTO DECISIVO: “CON GLI STRUMENTI CHE HA"

💬 E qui arrivo a una tua frase che considero molto importante:

“La Regione deve chiedersi se può dare ai Comuni strumenti migliori. E ogni Comune, con gli strumenti che ha, deve decidere quale sviluppo ritiene giusto per il proprio territorio.”

Sono d’accordo. Ma le due frasi, secondo me, sono strettamente collegate.

Il punto sta proprio in quelle parole: “con gli strumenti che ha”.

A livello nazionale esistono già intere categorie di infrastrutture e impianti sottoposti a regimi autorizzativi speciali e semplificati che comprimono fortemente la capacità comunale di governo del territorio. Gli impianti per la produzione di energia rinnovabile, ad esempio, sono qualificati dalla legge come interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti e, nei casi previsti, possono trovare collocazione anche in aree agricole. Nel settore delle telecomunicazioni, le infrastrutture di comunicazione elettronica sono assimilate alle opere di urbanizzazione primaria e la legge limita fortemente la possibilità dei Comuni di introdurre divieti generalizzati di localizzazione. Tutte cose che conosci benissimo.

Sono scelte nazionali che rispondono a interessi generali comprensibili – transizione energetica, infrastrutturazione digitale – ma mostrano bene il problema: un Comune può avere una propria idea del territorio, ma non sempre dispone degli strumenti necessari per perseguirla o anche soltanto per governarne fino in fondo gli effetti.

Sul piano regionale l’art. 53 può a sua volta consentire a grandi interventi di produrre varianti rispetto alla pianificazione comunale.

E la ZLS aggiunge un ulteriore elemento: una parte del territorio viene volontariamente inserita in una strategia sovralocale costruita proprio per accelerare e facilitare insediamenti industriali e logistici.

❓ CHI DECIDE DAVVERO IL FUTURO DEL TERRITORIO?

❓ Allora la domanda, Andrea, è molto concreta:

quando un Comune decide quale sviluppo ritiene giusto per il proprio territorio, quali strumenti effettivi gli rimangono, oggi e domani, per perseguire davvero quella visione?

Governare un territorio non significa soltanto scrivere un principio in un PSC o in un PUG. Significa poter dire sì alle trasformazioni coerenti con quella visione e no a quelle che non lo sono, prima che una successione di procedure speciali, interessi sovralocali e singoli progetti finisca per svuotare progressivamente quella scelta.

🌱 Il territorio, in fondo, si governa soprattutto prima che arrivino le domande, non quando le procedure sono già partite.

🌱 UN PATTO PER SCEGLIERE PRIMA, NON RINCORRERE DOPO

È anche per questo che credo servano un Patto per l’Ambiente e una nuova concezione dell’equilibrio tra lavoro e ambiente: non per costruire un arido fronte del “no”, ma per decidere davvero quale equilibrio vogliamo tra sviluppo economico, lavoro, infrastrutture, logistica, qualità ambientale e tutela del suolo.

A scanso di equivoci: come ho più volte ribadito e come sta alla base del Patto per l'Ambiente, noi non siamo contro le imprese e pro territorio o viceversa. Vogliamo perseguire un modello che tenga assieme lavoro e ambiente in modo efficace e moderno.

🤝 LA CONVERGENZA POSSIBILE

🤝 E qui torniamo alla convergenza dalla quale ero partito.

Più forza ai Comuni. Più tutela del suolo agricolo. Priorità reale al riuso delle aree già urbanizzate. Valutazione degli effetti cumulativi delle trasformazioni. Criteri più rigorosi per le procedure straordinarie. E una riflessione regionale seria sul rapporto tra pianificazione comunale e grandi strategie sovralocali.

Su questo, Andrea, penso davvero che possiamo lavorare insieme, con te e con gli altri colleghi della Commissione regionale Ambiente e Territorio di cui sei vicepresidente. Perché scegliere quale sviluppo vogliamo è fondamentale; ma ancora più importante è mettere i Comuni nella condizione concreta di poterlo governare. 🌱



1 commento:

  1. Caro Ambrogio, molti consiglieri ( tutta la maggioranza) e qualcuno della minoranza fa finta di esserlo. Mi meravigliano più cose . Una , che entrambi quelli della lettera aperta , NON LA RACCONTANO TUTTA . Entrambi hanno sempre evitato la PARTECIPAZIONE ED I DIBATTITI PUBBLICI. . La motivazione è chiara : EVITARE CHE LE PERSONE SAPPIANO. Quanto ai Consiglieri, personalmente ho depositato nei termini le Osservazioni, poi conoscendo i soggetti ho depositato in comune, in prefettura ed al difensore civico regionale cinque esposti segnalando le incongruenze. Poi in modo ANOMALO la mattina del Consiglio Comunale, il 30 luglio le società proponenti hanno chiesto di toglierlo dall Odg, , fatto non previsto dal Regilamento, quando già la maggioranza lo dava per scontato. Quindi altra denuncia di irregolarità agli Organi Comunali ed alla presidente del consiglio. Dopo , ma dopo sono venuti fuori le lettere aperte, con non verità da parte di entrambi . Forse qualcuno , che ora dice di non interessarsi a Fidenza per le elezioni parlamentari ritornerà all ovile?
    Consigliere Uni Gian Franco

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